Vai al contenuto

Bruno Ganda

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Bruno Ganda
NascitaVoldomino, 12 ottobre 1902
MorteCividale del Friuli, 18 gennaio 1985
Dati militari
Paese servitoItalia (bandiera) Italia
Repubblica Sociale Italiana (bandiera) Repubblica Sociale Italiana
Forza armataRegio Esercito
Regia Aeronautica
Aeronautica Nazionale Repubblicana
ArmaArtiglieria
CorpoAviazione Legionaria
SpecialitàCaccia
Anni di servizio1922-1947
GradoTenente
GuerreGuerra di Spagna
Seconda guerra mondiale
CampagneCampagna del Nordafrica
Campagna di Tunisia
Decorazionivedi qui
dati tratti da Un piccolo grande uomo. Bruno Ganda pilota del 1º Stormo Caccia[1]
voci di militari presenti su Wikipedia

Bruno Ganda (Voldomino, 12 ottobre 1902 – Cividale del Friuli, 18 gennaio 1985) è stato un militare e aviatore italiano, particolarmente distintosi nella guerra di Spagna e nella seconda guerra mondiale, asso dell'aviazione accreditato di 5 abbattimenti (3+2), e decorato con due medaglie d'argento e una di bronzo al valor militare.

Nacque a Voldomino il 12 ottobre 1902, figlio di Antonio e Angela Badi.[1] Arruolato nel Regio Esercito il 30 settembre 1922, fu assegnato all'arma di artiglieria in forza all'11º Reggimento artiglieria pesante campale di stanza ad Acqui Terme.[2] Appassionatosi al mondo dell'aviazione chiese, ed ottenne, il trasferimento alla Servizio Aeronautico e il 27 gennaio 1923 mandato al Deposito Scuola Aviatori di Capua, e da lì alla Scuola di volo della Società italiana Ernesto Breda di Sesto San Giovanni.[2] Durante la sua partecipazione al corso fu trasferito alla neonata Regia Aeronautica, conseguendo il brevetto di pilota su biplano Aviatik il 5 maggio 1923.[2] Entrò in servizio presso il 1º Stormo aeroplani da caccia il 23 ottobre 1923.[2] Promosso aviere scelto, conseguì il brevetto di pilota militare su Hanriot HD.1 il 1º maggio 1924. Passò in servizio alla 81ª Squadriglia di Lonate Pozzolo il 17 ottobre, dopo aver conseguito l'abilitazione al pilotaggio dello SPAD S.XIII.[2] Promosso sergente il 1º novembre 1924, dopo aver imparato a pilotare il caccia Fiat C.R.1, il 20 dicembre 1926 fu promosso sergente maggiore.[2] Il 1 febbraio 1927 lo stormo fu trasferito a Campoformido, passando sul Fiat C.R.20 nel corso del 1928.[2] Per decisione del tenente colonnello Rino Corso Fougier viene inserito di frequente in formazioni acrobatiche.[2] Nel gennaio 1929 viene mandato a frequentare il corso di perfezionamento sull'aeroporto di Ciampino, Roma, al termine del quale e promosso maresciallo di terza classe.[2] L'8 giugno 1930 partecipa alla Giornata dell'Ala, tenutasi sul campo del Littorio alla presenza del re Vittorio Emanuele III e della regina Elena.[2] L'8 agosto dello stesso anno viene inviato alla Scuola di osservazione aerea sull'aeroporto di Grottaglie, dove consegue l'abilitazione al pilotaggio dell'Ansaldo A.120, dell'Ansaldo A.300/6, del Fiat AS.1, dell'IMAM Ro.1 e dell'IMAM Ro.5.[3]

Per essersi particolarmente distinto nel corso della 2ª Giornata dell'Ala, tenutasi sull'aeroporto del Littorio il 27 maggio 1932, fu insignito della Croce di Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia.[3] Nel gennaio 1934 effettua il passaggio sul nuovo Fiat C.R.30, anche nella versione biposto 30B, venendo promosso maresciallo di seconda classe il 30 giugno 1935, in un periodo nel quale si stava addestrando al pilotaggio del Fiat C.R.32.[3] Chiese, ed ottenne, di essere inviato in Missione OMS (Oltre Mare Spagna) in forza al XXIII Gruppo caccia "Asso di Bastoni" dell'Aviazione Legionaria.[3][4] Effettuò oltre 90 missioni, sostenendo 6 combattimenti ed abbattendo tre aerei nemici.[4] Rientrò in Italia decorato con una medaglia d'argento e una di bronzo al valor militare, e la promozione a maresciallo di prima classe.[4] Poco tempo dopo la 81ª Squadriglia fu dotata dei caccia monoplani Aermacchi C.200 Saetta, su cui ottenne l'abilitazione il 21 febbraio 1940.[4] Dopo l'entrata in guerra del Regno d'Italia, avvenuta il 10 giugno 1940, la sua squadriglia operò dall'aeroporto di Catania-Fontanarossa.[4] Insieme ad altri tre compagni, il 9 gennaio 1941 attaccò a volo radente l'aeroporto di Mikkaba, a Malta, venendo poi promosso sottotenente in servizio permanente effettivo per merito di guerra.[4] Nel giugno 1941 il 1º Stormo rientrò a Campoformido, per partire successivamente per l'Africa Settentrionale Italiana nel mese di novembre.[4] Promosso tenente, e con all'attivo abbattimento di due Curtiss P-40, rientrò in Italia il 30 luglio 1942 decorato con una seconda medaglia d'argento al valor militare.[4]

Nel novembre 1942, il 6º Gruppo del 1º Stormo lasciò Campoformido equipaggiato con gli Aermacchi C.202 Folgore, posizionandosi a Pantelleria, da dove si trasferì in Tunisia, con la 81ª Squadriglia si acquartierò ad Achichina.[5][6] Da lì rientrò a Pantelleria e poi Italia nel maggio 1943.[5] Il 31 dello stesso mese fu assegnato in servizio al Nucleo Addestramento Caccia di stanza a Campoformido, dove lo colse l'armistizio dell'8 settembre 1943. Entrò a far parte della neocostituita Aeronautica Nazionale Repubblicana con compiti amministrativi, ma poco dopo lasciò l'aviazione per entrare a far parte di una formazione partigiana operante nel settore della Carnia.[6] Lasciata la Resistenza entrò in clandestinità rimanendovi fino al 2 maggio 1945, quando gli inglesi entrarono ad Udine.[6] Pochi giorni dopo si presentò al Punto di raccolta di Udine venendo assegnato al Comando della 2ª Zona Aerea Territoriale (ZAT).[6] Fu posto in congedo il 2 agosto 1947, e collocato a riposo il 12 ottobre 1950 per raggiunti limiti di permanenza nella posizione di ausiliaria.[6] Andò a lavorare per l'Aero Club di Treviso, passando poi all'Aero Club Friulano a Campoformido dove volava sugli AVIA FL.3.[6] Dopo aver frequentato il 2º Corso Istruttori di Pilotaggio Elementare nel maggio 1951, rimase in servizio fino al 4 novembre 1961 quando andò definitivamente in pensione.[6] Si spense a Cividale del Friuli il 18 gennaio 1985.[6]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria
«Abilissimo pilota da caccia, combattente valoroso e sereno, già distintosi in precedenza, dava ripetuta prova di ardimento in numerose altre azioni belliche. Particolarmente, si distingueva per slancio e audacia in quattro aspri combattimenti durante i quali riusciva ad abbattere individualmente tre avversari ed a mitragliare molti altri. Cielo di Spagna, aprile-luglio 1938.»
— [4]
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria
«Pilota da caccia, combattente valoroso, già distintosi in precedenti azioni di guerra, in diversi combattimento sostenuti contro forze preponderanti nemiche, dava nuovamente prova del suo ardire abbattendo diversi velivoli avversari. In un'azione di mitragliamento su mezzi nemici, sfidando la fortissima reazione antiaerea, si portava con slancio e sprezzo del pericolo fino a pochi metri da terra per meglio colpire l'obiettivo. Ferito, con l'apparecchio colpito, rientrava alla base dopo aver ultimata la sua missione ed esaurito tutte le munizioni. Cielo dell'Africa Settentrionale, 7 dicembre 1941-20 giugno 1942.[4]»
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria
«Volontario in missione di guerra per l'affermazione degli ideali fascisti, partecipava quale pilota da caccia, a molte azioni belliche, rivelandosi combattente ardimentoso. In due accaniti combattimenti si distingueva per aggressività e sprezzo del pericolo. Cielo di Spagna, novembre 1937-marzo 1938.[4]»
  1. 1 2 Bassi 2020, p. 106.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Bassi 2020, p. 107.
  3. 1 2 3 4 Bassi 2020, p. 108.
  4. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Bassi 2020, p. 110.
  5. 1 2 Dunning 1988, p. 22.
  6. 1 2 3 4 5 6 7 8 Bassi 2020, p. 111.
  • (EN) Chris Dunning, Combat Units od the Regia Aeronautica. Italia Air Force 1940-1943, Oxford, Oxford University Press, 1988, ISBN 1-871187-01-X.
  • Massimo Ferrari, Le ali del ventennio: l'aviazione italiana dal 1923 al 1945. Bilanci storiografici e prospettive di giudizio, Milano, Franco Angeli Storia, 2005, ISBN 88-464-5109-0.
  • Paolo Ferrari e Giancarlo Garello, L'Aeronautica italiana. Una storia del Novecento, Milano, Franco Angeli Storia, 2004, ISBN 88-464-5109-0.
  • (EN) Alfredo Logoluso, Fiat C.R.32 Aces of the Spanish Civil War, Osprey Aircraft of the Aces No 94, Osprey Publishing, 2010, ISBN 978-1-84603-984-3.
  • Mirko Molteni, L'aviazione italiana 1940-1945 – Azioni belliche e scelte operative, Bologna, Odoya, 2012, ISBN 978-88-6288-144-9.
  • Franco Pagliano, Aviatori italiani: 1940-1945, Milano, Ugo Mursia Editore, 2004, ISBN 88-425-3237-1.
  • Gianni Rocca, I disperati - La tragedia dell'aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale, Milano, 1993, ISBN 88-04-44940-3.
Periodici
  • Roberto Bassi, Un piccolo grande uomo. Bruno Ganda pilota del 1° Stormo Caccia, in Aerofan, n. 7, San Colombano al Lambro, Luckyplane, gennaio-febbraio 2020, pp. 106-111.

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]