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Castagnetoli

Coordinate: 44°20′10.86″N 9°52′39.07″E
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Castagnetoli
frazione
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneImage Toscana
ProvinciaImage Massa-Carrara
ComuneMulazzo
Territorio
Coordinate44°20′10.86″N 9°52′39.07″E
Altitudine271 m s.l.m.
Abitanti35[1] (2011)
Altre informazioni
Fuso orarioUTC+1
Patronosanti Simone e Giuda
Giorno festivo26 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Castagnetoli
Castagnetoli

Castagnetoli è una frazione del comune italiano di Mulazzo, nella provincia di Massa-Carrara, in Toscana.

Il borgo è situato sulla strada che da Teglia porta a Busatica, al confine tra il comune di Mulazzo e quello di Pontremoli.

Image
Scorcio del Borgo

Castagnetoli fu in età moderna la sede di un piccolo feudo imperiale dei marchesi Malaspina dello Spino Secco, istituzionalmente legato al ramo di Mulazzo, di cui il marchesato ricalcava gli statuti e il reggimento municipale.[2] Comprendeva tre comunità: il capoluogo Castagnetolo, con il castello poi trasformato in palazzo marchionale, e le ville di Cassana e di Bassatica, l'odierna Busatica.[2]

Il feudo non costituì un ramo dinastico autonomo, ma un gruppo di ville del complesso feudale di Mulazzo, assegnate e riassegnate nelle divisioni interne della famiglia. Alla morte del marchese Azzone (1473) i figli tennero in comune Mulazzo, Parrana, Groppoli, Castagnetoli, Monteregio, Pozzo e Madrignano;[3] nella spartizione del 1531 e poi nel testamento di Giovan Cristoforo Malaspina (1576) Castagnetoli, con Bassatica e Cassana, toccò a Ottaviano Malaspina, che ne fu marchese fino alla morte.[4]

Del governo di Ottaviano restano una pace conclusa con il governatore spagnolo di Pontremoli l'11 gennaio 1577, la donazione perpetua dei pascoli ai propri sudditi del 25 giugno 1579 e il lodo del 24 maggio 1584 con cui, scelto come arbitro dai contendenti, definì la divisione del feudo di Monti; aveva sposato Laura di Bonifazio Malaspina di Madrignano.[5]

Il 19 dicembre 1596 Ottaviano fu ucciso a Pontremoli dal marchese Leonardo Malaspina di Monteregio, suo agnato e vicino, per una lite di confini e di pascoli legata ai beni della chiesa di Santa Maria del Monte; Leonardo, condannato in contumacia dal governo di Milano, non fu mai punito e morì a Monteregio nel 1625.[6] Con il testamento del 1595 Ottaviano aveva lasciato il feudo al re di Spagna, ma l'anno seguente aveva donato i propri beni alla figlia Margherita, andata sposa nel 1596 a Cesare Malaspina di Malgrate.[6]

Nella lite che ne seguì fra Margherita, sostenuta dal governatore spagnolo di Pontremoli, e i Malaspina di Mulazzo, che se ne dicevano agnati ed eredi legittimi, il Consiglio Aulico decise il 3 luglio 1600 a favore di Giovan Cristoforo Malaspina di Mulazzo, nipote di Ottaviano: investito il giorno successivo, ne ebbe il possesso il 31 luglio con la consegna della rocca da parte del governatore di Pontremoli Cristoforo Lopez de Gravina. La signoria restò tuttavia limitata, con un presidio spagnolo nel borgo e la giurisdizione criminale riservata al governatore di Pontremoli.[7]

Il 24 maggio 1603 gli Spagnoli, per conto del duca di Milano, dettero alla comunità nuovi statuti in 51 capitoli — disposizioni civili, criminali, di polizia e tariffe giudiziarie —, ricalcati su quelli del vicino Mulazzo e poi stampati come Statuta Comunitatis Castagnetuli, Cassanae et Bassaticae Lunensis (Milano, 1625); anche il reggimento municipale era quello di Mulazzo, con consoli, consiglieri e massari e, per la magistratura, un potestà e un vicario.[2]

Un nuovo conflitto, questa volta per i beni allodiali di Margherita — occupati nel 1608 da Giovan Battista e Giovan Cristoforo Malaspina con cinquantacinque uomini di Mulazzo —, portò la causa davanti al Senato di Milano: il 19 maggio 1615 la Camera Ducale occupò il feudo per «turbata regia giurisdizione», in via ormai definitiva; il ricorso presentato nel 1619 da Giovan Battista, divenuto nel frattempo vescovo di Massa, non ebbe esito.[8]

Estinta nel 1651 la linea malaspiniana di Tresana, il governatore di Milano tenne Castagnetoli insieme a Tresana, Busatica e Giovagallo. Il governo dei tre marchesati fu affidato a un podestà, giudice del civile e del criminale, la cui competenza si estendeva anche alle ville di Barbarasco, Careggina, Poppeto, Cornetta, Cattizola, Lorenzana e Boia, mentre come soprintendente generale vi fu inviato il dottor Giulio Cesare Calvino.[9] A corto di denaro, la Regia Ducal Camera di Milano mise all'incanto i feudi: nel gennaio 1659 Tresana fu stimata 7 000 pezze da otto reali (35 000 lire) e Castagnetoli 5 000 pezze (25 000 lire).[9] Bartolomeo di Filippo Corsini, marchese di Lajatico e patrizio fiorentino, ebbe le terre in pegno il 2 maggio 1659, a garanzia di un prestito di 15 000 scudi, e in pieno possesso il 7 maggio 1660 per 123 200 lire, con l'impegno di acquistare anche Giovagallo.[9][10]

I Malaspina di Mulazzo non cessarono di rivendicare il feudo: ricorsero all'imperatore e al Consiglio Aulico nel 1658-1660 e di nuovo nel 1706-1710, e la lite — «che occupò le penne dei più distinti giureconsulti del tempo» — era ancora pendente nel 1764, quando la casa d'Austria impose silenzio a chi impugnava le disposizioni di Ottaviano. Non riottennero mai il feudo.[10]

La casa Corsini — dalla quale sarebbe poi uscito papa Clemente XII — tenne Castagnetoli fino all'abolizione dei feudi imperiali della Lunigiana (1797), conservandone in seguito il titolo: con il testamento di Tommaso Corsini (1854) il titolo di marchese di Castagnetoli e Giovagallo passò al figlio Tommaso, mentre già prima del 1835 il palazzo marchionale e gli altri beni allodiali erano stati alienati dalla famiglia.[11]

Cessato il regime feudale, dopo il 1815 Castagnetoli fu compreso nella provincia estense di Val di Magra: la sua parrocchia — che nelle fonti dell'epoca compare come «Castagneto» — era una delle venti raccolte nella giusdicenza di Tresana, una delle tre in cui la provincia si ripartiva insieme a quelle di Aulla e di Fosdinovo, e che riuniva le comunità di Mulazzo, Podenzana, Rocchetta e Tresana.[12]

Nel 1833 Emanuele Repetti descriveva Castagnetoli come villaggio con parrocchia dedicata a san Simone, nella giurisdizione di Tresana e nella diocesi ducale di Massa, già di Luni-Sarzana, entro il ducato di Modena; la parrocchia contava 286 abitanti, mentre una sua frazione, la villa di Sirolo con una ventina di abitanti, ricadeva invece nella comunità e giurisdizione di Pontremoli.[13]

Negli atti del 1854-1860 Castagnetoli figura fra le sezioni «formanti il comune di Mulazzo», insieme a Mulazzo, Busatica, Canossa, Castevoli, Groppoli, Lusuolo, Monteregio, Parana e Pozzo.[14]

Agli inizi del XX secolo il paese fu colpito da un'epidemia di influenza spagnola.

Monumenti e luoghi d'interesse

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Architetture religiose

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Chiesa dei Santi Simone e Giuda
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Chiesa dei Santi Simone e Giuda

La chiesa parrocchiale di Castagnetoli è dedicata ai santi Simone e Giuda. È risalente al XI secolo, ma raggiunse piena autonomia parrocchiale nel 1568. Il campanile venne edificato nel 1808. Subì un'opera di ristrutturazione e restauro negli anni settanta del XX secolo. L'edificio possiede un piccolo sagrato che si apre davanti alla facciata, introdotto da due colonne e un muro di cinta. Questo dettaglio, unito al fatto che la chiesa è in posizione leggermente sopraelevata dal sagrato stesso, fa presupporre che vi fosse situato in precedenza il cimitero e che l'entrata della chiesa fosse nel muro di fianco.

La copertura è a capanna, ma l'interno è voltato a botte, profondo, ad aula unica inizialmente, ma che termina con due superfici ai lati poco prima dell'altare. Ogni campata nella botte a livello quasi del soffitto termina con una lunetta con una finestra. All'interno si trova un grande affresco, presente in ottime condizioni nella parete fondale dietro all'altare, in mezzo alle due nicchie dove sono ospitate le due statue dei santi titolari Simone e Giuda.[15]

Oratorio di Sant'Anna

L'oratorio di Sant'Anna è situato nel borgo di Castagnetoli in posizione decentrata. I primi atti catastali che ne testimoniano la presenza risalgono al XIX secolo. Dinnanzi alla facciata si apre un piazzale e sulla sinistra si trova una piccola costruzione campanaria che continua i cornicioni della parete principale. L'interno si presenta affrescato e di fianco all'altare si trova una statua di sant'Anna, ospitata in un'imponente costruzione di legno dorato a corona con vari campanelli, tipica del XVII e del XVIII secolo.[16]

Architetture militari

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Castello di Castagnetoli

Il castello di Castagnetoli è la struttura militare dove dimoravano i marchesi Malaspina che possedevano questo feudo. Nel tempo ha subito varie modifiche e le sue caratteristiche militari sono andate del tutto perdute. Si presenta come un palazzo marchionale con ingresso a tre archi: il suo aspetto lo si deve probabilmente alle modifiche fatte dai principi Corsini dopo il XVII secolo. Nei primi anni del XX secolo sono entrati in possesso di una parte del castello i Bissola, famiglia locale di agricoltori e commercianti.

L'edificio compare come «Castello, o sii Palazzo» nel bando a stampa con cui nel gennaio 1659 la Regia Ducal Camera di Milano mise all'incanto il feudo, insieme alle ville di Busatica e Cassana «di sua giurisdittione» e alle ragioni feudali e regalie annesse al marchesato, «nella maniera che le godeva il Marchese Gio. Christoforo».[17] Il palazzo marchionale e gli altri beni allodiali furono alienati dai Corsini già prima del 1835.[11]

Alla fine dell'Ottocento Branchi segnalava a Castagnetoli fabbriche e fornaci «forse antichissime» dei cosiddetti testi: tegami di terracotta rozza e non invetriata, muniti di coperchio, che riscaldati al fuoco servivano da forno da campagna per cuocere le focacce di grano, di granturco e di miglio, e le pattone, polente di farina di castagne che erano «il più comune e principal cibo di quegli abitanti»; di tali utensili, aggiungeva, si faceva grande smercio e grande uso in tutta la Lunigiana.[18]

  1. ↑ Dati del censimento Istat 2011
  2. 1 2 3 Branchi 1897, II, p. 457.
  3. ↑ Branchi 1897, I, pp. 232-233.
  4. ↑ Branchi 1897, I, pp. 251, 263-264, 277-278.
  5. ↑ Branchi 1897, I, pp. 277-279; Branchi 1897, II, pp. 474-476.
  6. 1 2 Branchi 1897, I, pp. 279-286, 671-672.
  7. ↑ Branchi 1897, I, pp. 283-284.
  8. ↑ Branchi 1897, I, pp. 284-286.
  9. 1 2 3 Staffetti 1903, pp. 308-310.
  10. 1 2 Branchi 1897, II, pp. 437-438.
  11. 1 2 Branchi 1897, II, pp. 455-456.
  12. ↑ Staffetti 1903, p. 280.
  13. ↑ Repetti 1833, p. 526, «Castagneto, o Castagnetoli».
  14. ↑ Prunai 1963, pp. 256-257.
  15. ↑ Chiesa dei Santi Simone e Giuda <Castagnetoli, Mulazzo>, su Le chiese delle diocesi italiane, Conferenza Episcopale Italiana.
  16. ↑ Oratorio di Sant'Anna <Castagnetoli, Mulazzo>, su Le chiese delle diocesi italiane, Conferenza Episcopale Italiana.
  17. ↑ Staffetti 1903, pp. 318-319, bando trascritto in appendice.
  18. ↑ Branchi 1897, II, p. 458.
  • Eugenio Branchi, Storia della Lunigiana feudale, I, Pistoia, Tommaso Beggi, 1897.
  • Eugenio Branchi, Storia della Lunigiana feudale, II, Pistoia, Tommaso Beggi, 1897.
  • Giulio Prunai, Gli archivi storici dei comuni della Toscana, Roma, Ministero dell'interno, Pubblicazioni degli Archivi di Stato, 1963. Quaderni della Rassegna degli Archivi di Stato, 22.
  • Emanuele Repetti, Dizionario geografico fisico storico della Toscana, vol. 1, Firenze, presso l'autore e editore, coi tipi di A. Tofani, 1833.
  • Luigi Staffetti, Tresana e l'ultimo de' suoi marchesi Malaspina, in Giornale storico e letterario della Liguria, IV, 1903, pp. 279-319.

Altri progetti

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Collegamenti esterni

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