Cortigiana

Nell'accezione moderna più comune, la cortigiana (dal femminile di cortigiano[2]) è una prostituta d'alto livello che frequenta uomini facoltosi o potenti offrendo loro compagnia e intrattenimento, anche di carattere sessuale; in cambio può ricevere denaro e doni oppure contare su favori e protezione.[3][4][5] In origine il termine indicava propriamente "donna di corte"; già nel XVI secolo fu usato anche per donne di costumi liberi, non prive di cultura e raffinatezza.[6]
Nel Rinascimento italiano la cosiddetta cortigiana onesta occupava il livello più elevato della prostituzione e poteva distinguersi per istruzione e capacità di conversazione; musica e poesia ne accrescevano il prestigio negli ambienti aristocratici e letterari.[7][8] Nella Parigi del Settecento, invece, i rapporti fra donne mantenute e protettori potevano prevedere accordi economici e avere durata variabile.[9][10] Fra la fine del Settecento e l'Ottocento alcune cortigiane acquisirono una notorietà pubblica che andava oltre il rapporto privato con i protettori: il teatro e la stampa ne ampliarono dapprima la fama, anche attraverso i ritratti; nell'Ottocento la fotografia rese ancora più visibile la loro immagine pubblica.[11][12]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Antichità mediterranea
[modifica | modifica wikitesto]Grecia
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Nella Grecia antica l'etera (gr. ἑταίρα) era distinta sia dalla moglie cittadina sia dalla prostituta di rango inferiore; la categoria comprendeva tuttavia condizioni sociali differenti e non corrispondeva a una categoria giuridica uniforme.[13][14] Ad Atene il lavoro sessuale era lecito e soggetto a tassazione; alcune etere potevano accumulare ricchezza e ottenere così maggiore autonomia economica e sociale.[14] Le etere potevano inoltre partecipare ai simposi come intrattenitrici e musiciste.[14]
Fra le etere più celebri, Frine fu associata dalla tradizione letteraria successiva a Prassitele, presentato come suo amante, e alle opere di tale scultore; la stessa tradizione la vuole modella dell'Afrodite cnidia e dell'Afrodite Anadiomene di Apelle.[15] La sua figura continuò a influenzare le rappresentazioni del nudo femminile ispirate all'antichità classica.[16] Aspasia di Mileto, compagna di Pericle, fu ricordata dalla tradizione antica per le sue competenze retoriche e per i rapporti con Socrate; la sua reputazione di cortigiana deriva però soprattutto dalla commedia attica e da testimonianze posteriori, non da un dato biografico certo.[17]
Roma
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Nella tarda Repubblica romana sono attestate cortigiane e liberte legate a uomini politici e, in alcuni casi, dotate di influenza sociale o politica.[18] Volumnia Citeride, attrice di mimo e liberta, fu amante di Marco Antonio; Cicerone la descrisse mentre viaggiava al seguito di Antonio in una lettiga scoperta, "come una seconda moglie".[18] Nella successiva invettiva ciceroniana la scena assunse i tratti di una processione pubblica con littori e fu accostata retoricamente al modello del trionfo, senza corrispondere a un trionfo ufficiale.[18] Precia, amante del tribuno Cornelio Cetego, intervenne a favore di Lucio Licinio Lucullo e contribuì a fargli ottenere il governo della Cilicia.[18][19] Grazie ai rapporti personali con uomini di potere, alcune donne potevano intervenire nella vita pubblica.[20][21]
Medioevo e Rinascimento
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Nell'Inghilterra medievale le condizioni di lavoro nella prostituzione spaziavano dalla strada a forme di alto livello: alcune donne esercitavano la prostituzione in modo indipendente e avevano una clientela facoltosa, mentre altre lavoravano in bordelli o dipendevano da intermediari.[22] Nella prima metà del X secolo la politica di Roma e la scelta dei pontefici furono fortemente condizionate dall'aristocrazia cittadina, soprattutto dalla famiglia di Teofilatto, che per più generazioni controllò la città e il papato.[23] Teodora e soprattutto la figlia Marozia parteciparono direttamente a queste lotte di potere: nel 928 Marozia e Guido di Toscana rovesciarono Giovanni X, che fu imprigionato, e nel 931 il figlio di Marozia salì al soglio pontificio come Giovanni XI; dal 932 l'altro figlio Alberico II governò Roma fino alla morte nel 954.[24] In questa fase la successione pontificia fu strettamente intrecciata con gli equilibri delle fazioni aristocratiche romane, tanto che la storiografia parla anche di "papato aristocratico".[25] Le narrazioni ostili, soprattutto quella di Liutprando da Cremona, presentarono il potere di Teodora e Marozia in termini sessuali e scandalistici; da questa tradizione derivò in età moderna l'etichetta polemica di pornocrazia, mentre la storiografia successiva ha sottolineato la parzialità di quelle fonti e la necessità di leggerle nel quadro delle lotte politiche ed ecclesiastiche del tempo.[26][24]
Nel primo Cinquecento, a Roma, le cortigiane costituivano il segmento più elevato della prostituzione ed erano distinte dalle comuni puttane; la gerarchia distingueva la cortigiana onesta dalla cortigiana da lume o da candela e dalla cortigiana puttana.[27] Le cortigiane di maggior prestigio erano apprezzate non soltanto per la bellezza: la cultura e l'abilità nella conversazione ne accrescevano il prestigio, così come la pratica della musica o della poesia.[27] Tullia d'Aragona, celebre cortigiana letterata, pubblicò nel 1547 le Rime e il dialogo Della infinità di amore; nel 1549 fu registrata nella Tassa delle cortigiane di Roma.[28] Nel Dialogo, una donna guida il confronto filosofico sull'etica dell'amore e contesta concezioni che subordinavano razionalità e sessualità femminili; l'opera affida così a una donna una posizione autonoma nel dibattito rinascimentale sull'amore, anziché limitarsi a una riflessione autobiografica sul mestiere di cortigiana.[29]
A Venezia Veronica Franco, figlia di una cortigiana e avviata dalla madre alla stessa professione, fu poetessa e cortigiana ed è generalmente ricondotta alla categoria della cortigiana onesta, distinta dalla comune meretrice.[30] Grazie ai rapporti di protezione e al salotto letterario di Domenico Venier, Franco partecipò alla vita culturale pubblica veneziana; nelle proprie opere difese inoltre le altre cortigiane dai maltrattamenti e criticò più in generale la subordinazione femminile.[31] Istruzione e attività letteraria, insieme ai rapporti di protezione, permisero ad alcune cortigiane di frequentare ambienti letterari e partecipare alla vita pubblica.[31][32] A Roma Imperia Cognati, di formazione letteraria, divenne in breve una delle principali cortigiane della città e fece della propria casa un ritrovo frequentato da gentiluomini e letterati.[33] La tradizione collegò la sua casa e la sua immagine a Raffaello, ma si tratta di attribuzioni posteriori.[33]
XVII-XVIII secolo
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Nel Seicento parigino Ninon de Lenclos, celebre cortigiana e pensatrice libertina, ebbe relazioni con esponenti di primo piano della società francese e dal 1667 tenne all'Hôtel de Sagonne un salotto frequentato, fra gli altri, da Fontenelle, La Fontaine, Racine, Boileau e Molière.[34] Nella Londra del Settecento Sophia Baddeley affiancò alla carriera di attrice e cantante quella di cortigiana, raggiungendo il massimo della notorietà fra il 1769 e il 1774.[35]
- Sophia Baddeley nel ruolo di Giovanna d'Arco in Enrico VI, parte I, 1776
XIX secolo e Belle Époque
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Nel terzo quarto dell'Ottocento la fotografia contribuì alla notorietà pubblica delle cortigiane parigine: fra il 1861 e il 1876 alcune donne curavano l'allestimento dei propri ritratti, dalla posa all'abbigliamento e allo sfondo, per presentarsi al pubblico e distinguersi; gli stessi ritratti potevano però essere impiegati dalla polizia a fini di sorveglianza.[12] La stampa favorì inoltre la riproduzione delle immagini, mentre spettacoli e tournée internazionali ampliarono le possibilità di raggiungere un pubblico vasto.[36] Lola Montez, ballerina e cortigiana irlandese, fu amante di Ludovico I di Baviera e, dopo la fuga dalla Baviera, tornò sulle scene con tournée in Europa, America e Australia; dal 1857 tenne anche conferenze in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.[37][36][38] La Païva, tra le più celebri cortigiane del Secondo Impero, dopo aver accumulato una notevole fortuna commissionò nel 1855 un sontuoso hôtel particulier sugli Champs-Élysées, inaugurato nel 1866 e frequentato da esponenti della vita letteraria e artistica parigina, compresi musicisti.[39]
Marie Duplessis, cortigiana parigina morta di tubercolosi a ventitré anni, ispirò La dame aux camélias di Dumas figlio e, attraverso il romanzo e la sua versione teatrale, l'opera La traviata di Giuseppe Verdi.[40] Tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento la cortigiana rimase una presenza riconoscibile nel demi-monde della Belle Époque e spesso affiancò a questa condizione una carriera nello spettacolo: Émilienne d'Alençon, Liane de Pougy e La Bella Otero appartennero a quell'ambiente e furono soggetti prediletti del fotografo Léopold Reutlinger.[41] Otero proseguì la carriera scenica fino al 1912, quando interpretò Carmen all'Opéra-Comique di Parigi.[42]
Tradizioni comparabili fuori dall'Europa
[modifica | modifica wikitesto]In altre società esistettero figure analoghe alla cortigiana per alcuni aspetti, ma non perfettamente equivalenti.[43] La loro posizione dipendeva in misura diversa dal rapporto con il potere e con protettori o clienti; anche l'intrattenimento artistico e il lavoro sessuale avevano un peso diverso secondo il contesto.[43]
India
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Nell'India antica le ganikā erano inserite in forme di regolamentazione statale: l'Arthaśāstra, testo di datazione discussa,[44] ne disciplina l'attività e prevede l'impiego di donne legate alla prostituzione anche in attività di spionaggio.[45] Le ganikā di rango più elevato ricevevano una formazione rigorosa nelle arti, comprese danza e recitazione, e potevano raggiungere condizioni economiche nettamente superiori a quelle delle prostitute comuni.[46] Fra le figure ricordate dalla tradizione buddhista vi è Amrapali, nagarvadhu ("sposa della città") di Vaishali, che divenne poi monaca e benefattrice.[47]
Cina
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Nella Cina tardo-imperiale Sai Jinhua, già cortigiana e poi concubina del diplomatico Hong Jun, lo accompagnò nella missione europea del 1887–1890.[48][49] Nel Novecento la sua immagine fu ripetutamente rielaborata, fino a trasformare una prostituta divenuta celebre durante la crisi del 1900 in un'eroina nazionale.[50] La sua figura fu così usata per collegare la sessualità femminile al discorso nazionalista sulla Cina moderna; le versioni successive opposero spesso il passato tradizionale alla modernità e alimentarono numerose leggende.[50]
Giappone
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Nel periodo Edo, le cortigiane dei quartieri di piacere di Edo erano note come oiran nel XVIII e XIX secolo e costituivano una professione distinta dalle geisha, specializzate nell'intrattenimento musicale e coreutico.[51] Le oiran di rango elevato erano celebrate non soltanto per la bellezza, ma anche per la formazione artistica e per le capacità richieste dalla vita sociale dello Yoshiwara; poesia e calligrafia avevano un ruolo importante nella loro preparazione, che comprendeva anche la musica e altre arti dei quartieri di piacere.[52][53] Per le cortigiane di rango più alto il protocollo dello Yoshiwara consentiva inoltre di rifiutare un nuovo cliente, anche attraverso il rituale dei primi incontri.[54]
Corea
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Nella cultura coreana, le kisaeng (o gisaeng) (기생?, 妓生?) erano intrattenitrici professionali legate anche alla corte.[55] Durante la dinastia Goryeo si esibivano ai banchetti reali per il sovrano e scambiavano poesie con funzionari di alto rango; fuori dalla corte si esibivano anche nelle regioni d'origine e nelle dimore private dei funzionari, contribuendo alla diffusione dei repertori, pur restando socialmente subordinate.[55]
Condizione sociale e carriera
[modifica | modifica wikitesto]Rango, formazione e relazioni sociali
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Nel Rinascimento italiano la prostituzione d'alto livello era organizzata in una gerarchia: alla sommità si collocava la cosiddetta cortigiana onesta ("onorata"), distinta dalla cortigiana di lume o da candela, di rango inferiore.[27] Le cortigiane oneste potevano distinguersi per l'istruzione e l'abilità nella conversazione; la pratica della musica o della poesia ne favoriva inoltre l'accesso agli ambienti letterari e mondani.[7][8] Nella Parigi del Secondo Impero, invece, il demi-monde costituiva un "mezzo mondo" femminile collocato fra le donne rispettabili e le prostitute e strettamente legato alla vita mondana della capitale.[57]
Nel Settecento italiano la pratica del cicisbeo, o cavalier servente, prevedeva che un uomo accompagnasse una dama e la servisse galantemente; talvolta la sua presenza era prevista dallo stesso contratto matrimoniale.[58] Pratiche affini di accompagnamento galante sono documentate anche in Spagna, dove ricorrevano i termini chichisbeo e cortejo; quest'ultimo designava una relazione galante e assidua fra una dama sposata e un cavaliere.[59] In area francese la stessa funzione era espressa da chevalier servant o, anticamente, cavalier servant, riferito a un uomo che accompagnava una donna circondandola di attenzioni assidue.[60]
Risorse economiche e protezione
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Le cortigiane potevano ricevere sostegno economico in forme diverse, secondo gli accordi con i protettori.[9] Nella Parigi del Settecento la polizia definiva contrat gli accordi verbali fra protettore e donna mantenuta che stabilivano il compenso, che poteva comprendere denaro e doni.[9] Nel secondo Ottocento parigino le grandes horizontales occupavano il vertice della prostituzione e potevano migliorare rapidamente la propria condizione sociale grazie a protettori appartenenti agli strati più ricchi della società.[62]
La relazione fra Catherine Walters e Spencer Cavendish, allora marchese di Hartington, durò dal 1859 al 1863; la loro corrispondenza proseguì almeno fino al 1865.[63] Più in generale, nella Parigi del Settecento i rapporti fra donne mantenute e protettori potevano essere brevi o duraturi; alcuni terminavano con il matrimonio, ma non la maggior parte.[10] Fra i casi di matrimonio, Olympe Pélissier sposò Gioachino Rossini il 16 agosto 1846.[64]
- La Bella Otero (ca. 1895), fotografia di Jean Reutlinger
Notorietà pubblica e immagine
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Già negli ultimi decenni del Settecento alcune cortigiane britanniche raggiunsero una notorietà che andava molto oltre il rapporto privato con i protettori: attiravano l'attenzione nei luoghi pubblici e la loro immagine si diffondeva attraverso stampe e canzoni, fino a influenzare la moda.[11] Il teatro e i ritratti contribuirono a questa notorietà, mentre la stampa satirica la amplificava presso un pubblico più vasto.[11] Nell'Ottocento la fotografia accrebbe ulteriormente la visibilità: a Parigi, fra il 1861 e il 1876, alcune cortigiane curavano l'allestimento dei propri ritratti per presentarsi al pubblico e distinguersi, ma le stesse immagini potevano essere raccolte dalla polizia a fini di sorveglianza.[12]
Negli anni 1840 e 1850 la stampa rese più facile diffondere immagini di personaggi celebri, mentre gli spettacoli itineranti permisero agli interpreti di raggiungere un pubblico più ampio; a San Francisco il commercio dei ritratti di personaggi famosi accompagnò l'arrivo di interpreti come Lola Montez, che ne divenne una delle protagoniste.[36] Dopo la stagione bavarese, Montez tornò sulle scene in Europa, America e Australia e dal 1857 tenne conferenze pubbliche in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.[37][38] Nel caso di Marie Duplessis la fama continuò anche dopo la morte: morta di tubercolosi a ventitré anni, divenne il modello di Marguerite Gautier nella Dame aux camélias di Dumas figlio; il romanzo fu poi adattato per il teatro e contribuì alla nascita de La traviata di Giuseppe Verdi.[40]
Nella letteratura e nelle arti
[modifica | modifica wikitesto]Letteratura
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Nel I secolo a.C. Cornelio Gallo dedicò quattro libri di poesia amorosa a Volumnia Citeride, liberta e attrice di mimo, chiamandola "Licoride" nei suoi versi.[65] Pietro Aretino affrontò il tema nei Ragionamenti (1534–1536): nella prima parte Nanna espone ad Antonia i tre "stati" di monaca, moglie e prostituta per scegliere quello più conveniente per Pippa; nella seconda insegna alla figlia il mestiere della cortigiana e i rischi della professione.[66] Aretino tornò sul tema della cortigiana anche nella commedia Talanta (1542), incentrata su una cortigiana che distribuisce i propri favori fra quattro spasimanti.[66]
Nella letteratura francese del Settecento si distinguevano diverse figure legate alla prostituzione; fra il 1767 e il 1790 acquistò crescente rilievo la prostituta di strada associata alla malattia, accanto alla cortigiana elegante.[67] Honoré de Balzac dedicò al tema Splendori e miserie delle cortigiane (1838–1847), romanzo uscito in quattro parti tra il 1838 e il 1847.[68] La cortigiana parigina Marie Duplessis ispirò ad Alexandre Dumas figlio il personaggio di Marguerite Gautier, protagonista de La signora delle camelie (1848).[40][69] Émile Zola fece della cortigiana Nana la protagonista di Nanà (1880), nono romanzo del ciclo dei Rougon-Macquart.[70][71]
- Copertina della prima edizione di Nanà, 1880
Arti visive
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Nell'arte greca figure femminili compaiono nelle rappresentazioni dei simposi su vasi a figure nere e rosse e sono state spesso interpretate come hetairai, ma l'iconografia non consente sempre di distinguerle con sicurezza da altre categorie femminili.[74] Un celebre psykter attico a figure rosse attribuito a Eufronio (ca. 505 a.C.), conservato all'Ermitage di San Pietroburgo, raffigura quattro figure femminili nude durante un simposio, tradizionalmente identificate come hetairai; una di esse suona l'aulos.[75] Né la nudità né la presenza al simposio, da sole o insieme ad altri attributi iconografici, consentono di determinare con sicurezza la condizione sociale delle figure.[74] Nell'antica Roma, la sola presenza di scene erotiche non permette di identificare automaticamente un luogo come bordello o le donne raffigurate come prostitute; nel Lupanare di Pompei, invece, il collegamento con il lavoro sessuale si basa sul contesto architettonico oltre che sui graffiti e sugli affreschi.[76] A Pompei è documentata la prostituzione, ma non un'iconografia specifica della cortigiana d'élite.[77]
Il perduto Ritratto di cortigiana, attribuito a Caravaggio e noto attraverso riproduzioni fotografiche, raffigurava Fillide Melandroni; nell'inventario Giustiniani del 1638 l'opera fu registrata come ritratto di una cortigiana chiamata Fillide.[1] Il fiore che la donna stringe al petto è stato identificato come bergamotto, attributo tradizionale delle cortigiane, oppure come mirto, associato alle spose.[1] Nel 1794 Angelika Kauffmann dipinse Frine seduce Senocrate, riprendendo l'episodio antico in cui la cortigiana tenta di sedurre il filosofo, la cui fermezza morale è al centro della scena.[78] Fillide Melandroni è stata identificata anche come modella della Santa Caterina d'Alessandria di Caravaggio (ca. 1598–1599), conservata al Museo Thyssen-Bornemisza.[79]
Nell'ukiyo-e del periodo Edo le cortigiane dello Yoshiwara furono un soggetto ricorrente.[80] Nella serie Dodici ore a Yoshiwara, Kitagawa Utamaro raffigurò diversi momenti della giornata e della notte di una cortigiana di alto rango, comprese attività private e la presenza di apprendiste e assistenti.[81] Una xilografia policroma di Utamaro datata circa 1793–1794 raffigura la cortigiana Hanaōgi della casa Ōgiya a Yoshiwara.[82]
Paul Cézanne affrontò il tema ne Le cortigiane (Les Courtisanes), dipinto datato circa 1870–71 e conservato alla Barnes Foundation.[73] Nel 1887 Vincent van Gogh realizzò Cortigiana (da Eisen), basandosi su una stampa di Keisai Eisen riprodotta sulla copertina di un numero speciale di Paris Illustré e circondando la figura con motivi tratti da altre stampe giapponesi.[83] Nell'Ottocento alcuni pittori francesi rappresentarono prostitute e cortigiane contemporanee come nudi, senza ricorrere al consueto travestimento mitologico.[84] Édouard Manet raffigurò in Olympia (1863) una cortigiana nuda che guarda direttamente lo spettatore, rielaborando il modello della Venere classica; l'opera provocò scandalo quando fu esposta al Salon del 1865.[85] Gustave Courbet, con Donna con pappagallo (1866), raffigurò invece una prostituta nuda senza attributi mitologici, contrapponendo alla convenzione accademica dettagli contemporanei come gli abiti abbandonati e i capelli scomposti.[86][87] Nel dipinto Laure (Portrait of a Negress) (2018), Elizabeth Colomba pone Laure, modella della domestica nera in Olympia, al centro di una scena parigina, inserendo sullo sfondo Cora Pearl, celebre demi-mondaine britannica nella Parigi degli anni 1860.[88][89][90]
- Donna con pappagallo (1866) di Gustave Courbet
- Olympia (1863; esposta al Salon del 1865) di Édouard Manet
- Cortigiana (da Eisen) (1887) di Vincent van Gogh
Note
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Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Cortigiana, su Vocabolario Treccani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- cortigiana, su sapere.it, De Agostini.
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