Martin Wong

Martin Wong (cinese tradizionale: 黃馬鼎; Portland, 11 luglio 1946 – San Francisco, 12 agosto 1999) è stato un pittore statunitense.
Nato in Oregon da genitori sino-americani, Wong è cresciuto a San Francisco con la madre e il patrigno prima di studiare arte all'università e diventare un membro attivo della controcultura hippy nel nord della California. Ha iniziato la sua carriera come ceramista per poi espandere la sua produzione alla poesia, alla scultura e, soprattutto, alla pittura. Dopo aver vissuto e lavorato in California per quasi un decennio dopo l'università, Wong si è trasferito a New York nel 1978, diventando celebre per i suoi dipinti che ritraevano i quartieri dell'East Village e del Lower East Side di Manhattan. La sua opera è stata descritta come una meticolosa fusione di realismo sociale e arte visionaria. I dipinti di Wong hanno spesso esplorato molteplici identità etniche e razziali, mostrato elementi transculturali, evidenziato il multilinguismo e celebrato la sua sessualità queer. Ha esposto per vent'anni in importanti gallerie di New York, tra cui EXIT ART, Semaphore e P.P.O.W., prima di morire a San Francisco per complicazioni legate all'AIDS.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Infanzia e formazione
[modifica | modifica wikitesto]Martin Wong nacque in Oregon nel 1946, figlio unico di Jan Yuet Ah e Anthony Victor Wong, entrambi di origine cinese. Malato di tubercolosi, Anthony morì nel 1950.[1] Dopo la morte del padre, Wong fu allevato da una famiglia affidataria fino a quando la madre non trovò un nuovo impiego come disegnatrice presso Bechtel. Wong crebbe nella Chinatown di San Francisco[1] e nel 1955, quando aveva nove anni, la madre si risposò con Benjamin Wong Fie, anch'egli figlio di immigrati cinesi.
Mostrando fin da piccolo una forte inclinazione per l'espressione artistica, Wong iniziò a dipingere all'età di 13 anni. Sua madre ne sostenne le attitudini artistiche, conservando gran parte dei suoi primi lavori. Wong frequentò corsi d'arte attraverso il programma giovanile del De Young Museum mentre studiava alla George Washington High School. Espose per la prima volta nel 1961, presentando un paesaggio in una galleria di North Beach. Dopo aver conseguito il diploma nel 1964,[1] Wong proseguì gli studi presso la Humboldt State University per due anni, per poi trasferirsi alla University of California, Berkeley nel 1966 per studiare architettura. Vivendo a San Francisco, si inserì attivamente nella controcultura hippy della città. In questo periodo sperimentò con droghe psichedeliche ed fu arrestato durante una protesta contro la leva militare a Oakland.[2] Nel 1967, durante la Summer of Love, fu arrestato a una festa a base di cannabis a Haight-Ashbury e la sua foto segnaletica venne pubblicata sul San Francisco Examiner. Alla fine dell'anno fu brevemente ricoverato per un trattamento psichiatrico, venendo dimesso all'inizio del 1968.[1]
Nel 1968 Wong tornò alla Humboldt State, dove seguì corsi in ogni disciplina artistica disponibile per apprendere l'uso di diversi media, concentrandosi infine sulla ceramica. Le sue ceramiche di questo periodo erano principalmente sculture astratte che richiamavano forme e geometrie sacre buddiste e induiste, spesso caratterizzate da bordi grezzi, punte ed elementi spinosi. Durante gli studi universitari, Wong iniziò a scrivere un cospicuo numero di poesie. Nel 1968 autopubblicò la sua prima silloge, Footprints, Poems + Leaves. Dopo aver conseguito la laurea nel 1970, tornò San Francisco.[3]
Anni Settanta
[modifica | modifica wikitesto]Dopo il ritorno a San Francisco, Wong si iscrisse a un corso di specializzazione in ceramica al Mills College ed entrò a far parte della scena artistica della Bay Area. Nel 1971 viaggiò lungo il cosiddetto hippie trail, dall'Europa all'Asia meridionale, studiando e collaborando con artigiani e artisti lungo il percorso, compresi l'Afghanistan e l'Himalaya meridionale. Tornato in California, lavorò come scenografo per la compagnia teatrale The Angels of Light. Wong si era unito al gruppo nel 1971, di ritorno dai suoi viaggi, dopo aver deciso di abbandonare la ceramica in seguito al rifiuto di un suo lavoro a una mostra al De Young Museum. Nello stesso periodo abbandonò gli studi, insoddisfatto del settore della ceramica. Divenne quindi una colonna portante degli Angels of Light, influenzando l'estetica del gruppo grazie alle sue elaborate scenografie, ispirate ai suoi studi sull'arte e sulla cultura asiatica.[2]
Nel 1972 Wong progettò e dipinse le scenografie per due produzioni degli Angels: In Allah Mode, or Chained to the Subculture e Peking on Acid. Alla fine dell'anno viaggiò con il gruppo in Oregon per mettere in scena una versione di Peking on Acid, un'impresa molto impegnativa che lo portò a un ricovero per una crisi psicotica. Una volta dimesso, si trasferì a Eureka. Qui Wong si integrò rapidamente nella località locale, lavorando come designer e disegnatore giudiziario. Nel 1974 fu nuovamente ricoverato per cure psichiatriche dopo aver camminato in mezzo al traffico a San Francisco.
Verso la fine degli anni Settanta, Wong si trasferì a New York per intraprendere la carriera artistica. Nel 1978 si trasferì quindi nel Lower East Side, dove la sua attenzione si concentrò esclusivamente alla pittura. Formatosi da autodidatta, Wong dipense tele che spaziavano da crude rappresentazioni del Lower East Side a giocose raffigurazioni delle Chinatown di New York e San Francisco, fino alla serie Traffic Signs for the Hearing Impaired. Descrivendo i soggetti dei suoi dipinti, Wong affermò: "Tutto ciò che dipingo si trova nel raggio di quattro isolati da dove vivo e le persone sono quelle che conosco e vedo continuamente".
Anni Ottanta
[modifica | modifica wikitesto]La sua carriera ebbe una svolta dopo l'incontro con il poeta Miguel Piñero. Piñero si trasferì nell'appartamento di Wong, dove visse per un anno e mezzo. Durante la convivenza, Wong produsse un importante numero di tele, esposte nella mostra Urban Landscapes alla Semaphore Gallery di Barry Blinderman nel 1984. I loro dipinti collaborativi univano spesso la poesia o la prosa di Piñero con i meticolosi paesaggi urbani di Wong. Il legame con Piñero fu sia artistico che sentimentale.
Mentre conviveva con Wong, Piñero gli commissionò di documentare attraverso un dipinto un'opera di graffiti realizzata di recente dall'artista Little Ivan. Il dipinto di Wong, Attorney Street (Handball Court with Autobiographical Poem by Piñero), si concentrava sul graffito, ma includeva anche una poesia di Piñero, compitata con l'alfabeto manuale del linguaggio dei segni americano in primo piano e scritta in inglese sullo sfondo del cielo. Wong ha dipinto ulteriori frasi anche sulla cornice del quadro, utilizzando il linguaggio dei segni dipinto in modo da sembrare intagliato nel legno.
Per un periodo, negli anni Ottanta, Wong si mantenne anche acquistando antiquariato a prezzi inferiori da Christie's per poi rivenderlo a prezzi di mercato da Sotheby's. Durante la permanenza a New York raccolse una notevole collezione di graffiti e, con l'aiuto di un investitore giapponese e dell'amico Peter Broda, co-fondò nel 1989 il Museum of American Graffiti in Bond Street, nell'East Village. In quel periodo i graffiti erano una forma d'arte fortemente avversata e le autorità cittadine ne avevano rimosso gran parte dalla metropolitana di New York. Wong voleva preservare quello che considerava "l'ultimo grande movimento artistico del ventesimo secolo".
Anni Novanta
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1993 Wong tenne una mostra personale intitolata Chinatown Paintings presso il San Francisco Art Institute, mettendo in mostra i propri ricordi, esperienze e interpretazioni della "qualità mitica di Chinatown".[4] Nel 1994 a Wong fu diagnosticato l'AIDS; con il peggioramento delle sue condizioni di salute, tornò a San Francisco per vivere con la famiglia.[5] Prima di lasciare New York, donò la sua collezione di graffiti e street art al Museum of the City of New York. La collezione comprendeva opere di artisti di strada attivi a New York negli anni Ottanta, tra cui Jean-Michel Basquiat, Keith Haring, Futura 2000, Lady Pink e Lee Quiñones.[6][7]
Nel 1998 le Illinois State University Galleries e il New Museum di New York hanno co-organizzato la prima retrospettiva su Wong, Sweet Oblivion: The Urban Landscape of Martin Wong, che copriva vent'anni di produzione a partire dal suo arrivo a New York. La mostra includeva diversi grandi dipinti di edifici e paesaggi urbani di New York, insieme a una serie di dipinti legati al linguaggio dei segni.
Wong realizzò solo tre nuovi dipinti nel 1998 mentre viveva con la madre a San Francisco: tre raffigurazioni di cactus del giardino materno, resi in un crudo bianco e nero.[8] Nello stesso anno allestì una mostra di questi nuovi dipinti e di altre opere recenti presso la galleria P.P.O.W. a New York.[9]
Morì per complicazioni legate all'AIDS il 12 agosto 1999 all'età di 53 anni.[5]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 (EN) Mark Dean Johnson, Martin Wong e Yasufumi Nakamori, Martin Wong: Chinatown, USA, Gregory R. Miller & Co, 2026, ISBN 978-0-9800242-6-5.
- 1 2 (EN) Martin Kunst-Werke, Martin Wong: Malicious Mischief, Verlag der Buchhandlung Walther und Franz König, 2022, ISBN 978-3-7533-0340-6.
- ↑ (EN) Solomon Adler, HUMBOLDT FOG, su Artforum, 2 novembre 2022. URL consultato il 25 ottobre 2026.
- ↑ (EN) Jim Herron Zamora, Martin Wong, su SFGATE, 22 agosto 1998. URL consultato il 25 ottobre 2026.
- 1 2 (EN) Roberta Smith, Martin Wong Is Dead at 53; A Painter of Poetic Realism, in The New York Times, 18 agosto 1999. URL consultato il 25 ottobre 2026.
- ↑ (EN) Raillan Brooks, Aerosol Art, in The New York Times, 6 dicembre 2013. URL consultato il 25 ottobre 2026.
- ↑ (EN) Felicia R. Lee, A Medici to Spray Paint and Graffiti Artists, in The New York Times, 28 gennaio 2014. URL consultato il 25 ottobre 2026.
- ↑ (EN) Tessa Solomon, The Human Instamatic: Martin Wong’s Visionary Paintings of New York Continue to Intrigue, su ARTnews.com, 7 giugno 2021. URL consultato il 25 ottobre 2026.
- ↑ (EN) David Frankel, Martin Wong, su Artforum, 2 ottobre 1998. URL consultato il 25 ottobre 2026.
Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Martin Wong
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Opere di Martin Wong, su MLOL, Horizons Unlimited.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 32809108 · ISNI (EN) 0000 0000 7862 5319 · Europeana agent/base/99459 · ULAN (EN) 500043254 · LCCN (EN) n87920430 · GND (DE) 119544989 · BNE (ES) XX6451246 (data) · BNF (FR) cb155074355 (data) · J9U (EN, HE) 987007388773505171 |
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