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Philip Giaccone

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Philip Giaccone, detto Philly Lucky (New York, 12 luglio 1932 – New York, 5 maggio 1981), è stato un mafioso statunitense e caporegime della famiglia Bonanno. Fu assassinato insieme a Dominick Trinchera e Alphonse Indelicato, in quanto coinvolto in un complotto volto a rovesciare il boss della famiglia, Philip Rastelli.

Giaccone nacque nel quartiere di Ridgewood, nel Queens, a New York. Suo padre morì negli anni Trenta, lasciando Philip, i suoi fratelli, le sue sorelle e la madre ad affrontare da soli le difficoltà della Grande Depressione.[1] Durante l'infanzia e l'adolescenza prestò servizio come chierichetto e crebbe in una famiglia profondamente cattolica, sviluppando una forte osservanza religiosa. A scuola ottenne buoni risultati e riuscì a diplomarsi alle superiori. Da giovane entrò nell'orbita della famiglia criminale Bonanno, diventando un protetto del sottocapo John Bonventre.

Giaccone era sposato con Annette, dalla quale ebbe due figli, Corinne e Phillip Giaccone Jr. Era inoltre imparentato per matrimonio con Carlo Gambino, storico boss dell'omonima famiglia criminale. Parallelamente alle attività mafiose, gestiva la Pinto Trucking, un'azienda di autotrasporti con sede a South Ozone Park, nel Queens, che fungeva anche da quartier generale della sua banda. Nonostante la sua lunga attività all'interno della criminalità organizzata, Giaccone non fu mai condannato per alcun reato.

Carriera criminale

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A metà degli anni Settanta, la famiglia Bonanno attraversava una fase di profonda instabilità. Dopo che il boss Philip Rastelli fu incarcerato nel 1975, il caporegime Carmine Galante assunse di fatto il controllo dell'organizzazione. Si ritiene che i vertici delle altre quattro principali famiglie mafiose di New York abbiano collaborato con Rastelli per organizzare l'eliminazione di Galante, considerato una minaccia per gli interessi delle altre organizzazioni a causa della sua crescente ambizione e della sua avidità.

Il 12 luglio 1979, alcuni sicari, uno dei quali sarebbe stato Anthony Indelicato, assassinarono Galante mentre si trovava al ristorante italo-americano Joe & Mary's, nel quartiere di Bushwick, a Brooklyn.[2]

Dopo l'uccisione di Galante, all'interno della famiglia Bonanno iniziò una nuova lotta per il potere. Joseph Massino cominciò a contendersi la leadership con Dominick “Sonny Black” Napolitano, un altro caporegime fedele a Rastelli. Entrambi, tuttavia, erano minacciati da una fazione intenzionata a deporre definitivamente il boss, guidata dai caporegime Alphonse “Sonny Red” Indelicato, Dominick “Big Trin” Trinchera e Philip Giaccone.

Inizialmente, la Commissione cercò di mantenere una posizione neutrale rispetto al conflitto. Nel 1981, però, Massino venne informato dai suoi confidenti che i tre caporegime stavano accumulando armi automatiche e progettavano di eliminare gli uomini fedeli a Rastelli all'interno della famiglia Bonanno, con l'obiettivo di assumerne il controllo completo.

A quel punto Massino chiese consiglio a Carmine Persico, boss della famiglia criminale Colombo, e a Paul Castellano, a capo della famiglia Gambino. Entrambi gli consigliarono di agire immediatamente.

Il 5 maggio 1981, gli uomini fedeli a Joseph Massino assassinarono Philip Giaccone, Dominick Trinchera e Alphonse “Sonny Red” Indelicato all'interno di un locale notturno di Brooklyn. Massino aveva attirato i tre caporegime al 20/20 Night Club, nel quartiere di Clinton Hill, con il pretesto di voler discutere un accordo di pace e porre fine alle tensioni interne alla famiglia Bonanno. In realtà, aveva organizzato un'imboscata per eliminarli.

Il piano prevedeva che i sicari attendessero i tre uomini nel magazzino del locale. Salvatore Vitale e altri tre killer, con il volto coperto da passamontagna, si nascosero in un armadio. Tra loro c'era anche il mafioso Vito Rizzuto, giunto appositamente da Montréal, in Canada, insieme a un altro esponente della criminalità organizzata canadese per aiutare Massino.[3] Quest'ultimo aveva ordinato ai suoi uomini di evitare, per quanto possibile, di sparare indiscriminatamente, così da non colpire accidentalmente altre persone presenti nel locale. Aveva inoltre predisposto teli e corde che sarebbero serviti successivamente per trasportare e occultare i cadaveri.

Quando Giaccone, Trinchera e Indelicato arrivarono al 20/20, Massino, insieme ai mafiosi Bonanno Gerlando Sciascia e Frank Lino, li accompagnò nel magazzino.[2] Non appena i tre entrarono nella stanza, Sciascia passò una mano tra i capelli, fornendo il segnale concordato. Vitale e gli altri sicari uscirono immediatamente dal nascondiglio, mentre Rizzuto gridò che si trattava di una rapina. Massino colpì subito Giaccone con un pugno, facendolo cadere a terra e impedendo nel contempo a Indelicato di tentare la fuga.[4] Giaccone riuscì a rialzarsi e cercò di uscire dalla stanza, ma venne bloccato contro una parete insieme a Trinchera. I sicari aprirono quindi il fuoco con le mitragliette, uccidendo Giaccone. I tre caporegime erano disarmati, come prevedeva la consuetudine durante gli incontri organizzati per negoziare la pace tra fazioni rivali.[2]

Dopo la strage, gli uomini di Massino trasportarono i tre cadaveri in un terreno abbandonato di Lindenwood, nel Queens, una zona conosciuta con il nome di “The Hole”.[5] Il terreno era utilizzato dalla famiglia Gambino come luogo clandestino per l'occultamento dei cadaveri. Il caporegime John Gotti si sarebbe infatti adoperato affinché alcuni uomini della famiglia provvedessero a seppellire i corpi come favore personale a Massino.[6][7]

Il 28 maggio 1981, alcune settimane dopo l'omicidio, le autorità rinvennero il corpo di Indelicato e lo recuperarono dal terreno.[8]

Il ritrovamento del corpo

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La sorte di Giaccone e Trinchera rimase invece irrisolta per oltre vent'anni. Nell'ottobre 2004, dopo che alcuni bambini avevano segnalato la possibile presenza di un cadavere nello stesso terreno di Lindenwood, gli agenti dell'FBI avviarono degli scavi. Gli investigatori trovarono i resti di Giaccone e Trinchera, insieme ad alcuni effetti personali, tra cui un orologio Piaget appartenuto alla moglie di Giaccone.[9] Nel dicembre dello stesso anno, gli esami permisero di identificare definitivamente i due cadaveri.[10] Giaccone fu successivamente sepolto nuovamente nel Saint Charles Cemetery di East Farmingdale, nello Stato di New York.[11]

Il 23 giugno 2005, Massino, divenuto nel frattempo collaboratore del governo federale nel tentativo di evitare la pena di morte, si dichiarò colpevole di diversi omicidi, compresi quelli di Giaccone, Trinchera e Indelicato. Fu condannato a due ergastoli.[12]

Anche Vito Rizzuto fu successivamente coinvolto giudiziariamente nella vicenda. Il 4 maggio 2007, dopo essere stato estradato negli Stati Uniti, si dichiarò colpevole davanti a un tribunale di Brooklyn di accuse ridotte relative all'uccisione dei tre caporegime. Fu condannato a dieci anni di carcere.

Nella cultura popolare

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  1. ↑ Rosen Saggio e Fred Frankie, Born to the Mob: The True-life Story of the Only Man to Work for All Five of New York's Mafia Families, Running Press, 2004, ISBN 9781560255598.
  2. 1 2 3 Selwyn Raab, Five Families: The Rise, Decline, and Resurgence of America's Most Powerful Mafia Empires, Macmillan, 2014, ISBN 9781429907989.
  3. ↑ David Amoruso, Aftermath of a Hit, in Gangsters Inc., 8 maggio 2007.
  4. ↑ (EN) Nomerta! Mafia boss a squealer | New York Post, su nypost.com, 13 aprile 2011. URL consultato il 26 agosto 2026.
  5. ↑ (EN) New York's darkest secret: a Mafia graveyard with a legacy of buried secrets, su The Independent, 14 agosto 2015. URL consultato il 26 agosto 2026.
  6. ↑ John Marzulli, Bloody B'klyn Rubout: Says Massino OKd '81 mob hit, in New York Daily News, 30 giugno 2004.
  7. ↑ (EN) William K. Rashbaum, In Court, Evidence Suggests Gotti Associates Buried Victims in Lot, in The New York Times, 9 ottobre 2004. URL consultato il 26 agosto 2026.
  8. ↑ (EN) An FBI agent who infiltrated the Bonanno crime family... - UPI Archives, su UPI. URL consultato il 26 agosto 2026.
  9. ↑ (EN) William K. Rashbaum, Skeletal Remains Are Believed to Be Those of Mob Captains, in The New York Times, 13 ottobre 2004. URL consultato il 26 agosto 2026.
  10. ↑ (EN) Metro Briefings, in The New York Times, 21 dicembre 2004. URL consultato il 26 agosto 2026.
  11. ↑ Philip James “Philly Lucky” Giaccone (1932-1981) -..., su it.findagrave.com. URL consultato il 26 agosto 2026.
  12. ↑ (EN) Robert F. Worth, Bonanno Crime Boss Is Sentenced to 2 Life Terms, in The New York Times, 24 giugno 2005. URL consultato il 26 agosto 2026.