Verina
| Elia Verina | |
|---|---|
| Augusta dell'Impero romano d'Oriente | |
| In carica | 463–484 |
| Morte | Isauria, 484 |
| Dinastia | dinastia trace |
| Consorte di | Leone I il Trace |
| Figli | Ariadne Leonzia Figlio[1] |
Elia Verina (latino: Aelia Verina; ... – Isauria, 484) è stata la moglie dell'imperatore romano d'Oriente Leone I, suocera di Zenone e sorella di Basilisco.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Le sue origini sono sconosciute. Ebbe almeno tre fratelli: una sorella anonima, moglie di Zuzo; un fratello o una sorella genitori di Armazio; e Basilisco. Una sua parente sposò Giulio Nepote.
Prima del 457 sposò Leone, un generale di origine tracia da cui ebbe la primogenita Ariadne. Nel febbraio 457 Leone fu elevato al trono dal generalissimo Aspare; dopo questa data Verina e Leone ebbero un'altra figlia, Leonzia, e infine un figlio maschio, nato il 25 aprile 463 e morto nell'ottobre successivo a soli cinque mesi e mezzo di vita.[1]
Il figlio nato nel 463 e il mosaico delle Blacherne
[modifica | modifica wikitesto]La nascita dell'erede maschio della coppia imperiale fu preceduta nel luglio del 462 da un consulto presso Daniele lo Stilita,[1] il quale benedisse la gravidanza dell'imperatrice. L'evento storico trova riscontro indipendente sia nella Vita di Daniele Stilita (cap. 38) sia in un oroscopo astrologico contemporaneo redatto a Bisanzio e conservato nell'opera dell'astrologo Retorio, che registra la nascita del "figlio di un re" il 25 aprile 463.[1]
A questo infante prematuramente scomparso nell'ottobre del 463 è legata un'importante testimonianza dell'arte bizantina del V secolo: una descrizione scritta (risalente a prima del 620) del santuario della chiesa della Vergine presso le Blachernae menziona un mosaico absidale raffigurante cinque figure.[1] La Vergine Maria in trono era affiancata dall'imperatore Leone I, da Verina (indicata nel testo come "Veronica") e dalla figlia Ariadne.[1] Verina era raffigurata in ginocchio davanti alla Vergine mentre prostrata recava in braccio un infante.[1] Sebbene l'autore antico avesse erroneamente identificato il neonato con il futuro Leone II, l'analisi storica moderna riconosce nel bambino il figlio diretto di Leone e Verina, e interpreta la commissione del mosaico come un ex voto d'intercessione o di suffragio per la salvezza dell'infante compiuto subito dopo la sua morte.[1]
È verosimile che Verina sia stata elevata al rango di Augusta proprio attorno al periodo della nascita dell'erede al trono imperiale.
Il regno di Leone I
[modifica | modifica wikitesto]Nel 468 Basilisco comandò la flotta congiunta dei due imperi romani in una disastrosa campagna contro i Vandali: al ritorno a Costantinopoli dovette nascondersi in una chiesa, e fu punito solo con l'esilio a Eraclea Sintica, in Tracia, solo grazie all'intercessione di Verina.[2] Sotto Leone I il ruolo politico di Verina è poco documentato, ma i suoi parenti ricoprirono cariche di primo piano: Basilisco fu magister militum in Tracia e poi praesentalis, console, patrizio e primo senatore; Armazio, probabilmente nipote dell'imperatrice, comandò in Tracia; era imparentato con lei anche Giulio Nepote, divenuto imperatore d'Occidente nel 474. Il peso di Verina sulle singole carriere resta ipotetico, mentre le fonti attestano la sua influenza sul marito nella difesa degli interessi familiari, come nel caso dell'intercessione per Basilisco.[3]
Alla morte di Leone I (18 gennaio 474) gli succedette il nipote Leone II, di soli sette anni, figlio della primogenita di Verina, Ariadne, e del generale di origine isaurica Zenone; Leone I aveva dunque scavalcato il genero, rendendo necessaria una reggenza.[3] L'illusione del governo di un bambino durò poco: il 9 febbraio 474 Leone II associò il padre al trono.[4] Verina sostenne Zenone, come riferisce Evagrio Scolastico (II, 17); secondo Leszka così conservò influenza e prestigio come vedova di Leone I, suocera di un imperatore, nonna di un altro e madre dell'imperatrice Ariadne.[4] La situazione cambiò con la morte di Leone II (novembre 474): Verina si sentì sciolta dall'obbligo di lealtà verso il genero. Malalas parla di un conflitto con Zenone, di cui non si conosce la natura.[4]
La congiura contro Zenone (475)
[modifica | modifica wikitesto]Il ruolo di Verina nel colpo di stato del gennaio 475 è controverso. Secondo la classificazione di Leszka le fonti si dividono in tre gruppi: quelle che la presentano come ideatrice (Candido Isaurico, Malalas, Giordane), quelle che citano insieme lei e Basilisco (Vita di Daniele Stilita, Teodoro Lettore, Marcellino Comes, Giovanni di Antiochia, Teofane) e quelle che nominano solo Basilisco (Giosuè Stilita, Excerpta Valesiana, Procopio, Evagrio). Il primo gruppo è ostile a Verina; Candido, contemporaneo ai fatti, è inoltre noto solo dal riassunto di Fozio (IX secolo), di cui non si può valutare la fedeltà.[5]
Secondo Candido, Verina voleva sposare l'ex magister officiorum e suo amante Patrizio e farne un imperatore; ingannò il genero perché lasciasse Costantinopoli, ma fu delusa quando i funzionari proclamarono imperatore Basilisco.[4] Questa ricostruzione, seguita da alcuni studiosi, è oggi discussa. Kamilla Twardowska ritiene Verina e Basilisco ugualmente responsabili della preparazione della rivolta. Leszka, che pure dissente da lei su vari punti, conclude che l'ideatore fu Basilisco, il quale ottenne l'appoggio dei generali isaurici Illo e di Armazio, e che Verina si limitò ad aderire.[6] Secondo Giovanni di Antiochia, Basilisco le offrì il potere, a lei che era legata a Patrizio, in cambio dell'aiuto. Leszka dubita che Basilisco, che secondo Procopio aspirava da tempo al trono, si sarebbe accontentato di un ruolo secondario. Ipotizza invece che il piano prevedesse Basilisco primo Augusto e Patrizio poi associato come co-imperatore, soluzione che non minacciava la successione di Marco, figlio di Basilisco, perché Verina e Patrizio erano troppo anziani per avere figli.[7] Leszka ritiene inoltre probabile che il complotto fosse preparato con riservatezza, forse già dal 473 (come ipotizzato da Maciej Salamon), e che la morte di Leone II abbia fornito l'occasione per colpire un uomo salito al potere in circostanze complesse e senza l'approvazione di Leone I.[8]
Giovanni di Antiochia (VII secolo) riferisce che Verina avvertì Zenone della congiura e gli consigliò di lasciare la capitale, mentre Candido, nel riassunto di Fozio, parla di un inganno. Twardowska dubita della notizia; per Leszka non può essere scartata, e il gesto, politicamente un errore, si spiegherebbe con il timore per l'incolumità della figlia Ariadne, esposta ai rischi di uno scontro armato.[9] Zenone fuggì in Isauria con Ariadne e con la madre Lallis.[10]
Quanto agli scopi di Verina, Leszka respinge l'ipotesi, considerata da Twardowska, che volesse candidare al trono il genero Marciano, marito di Leonzia: non avrebbe migliorato la sua posizione di imperatrice madre e avrebbe minacciato i progetti di Basilisco per Marco. Il rapporto con Patrizio fu più probabilmente di fiducia reciproca e di alleanza politica che una relazione amorosa; Leszka lo accosta al caso di Ariadne, che dopo la morte di Zenone favorì l'ascesa di Anastasio e poi lo sposò, e per la quale le fonti parlano pure di una relazione.[11]
Malalas (VI secolo) riferisce che fu Verina a incoronare Basilisco. Leszka invita alla cautela: nessuna fonte vicina agli eventi lo menziona, e la sola altra attestazione, una statua di Verina presso la chiesa di Santa Barbara, è nei Parastaseis (VIII–IX secolo), poco affidabili. Nessuna Augusta aveva inoltre mai compiuto un'incoronazione imperiale, né Pulcheria per Marciano nel 450 né Ariadne per Anastasio nel 491. Per Teodoro Lettore (VI secolo) l'incoronazione avvenne in un accampamento militare. Malalas potrebbe aver proiettato sull'episodio l'incoronazione dell'usurpatore Leonzio a Tarso, nel 484, in cui Verina ebbe effettivamente la parte principale.[12]
Basilisco non mantenne le promesse e fece giustiziare Patrizio; subito dopo l'incoronazione conferì il titolo di Augusta alla moglie Zenonide, che divenne così la prima donna dell'impero al posto di Verina. Emarginata e privata del suo alleato, Verina comprese, secondo Leszka, di aver sbagliato ad appoggiare il fratello, e si avvicinò a Zenone, rifugiato in Isauria, al quale fornì sostegno finanziario.[13] Per Leszka quel sostegno ebbe un peso limitato, perché Zenone disponeva di ingenti risorse sottratte al palazzo nella fuga, e il ritorno al potere fu deciso soprattutto dal passaggio di Illo, Trocundo e Armazio dalla parte di Zenone.[14] Irritato, Basilisco la allontanò dal palazzo o lei cercò rifugio in una chiesa della capitale, forse a Blachernae: Leszka non esclude che sia stata una decisione imperiale, mentre Twardowska ritiene che Verina vi sia andata di propria iniziativa. Armazio intervenne in sua difesa, più per tutelarne posizione e libertà che la vita.[15] Dopo il ritorno di Zenone, nell'agosto 476, Verina sperò di essere perdonata e ottenne in parte ciò che sperava, ma non riguadagnò mai la piena fiducia del genero.[16]
Le congiure di Marciano e Leonzio
[modifica | modifica wikitesto]Verina congiurò contro Illo, il quale però ne scoprì il piano e, con il consenso di Zenone, la imprigionò. Secondo Leszka, Zenone la allontanò senza scrupoli da Costantinopoli consegnandola come ostaggio a Illo.[16] Verina allora fomentò la ribellione di Marciano (479), nipote dell'omonimo imperatore e marito di Leonzia, che fu però sconfitto ed esiliato.
Nel 483 Zenone chiese a Illo di liberare Verina. Illo era allora in contrasto con la posizione monofisista di Zenone, e si alleò con Verina, sostenendo la ribellione di un certo Leonzio. Leonzio fu incoronato a Tarso nel 484 da Verina; secondo Leszka, trovandosi fuori dalla capitale e non potendo seguire il cerimoniale consueto, i ribelli ricorsero a un ripiego e cercarono di accreditare l’idea che Verina avesse il diritto di deporre Zenone e di elevare un nuovo sovrano.[17] Zenone riuscì a sgominare anche questo tentativo di colpo di Stato. Illo e Verina furono costretti a fuggire in Isauria, dove Verina morì nel 484, durante o subito dopo l'assedio della fortezza di Papurio. Successivamente fu sepolta a Costantinopoli.[18]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 6 7 8 Robin Lane Fox, "The Life of Daniel", in Mark J. Edwards, Simon Swain (a cura di), Portraits: biographical representation in the Greek and Latin literature of the Roman Empire, Oxford, Oxford University Press, 1997, pp. 189–190.
- ↑ «XII.1 The Usurpation of Basiliscus (A.D. 475–476)», in Bury (1923).
- 1 2 Leszka 2017, p. 31.
- 1 2 3 4 Leszka 2017, p. 32.
- ↑ Leszka 2017, pp. 34–36.
- ↑ Leszka 2017, pp. 32–36.
- ↑ Leszka 2017, p. 33.
- ↑ Leszka 2017, p. 37.
- ↑ Leszka 2017, pp. 33–34, 37–38.
- ↑ Leszka 2017, p. 34.
- ↑ Leszka 2017, pp. 38–39.
- ↑ Leszka 2017, pp. 39–40.
- ↑ Leszka 2017, pp. 33, 40–41.
- ↑ Leszka 2017, pp. 38, 41.
- ↑ Leszka 2017, pp. 34, 41.
- 1 2 Leszka 2017, p. 42.
- ↑ Leszka 2017, p. 40.
- ↑ Giovanni Malalas, 389; Giovanni di Antiochia, fr. 214.6, 214.12; Teofane, AM 5975.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) John Bagnell Bury, History of the Later Roman Empire from the Death of Theodosius I to the Death of Justinian (1923) — da LacusCurtius
- Robin Lane Fox, The Life of Daniel, in Mark J. Edwards, Simon Swain (a cura di), Portraits: biographical representation in the Greek and Latin literature of the Roman Empire, Oxford, Oxford University Press, 1997, pp. 189-190, ISBN 0-19-814937-9.
- (EN) Mirosław Jerzy Leszka, The role of Empress Verina in the events of 475/476 – revisited, in Byzantinoslavica: Revue internationale des Études Byzantines, vol. 75, 1–2, 2017, pp. 30–42, ISSN 0007-7712.
- (EN) Kamilla Twardowska, Empress Verina and the Events of 475–476, in Byzantinoslavica: Revue internationale des Études Byzantines, vol. 72, 1–2, 2014, pp. 9–22, ISSN 0007-7712.
- (EN) Mirosław Jerzy Leszka, Empress-Widow Verina's Political Activity during the Reign of Emperor Zeno, in Mélanges d'histoire byzantine offerts à Oktawiusz Jurewicz à l'occasion de son soixante-dixième anniversaire (Byzantina Lodziensia, III), a cura di W. Ceran, Łódź, 1998, pp. 128–136.
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