Yako (mitologia)


Yako o nogitsune (野狐? lett. "volpe di campo") è, nella mitologia e nel folclore giapponese, è una forma di spirito volpe. Il termine si riferisce generalmente alle volpi selvatiche comuni, quelle che ingannano gli esseri umani e quelle prive di natura divina. Prima del periodo Muromachi, la parola veniva talvolta scritta come yakan (野犴?).
A volte vengono utilizzati i caratteri “野狗” (yako o yaku?) o “野狛” (yako?). All'epoca, sia “狗”? che “狛”? indicavano genericamente varietà di cani selvatici o randagi.
Descrizione
[modifica | modifica wikitesto]Nonostante il loro rango di volpi comuni, gli yako possiedono comunque poteri di mutaforma e possono trasformarsi in umani. Nel "Hitokuni-ki" (人国記?), una raccolta di cronache giapponesi pubblicata intorno al XVI secolo, si racconta che molti nogitsune vivevano presso il Shinda Myōjin della provincia di Izumi (prefettura di Osaka) e che queste volpi si divertivano a fare scherzi agli umani[2].
Le volpi che nella tradizione popolare sono descritte come esseri in grado di trasformarsi in altre creature per spaventare le persone o di ingannarle mostrando loro illusioni (si veda anche la voce “kitsune”) sono generalmente considerate corrispondenti alle volpi selvatiche; tuttavia, vengono quasi sempre chiamate semplicemente “kitsune” e solo in rari casi vengono specificatamente definite “yako”.
L'espressione “nogitsune” viene utilizzata soprattutto nei casi in cui si vuole sottolineare il contrasto con un altro tipo di volpe (un'entità oggetto di culto). Durante il periodo Edo, il termine "yako" (volpe selvatica) era considerato il rango più basso tra le volpi; anche nella classificazione dei ranghi delle volpi, così come descritti dalle figure religiose dell'epoca, e riportata nell'opera “Yūhisai Sakki” di Minagawa Kien, gli esemplari sono elencati in ordine decrescente di rango come “tenko” (天狐?, volpe celeste), “kūko” (空狐?, volpe del cielo), “kiko” (気狐?, volpe dell'aria) e “yako”, con lo “yako” che rappresenta il grado più basso[3]. In un saggio dello stesso periodo, il “Miyakawa-sha Manpitsu” (宮川舎漫筆?, Appunti di Miyakawa), si narra che, secondo quanto riferito da una volpe, esistano due grandi categorie di volpi: le volpi buone e le volpi selvatiche; si sostiene che le prime siano benevole nei confronti degli esseri umani, mentre le seconde compiano azioni malvagie. Queste teorie indicano che la categoria “nogitsune” sia stata creata proprio per distinguerle da altri tipi di volpi, come la volpe celeste e la volpe benevola, che sono diverse dalla volpe comune.
Kitsunetsuki
[modifica | modifica wikitesto]Il kitsunetsuki è una forma di possessione causata dagli spiriti volpe in Giappone, che talvolta può assumere forme specifiche. Nella regione del Kyūshū, in particolare, il fenomeno dell'essere posseduti da una volpe è chiamato “yakotsuki” (野狐憑き?).
L'aspetto del “nogitsune” quando viene descritto come spirito maligno è pressoché identico in tutte le tradizioni, e le sue sembianze e caratteristiche sono simili o analoghe a quelle di altri yōkai simili, come il kuda-kitsune e l'osaki. L'aspetto dello yako è perlopiù sempre lo stesso nelle varie leggende, si dice che siano di colore bianco o nero, leggermente più grandi di un topo o più piccoli di un gatto[4], e si dice che le volpi selvatiche siano invisibili[5]. Nella zona intorno alla città di Hirado, nella prefettura di Nagasaki, si dice che le volpi selvatiche si spostino sempre in branchi numerosi, da cui deriva l'espressione “Yako no senbiki ture” (ヤコの千匹連れ?, lett. "mille yako che camminano insieme")[4].
Nelle prefetture di Nagasaki e Saga e in altre zone nel nord di Kyūshū, chi è posseduto da un yako mostra sintomi simili a quelli di una malattia[6]. Sull'Isola Iki, sono anche chiamati yakoo e assomigliano a donnole, e si dice che, se si nasconde sotto l'ascella di una persona, questa venga posseduta dallo yakoo. Si credeva che il contatto con la lingua di una yakoo provochi prima bruciature e tagli, poi il vaiolo ed infine la morte. Per questo motivo, chi era affetto dal vaiolo si rinchiudeva in una zanzariera per tenere lontano lo yakoo, spargendo cenere di semi di canapa tutt'intorno o posizionando delle spade per impedire allo yakoo di entrare[4][5].
Nel sud di Kyūshū, si credeva che se una famiglia era posseduta da una yako, continuasse a esserne possedute di generazione in generazione e che, quando non riuscivano più a sostenerle, queste potessero impossessarsi anche di bovini e cavalli[4]. Si diceva che chi possedeva un yako potesse incitarlo a possedere chi era in cattivi rapporti con lui. A Kiire (ora Kagoshima), nella prefettura di Kagoshima, si dice che una persona posseduta entri in uno stato simile al coma[4].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Katsumi Tada (a cura di), 竹原春泉 絵本百物語 -桃山人夜話-, Kokushokankōkai, 1997, p. 158, ISBN 978-4-336-03948-4.
- ↑ Teiri Nakamura, 『狐の日本史 古代・中世びとの祈りと呪術』, Ebisu Kōshō Publishing, 2017, p. 260, ISBN 978-4-86403-248-3.
- ↑ Yoshihiko Sasama, 『図説・日本未確認生物事典』, Kashiwashobō, 1994, p. 110, ISBN 978-4-7601-1299-9.
- 1 2 3 4 5 Takatoshi Ishizuka, 日本の憑きもの 俗信は今も生きている, Miraisha, 1977, pp. 62–66.
- 1 2 Oto Tokihiko et al., 綜合日本民俗語彙, a cura di Istituto di Studi sul Folklore, supervisionato da Kunio Yanagita, vol. 4, Heibonsha, 1956, pp. 1619–1620.
- ↑ Kesao Miyamoto et al., 民間信仰辞典, a cura di Tokutaro Sakurai, Tokyodo Publishing, 1980, p. 294, ISBN 978-4-490-10137-9.