Vittoria Aganoor

Vittoria Antonia Maria Aganoor, coniugata Pompilj (in armeno Վիկտորյա Աղանուր?, Viktorya Aġanowr; Padova, 26 maggio 1855 – Roma, 8 maggio 1910), è stata una poetessa italiana, tra le maggiori esponenti del lirismo italiano degli anni 1900.
Proveniente da una ricca e antica famiglia di origini armene, visse la maggior parte della vita in maniera ritirata, complice la sua grande riservatezza e la volontà di assistere la madre e la sorella malate. Cominciò a comporre versi in giovane età, ma fu sempre gelosa dei propri lavori, ed esordì solo nel 1900 pubblicando la sua prima raccolta poetica, Leggenda eterna, di orientamento decadentista e simbolista. Il suo lavoro fu subito apprezzato dal pubblico, e divenne una delle principali poetesse a livello nazionale. Nel 1901 si sposò col deputato Guido Pompilj, trasferendosi a Perugia e diventando una delle principali socialite italiane della Belle Époque. Nel 1908 pubblicò una seconda raccolta, Nuove liriche. Nel 1910, afflitta da una malattia terminale, si spense in una clinica di Roma dopo un'operazione chirurgica non riuscita, e il marito si tolse la vita subito dopo a causa del dolore.
Principale tematica della sua poetica è, secondo i canoni decadentisti, l'amore infelice e irrealizzabile. Il suo ideale poetico derivava soprattutto dalle sfortunate esperienze sentimentali, segnatamente quella col letterato Domenico Gnoli, col quale fu sempre impossibilitata ad unirsi nonostante il sentimento fosse reciproco. La sua negatività si smorzò a seguito del matrimonio, tuttavia le fosche e teatrali liriche di Leggenda eterna sono considerate le sue migliori. Benedetto Croce dichiarò che «il suo breve Canzoniere d'amore è certamente il più bello che sia mai stato composto da donna italiana».
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Origini
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Vittoria Aganoor nacque il 26 maggio 1855 a Padova, nel Palazzo Aganoor sito al numero 42 del Prato della Valle, poi Casa degli Armeni di piazza Vittorio Emanuele.[1][2][3] Era l'ultima delle cinque figlie del conte Edoardo Aganoor e della moglie Giuseppina Pacini;[2][4][5][6] le sorelle maggiori erano Angelica, Maria detta "Mary", Elena e Virginia.[3][7][8] Fu battezzata il successivo 3 giugno con rito della chiesa armeno-cattolica.[1] La famiglia aveva infatti origini armene: le ascendenze degli Aganoor erano databili all'alto medioevo, quando la presenza della famiglia era attestata in Persia.[3][5] A causa di rivolgimenti politici sfavorevoli, nel 1605 furono scacciati dalle città di Jolfa[3] e Naxçıvan (attualmente la prima in Iran e la seconda in Azerbaigian, ma all'epoca territorio fortemente popolato da armeni) dallo shah ʿAbbās I il Grande.[1] Fuggiti verso est, avevano raggiunto presto l'India, rimanendovi per i successivi due secoli.[2][3][5] Nel 1835 Abramo Aganoor, nonno di Vittoria, dopo un soggiorno a Madras (dove possedeva una villa, Rajapatah, nella quale era nato e cresciuto il figlio Edoardo)[9] si era trasferito a Parigi, poi a Venezia e infine a Padova, dove aveva preso definitiva residenza.[1][5] Il figlio Edoardo aveva quindi adottato la nazionalità italiana (mentre aveva preso la cittadinanza del Regno Lombardo-Veneto, non essendosi ancora verificata l'Unità d'Italia), sposando l'aristocratica milanese Giuseppina Pacini.[5]
Nonostante gli esotici trascorsi degli antenati, gli Aganoor in generale e Vittoria in particolare andavano molto orgogliosi della loro stirpe armena, e smentivano di avere alcun legame di sangue con la Persia o l'India.[5][10] Nonostante il suo retaggio, Vittoria non conosceva la lingua armena e spesso se ne rammaricava nelle confidenze coi conoscenti, lamentandosi che il padre non gliel'avesse mai insegnata.[10][11] Gli Aganoor erano da molto tempo vicini all'ordine mechitarista, di cui erano finanziatori, e sul loro trasferimento in Europa aveva contribuito la volontà di legarsi più strettamente ai mechitaristi di Parigi prima[3] e dell'isola di San Lazzaro degli Armeni nella laguna veneta poi.[5] Di tale comunità, fu assai intimo della famiglia padre Arsen Ghazikian, poliglotta e traduttore di numerose opere dalle lingue europee in armeno, fra cui anche le poesie della stessa Vittoria Aganoor.[5][11]

Primi anni ed educazione
[modifica | modifica wikitesto]Allieva di Giacomo Zanella
[modifica | modifica wikitesto]L'infanzia di Vittoria trascorse felice grazie all'agiatezza della famiglia.[6] Si distinse soprattutto lo stretto legame col padre Edoardo, la cui malinconia per la vita passata in India si rifletté sul carattere della figlia minore,[9][11] occasionalmente soggetta a crisi depressive che tuttavia teneva segrete a tutti.[6] Cominciò ad interessarsi alla poesia fin dall'infanzia, componendo la sua prima lirica all'incirca nei primi anni 1860, quando concepì la canzonetta Alla Luna,[2] musicata poi dal compositore Antonio Bazzini.[12] I facoltosi Aganoor costituirono subito un piccolo salotto letterario, frequentato da numerosi eruditi veneti fra i quali Andrea Maffei, fra le prime influenze sulla giovane Vittoria[5][7] in quanto suo primo maestro di metrica.[8] Come era allora uso delle famiglie altolocate, la bambina fu educata privatamente, e proprio su raccomandazione di Maffei ebbe come primo precettore Giacomo Zanella,[3] che a partire dal 1863 la formò per i successivi quindici anni assieme alle sorelle.[5][6][7][8] Egli fu anche testimone dei suoi primi passi di poetessa, sostenendola e incoraggiandone il talento naturale nel verseggiare;[4][5][13] proprio al maestro Zanella fu dedicata la seconda poesia intera scritta da Vittoria, La grotta di Camoens, ispirata dalla figura del poeta portoghese Luís de Camões, che convinse il suo educatore delle grandi potenzialità dell'allieva.[2][14][15] Sotto Zanella la giovane studiò principalmente la letteratura italiana e i classici della letteratura latina e greca, apprezzando soprattutto Eschilo[2] e formando le basi della propria cultura poetica.[5][7]
La famiglia si trasferì presto a Venezia, ma Vittoria continuò a tornare a Padova e a vivere per lunghi periodi nella casa dei nonni[16] per studiare col maestro Zanella, al quale era molto legata.[5] Nel 1871 ebbe una prima e brevissima relazione sentimentale con un ignoto spasimante, ma a parte vaghi e occasionali accenni rifiutò sempre di entrare nei dettagli, anche coi suoi più intimi confidenti come Guglielmo Capitelli.[2] Nel 1872 Zanella, caduto in depressione per la morte della madre, lasciò l'incarico di insegnante delle sorelle Aganoor, incitando comunque l'allieva a continuare a studiare.[15] Nel 1876 il suo maestro, tornato in contatto con lei e convinto delle sue capacità, le fece pubblicare sulla rivista Nuova Antologia la sua prima poesia edita, A una bolla di sapone, assieme ad alcune liriche della sorella maggiore Elena Aganoor.[N 1][3][5][6] Nello stesso periodo frequentò brevemente Pasquale Grimaldi, un nobile veneziano impoverito ma carismatico, da cui comunque si distanziò presto.[3]
Aspetto e personalità
[modifica | modifica wikitesto]di quest’anima mia s’agita e freme
senza mai posa! e non poterti esprimere,
febbre, mia gioia e mio tormento insieme!»
Anche da adulta, Vittoria Aganoor mantenne una corporatura minuta, e aveva occhi neri o comunque di colore molto scuro.[18] Il suo carattere era estremamente composto e riservato, sebbene con gli intimi si dimostrasse schietta e affabile.[18] Esteriormente cercava di mantenere un'apparenza di spensieratezza e felicità, che contrastava assai coi pensieri spesso oscuri e malinconici, che la portavano a riflessioni continue e strazianti, che esplicitava solo nelle sue poesie e assai raramente in confidenze vere e proprie.[19]
A Napoli, allieva di Enrico Nencioni
[modifica | modifica wikitesto]Poco tempo dopo gli Aganoor si trasferirono a Napoli,[15] prendendo residenza a Palazzo Caputo.[N 2][5][20] Il trasferimento era dettato da più fattori: la sorella maggiore Maria aveva cominciato a soffrire di una malattia neurologica e il più mite clima napoletano poteva forse giovarle,[3][15] mentre l'altra sorella Angelica aveva sposato un capitano dei bersaglieri del luogo e già viveva a Cava de' Tirreni, spingendo quindi la famiglia a volersi avvicinare a lei.[21] La giovane Aganoor s'innamorò di Napoli e vi restò sempre legata, tornandovi spesso anche in seguito quando andò ad abitare altrove.[21]

A Napoli fece numerose conoscenze importanti, tra cui l'ex-sindaco Guglielmo Capitelli, col quale avviò una trentennale corrispondenza, segno della loro profonda amicizia;[21] Capitelli era forse invaghito di lei, come traspare da alcune sue dichiarazioni, ma non le propose mai di sposarlo.[2] Del periodo napoletano fu importante soprattutto il rapporto con lo scrittore Domenico Ciampoli, frequentatore del salotto Aganoor e col quale Vittoria ebbe una certa intimità per un breve periodo (circa 1880-1881),[3] tanto che dopo la sua morte egli divenne suo biografo.[22] Il rapporto con Ciampoli tuttavia presto si guastò, e i due si lasciarono in pessimi rapporti dopo che Ciampoli aveva minacciato di pubblicare alcuni versi sconvenienti composti da Vittoria.[3]

La conoscenza del letterato Enrico Nencioni la fece approdare alla lettura di autori stranieri e l'aiutò a mettere a fuoco le sue qualità.[6][23] Non potendo più contare sul servizio dello Zanella a causa della lontananza, la giovane Aganoor divenne allieva dello stesso Nencioni, sotto la cui guida affinò il proprio linguaggio e formò il suo stile letterario.[4][19][24] Il nuovo maestro la incoraggiò a leggere autori ed opere straniere, e Vittoria Aganoor si appassionò soprattutto a Charles Baudelaire, di cui tradusse in italiano la poesia Réversibilité, contenuta nella raccolta I fiori del male, una delle maggiori opere del decadentismo.[5] Altri autori che lesse e apprezzò furono Alfred de Musset, August von Platen-Hallermünde, Charles Marie René Leconte de Lisle, Goethe, Robert Hamerling, William Shakespeare, Percy Bysshe Shelley, Friedrich Gottlieb Klopstock e Victor Hugo.[19][23] Tra gli autori italiani suoi contemporanei invece apprezzava maggiormente Giosuè Carducci, Francesco De Sanctis, Antonio Fogazzaro, Ruggiero Bonghi, Federico Persico, Rocco de Zerbi e Francesco D'Ovidio, molti dei quali riuscì a conoscere di persona[25] (Fogazzaro ad esempio frequentava volentieri il salotto Aganoor).[26][27]
La maturità e gli anni bui
[modifica | modifica wikitesto]Risalgono al periodo napoletano quelle poesie che avrebbero costituito il primo nucleo di Leggenda eterna, nate dalla storia del tormentato rapporto col letterato Domenico Gnoli.[5] Nonostante la differenza d'età, Gnoli e Aganoor erano in particolare sintonia e si amavano vicendevolmente, ma non arrivarono mai a dichiararsi apertamente in quanto egli era già sposato e con figli. L'amore infelice e irrealizzabile tra i due fu il principale sentimento ad animare la prima poesia di Vittoria Aganoor, che forse anche per questo scelse di tenere i propri versi privati per lungo tempo.[5] A nulla valsero gli ultimi incoraggiamenti che le rivolse Giacomo Zanella, che nel 1885 aveva preparato una raccolta delle poesie dell'ex-allieva per una potenziale pubblicazione.[28]

Il difficile rapporto con Gnoli e la malattia dell'amato padre Edoardo spinsero Vittoria a tornare a Venezia col resto della famiglia nel 1890,[5][6] andando ad abitare nello storico Palazzo Zorzi Liassidi.[29] Il padre morì nel 1891, e da allora la figlia s'impegnò ad assistere a tempo pieno l'anziana madre e la sorella Maria, ormai molto malate, e le cure delle quali la assorbirono fino alla morte della madre Giuseppina nel 1899.[5][6][26][30][29] Furono anni oscuri per l'autrice, ravvivati unicamente dal rapporto epistolare con vari confidenti come i padri mechitaristi,[6] Guglielmo Capitelli e Domenico Gnoli, il quale a sua insaputa le dedicò alcune poesie d'amore con lo pseudonimo di "Giulio Orsini".[5][31] Nel frattempo tuttavia erano morti, oltre al padre, anche i fidi maestri Zanella (1888) e Nencioni (1896),[2][5] e anche le altre sorelle l'avevano lasciata: Angelica era rimasta a vivere a Cava de' Tirreni, mentre Virginia si era sposata col nobile napoletano Francesco Mirelli e aveva scelto di non tornare al Nord;[26][29] anche Elena, che da tempo nutriva antipatia nei confronti della sorella minore per i passati favori del maestro Zanella,[11] scelse di distanziarsi da lei trasferendosi a Tarcento.[29]
I numerosi lutti e separazioni rafforzarono la negatività dell'autrice, che la riversò nelle proprie liriche del tempo,[5] concedendone solo saltuariamente la pubblicazione su rivista.[4] Di questo periodo, sono ricordate solo le pubblicazioni I cavalli di San Marco (1892) e A mio padre. Versi (1893), lunghe ma singole poesie da intendersi come prove, e in seguito comunque comprese in Leggenda eterna.[32] Per molti anni rimase infatti assai restia ad organizzare una vera raccolta organica,[33] nonostante le insistenze di molti suoi amici e parenti che ne riconoscevano il grande valore artistico.[2][4] Saltuariamente si recava a Napoli e dintorni per visitare le sorelle, e in questi anni conobbe altri importanti letterati come Matilde Serao, Salvatore Di Giacomo e Federigo Verdinois.[34] Continuò anche a ospitare artisti emergenti come Angiolo Orvieto e Giovanni Chiggiato in quel che rimaneva del suo salotto letterario.[3] Vastissimi furono invece i suoi carteggi con numerose personalità del mondo politico-culturale dell'epoca; oltre ai già citati Capitelli e Gnoli, furono numerose le lettere ad Antonio Fogazzaro, Andrea Verga, Almerico da Schio, Neera, Elda Giannelli e Maria Majocchi,[35] mentre contatti più sporadici ci furono con Luigi Capuana, Luigi Orsini, Marino Moretti, Aldo Palazzeschi e Filippo Tommaso Marinetti.[29]

Leggenda eterna e fama
[modifica | modifica wikitesto]triste così ch’ha di sepolcro aspetto;
bruno di muschi dagli sproni al tetto,
ingombro l’atrio d’edere e d’ortiche.
Dentro, un’ava grinzosa, in sè raccolta
dinanzi al focolar deserto e spento,
segue a narrar con infantile accento
una leggenda che nessuno ascolta.»
Nel 1899 morì la madre Giuseppina, liberandola dalle incombenze familiari. La ritrovata indipendenza le permise di concentrarsi sulla sua attività letteraria, e si decise infine a pubblicare le sue poesie,[6][35] anche per esaudire l'ultimo desiderio che le aveva rivolto la madre.[2][5][26][28] L'editore Emilio Treves, che già da anni pregava Aganoor di concedergli la pubblicazione dei suoi versi,[4] preparò subito la prima edizione dei suoi lavori, e nel 1900 uscì quindi Leggenda eterna, edita a Milano, il primo volume di versi di Vittoria Aganoor.[2][3][5] Il volume fu presentato ufficialmente il 28 maggio 1900 a Napoli, durante un ricevimento organizzato dagli amici della poetessa.[3][34]
L'autrice era agitata e intimorita dall'evento, complice la contemporanea uscita del romanzo Il fuoco del ben più affermato Gabriele D'Annunzio, dando adito al timore di essere messa in ombra[2] («il mio libretto esce in un momento cattivo»).[37] Aiutata da una vigorosa campagna pubblicitaria, Leggenda eterna conobbe invece un successo immediato di pubblico e critica[2][3][6] e la prima edizione si esaurì rapidamente, spingendo gli editori a prepararne una seconda poi uscita a Torino nel 1903.[5][35][37] La Leggenda raccolse gli elogi unanimi dei critici, tra i quali si distinsero Angelo De Gubernatis, Luigi Capuana, Angiolo Orvieto, Filippo Tommaso Marinetti ed Enrico Castelnuovo.[38] Visto il successo del libro, nel 1902 pubblicò a Feltre un volumetto intitolato Il canto dell'amore, dove raccoglieva alcune poesie della Leggenda compresa quella eponima.[39] Nel 1905 l'amico mechitarista Arsen Ghazikian curò l'edizione in lingua armena dei versi di Vittoria Aganoor, edita a Venezia,[5] mentre poco dopo uscì anche l'edizione integrale in lingua tedesca a cura di Otto Händler.[40]

Gli ultimi anni
[modifica | modifica wikitesto]Il matrimonio
[modifica | modifica wikitesto]dei giorni sepolti, talora,
un lume improvviso d'aurora
raccende il fervor della vita.»
Il 28 novembre 1901 sposò a Napoli il deputato Guido Pompilj,[2][4][41] che aveva conosciuto nel 1880 a Portici[35] e incontrato nuovamente alla fine dell'anno precedente, facendo nascere una subitanea e intensa relazione.[3][6] Guido Pompilj era all'epoca un importante politico del Regno d'Italia, avendo condotto l'impresa di bonifica agraria del lago Trasimeno nel 1898,[35] e il matrimonio con lui era quindi portatore di grande prestigio per Vittoria e la famiglia Aganoor;[5] l'unione fu festeggiata dal mondo letterario italiano, e Giosuè Carducci le inviò grandi auguri e felicitazioni pubbliche.[2][38][41] Il rapporto con Pompilj non era comunque di convenienza ma assolutamente sincero, e fu fondamentale per lei: grazie al marito, con cui era molto affiatata e che definiva «soldato del bene»,[4] trovò finalmente la relazione stabile e l'amore forte e indissolubile che cercava, e a ciò seguì un mutamento radicale sia della sua poetica, fattasi presto più positiva,[4][42] che della sua personalità, divenuta presto più solare, spigliata e aperta al mondo esterno.[5][6] Con lui si trasferì a Perugia, dove trascorse la maggior parte degli ultimi anni di vita.[6][41] Il periodo perugino fu forse il più positivo della vita di Aganoor, che si sentì rinata sia socialmente che artisticamente, allietata anche dalla breve ma sincera e sentita amicizia con Maria Alinda Bonacci Brunamonti,[5][39][43] a sua volta intima del defunto Giacomo Zanella.[41]
La morte nel 1903 anche della nuova amica Bonacci Brunamonti non fiaccò la nuova positività di Aganoor, che anzi le dedicò un elogio funebre pieno di vigore e speranza.[44] I successivi anni trascorsero lieti, e Vittoria Aganoor e il marito si alternarono tra Perugia, Roma e Monte del Lago, dove Guido Pompilj possedeva una villa di campagna dove i due trascorrevano i mesi estivi.[6][45] Detestava Roma e preferiva di gran lunga la tranquillità di Perugia e soprattutto del lago Trasimeno, seguendo solo occasionalmente il marito durante i suoi viaggi istituzionali.[46] Durante gli anni perugini patrocinò l'artigianato dell'Umbria (la cosiddetta Ars Umbra, soprattutto tessile),[39][46] che promosse anche con la regina Margherita di Savoia quando ella venne in visita a Perugia.[47] Accompagnò i reali Vittorio Emanuele III di Savoia ed Elena del Montenegro durante una visita di Stato nel regno di Grecia nel 1907.[3] A Perugia si occupava principalmente dell'amministrazione dei cospicui beni e possedimenti del marito, che era spesso assente e le aveva quindi delegato la cura del suo patrimonio; patrocinava inoltre gli istituti femminili cittadini, finanziandoli e aiutandoli ad ammodernarsi.[46] Parallelamente non tralasciava nemmeno l'attività poetica, che proseguiva con spirito rinnovato e assai meno roso dai suoi passati spettri.[39]

Le Nuove liriche e la morte
[modifica | modifica wikitesto]è per te; dico a te l'ultima mia
parola disperata senza pianto,
mare, infinito come il mio dolore.»
Nel 1908 uscì la sua seconda e ultima raccolta poetica, Nuove liriche.[3][4][5][6][49] Le nuove poesie erano pacate e descrittive come quelle contenute nella raccolta precedente, ma anche più chiare e armoniose. La drammaticità delle Nuove liriche era minore, senza la "tensione", la "teatralità" dolorosa che aveva contraddistinto le precedenti nel loro esprimere incomunicabilità e rivolta.[6] Da alcuni critici per questo le Nuove liriche già all'epoca furono considerate inferiori in fatto di qualità artistica alle poesie di Leggenda eterna.[39] Ebbero comunque un buon successo di critica e pubblico, contribuendo a consolidare la fama poetica di Vittoria Aganoor.[5] Negli ultimi anni tentò anche di allargare la propria attività letteraria a generi diversi dalla poesia: cominciò la stesura di una novella, Prova, e di due bozzetti in prosa, La Madonna e Dal Vero, più alcuni brevissimi frammenti teatrali, tutte opere rimaste incompiute.[39][50]
Tra il 1909 e il 1910 la salute della poetessa andò in rapido declino per una malattia terminale, probabilmente un tumore. Ricoverata nella clinica di Villa Pampersi a Roma per sottoporsi a una complessa operazione chirurgica, morì improvvisamente nella notte tra il 7 e l'8 maggio 1910, lasciando nello sconcerto tutti i suoi cari.[3][4][5][6][39][49][51] Il dolore provocato dalla sua scomparsa portò il marito Guido a togliersi la vita quel giorno stesso con un colpo di rivoltella, mentre contemplava il corpo dell'amata.[3][4][39][49][51] La fine dei noti coniugi divenne un caso nazionale e per giorni fu il principale argomento trattato dalla stampa italiana;[3][18] il gesto eclatante di Guido Pompilj conferì un'aura romantica al loro matrimonio, confermando il loro profondo legame, e pose le poesie di Vittoria in ottica del tutto nuova, favorendone la divulgazione.[5][6][49][52]
Stile e temi
[modifica | modifica wikitesto]io provo, io che più forte
di te mi sento, o amore
dei martiri, o fratello della morte,
o divino carnefice, o dolore!»
Lo stile poetico di Vittoria Aganoor è di stampo classicista, derivato dai suoi studi d'impronta classica e tradizionale sotto la guida di Giacomo Zanella,[5] ma senza eccedere nel formalismo grazie al carattere conservatore ma per certi versi anche innovativo della letteratura promossale dal maestro.[7] I suoi modelli principali erano, oltre i maestri Giacomo Zanella ed Enrico Nencioni che le fornirono direttamente i propri componimenti su cui studiare, i grandi poeti italiani ottocenteschi, ovvero Giacomo Leopardi, Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli e Gabriele D'Annunzio; la poetica aganooriana risulta quindi un peculiare misto di romanticismo e decadentismo, con prevalenza della seconda corrente, spesso venata di simbolismo.[26] Le liriche di Vittoria Aganoor sono quasi interamente afferenti alla sua intimità e alle sue esperienze personali, utilizzate e concepite come sfoghi per i sentimenti che l'autrice spesso preferiva celare al mondo esterno.[19]

Una delle principali tematiche delle prime liriche di Aganoor è l'amore infelice, che è anche il tema di fondo della sua prima raccolta Leggenda eterna.[4] La sua poetica è inoltre pervasa dalla malinconia delle cose passate e irrecuperabili, e della giovinezza ormai perduta.[4] Queste tematiche derivarono dalle traversie sentimentali dell'autrice, la cui sentita relazione amorosa con Domenico Gnoli era destinata a fallire per via del matrimonio e della famiglia di lui;[5] per meglio mascherare la vera identità dell'amato, l'autrice fece intendere nei suoi versi che fosse morto, così da distanziarsi idealmente quanto più possibile dal suo irraggiungibile oggetto di desiderio[54] (mentre in realtà Gnoli era vivo e vegeto e morì nel 1915, sopravvivendo alla poetessa di alcuni anni). È quindi l'amore la "leggenda eterna" del titolo: leggendario perché irrealizzabile, ma eterno perché così potente[55] come il dolore che lo pervade.[56] In generale nella prima fase poetica di Vittoria Aganoor ha un ruolo fondamentale l'autoanalisi, che la portava a realizzare la tragicità del proprio stato e ad alimentare la propria negatività, creando un circolo vizioso che la conduceva verso la desolazione e la sterilità.[5]
Il felice matrimonio con Guido Pompilj mitigò di molto il pessimismo di Aganoor, di cui tuttavia permasero alcune note di fondo.[4] Durante il periodo perugino cominciò anche a comporre poesie d'occasione, spesso su richiesta di terzi, contribuendo a "diluire" il suo corpus letterario.[57] La sua seconda raccolta, Nuove liriche, dedicata al marito Guido,[6][49] si configura così assai meno fosca di Leggenda eterna, ma forse per questo è considerata da critici come Umberto Bosco e Luigi Grilli di valore inferiore perché meno spontanea ed evocativa[4][39] (come ammetteva l'autrice stessa in una lettera a un'amica, definendo le nuove poesie "più vecchie" rispetto a quelle della prima raccolta).[58] Grilli addirittura definisce le ultime liriche di Vittoria Aganoor come «volitive e riflesse», ovvero una pallida ombra delle precedenti, animate da sentimenti sì più foschi ma anche più forti, comparando in maniera negativa Aganoor alla contemporanea Ada Negri.[59] Più contenuto nel giudizio fu Benedetto Croce, che definì i versi delle Nuove liriche sì meno spontanei, ma anche più colti e ragionati.[39][60]
La morte repentina della poetessa lasciò incompiute le poche opere in prosa che aveva scritto, e impedì la pubblicazione di ulteriori poesie che pure aveva composto, le quali rimasero inedite per il carattere perfezionista dell'autrice e per la ritrosia a condividerne la conoscenza con altri.[6] Anche numerose delle lettere scritte da Vittoria Aganoor non sono mai state pubblicate (complice la loro dispersione nel corso degli anni).[6]
Nella cultura di massa
[modifica | modifica wikitesto]Tributi
[modifica | modifica wikitesto]e tu pensosa al davanzal sedevi,
l'Aurora diede un bacio e l'Orïente,
culla de' tuoi, t'irradiò la mente...»
Già mentre era in vita Vittoria Aganoor fu la musa ispiratrice di numerosi artisti suoi conoscenti, in primis il maestro Giacomo Zanella che dedicò a lei e alle sorelle un'affettuosa lirica.[5][8] In seguito il suo primo amato Domenico Gnoli, scrivendo sotto lo pseudonimo di "Giulio Orsini", le dedicò una serie di poesie d'amore raccolte nell'antologia Fra terra e astri (1903).[5][31] Le dedicò una poesia anche Elda Gianelli nel 1904, una canzone intitolata La guerra,[61] mentre dopo il successo di Leggenda eterna Giovanni Marradi scrisse che «fra le poetesse italiane i primi onori toccano a Vittoria Aganoor».[38]

Subito dopo la sua morte, l'amico letterato Guido Mazzoni le dedicò accorati versi editi sulla rivista La Favilla di Perugia,[18] e anche Arturo Graf ne tessé gli elogi in un sentito ricordo sempre nella stessa rivista.[62] Anche il critico Benedetto Croce ne riconobbe la grandezza, dichiarando che Aganoor era «impetuosa ed esente da sciatteria, sgorbi, volgarità, contorsioni, rigidezza»,[63] e che «il suo breve Canzoniere d'amore è certamente il più bello che sia mai stato composto da donna italiana»;[32][55] giudizio simile espresse anche Raffaello Barbiera.[58]
Molti anni dopo la morte di Vittoria Aganoor, il drammaturgo Luigi Pirandello si ispirò anche alla tormentata e ormai famosa relazione tra l'autrice e Domenico Gnoli per scrivere il suo dramma Quando si è qualcuno, andato in scena per la prima volta a Buenos Aires nel 1932.[5] La fama di Aganoor, benché consolidata in vita, andò svanendo dopo la sua morte, e da allora è ricordata solo come una poetessa minore della letteratura italiana.[6] Nel 2005, in occasione del centocinquantenario della nascita di Vittoria Aganoor, il Comune di Padova ha patrocinato tre eventi a lei dedicati con la partecipazione dei letterati Franco e Lucia Gaddo Zanovello, quest'ultima curatrice di una ristampa anastatica in 700 copie numerate di Leggenda eterna, conforme all'esemplare della prima edizione del 1900 conservato nella Biblioteca universitaria di Padova.[64]
Intitolazioni
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Sono intitolate a lei strade nei comuni di Baone,[65] Arquà Petrarca (nella frazione di Sassonegro),[66] Padova,[67] Basalghelle,[68] Passignano sul Trasimeno,[69] Tuoro sul Trasimeno,[70] Selvazzano Dentro (nella frazione di Feriole),[71] Assisi,[72] Napoli,[73] Castellammare di Stabia,[74] e Perugia.[75] Il Comune di Roma le ha intitolato un viale al Pincio.[76]
La sua casa natale a Padova, affacciata sul Prato della Valle, è segnalata da una targa commemorativa che riporta i versi: «Vecchia casa lontana, / aperta su quel prato / che il fiumicel chiudea come un monile».[77]
Opere
[modifica | modifica wikitesto]Poesia
[modifica | modifica wikitesto]- Vittoria Aganoor e Elena Aganoor, Poesie varie, in Nuova Antologia, Roma, 1876.
- Vittoria Aganoor, I cavalli di San Marco, Venezia, Stab. Tip. C. Ferrari, 1892.
- Vittoria Aganoor, A mio padre. Versi, Venezia, Stab. Tip. Lit. C. Ferrari, 1893.
- Vittoria Aganoor, Leggenda eterna, Milano, Treves, 1900.
- Vittoria Aganoor, Nuove liriche, Roma, Nuova Antologia, 1908.
Edizioni
[modifica | modifica wikitesto]In italiano
[modifica | modifica wikitesto]- Vittoria Aganoor, Leggenda eterna, Milano, Treves, 1900.
- Vittoria Aganoor, Il canto dell'amore, Feltre, 1902.
- Vittoria Aganoor, Leggenda eterna, Torino, Roux e Viarengo, 1903.
- Vittoria Aganoor, Nuove liriche, Roma, Nuova Antologia, 1908.
- Vittoria Aganoor, Poesie complete, a cura di Luigi Grilli, Firenze, Successori Le Monnier, 1912.
- Vittoria Aganoor, Poesie complete, a cura di Luigi Grilli, Firenze, Felice Le Monnier, 1927.
- Vittoria Aganoor, Dal vero, in Patrizia Zambon (a cura di), Novelle d'autrice tra Otto e Novecento, Roma, Bulzoni, 1998.
- Vittoria Aganoor, Leggenda eterna, a cura di Lucia Gaddo Zanovello, Faedo di Cinto Euganeo, Az. Agr. Ca' Lustra Villa Alessi, 2005.
- Vittoria Aganoor, Nuove liriche, a cura di John Butcher, Bologna, Nuova S1, 2007.
- Vittoria Aganoor, Leggenda eterna e intervento al Collegio Romano, a cura di M. G. Amati, collana Donne in poesia, Perugia, Bertoni Editore, 2021.
Traduzioni
[modifica | modifica wikitesto]- (HY) Vittoria Aganoor, Hawitenakan zroytsʻ, a cura di Arsen Ghazikian, Venezia, Mkhitʻarean Tparan, 1905.
- (HY) Vittoria Aganoor, Nor erger, a cura di Arsen Ghazikian, Venezia, Mkhitʻarean Tparan, 1910.
- (DE) Vittoria Aganoor, Dichtungen von Vittoria Aganoor, a cura di Otto Händler, Dresda, Karl Reissner, 1910.
Lettere e carteggi
[modifica | modifica wikitesto]- Biagia Marniti (a cura di), Lettere a Domenico Gnoli, 1898-1901, Caltanissetta, Roma, Sciascia, 1967.
- Adriana Chemello (a cura di), Lettere a Giacomo Zanella (1876-1888), Mirano, Eidos, 1996.
- Brunone De Toffol (a cura di), Lettere scelte di Vittoria Aganoor ad Antonio Fogazzaro, Mansuè, Comune di Mansuè, 2002.
- Lucia Ciani (a cura di), Aganoor, la brezza e il vento, corrispondenza di Vittoria Aganoor a Guido Pompilj, Bologna, Nuova S1, 2004.
- Lucia Ciani (a cura di), Vittoria Aganoor, Almerigo da Schio: lettere (1886-1909), S.l. Ribis, 2005.
- A. Chemello e D. Alesi (a cura di), Tre donne d'eccezione: Vittoria Aganoor, Silvia Albertoni Tagliavini, Sofia Bisi Albini (dai carteggi inediti con Antonio Fogazzaro), Il Poligrafo, 2005.
- O. Pittarello (a cura di), Lettere d'amicizia a Marina Sprea Baroni Semitecolo (1881-1909), Nuova S1, 2012.
Note
[modifica | modifica wikitesto]Annotazioni
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Elena Aganoor (Padova, 1852 - Oderzo, 1912) fu a sua volta poetessa, anche se meno nota della sorella Vittoria. Alla pubblicazione del 1876 contribuì con le liriche Melanconia, Una lampada, Sola e In abbandono; come Vittoria e le altre sorelle, anche Elena fu allieva di Giacomo Zanella, col quale ebbe uno scambio epistolare e che le dedicò, assieme alla sorella, il componimento Ad Elena e Vittoria Aganoor. Ebbe per questo dei dissapori con Vittoria, allontanandosene progressivamente. Cfr. Grilli 1912, p. XXIX e Fiorillo 2023, p. 102.
- ↑ Non è certo quando la famiglia si sia trasferita. Nel 1876-1877 risultava ancora a Padova, mentre nel 1881 era già con certezza stabilita a Napoli. Già nel 1875 la famiglia vi aveva soggiornato brevemente per saggiare il luogo, trovandolo adatto per stabilirvisi. In questo periodo si allentarono anche i contatti con Giacomo Zanella, che dovette quindi dimettersi dal proprio ruolo di educatore delle sorelle Aganoor. Cfr. DBI 1960 e Fiorillo 2023, p. 98.
Riferimenti
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 Grilli 1912, p. VI.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 EBBI 1941, p. 19.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 Adriana Chemello, Aganoor Pompilj, Vittoria (1855-1910), su lib.uchicago.edu, 2004.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 EI 1929.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 DBI 1960.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 Giusy Marzocca, Vittoria Aganoor Pompilj, su enciclopediadelledonne.it, 2016.
- 1 2 3 4 5 Grilli 1912, p. X.
- 1 2 3 4 5 Centonze 2011, p. 15.
- 1 2 Grilli 1912, p. VIII.
- 1 2 Grilli 1912, p. VII.
- 1 2 3 4 Fiorillo 2023, p. 99.
- ↑ Grilli 1912, pp. XIII-XIV.
- ↑ Grilli 1912, pp. XI-XIII.
- ↑ Grilli 1912, pp. XII-XIII.
- 1 2 3 4 Fiorillo 2023, p. 98.
- ↑ Grilli 1912, p. IX.
- ↑ Grilli 1912, p. 138.
- 1 2 3 4 Grilli 1912, p. IV.
- 1 2 3 4 Grilli 1912, p. XV.
- ↑ Grilli 1912, p. XIV.
- 1 2 3 Centonze 2011, p. 16.
- ↑ Grilli 1912, pp. XIV-XV.
- 1 2 Fiorillo 2023, p. 100.
- ↑ Centonze 2011, p. 17.
- ↑ Grilli 1912, p. XVI.
- 1 2 3 4 5 Centonze 2011, p. 18.
- ↑ Fiorillo 2023, p. 101.
- 1 2 Grilli 1912, p. XXIX.
- 1 2 3 4 5 Fiorillo 2023, p. 102.
- ↑ Grilli 1912, pp. XIX-XX.
- 1 2 Centonze 2011, pp. 29-30.
- 1 2 D'Amico 2016, p. 270.
- ↑ Grilli 1912, p. XX.
- 1 2 Centonze 2011, p. 21.
- 1 2 3 4 5 Fiorillo 2023, p. 103.
- ↑ Grilli 1912, p. 53.
- 1 2 Grilli 1912, p. XXX.
- 1 2 3 Rovito 1922, p. 3.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 EBBI 1941, p. 20.
- ↑ Grilli 1912, p. XLII.
- 1 2 3 4 5 Grilli 1912, p. XXI.
- ↑ Grilli 1912, p. XXXV.
- ↑ Fiorillo 2023, p. 104.
- ↑ Grilli 1912, p. XXII.
- ↑ Grilli 1912, p. XXIII.
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- 1 2 3 Grilli 1912, p. III.
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- 1 2 Grilli 1912, p. XXXI.
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- ↑ D'Amico 2016, p. 271.
- ↑ Omaggio a Vittoria Aganoor, su literary.it. URL consultato il 2 novembre 2013 (archiviato dall'url originale il 3 novembre 2013).
- ↑ Via Vittoria Aganoor, su google.com. URL consultato il 13 marzo 2021.
- ↑ Via Vittoria Aganoor 35032 Arquà Petrarca PD, su tuttocitta.it. URL consultato il 13 marzo 2021.
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- ↑ Vicolo V. Aganoor, su google.com. URL consultato il 27 marzo 2026.
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- ↑ Viale Vittoria Aganoor Pompili in Roma, su nuove-strade.it. URL consultato il 13 marzo 2021.
- ↑ Casa natale di Vittoria Aganoor, via Prato della Valle 42, su google.com. URL consultato il 18 luglio 2024.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Maria Bandini Buti (a cura di), AGANOOR POMPILJ VITTORIA, in Poetesse e Scrittrici, collana Enciclopedia Biografica e Bibliografica "Italiana", Roma, Istituto Editoriale Italiano Bernardo Carlo Tosi, 1941.
- Umberto Bosco, AGANOOR POMPILJ, Vittoria, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1929.
- Giuseppe Centonze, Vittoria Aganoor a Castellammare di Stabia, Castellammare di Stabia, Biblioteca Stabiana Altera, 2011, ISBN 9788891004710.
- Nicola D'Amico, Tragico amore, in Un libro per Eva. Il difficile cammino dell'istruzione della donna in Italia: la storia, le protagoniste, Franco Angeli, 2016, pp. 270-272, ISBN 9788891749956.
- Ada Patrizia Fiorillo, Vittoria Aganoor, scrittrice e poetessa. L’apporto dell’epistolografia come testimonianza e racconto, in Altre Modernità, Università degli Studi di Milano, 2023, pp. 96-109, ISSN 2035-7680.
- Teodoro Rovito (a cura di), Letterati e giornalisti italiani contemporanei, Napoli, Teodoro Rovito, 1922, pp. 3-4.
- Antonio Russi, AGANOOR, Vittoria, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1960.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Aganòor Pompilj, Vittoria, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Umberto Bosco, AGANOOR POMPILJ, Vittoria, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1929.
- Aganoor Pompilij, Vittòria, su sapere.it, De Agostini.
- Antonio Russi, AGANOOR, Vittoria, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 1, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1960.
- Vittoria Aganoor, su enciclopediadelledonne.it, Enciclopedia delle donne.
- Opere di Vittoria Aganoor, su Liber Liber.
- Opere di Vittoria Aganoor / Vittoria Aganoor (altra versione), su MLOL, Horizons Unlimited.
- (EN) Opere di Vittoria Aganoor, su Open Library, Internet Archive.
- (EN) Vittoria Aganoor, su Goodreads.
- Vittoria Aganoor, in Archivio storico Ricordi, Ricordi & C.
- (EN) Spartiti o libretti di Vittoria Aganoor, su International Music Score Library Project, Project Petrucci LLC.
- (EN) Vittoria Aganoor, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation.
- (HY) ԱՂԱՆՈՒՐ (Aganoor), in Հայկական Սովետական Հանրագիտարան (Enciclopedia Armena Sovietica), vol. 1, 1975, p. 246.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 37058307 · ISNI (EN) 0000 0000 8115 9793 · SBN LO1V133742 · BAV 495/28390 · LCCN (EN) n91004167 · GND (DE) 119293412 · BNE (ES) XX1442723 (data) · BNF (FR) cb131895061 (data) · J9U (EN, HE) 987007447428705171 |
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