Vai al contenuto

Pieve di Santa Maria Assunta (Fornovo di Taro)

Coordinate: 44°41′28.71″N 10°05′50.15″E
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Pieve di Santa Maria Assunta
Image
Facciata
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneEmilia-Romagna
LocalitàFornovo di Taro
Indirizzopiazza IV Novembre
Coordinate44°41′28.71″N 10°05′50.15″E
Religionecattolica di rito romano
Titolaresanta Maria Assunta
Diocesi Parma
Stile architettonicoromanico
Inizio costruzioneprima metà dell'VIII secolo
Completamento1942

La pieve di Santa Maria Assunta, nota anche come pieve di Fornovo, è un luogo di culto cattolico dalle forme romaniche situato in piazza IV Novembre a Fornovo di Taro, in provincia e diocesi di Parma; appartiene al gruppo delle pievi parmensi ed è sede di una parrocchia compresa nella zona pastorale della Pedemontana.

La chiesa originaria fu costruita in epoca longobarda durante il regno di Liutprando tra il 719 e il 744, lungo la via di monte Bardone, percorsa dai pellegrini diretti a Roma dal Nord Europa; l'edificio sorse sul luogo di un tempio pagano d'epoca romana dedicato a Mercurio, di cui nel 1867 furono riscoperte le rovine, insieme ad alcune sortes, nel corso di una serie di scavi effettuati nella piazza di fronte alla pieve.[1][2][3][4]

La più antica testimonianza certa dell'esistenza dell'edificio risale però al 24 agosto 854, quando l'ecclesie Sancte Marie sita Fornovo fu nominata in una disputa territoriale tra l'arciprete della pieve di Fornovo e quello della pieve di Varsi, cui pose fine il vescovo di Piacenza Seufredo II con l'assegnazione del monte Spinola al secondo, successivamente riconfermata nell'883 dall'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo il Grosso.[2][4][5][6]

Intorno alla metà dell'XI secolo l'edificio fu completamente ricostruito su una pianta basilicale a tre navate terminanti in altrettante absidi.[2][3][7][8]

Tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo fu costruito in aggetto alla facciata a salienti un ampio esonartece di due campate e tre navate, per garantire ai numerosi pellegrini che frequentavano la pieve una protezione dalle intemperie; fu inoltre eretta la primitiva torre campanaria sulla sinistra del tempio, che fu arricchito con capitelli e varie sculture in stile romanico, tra cui un monumentale ambone in pietra su colonnine interamente scolpito da un artista di scuola antelamica.[3][4][7][8][9][10]

L'importanza della pieve crebbe notevolmente, tanto che nel 1230, come testimoniato dal Capitulum seu Rotulus Decimarum della diocesi di Parma, erano poste alle sue dipendenze ben diciotto cappelle del circondario, estese su uno dei territori più ampi dell'intera diocesi: Medesano, Signano, Sant'Andrea, Miano, Varano Marchesi, Roccalanzona, Riviano, Viazzano, Oriano, Solignano, Qualatica, Galegana, Sant'Antonio, Carona, Vizzola, Gambodio, Costamezzana e Monte; l'area posta sotto la sua giurisdizione comprendeva inoltre numerose cappelle soggette direttamente ad altri enti.[2][11]

Tra il 1303 e il 1375 fu parzialmente ricostruito il campanile.[3][4][7][9] Verso la fine del secolo fu edificata in forme gotiche la prima cappella laterale destra in aggetto e furono realizzate le decorazioni ad archetti pensili sulla sommità delle absidi.[3][9][8]

Nel 1578, in ottemperanza ai dettami del concilio di Trento, l'ambone fu smembrato, conservando soltanto parte delle sue sculture, riutilizzate quali elementi decorativi nel tempio e nella non lontana chiesa di Santa Maria Assunta di Bardone; sorte peggiore toccò al sottostante altare coevo, dedicato a santa Margherita di Antiochia, che fu distrutto; alla santa fu intitolato un altro altare all'interno del luogo di culto.[2][9][12]

Nel 1627 fu costruita in forme barocche una cappella sulla sinistra.[3][8]

Tra il 1712 e il 1745 la pieve fu modificata internamente secondo i gusti barocchi; nel corso dei lavori, le capriate lignee furono coperte con una serie di volte, le pareti furono intonacate e furono aggiunte altre due cappelle laterali;[3][8][13] sul retro del presbiterio fu infine edificata la sagrestia.[9]

A partire dalla fine del XIX secolo l'edificio fu interessato da complesse opere di ristrutturazione, volte a ripristinare il suo aspetto romanico originario. Tra il 1892 e il 1901 fu probabilmente realizzata la facciata, chiudendo l'esonartece medievale, mentre nel 1911 furono restaurati gli interni, su disegno dell'architetto Lamberto Cusani; nel 1927 fu sostituita la pavimentazione interna; nel 1942 furono rimosse le volte di copertura e parti degli intonaci interni, mentre all'esterno fu risistemata la facciata, sempre su progetto del Cusani; nel 1956 furono rifatti gli intonaci.[3][8][13][14]

Tra il 1970 e il 1975 furono eseguiti alcuni interventi negli interni, a partire dal presbiterio, da cui fu rimosso l'altare maggiore barocco per collocarlo nella cappella del Santissimo, mentre sulla fronte del nuovo altare a mensa fu collocato il bassorilievo raffigurante il Martirio di Santa Margherita, precedentemente murato nel nartece; durante gli scavi furono rinvenuti alcuni oggetti liturgici medievali e un'antica croce-reliquiario pettorale in bronzo, risalente all'XI o XII secolo. Inoltre, nel corso delle opere furono rimossi gli intonaci dalle colonne tra le navate e sul fondo della navatella destra furono riportate alla luce le fondamenta dell'absidiola originaria.[3][13][15]

Image
Facciata e lato sud
Image
Archivolto sul portale d'ingresso laterale destro
Image
Lato nord e campanile
Image
Abside e lato sud

La pieve si sviluppa su un impianto a tre navate precedute da un nartece e affiancate da due cappelle per lato, con ingresso a ovest e presbiterio absidato a est.[3][7][8][9][13]

La facciata a capanna, interamente rivestita in blocchi squadrati di pietra, è caratterizzata dalla presenza nel mezzo del portale d'ingresso principale, sormontato da una finestra a lunetta e delimitato da una cornice; ai suoi fianchi sono incastonati due piedritti duecenteschi, provenienti dalla facciata originaria e coronati da capitelli romanici, scolpiti con raffigurazioni umane e zoomorfe, a sostegno di un'ampia arcata a tutto sesto;[8][9] in corrispondenza dell'imposta dell'arco, affiorano dalla parete due capitelli dell'antico esonartece, mentre sulla destra si apre una nicchia contenente la statua romanica acefala di un Pellegrino, con le chiavi di san Pietro appese in cintura e una cesta sulle spalle.[9][14][16][17] Più in alto si aprono simmetricamente due bifore con colonnine centrali, inquadrate da arcate a tutto sesto in pietra, mentre in sommità è collocata nel mezzo un'apertura cruciforme.[3] Ai lati sono poste due sottili monofore, mentre sulla destra è incastonata una lastra proveniente dall'ambone duecentesco, raffigurante un'ampia e dettagliata Scena dell'Inferno, con i dannati sottoposti a terribili punizioni suddivise in base ai sette vizi capitali.[9][14][16][17] Alle estremità del prospetto si innalzano due larghe paraste; quella di sinistra è decorata con un bassorilievo, proveniente probabilmente dall'ambone smembrato e rappresentante una Scena di lotta affiancata da due figure umane in preghiera; al di sopra aggettano due telamoni, recuperati dal portale della facciata duecentesca.[9][10][14][16]

Sul fianco destro, scandito da contrafforti, si apre in corrispondenza della seconda campata del nartece un portale d'ingresso ad arco a tutto sesto, sormontato da un archivolto romanico riccamente decorato con bassorilievi, raffiguranti animali in fuga, un uomo e, in chiave di volta, un'aquila.[3][9][10][18] In adiacenza aggettano due cappelle, di cui la prima, rivestita in laterizio a differenza del resto dell'edificio, decorata in stile gotico e illuminata da due alte monofore ad arco ogivale.[9]

Sul fianco sinistro si apre un altro accesso laterale ad arco a tutto sesto, delimitato da una cornice in conci di pietra. Più avanti, oltre le cappelle si innalza il massiccio campanile trecentesco, alla cui base, accanto all'ingresso, è incastonato nella muratura un mattone, inciso con un'epigrafe sulla cui interpretazione gli studiosi si dividono: secondo alcuni, riporta che i lavori di ricostruzione della torre e di risistemazione della chiesa furono eseguiti per volere dei marchesi di Terenzo nel 1303, mentre secondo altri testimonia che i committenti di tali opere furono gli ignoti marchesi dalle iniziali Ar. e J. nel 1375. In sommità la cella campanaria si affaccia sulle quattro fronti attraverso monofore ad arco a tutto sesto.[3][4][7][9][19]

Sul retro è ancora visibile, seppur parzialmente inglobata dagli edifici adiacenti, l'abside centrale, unica superstite delle tre costruite originariamente; la struttura è illuminata lateralmente da monofore strombate ad arco tutto sesto ed è decorata in sommità con un motivo in mattoni disposti a denti di sega.[9][13][10]

Image
Nartece
Image
Navata centrale

All'interno il nartece funge da atrio d'accesso alle tre navate; sviluppato su due campate per complessive sei volte a crociera intonacate, l'antico portico dell'XI secolo conserva gli originari pilastri polistili in pietra, coronati da capitelli decorati con bassorilievi, rappresentanti i Simboli degli Evangelisti, la Tentazione di Adamo ed Eva, raffigurazioni umane e zoomorfe e motivi vegetali.[6][9][16][20] Sulla parete di divisione con le navate, corrispondente all'antica facciata innalzata nell'XI secolo, sono inoltre murate due statue romaniche ritraenti un religioso, probabilmente vescovo o abate, e un re.[9][16][17]

Image
Prima cappella a destra
Image
Seconda cappella a sinistra

La navata centrale, coperta da un soffitto a capriate lignee, è divisa dalle laterali attraverso una serie di arcate a tutto sesto sostenute da massicci pilastri polistili, parzialmente scoperti dagli intonaci in seguito alle ristrutturazioni novecentesche; superiormente si aprono su ogni lato tre strette monofore, risalenti all'XI secolo. Sui fianchi si affacciano sulle navatelle, chiuse superiormente da volte a crociera, le cappelle laterali.[6][7][13]

Sulla destra, la prima cappella, coperta da una volta a crociera con costoloni, accoglie l'antico altare maggiore, realizzato all'incirca tra il 1780 e il 1790 forse da Odoardo Panini;[9][21] su una parete è collocato un dipinto raffigurante l'Assunta, eseguito da Bernardino Riccardi nel 1847 su commissione della duchessa Maria Luigia.[9][22] La seconda ospita un altare in cemento, ornato con un paliotto dipinto con motivi floreali; superiormente si staglia un'ancona barocca in stucco del 1665 circa, delimitata da due semicolonne binate corinzie, a sostegno del frontone semicircolare spezzato coronato da due angeli; al suo interno si apre una nicchia affiancata da due putti, contenente una statua in cartapesta del Sacro Cuore, realizzata tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX;[9][23][24] l'ambiente conserva inoltre una statua in cartapesta raffigurante San Giuseppe col Bambino, eseguita da Giovanni Collina intorno al 1883.[9][25] Sul fondo della navatella affiorano le fondamenta dell'antica abside destra, demolita nel XV secolo.[9]

Sulla sinistra, la prima cappella accoglie un altare sormontato da un'ancona barocca in legno laccato e dorato, delimitata da due colonne ioniche a sostegno del frontone spezzato di coronamento; al suo interno è collocata una statua lignea raffigurante la Madonna del Rosario, intagliata tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX.[9][26][27] La seconda è interamente decorata sulle pareti e sulla volta a botte di copertura con stucchi barocchi eseguiti nel 1665, contenenti una serie di tele coeve raffiguranti i Misteri del Rosario;[9][28] sul fondo è collocato un altare ligneo intagliato del 1602, sormontato da un'ancona tripartita contenente tre dipinti seicenteschi raffiguranti al centro il Riposo durante la fuga in Egitto, a sinistra Santa Margherita e a destra San Francesco d'Assisi, mentre nel frontone si staglia un olio coevo ritraente l'Assunzione della Madonna.[9][29][30][31][32][33] In adiacenza sono inoltre incastonati nella parete della navatella tre piccoli capitelli romanici.[9]

Image
Controfacciata
Image
Presbiterio

Il presbiterio, lievemente sopraelevato, è preceduto dall'arco trionfale a tutto sesto, sormontato da un oculo circolare. L'ambiente absidato, coperto dal catino a semicupola e illuminato da una serie di monofore, accoglie nel mezzo l'altare maggiore a mensa realizzato tra il 1970 e il 1975, il cui paliotto è costituito da una grande lastra in pietra proveniente dall'antico ambone duecentesco smembrato; il bassorilievo romanico raffigura il Martirio di Santa Margherita narrato nel capitolo De sancta Margareta della Legenda Aurea di Jacopo da Varagine. La storia è suddivisa in otto scene a partire dall'angolo in alto a destra:[3][9][14] la prima immagine rappresenta Margherita mentre pascola le sue pecore, seguita dall'arrivo degli ambasciatori del governatore Olibrio o Oliario, invaghito di lei ma respinto a causa della cristianità della donna; nella terza la santa, sottoposta a giudizio, continua a professare la propria fede, mentre nella quarta è mostrata in carcere; le due scene seguenti mostrano il supplizio della donna, fustigata e straziata con pettini di metallo; ancora viva, nella settima è raffigurata nuovamente in carcere, di fronte al diavolo incatenato, in quanto sconfitto da lei; nell'ultima immagine Margherita prega dopo aver squarciato con la croce il ventre del drago che l'aveva ingoiata.[34][35][36] Il presbiterio accoglie inoltre un ambone coevo dell'altare, ornato con due telamoni duecenteschi recuperati dal pulpito medievale distrutto,[3][37] e un angelo portacero in legno dorato, scolpito secondo alcuni storici intorno alla metà del XVII secolo e secondo altri nella seconda metà del secolo successivo.[9][14][38]

Sul retro la sagrestia settecentesca è ornata sulla volta con stucchi, che incorniciano un dipinto raffigurante l'Assunta, eseguito da un seguace di Sebastiano Galeotti;[9][39] l'ambiente accoglie inoltre due armadi seicenteschi e uno settecentesco, oltre ad altre parti frammentarie dell'ambone duecentesco.[9]

La chiesa conserva una rara croce-reliquiario risalente all'XI o XII secolo, rinvenuta nel 1970 sotto all'altare maggiore con due piccole lucerne e due ampolline in vetro all'interno di un mortaio in marmo riportante la scritta RELIQUI[A]E SAN[C]TAE FORTUNATAE V [IRGINIS] ET M[ARTIRIS] ET ALIORUM SS[ANCTORUM], ossia "Reliquie di santa Fortunata vergine e martire e di altri santi"; l'encolpio bronzeo, di fattura probabilmente balcanica o anatolica, è composto da due distinte porzioni anteriore e posteriore, incernierate tra loro e decorate in rilievo rispettivamente con le raffigurazioni di Gesù Cristo in croce e di Maria orante con gli Evangelisti.[9][40][41][42] L'edificio accoglie anche alcuni paramenti sacri settecenteschi e vari oggetti liturgici in argento del XVIII secolo, tra cui un ostensorio, un secchiello, un turibolo e una navicella.[9][14]

Organo a canne

[modifica | modifica wikitesto]

La tribuna posta sopra all'endonartece si affaccia sulla navata centrale attraverso un'ampia arcata a tutto sesto; l'ambiente accoglie un organo fabbricato nel 1884 da Pacifico Inzoli.[43][44]

Lo strumento, originariamente collocato in una diversa posizione, fu spostato nella definitiva ubicazione nel 1917 e contestualmente restaurato da Giuseppe Cavalli; l'organo fu nuovamente sistemato da Enrico Cavalli nel 1941, con la trasformazione della trasmissione da meccanica a pneumatica. In seguito lo strumento cadde in disuso, fino al restauro del 2005 da parte di Daniele Giani, che lo riportò alla conformazione originaria.[43][44]

Costituito da 19 canne in lega di stagno, alcune delle quali risalenti al XVII e al XVIII secolo,[43] lo strumento è a trasmissione meccanica, con tastiera di 58 tasti e pedaliera di 18 pedali.[45]

  1. Dall'Aglio, pp. 494-496.
  2. 1 2 3 4 5 Fallini, Calidoni, Rapetti, Ughetti, p. 147.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 Chiesa dell'Assunzione di Maria Vergine "Fornovo di Taro", su Le chiese delle diocesi italiane, Conferenza Episcopale Italiana. URL consultato il 25 aprile 2026.
  4. 1 2 3 4 5 Fornovo, su web-b.ltt.it. URL consultato il 2 aprile 2018 (archiviato dall'url originale il 2 aprile 2018).
  5. Dall'Aglio, p. 496.
  6. 1 2 3 Pieve di Santa Maria Assunta, su turismo.comune.parma.it. URL consultato il 4 maggio 2016 (archiviato dall'url originale il 27 agosto 2016).
  7. 1 2 3 4 5 6 Dall'Aglio, p. 498.
  8. 1 2 3 4 5 6 7 8 Breve Storia, su parrocchiafornovo.it. URL consultato il 4 maggio 2016.
  9. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Cirillo, Godi, p. 171.
  10. 1 2 3 4 Pieve di Santa Maria Assunta a Fornovo, su iatfornovo.it. URL consultato il 4 maggio 2016 (archiviato dall'url originale il 20 dicembre 2016).
  11. Dall'Aglio, p. 497.
  12. Storia dell'antico ambone, su parrocchiafornovo.it. URL consultato il 4 maggio 2016.
  13. 1 2 3 4 5 6 Fallini, Calidoni, Rapetti, Ughetti, p. 148.
  14. 1 2 3 4 5 6 7 Dall'Aglio, p. 499.
  15. Mazza, p. 137.
  16. 1 2 3 4 5 Fallini, Calidoni, Rapetti, Ughetti, p. 150.
  17. 1 2 3 Santa Maria Assunta a Fornovo, su medioevo.org. URL consultato il 4 maggio 2016 (archiviato dall'url originale l'8 dicembre 2017).
  18. Fallini, Calidoni, Rapetti, Ughetti, pp. 148-150.
  19. Fallini, Calidoni, Rapetti, Ughetti, p. 152.
  20. Dall'Aglio, pp. 498-499.
  21. Altare, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 30 aprile 2026.
  22. Assunzione della Madonna, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 30 aprile 2026.
  23. Ancona - ambito parmense (sec. XVII), su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 30 aprile 2026.
  24. Sacro Cuore di Gesù, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 30 aprile 2026.
  25. San Giuseppe, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 30 aprile 2026.
  26. Ancona - ambito emiliano (seconda metà sec. XVII), su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 30 aprile 2026.
  27. Madonna del Rosario, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 30 aprile 2026.
  28. Misteri del rosario, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 30 aprile 2026.
  29. Ancona, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 30 aprile 2026.
  30. Riposo nella fuga in Egitto, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 30 aprile 2026.
  31. Santa Margherita d'Antiochia, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 30 aprile 2026.
  32. San Francesco d'Assisi, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 30 aprile 2026.
  33. Assunzione della Madonna, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 30 aprile 2026.
  34. Fallini, Calidoni, Rapetti, Ughetti, pp. 150-151.
  35. La storia di Santa Margherita, su parrocchiafornovo.it. URL consultato il 4 maggio 2016.
  36. Martirio di Santa Margherita d'Antiochia, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 30 aprile 2026.
  37. Ambone di Antelami Benedetto (scuola) (fine/inizio secc. XII/ XIII), su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 30 aprile 2026.
  38. Candelabro a statua, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 30 aprile 2026.
  39. Assunzione della Madonna, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 30 aprile 2026.
  40. Mazza, pp. 137-139.
  41. Fallini, Calidoni, Rapetti, Ughetti, p. 150.
  42. Encolpio cruciforme, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 5 maggio 2026.
  43. 1 2 3 Pieve di S.Maria Assunta - Fornovo (PR), su accademiaorganisticadiparma.it. URL consultato il 5 maggio 2016.
  44. 1 2 Organo di Inzoli Pacifico (sec. XIX), su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 5 maggio 2026.
  45. Fornovo Val di Taro (PR) - Chiesa parrocchiale dell'Assunzione di Maria Vergine (PDF), su parrocchiafornovo.it. URL consultato il 5 maggio 2016.
  • Mario Mazza, Un'antica croce-reliquiario pettorale nella pieve di Fornovo (PDF), in Per la Val Baganza, Riccò di Fornovo di Taro, Studio Guidotti s.n.c., 2009, pp. 137-142. URL consultato il 5 maggio 2026.
  • Giuseppe Cirillo, Giovanni Godi, Guida artistica del Parmense, II, Parma, Artegrafica Silva, 1986.
  • Italo Dall'Aglio, La Diocesi di Parma, I Volume, Parma, Scuola Tipografica Benedettina, 1966.
  • Marco Fallini, Mario Calidoni, Caterina Rapetti, Luigi Ughetti, Terra di pievi, Parma, MUP Editore, 2006, ISBN 88-7847-021-X.

Voci correlate

[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
Controllo di autoritàVIAF (EN) 245853577