Istituto Bruno Leoni
| Istituto Bruno Leoni | |
|---|---|
| Istituto Bruno Leoni Idee per il libero mercato | |
| Abbreviazione | IBL |
| Tipo | centro studi |
| Fondazione | 2003 |
| Sede centrale | |
| Altre sedi | Milano |
| Presidente | |
| Lingua ufficiale | ITA |
| Sito web | |
L'Istituto Bruno Leoni (IBL) è un think tank italiano con sede a Torino e Milano, fondato nel 2003 e intitolato al filosofo del diritto Bruno Leoni. L'Istituto promuove posizioni di orientamento liberista e favorevoli al libero mercato nel dibattito pubblico italiano[1][2].
L'enciclopedia Treccani lo definisce un «istituto di ricerca di orientamento liberista», fondato «sul modello di analoghi think tanks anglosassoni»[1]. Il portale SourceWatch lo classifica come «free-marketeering, libertarian think tank»[3]. La stampa italiana lo ha variamente descritto come «pensatoio liberista»[4] e «think tank iper liberista»[5].
L'IBL è affiliato all'Atlas Network, una rete globale di oltre 500 organizzazioni di orientamento liberista fondata nel 1981 da Antony Fisher su consiglio di Friedrich von Hayek, il cui ruolo nella diffusione transnazionale del pensiero neoliberista è stato oggetto di studi accademici[6][7]. L'Istituto è inoltre membro fondatore di Epicenter, una rete paneuropea di think tank favorevoli al libero mercato con sede a Bruxelles[8].
Secondo il Global Go To Think Tank Index Report 2020 della Università della Pennsylvania, l'IBL risulta 132º a livello mondiale e 76º tra i think tank dell'Europa occidentale[9]. Nel 2004 è stato insignito del Templeton Freedom Award for Institute Excellence dall'Atlas Foundation per le attività in ambito educativo.
I fondatori dell'Istituto sono Carol Erickson, Franco Forlin, Sergio Leali, Carlo Lottieri, Alberto Mingardi, Carlo Stagnaro e Tito Tettamanti[1].
Orientamento ideologico
[modifica | modifica wikitesto]L'Istituto si auto-definisce promotore di «idee per il libero mercato» e dichiara di ispirarsi alla tradizione del liberalismo classico, della scuola austriaca di economia (in particolare Ludwig von Mises e Friedrich von Hayek) e di pensatori come Milton Friedman, James M. Buchanan della teoria della scelta pubblica e Wilhelm Röpke dell'ordoliberalismo[10]. L'IBL dichiara di operare in modo «indipendente sia dai partiti politici sia dai propri sostenitori»[11].
Nella letteratura accademica e giornalistica, l'IBL è collocato nel campo dei think tank neoliberisti di matrice anglosassone. Lo studio di Djelic e Mousavi (2020), pubblicato nel volume Nine Lives of Neoliberalism (Verso), inserisce l'IBL tra gli affiliati della rete Atlas Network attivi nella promozione globale del modello neoliberista dei think tank[6]. Un successivo studio peer-reviewed pubblicato su International Sociology (Painter, Plehwe, Moreno, 2025) documenta la pubblicazione da parte dell'IBL di uno studio finanziato dall'industria del gas (Gas Intensive Soc. Consortile a.r.l.), volto a mettere in dubbio l'efficacia degli investimenti pubblici nei cosiddetti green jobs, nell'ambito di una più ampia strategia transnazionale di ostruzionismo climatico coordinata attraverso la rete Atlas[12].
Tra le posizioni storicamente sostenute dall'Istituto figurano la difesa della proprietà privata, la riduzione del carico fiscale, la liberalizzazione dei mercati, l'abolizione degli ordini professionali, la privatizzazione dei servizi pubblici e l'opposizione al protezionismo[4][10].
Influenza politica e rapporti istituzionali
[modifica | modifica wikitesto]Nel 2021, il governo presieduto da Mario Draghi cooptò due esponenti dell'IBL negli organi di consulenza economica di Palazzo Chigi: la vicedirettrice dell'Istituto Serena Sileoni, nominata tra i consiglieri del presidente del Consiglio[13][14], e il direttore ricerche Carlo Stagnaro, inserito nel Nucleo tecnico per il coordinamento della politica economica presso la Presidenza del Consiglio[15][16]. Le nomine suscitarono un dibattito sulla stampa circa l'influenza delle posizioni liberiste sulla politica economica del governo[4][15].
Principali iniziative
[modifica | modifica wikitesto]Il contatore del debito pubblico
[modifica | modifica wikitesto]L'Istituto ha sviluppato un «contatore del debito pubblico», uno strumento digitale che stima in tempo reale lo stock di debito pubblico italiano aggiornandosi ogni tre secondi sulla base dei rapporti mensili della Banca d'Italia[17].
In occasione delle elezioni politiche del 4 marzo 2018, l'IBL acquistò spazi pubblicitari sui maxischermi delle stazioni di Milano Centrale, Roma Termini e Roma Tiburtina per esporre il contatore dal 13 febbraio fino alla conclusione della campagna elettorale[18][19]. L'iniziativa, accompagnata dallo slogan «Ogni promessa è debito», intendeva richiamare l'attenzione degli elettori sulla sostenibilità finanziaria dei programmi dei partiti[18]. L'IBL stimava che il debito pubblico ammontasse all'epoca a circa 40.000 euro pro capite[20].
La proposta di riforma fiscale «25% per tutti»
[modifica | modifica wikitesto]Nel giugno 2017, l'IBL presentò una proposta organica di riforma fiscale denominata «25% per tutti» (o «25xtutti»), coordinata dall'economista Nicola Rossi[21]. La proposta prevedeva l'introduzione di un'aliquota unica del 25% applicata all'IRPEF, all'IRES, all'IVA e alle imposte sostitutive, con la contestuale abolizione dell'IRAP e dell'IMU-TASI, l'introduzione di un «minimo vitale» differenziato su base geografica e una ridefinizione del finanziamento della sanità pubblica con un meccanismo di opt-out verso l'assicurazione privata. Il costo della riforma era stimato in circa 27 miliardi di euro, da coprire mediante spending review[21].
La proposta suscitò un ampio dibattito sulle pagine de Il Sole 24 Ore, con interventi di oltre trenta tra economisti, giuristi e politici[21]. Tra i favorevoli, Lamberto Dini e Natale D'Amico giudicarono la proposta «seria e ben argomentata», mentre tra i critici Vincenzo Visco argomentò che il sistema avrebbe penalizzato il ceto medio, e Giampaolo Galli e Lorenzo Codogno sollevarono dubbi sulla sostenibilità finanziaria. Il Ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan definì la proposta «intellettualmente affascinante» ma basata su «ipotesi ottimistiche»[21]. Il dibattito fu successivamente raccolto in un e-book pubblicato da IBL Libri in collaborazione con Il Sole 24 Ore[21].
Finanziamenti e controversie
[modifica | modifica wikitesto]Struttura e fonti di finanziamento
[modifica | modifica wikitesto]L'IBL è organizzato come fondazione senza scopo di lucro. Riceve donazioni da enti, fondazioni, imprese private e singoli cittadini, oltre al contributo del cinque per mille. La Fondazione Cassa di Risparmio di Torino ha erogato contributi di 10.000 euro nel 2006, 10.000 nel 2007 e 30.000 nel 2008[22].
Secondo un'inchiesta del Fatto Quotidiano basata su documenti relativi al 2010, tra i finanziatori dell'Istituto figuravano Eni, Exxon Italia, British American Tobacco, Fastweb, Vodafone, Google, Rai, Autostrade, Farmindustria, Confindustria Giovani, Assolombarda e la fondazione del finanziere svizzero Tito Tettamanti (co-fondatore dell'Istituto), per un totale di circa un milione di euro nel solo 2010[4]. Il quotidiano rilevava che la contabilità era gestita attraverso l'organizzazione statunitense Atlas Network[4]. Alcune delle aziende citate confermarono i pagamenti, mentre Confindustria Giovani precisò di aver interrotto i rapporti dal 2011[4].
Il portale Tag43 osservò nel 2021 che l'IBL non rendeva pubblici i nomi dei propri donatori, sollevando questioni di trasparenza in relazione alla nomina di suoi esponenti a ruoli di consulenza governativa[23].
Uber Files
[modifica | modifica wikitesto]Nel luglio 2022, nell'ambito dell'inchiesta giornalistica internazionale nota come «Uber Files», coordinata dal consorzio ICIJ e pubblicata in Italia da L'Espresso, emerse che Uber aveva considerato l'IBL un interlocutore significativo nella propria strategia di lobbying in Italia nel periodo 2014-2016[24]. Documenti interni della multinazionale indicavano che l'IBL aveva «fortemente aiutato fin dall'inizio» e che Torino era stata una delle città in cui Uber era stata «più attiva attraverso terze parti come l'Istituto Bruno Leoni»[24].
L'Istituto dichiarò di non svolgere «alcuna attività di lobbying o di rappresentanza di interessi» e confermò di aver ricevuto da Uber tre contributi di 10.000 euro (2014), 10.000 euro (2015) e 12.500 euro (2017), corrispondenti secondo l'IBL a una quota compresa tra lo 0,9% e l'1,1% delle proprie entrate annuali[24]. L'Istituto sottolineò che le proprie posizioni favorevoli alla liberalizzazione del trasporto pubblico non di linea erano documentate fin dal 2004-2005, precedenti all'ingresso di Uber nel mercato italiano[24].
Convegni e seminari
[modifica | modifica wikitesto]Durante tutto l'anno l'istituto organizza incontri e convegni[25]. Gli eventi annuali più importanti sono la cena annuale dell'IBL[26], il Seminario Mises[27] (che ha, invece, cadenza biennale e si svolge in autunno a Sestri Levante), la Lectio Minghetti[28], il Discorso Bruno Leoni[29].
Attività Editoriale
[modifica | modifica wikitesto]Dal 2009 l'IBL dispone di una propria casa editrice, IBL Libri, e sponsorizza la collana «Hic sunt leones» presso l'editore Liberilibri[10].
L'Istituto segue un'intensa attività di scrittura di articoli e studi:
La ricerca più citata dell'Istituto è denominata “Indice delle Liberalizzazioni“ e viene condotta su base annuale dal 2007, mettendo a confronto i paesi dell'Unione Europea e i loro settori produttivi. Secondo l'ultima edizione, basata sui dati del 2019, l'indice italiano si attesterebbe a 75 punti su 100[34].
Tra le pubblicazioni promosse dall'Istituto, il volume Un miracolo non fa il santo. La distruzione creatrice nella società italiana, 1861-2021 (IBL Libri, 2024) di Nicola Rossi, con prefazione di Deirdre McCloskey, analizza la storia economica italiana dall'Unità al 2021, sostenendo che il «miracolo economico» rappresenti un'anomala parentesi di innovazione in una traiettoria di lungo periodo caratterizzata da risultati deludenti[35]. Il volume è stato recensito sul Corriere della Sera[36], su Il Foglio[37] e su Robinson de la Repubblica[38].
L'Istituto ha anche pubblicato un saggio del principe del Liechtenstein, Giovanni Adamo II, dedicato alla sua visione dello Stato.
L'Istituto ha un blog curato, tra gli altri, dal giornalista e conduttore radiofonico Oscar Giannino.
Organizzazione
[modifica | modifica wikitesto]Il presidente dell'IBL è Franco Debenedetti[2]. Il direttore generale è Alberto Mingardi, co-fondatore dell'Istituto ed editorialista del Corriere della Sera[2][4]. Nicola Rossi, già ordinario di economia politica all'Università di Roma Tor Vergata e già parlamentare del PD, è membro del Consiglio di amministrazione[39]. Carlo Lottieri è direttore del dipartimento di teoria politica[10].
L'economista Sergio Ricossa è stato presidente onorario fino alla morte.
Direzione
[modifica | modifica wikitesto]- Franco Debenedetti, presidente
- Nicola Rossi, consigliere di amministrazione
- Alberto Mingardi, direttore generale
- Carlo Lottieri, direttore del dipartimento di teoria politica
Collaboratori e ricercatori
[modifica | modifica wikitesto]Finanziamenti
[modifica | modifica wikitesto]L'associazione culturale Istituto Bruno Leoni (denominata Associazione Culturale Amici dell'Istituto Bruno Leoni fino al 2008) riceve annualmente donazioni a sostegno della propria attività da parte di numerosi enti, fondazioni, tra le quali la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino (10 000 euro nel 2006, 10 000 euro nel 2007, e 30 000 nel 2008)[40] e singoli privati che destinano annualmente il 5 per mille all'Istituto.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 IBL (Istituto Bruno Leoni), in Dizionario di Economia e Finanza, Treccani, 2012.
- 1 2 3 Istituto Bruno Leoni, su OnThinkTanks.org.«advocates classic liberal beliefs in Italy and throughout Europe»
- ↑ Istituto Bruno Leoni, su SourceWatch.
- 1 2 3 4 5 6 7 Eni, Generali, Autostrade, Rai e gli altri: tutti i finanziatori del pensatoio liberista Bruno Leoni, da cui il governo pesca consulenti, in Il Fatto Quotidiano, 22 gennaio 2022.
- ↑ Governo, dopo Francesco Giavazzi anche la turbo-liberista Serena Sileoni consulente di Mario Draghi, in Il Fatto Quotidiano, 7 marzo 2021.
- 1 2 Marie-Laure Djelic e Reza Mousavi, How the Neoliberal Think Tank Went Global: The Atlas Network, 1981 to the Present, in Dieter Plehwe, Quinn Slobodian, Philip Mirowski (a cura di), Nine Lives of Neoliberalism, Verso, 2020, pp. 257-282.
- ↑ Atlas Network, su DeSmog.
- ↑ Epicenter Network, su epicenternetwork.eu.
- ↑ James G. McGann, 2020 Global Go To Think Tank Index Report, su repository.upenn.edu, 28 gennaio 2021.
- 1 2 3 4 Chi siamo, su brunoleoni.it.
- ↑ FAQ (PDF), su brunoleonimedia.it.
- ↑ James Painter, Dieter Plehwe, Jose A. Moreno, Think tank output as media input: a case study of transnational climate obstructionism, in International Sociology, SAGE Publications, 2025, DOI:10.1177/00471178251381197.
- ↑ Consiglieri a palazzo. Perché Draghi chiama Aresu, Sileoni e Genovese, in Formiche.net, 6 marzo 2021.
- ↑ Serena Sileoni nel trio di consulenti di Draghi, in Il Resto del Carlino, 7 marzo 2021.
- 1 2 Il Pd sbrocca contro Draghi dopo Stagnaro e Puglisi a Palazzo Chigi, in Startmag, 18 giugno 2021.
- ↑ Carlo Stagnaro, gli interventi del nuovo consulente di palazzo Chigi: autostrade solo private, difesa delle lobby di armi e tabacco, in Il Fatto Quotidiano, 26 giugno 2021.
- ↑ Contatore del debito pubblico, ecco come funziona, in Panorama, 23 febbraio 2018.
- 1 2 Contatore debito pubblico in stazioni, su ANSA, 12 febbraio 2018.
- ↑
Chi nasce col debito e chi con il credito, Mediaset, 2018. - ↑ Debito pubblico: pure i bebè ne hanno già 40 mila euro a testa, in Business People, 14 febbraio 2018.
- 1 2 3 4 5 Nicola Rossi (a cura di), Venticinque% per tutti. Il dibattito (e-book), IBL Libri – Il Sole 24 Ore, 2017.
- ↑ Bilancio consuntivo per l'esercizio 1º gennaio - 31 dicembre 2006 (PDF), su fondazionecrt.it, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, p. 142 (archiviato dall'url originale il 7 novembre 2011).
- ↑ Perché l'Istituto Leoni dovrebbe pubblicare i nomi dei suoi donatori, in Tag43, 21 giugno 2021.
- 1 2 3 4 Paolo Biondani e Leo Sisti, Uber Files, l'Istituto Bruno Leoni: "Da Uber piccole donazioni che non ci influenzano", in L'Espresso, 15 luglio 2022.
- ↑ Lista eventi, brunoleoni.it Archiviato il 19 settembre 2008 in Internet Archive.
- ↑ http://www.brunoleoni.it/premio-bruno-leoni-2018
- ↑ Copia archiviata, su brunoleoni.it. URL consultato il 6 novembre 2011 (archiviato dall'url originale l'11 ottobre 2011).
- ↑ Lectio Minghetti, su brunoleoni.it. URL consultato il 16 febbraio 2026 (archiviato dall'url originale il 1º novembre 2011).
- ↑ Copia archiviata, su brunoleoni.it. URL consultato il 6 novembre 2011 (archiviato dall'url originale l'11 ottobre 2011).
- ↑ Briefing Papers, su brunoleoni.com (archiviato dall'url originale il 17 settembre 2008).
- ↑ Occasional Papers, su brunoleoni.com (archiviato dall'url originale il 2 agosto 2008).
- ↑ Focus, su brunoleoni.com (archiviato dall'url originale il 2 agosto 2008).
- ↑ Altri Papers, su brunoleoni.it. URL consultato il 6 novembre 2011 (archiviato dall'url originale il 26 ottobre 2011).
- ↑ Alessandra Puato, Concorrenza, le pagelle: treni, aerei, benzina e Internet. Perché i mercati in Italia si stanno chiudendo, in Corriere della Sera, 15 febbraio 2021.
- ↑ Nicola Rossi, Un miracolo non fa il santo. La distruzione creatrice nella società italiana, 1861-2021, IBL Libri, 2024, ISBN 9788864405353.
- ↑ Manca, Miracolo irripetibile, in Corriere della Sera, 14 dicembre 2024.
- ↑ Pierluigi Battista, La nostra età dell'oro. Volti, oggetti, miti del miracolo italiano, in Il Foglio, 23 dicembre 2024.
- ↑ Stefano Folli, L'Italia lenta e il miraggio della crescita, in Robinson – la Repubblica, 16 febbraio 2025.
- ↑ Nicola Rossi – Profilo autore, su Amazon.it.
- ↑ Bilancio consuntivo per l’esercizio 1º gennaio - 31 dicembre 2006 (PDF), su fondazionecrt.it, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, p. 142. URL consultato il 18-3-2011 (archiviato dall'url originale il 7 novembre 2011).Bilancio consuntivo per l'esercizio 1º gennaio - 31 dicembre 2007[collegamento interrotto] (PDF), su acri.it, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, p. 151. URL consultato il 18-3-2011.Bilancio consuntivo per l'esercizio 1º gennaio - 31 dicembre 2008 (PDF), su fondazionecrt.it, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, p. 150. URL consultato il 18-3-2011 (archiviato dall'url originale il 7 novembre 2011).
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Istituto Bruno Leoni (canale), su YouTube.
- Eventi organizzati da Istituto Bruno Leoni, su RadioRadicale.it, Radio Radicale.
- Sito ufficiale, su brunoleoni.it.
- Progetto aperto di informazione e proposte sugli sprechi della spesa pubblica italiana, su wikispesa.it. URL consultato il 27 marzo 2019 (archiviato dall'url originale il 28 gennaio 2015). (Rilasciato con licenza Creative Commons 3.0)
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