Les Très Riches Heures du duc de Berry
| Les Très Riches Heures du duc de Berry manoscritto | |
|---|---|
| Miniatore | Fratelli Limbourg, Barthélemy d'Eyck e Jean Colombe |
| Epoca | 1411-1416 1440-1450 1485-1486 |
| Provenienza | Francia (Bourges, forse Parigi, Angiò, Savoia) |
| Tecnica | manoscritto rilegato - dipinto su pergamena |
| Rilegature | Legatura italiana del XVIII secolo con stemmi della famiglia Spinola e della famiglia Serra |
| Dimensioni | 29 × 21 cm |
| Fogli | 206 |
| Ubicazione | Musée Condé, Chantilly |
| Versione digitale | |
| Scheda bibliografica | |
Les Très Riches Heures du duc de Berry (letteralmente traducibile in italiano come «Le ore molto ricche del duca di Berry») è un codice miniato iniziato dai fratelli Limbourg, Paolo, Giovanni ed Ermanno di Limbourg, intorno al 1411. Si tratta di un libro d'ore commissionato dal duca Jean de Berry e conservato oggi al Musée Condé di Chantilly. Rimasto incompiuto alla morte dei tre pittori e del loro mecenate, nel 1416, il manoscritto fu probabilmente continuato, in alcune miniature del calendario, da un pittore anonimo negli anni 1440, forse, secondo alcuni storici dell'arte, Barthélemy d'Eyck. Nel 1485-1486 fu definitivamente completato dal pittore Jean Colombe, per conto del duca di Savoia. Acquistato da Enrico d'Orléans, duca d'Aumale, nel 1856, fu successivamente conservato nel suo castello di Chantilly, dove non poté essere rimosso a causa dei termini del lascito testamentario del duca.
Su un totale di 206 fogli, il manoscritto contiene 66 miniature grandi e 65 piccole. La progettazione del libro, frutto di un processo lungo e complesso, subì numerose modifiche e revisioni. Per le decorazioni, le miniature, la calligrafia, i capolettera miniati e le decorazioni marginali, furono incaricati numerosi artisti, ma determinarne il numero esatto e l'identità rimane un'impresa estremamente ardua. Straordinario esempio della pittura franco-fiamminga del XV secolo, venne realizzato utilizzando pigmenti assai rari e i dipinti sono fortemente influenzati dall'arte italiana e classica.
Dopo essere rimaste nell'oblio per tre secoli, l’opera acquisì rapidamente grande fama durante il XIX e il XX secolo, nonostante la loro rarissima esposizione al pubblico. Le miniature hanno contribuito a plasmare un'immagine idealizzata del Medioevo nell'immaginario collettivo. Ciò è particolarmente vero per le immagini del calendario, le più note, che raffigurano scene contadine e aristocratiche, oltre a notevoli elementi dell'architettura medievale.
Non va confuso con le Très Belles Heures du Jean de Berry.
Storia del manoscritto
[modifica | modifica wikitesto]L'opera dei fratelli Limbourg
[modifica | modifica wikitesto]I Limbourg e il duca di Berry
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Quando Giovanni, primo duca di Berry e terzogenito di Giovanni II di Francia, commissionò ai fratelli Limbourg, Paolo (Paul o Pol), Giovanni (Jean o Jannequin, Jehannequin o Hennequin) ed Ermanno (Herman o Herment) un nuovo libro d'ore, i legami tra gli artisti e il loro mecenate erano già stretti. Intorno al 1405 egli aveva già commissionato loro la creazione delle sue Belles Heures, che completarono intorno al 1408-1409.[1] Oltre ai due testi già menzionati, il duca di Berry, grande bibliofilo e amante dell'arte in ogni sua sfaccettatura, era già proprietario di altri 4 libri d'ore commissionati ad altri artisti: le Petites Heures de Jean de Berry (realizzate tra il 1375-1380 e poi tra il 1385-1390),[2] il suo primo libro d'ore per il quale chiese a Paolo di aggiungere una miniatura nel 1412, le Très Belles Heures o Heures de Bruxelles,[3] le Grandes Heures[4] e infine le Très Belles Heures de Notre-Dame, oggi separate, a cui i fratelli Limbourg aggiunsero almeno 3 miniature.[5]
Le condizioni di lavoro offerte dal duca ai fratelli Limbourg apparivano senza dubbio sorprendenti, poiché beneficiavano di un contratto esclusivo con il duca e senza dubbio alloggiarono, prima, nel suo castello di Bicêtre, a sud di Parigi, e dopo in una lussuosa residenza donata loro dal duca, a Bourges. Tranquillizzati dall'assenza di concorrenza delle altre botteghe, i fratelli si trovarono nelle migliori condizioni per dare libero sfogo alla propria creatività.[6]
L'intervento dei tre fratelli
[modifica | modifica wikitesto]Secondo Patricia Stirnemann, un piccolo dettaglio nel testo indica che la stesura del manoscritto non iniziò prima del 1411: al foglio 73, la Litania dei Santi, menziona un Sant'Alberto che, secondo il testo, si riferisce ad Alberto di Trapani. Seppur canonizzato ufficialmente soltanto nel 1476, nel 1411, l’ordine dei carmelitani, istituì una «festa per devozione», durante un capitolo generale, allo scopo di venerare il religioso siciliano. Il manoscritto costituirebbe quindi la prima testimonianza di questa devozione.[7]
Nel 1411, un primo testo, conferma che i fratelli Limbourg fossero al servizio del duca e vi rimasero fino al 1415. Fu immediatamente elaborato uno schema da seguire e furono realizzate le miniature, principalmente quelle con temi tratti dai Vangeli. Forse intorno al 1413, le previsioni iniziali subirono delle drastiche modifiche. I fratelli si dedicarono infatti alle miniature sul Ciclo della Passione, oltre a 4 miniature di calendario e una serie di 8 miniature eccezionali per dimensioni e soggetto, tra cui L'Uomo Anatomico e la Pianta di Roma. È difficile sapere se i tre fratelli realizzarono tutte le miniature insieme o se si divisero l'opera. Lo storico dell'arte statunitense, Millard Meiss, ha comunque tentato di ripartire le miniature curate tra i tre fratelli, basandosi su altri manoscritti a loro attribuiti: tra le miniature di grandi dimensioni, a suo dire, 19 sarebbero di Paolo, 16 di Giovanni e 9 di Ermanno. Tuttavia, queste ipotesi, sono state fortemente criticate, in particolare da François Avril, curatore della Biblioteca Nazionale di Francia. Raymond Cazelles, vecchio curatore del Museo Condé, preferisce distinguere i tre fratelli in forma anonima, chiamandoli "Limbourg A" (forse Paolo), "Limbourg B" (forse Ermanno) e "Limbourg C" (forse Giovanni).[8] Tutti e tre morirono nel 1416, forse a causa di un'epidemia di peste, prima che il manoscritto fosse completato, in particolare le raffigurazioni dei mesi.[9] Parte del manoscritto reca ancora tracce di questa brusca interruzione, in quanto il retro del foglio 26 raffigura un iris in un vaso e un uccello non colorati.[10]
Dopo la morte dei miniatori e del committente
[modifica | modifica wikitesto]Il 15 giugno del 1416 morì il duca, e il suo inventario post-mortem menziona il manoscritto in diversi documenti, nei quali si testimonia che furono destinate somme considerevoli ad un manoscritto incompiuto e non ancora rilegato.[11] Poiché si tratta dell'unica menzione negli archivi che consente di ricondurre l’opera ai fratelli Limbourg, questa indicazione è stata ritenuta spesso fragile per attribuire il manoscritto ai presunti autori.[12]
Secondo Millard Meiss, il manoscritto andó in possesso dei re di Francia dal 1416. La liquidazione dei beni del duca sembra essere stata interrotta durante l'occupazione di Parigi da parte degli inglesi, nel 1420, nel corso della guerra dei cent'anni, e il manoscritto rimase apparentemente inaccessibile fino al 1436, anno della ripresa della città per mano delle truppe francesi di Carlo VII.[13] Secondo Mathieu Deldicque, curatore del Museo Condé, il manoscritto non rilegato, privo di interesse bibliografico, potrebbe essere stato acquistato da un libraio che, dopo il 1436, lo mise a disposizione di miniatori come modello, come il Maestro di Dunois per la decorazione del Heures de Dunois[14][15].
I pittori posteriori ai fratelli Limburg
[modifica | modifica wikitesto]Il pittore intermedio, Bartolomeo d'Eyck
[modifica | modifica wikitesto]Stando allo storico dell'arte toscano Luciano Bellosi,[16] il manoscritto fu completato da un pittore che si ritiene avesse lavorato negli anni 1440. Le miniature dedicate ad alcuni mesi – marzo, giugno, settembre, ottobre e dicembre – furono completate in questo arco temporale, poiché alcuni dei costumi sono caratteristici della moda che emerse in quel periodo. Sebbene questa datazione, basata sulla moda, sia stata dibattuta, diverse innovazioni grafiche presenti in queste miniature – come il maggiore realismo dei contadini o della natura – possono comunque spiegarsi con una datazione alla metà del XV secolo. L'esistenza di tale pittore poco prima della metà del secolo è attualmente oggetto di un consenso quasi unanime tra gli storici dell'arte.[13] Secondo Bellosi, questo pittore, probabilmente visse a stretto contatto con la corte di Renato d'Angiò, cognato di re Carlo VII. Lo stile di questo autore, che presenta caratteristiche tipiche di Jan van Eyck, può essere paragonato in particolare a quello del manoscritto Livre du cœur d'Amour épris conservato a Vienna[17], commissionato da Renato. Quest'opera è stata in seguito attribuita a Barthélemy d'Eyck, circostanza la quale ha spinto Nicole Reynaud, tra i vari esperti, a ipotizzare che egli fosse il responsabile delle aggiunte al manoscritto delle Très Riches Heures.[18]
Quest'attribuzione a Barthélemy d'Eyck è stata tuttavia contestata da diversi specialisti. È il caso, ad esempio, della storica dell'arte britannica Catherine Reynolds, per la quale lo stile delle aggiunte di questo pittore intermedio non corrisponderebbe a quello di Barthélemy d'Eyck. Inoltre, elementi di queste sezioni delle Très Riches Heures, si trovano già in precedenza in alcune miniature manoscritte di 2 libri d'ore, attribuiti al Maestro di Dunois, ovvero una scena di semina in ottobre di un manoscritto, conservato a Oxford,[19] e una Presentazione al Tempio presente nelle Heures de Dunois.[14] Presumendo che tali manoscritti fossero stati curati tra il 1436 e il 1440, le aggiunte dello sconosciuto pittore intermedio potrebbero risalire, al massimo, alla fine degli anni 1430. Tuttavia, in quel frangente storico, Barthélemy d'Eyck non era ancora attivo, bensì solo dal 1444 in poi, non potendo, quindi, avere accesso ai quaderni incompiuti del duca di Berry, secondo Reynolds.[20]
Per la storica dell'arte Inès Villela-Petit, il dilemma sulla datazione potrebbe essere spiegata dal fatto che i disegni del calendario erano già stati in gran parte abbozzati dai fratelli Limburg, sebbene non li avessero ancora terminati. Pertanto, il Maestro di Dunois, avrebbe consultato questi disegni per creare le proprie miniature tra il 1436 e il 1440. Questa ipotesi giustificherebbe il successivo coinvolgimento di d’Eyck, pittore di Renato d’Angio, dopo il 1440: d’Eyck sarebbe intervenuto su richiesta di Carlo VII, proprietario dell'opera, mentre il re soggiornava a Saumur, nell'estate del 1446, presso il cugino Renato, ispirandosi agli stessi abbozzi dei Limbourg.[13] Questo intervento sarebbe stato effettuato durante un torneo, il che spiegherebbe il tempo limitato che l'artista poté dedicare al manoscritto, limitandosi quindi ad alcune aggiunte su pagine già iniziate dai fratelli Limburg e forse lasciate incompiute.[21]
La sessione finale di Jean Colombe
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Dopo il 1483, il lavoro entrò in possesso di Carlo I di Savoia, in virtù del fatto che egli era nipote di Luigi XI.[22] Ciononostante, secondo Nicole Reynaud, fu Carlotta di Savoia, moglie di Luigi XI, a possedere i quaderni del manoscritto alla morte del marito, avvenuta il 1° dicembre 1483. In particolare, l’inventario inventario post-mortem del re, includeva un vago riferimento ad un libro d'ore che potrebbe corrispondere al Très Riches Heures, destinato al nipote Carlo.[23] Un documento datato 31 agosto 1485, attesta che il duca di Savoia incaricò il pittore Jean Colombe di completare il manoscritto. Colombe probabilmente lo terminò a Bourges, nella sua bottega, e lo riportò poi al duca, al castello di Chambéry. Il 3 giugno 1486, a manoscritto completato, fu ricompensato dal duca con uno stipendio annuo di 100 scudi. Jean Colombe, in particolare, creò o completò 27 miniature di grandi dimensioni e 40 di piccole dimensioni.[24]
Il viaggio del manoscritto
[modifica | modifica wikitesto]Tra i Paesi Bassi e l'Italia
[modifica | modifica wikitesto]Il destino del manoscritto dopo il 1486 rimane oscuro. Secondo Raymond Cazelles, il manoscritto restò in possesso della Casa Savoia, passando da Chambéry a Torino, nel XVI secolo, insieme al resto della biblioteca ducale, venendo, infine, ufficialmente lasciato in eredità alla Biblioteca Reale di Torino, nel 1720, da Vittorio Amedeo II. Secondo Cazelles, il libro d'ore, da allora, non avrebbe mai lasciato il Piemonte[25], tuttavia, Paul Durrieu, già nel 1903 era giunto a conclusioni del tutto diverse[26]: alla morte di Filiberto II di Savoia, discendente di Carlo I, la sua vedova in seconde nozze, Margherita d'Asburgo, lasciò la Savoia per tornare nei Paesi Bassi, portando con sé una quindicina di testi della biblioteca ducale, tra cui probabilmente l'Apocalypse figurée des ducs de Savoie[27] e i fascicoli non rilegati delle Très Riches Heures. Secondo Durrieu, un inventario della cappella di Margherita, a Mechelen, menziona, nel 1523, una «grande heure» (un grande libro d'ore manoscritto), che egli paragona alle Très Riches Heures. All'epoca non era conservato nella biblioteca, il che spiegherebbe l'assenza di qualsiasi segno di proprietà relativo al reggente dei Paesi Bassi. Alla sua morte, sarebbe stato donato a Jean Ruffault de Neufville, tesoriere dell'imperatore Carlo V, che lo affidò a una comunità religiosa.
Sempre secondo Durrieu, il manoscritto torno di nuovo in Italia, a Genova, andando in possesso ad Ambrogio Spinola, soldato genovese al servizio della corona spagnola nei Paesi Bassi e grande collezionista d'arte. Lo stemma della famiglia Spinola si trova, infatti, sulla rilegatura attuale, risalente al XVIII secolo. Si dice che il manoscritto, successivamente, sia stato lasciato in eredità, nel 1826, dal marchese Vincenzo Spinola di San Luca al nipote Giovanni Battista Serra, appartenente ad un'altra illustre famiglia genovese. Fu allora che lo stemma di quest'ultimo fu aggiunto alla legatura. La figlia naturale legittimata di Serra, fu poi promessa in sposa al barone Felix de Margherita, commissario della marina navale, nel 1849, che ereditò il Très Riches Heures.[28]
L'acquisizione da parte del duca di Aumale
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Nel dicembre del 1855, il bibliofilo e assistente bibliotecario del British Museum, Antonio Panizzi, informò Enrico d'Orléans, duca di Aumale, che il proprietario stava cercando di vendere l'opera. Il duca, in viaggio in Liguria per far visita alla madre, Maria Amalia di Borbone-Sicilia, si recò personalmente a Pegli per consultare il libro, conservato in un collegio femminile e precedentemente offerto anche ad Adolph Carl von Rothschild. L'ex ufficiale, Angelo Mengaldo, funse da intermediario delle operazioni e consentì al duca di acquistarlo il 20 gennaio 1856 per 18 000 franchi, saliti a 19 280 per via del compenso trattenuto da Mengaldo.[29] Il duca lo fece portare in Inghilterra dove si trovava in esilio,[30] e, nel 1877, al suo ritorno in Francia, il libro entrò a far parte della collezione della biblioteca del castello di Chantilly. Fu donato nel 1886 all'institut de France, insieme all'intera collezione, al castello e al suo patrimonio. Il museo Condé aprì al pubblico nel 1898, ma anche dopo quell'anno il manoscritto fu raramente esposto perché il testamento del duca d'Aumale, entrato in vigore alla sua morte, nel 1897, ne impedì la fuoriuscita dal museo.[31]
Composizione del manoscritto
[modifica | modifica wikitesto]L'opera contiene 206 fogli, ciascuno largo 21 cm e alto 29 cm, disposti in 31 fascicoli. I fogli sono realizzati con un unico foglio di pergamena molto sottile piegato a metà, formando due fogli di quattro pagine ciascuno. Ogni fascicolo era probabilmente originariamente composto da quattro di questi doppi fogli, ovvero sedici pagine. Solo 20 dei 31 fascicoli mantengono questa forma originale; gli altri 11 sono stati accorciati o ingranditi. Il manoscritto contiene 66 miniature di grandi dimensioni che occupano un intero foglio o lasciano solo tre o quattro righe di testo, e 65 miniature di piccole dimensioni, inserite in una delle due colonne di testo.[32]
Organizzazione attuale del manoscritto
[modifica | modifica wikitesto]Il Libro d'Ore è organizzato nella seguente maniera (i titoli delle opere sono in grassetto e si riferiscono alla riga in questione):
| Capitolo | Quintetti | Fogli | Numero di miniature | Esempio di miniatura |
|---|---|---|---|---|
| Calendario | Da 1 a 3 | Da 1 a 12 | 12 miniature grandi (1 per mese) più una miniatura extra (L'uomo anatomico) |
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| Quattro pericope dai Vangeli | 4 | Da 17 a 19 | 2 grandi (San Giovanni a Patmos, Il martirio di San Marco) e 2 piccole (San Luca, San Matteo) |
|
| Preghiera alla Vergine | 4 | verso da 20 a 25 | 3 piccole (La Vergine col Bambino, La Sibilla e L'Imperatore Augusto) e 1 miniatura eccezionale (Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso) |
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| La Ore della Vergine | verso da 6 a 10 | verso da 26 a 63 | 10 grandi miniature (L'Annunciazione, Il Battesimo di Sant'Agostino, La Visitazione, La Natività, L'Annuncio ai pastori, Scene della Fuga in Egitto, L'Incoronazione della Vergine, 3 miniature extra (L'Incontro dei Magi, L'Adorazione dei Magi, La Purificazione della Vergine) e 34 miniature di piccole dimensioni | |
| I Salmi penitenziali | 10-11 | 64-71 recto | Miniatura extra (La caduta degli angeli ribelli) e sette piccole miniature (Supplica nel processo, La confessione liberata dal peccato, Preghiera nell'angoscia, Miserere, Preghiera nella sventura, De Profundis, Umile supplica) | |
| La Grande Litania | 11 | 71 verso a 74 verso | 2 grandi miniature (Processione di San Gregorio, su 2 pagine) | |
| Le Ore della croce | 11 a 12 | 75 a 78 verso | 1 grande miniatura (Cristo della Pietà) | |
| Le Ore dello Spirito Santo | 12 | 79 a 81 verso | 1 grande miniatura (Pentecoste) | |
| L'Ufficio dei Defunti | Da 12 a 16 | Da 82 a 108 | 5 grandi miniature (Giobbe sul suo mucchio di letame, I funerali di Raimondo Diocre, La leggenda dei morti riconoscenti,[34] Ringraziamento di fronte al pericolo mortale, Miserere), 1 miniatura extra (Inferno), 9 miniature piccole (Inno di ringraziamento, Inno al Dio soccorritore, Preghiera del giusto perseguitato, Preghiera nel pericolo, Vicino a Dio, non c'è paura, Ringraziamento, grido d'aiuto, Lamento del levita esiliato, Inno di ringraziamento, Il canto di Ezechia | |
| L'Ufficio della Settimana | Dal 17 al 21 | Dal 109 al 140 | 7 miniature grandi (Domenica - Il Battesimo di Cristo, Lunedì - Il Purgatorio, Martedì - La Dispersione degli Apostoli, Mercoledì - Il Paradiso, Giovedì - Il Santissimo Sacramento, Venerdì - Il Ritrovamento della Croce, Sabato - La Presentazione della Vergine al Tempio) e una miniatura extra (La Pianta di Roma) | |
| Le Ore della Passione | Dal 22 al 24 | Dal 142 al 157 verso | 9 miniature grandi miniature (L'arresto di Gesù (Ego Sum), Cristo condotto alla casa del suo giudice, La flagellazione, L'uscita dal pretorio, Il carico della croce, La crocifissione, Le tenebre, La deposizione dalla croce, La deposizione) e 4 piccole (Salmo imprecatorio, Tra i sesti, sofferenze e speranze dei giusti, Compianto, In mezzo ai leoni) | |
| Le Ore dell'Anno Liturgico | 25 al 31 | 158 al 204 verso | 12 grandi miniature (La Messa di Natale, Prima domenica di Quaresima - La tentazione di Cristo, II domenica di Quaresima - La donna cananea, III domenica di Quaresima - La guarigione dell'indemoniato, IV domenica di Quaresima - La moltiplicazione dei pani, Domenica della Passione - La Resurrezione di Lazzaro, Domenica delle Palme - L'ingresso di Cristo a Gerusalemme, Domenica di Pasqua - La Resurrezione, Festa dell'Ascensione - L'Ascensione, Esaltazione della Croce, Festa dell'Arcangelo - Mont-Saint-Michel, Il martirio di Sant'Andrea) e 6 piccole miniature (Pentecoste, Trinità - Cristo benedice il mondo, Corpus Domini - La Comunione degli Apostoli, Festa della Vergine - La Vergine col Bambino, Ognissanti - La Benedizione del Papa, Commemorazione dei Defunti - La Messa per i Defunti) |
Allo stato attuale, il testo manoscritto risulta incompleto, poiché mancano i mattutini e le lodi del ciclo della Passione. Per quanto riguarda la decorazione, alle miniature si aggiungono lettere capolettera all'inizio di ogni frase e decorazioni alla fine di ogni pensiero, nonché grandi iniziali all'inizio di ogni preghiera o salmo, accompagnate da decorazioni floreali e fogliame che separano le colonne di testo o decorano i margini. Le otto miniature extra sono pagine dipinte probabilmente al di fuori del progetto del manoscritto e aggiunte a posteriori ai quaderni.[35]
Fasi di creazione del manoscritto
[modifica | modifica wikitesto]L'analisi delle miniature, del loro stile e delle loro forme ha permesso a Millard Meiss e poi a Raymond Cazelles di proporre un quadro cronologico per la creazione del manoscritto delle Très Riches Heures. Meiss è stata così in grado di distinguere la mano di 13 artisti diversi. Una nuova analisi approfondita del manoscritto, condotta da Patricia Stirnemann, ha spinto la studiosa a identificare 27 artisti differenti.[36]
L'esperta ha distinto tra scribi (cinque, a suo giudizio), miniatori di piccole iniziali e di fine riga all'inizio e alla fine di ogni frase (nove artisti), pittori di bordi di pagina o di iniziali ornate e istoriate all'inizio dei capitoli (otto persone) e miniaturisti (cinque persone). Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, le Très Riches Heures non sono il risultato di un programma prestabilito, diretto da un maestro secondo istruzioni prestabilite. Al contrario, appaiono il risultato di molteplici revisioni, tagli e ritocchi.[36]
Inès Villela-Petit è riuscita inoltre a identificare gli autori delle decorazioni a foglie d'acanto che ornano diversi margini di miniature e iniziali miniate. a suo dire, hanno contribuito otto miniatori e non sempre corrispondenti agli autori delle iniziali. I pittori dei margini lavorarono, in particolare, contemporaneamente al Maestro di Bedford.[37]
| Periodo | Quaderni o fogli pertinenti | Artisti/artigiani | Miniature | Esempio di miniatura |
|---|---|---|---|---|
| Prima campagna (tra il 1411 e il 1416) | Quaderni 4, da 6 a 11, da 25 a 29 e foglio 198 r/v del quaderno 30 | Iniziali dei fratelli Limbourg, nonché del Maestro del Breviario di San Giovanni di Borgogna e del Maestro dell'Iris, 4 diversi miniatori di iniziali e terminazioni di riga. 13 miniature dei fratelli Limbourg con la partecipazione di Jean Malouel (?) | San Giovanni a Patmos (f.17), Martirio di San Marco (f.19), La Vergine, L'Annunciazione (f.26), La Visitazione (f.38v), La Natività (f.44v), L'Annunciazione ai pastori (f.48), La Tentazione di Cristo (f.161v), La Guarigione dell'indemoniato (f.166r), La Moltiplicazione dei pani (f.168), La Resurrezione di Lazzaro (f.171), L'Ingresso di Cristo a Gerusalemme (f.173v), L'Esaltazione della Croce (f.193r), Mont Saint-Michel (f.195) | |
| Seconda campagna (tra il 1411 e il 1416) | Libretti 10, 12-24, 27-28, 30-31 | Scomposizione del primo piano, 5 nuovi miniatori di iniziali e fine riga, 2 nuovi pittori di iniziali e foglie d'acanto: lo Pseudo-Jacquemart (libretti 10, 17, 18, 23 e 24) e il Maestro del Saraceno o il Maestro di Egerton e i fratelli Limbourg per le miniature, tra cui 14 grandi miniature, per la prima volta a piena pagina (incluse le "miniature extra") | Incontro dei Magi (f. 51v), Adorazione dei Magi (f. 52), Presentazione al Tempio (f. 54), Incoronazione della Vergine (f. 60v), La caduta degli angeli ribelli (f. 64v), L'Inferno (f. 108), La pianta di Roma (f. 141), Ego Sum (f. 142), Cristo condotto alla casa del suo giudice (f. 143), La flagellazione (f. 144), L'uscita dal pretorio (f. 146v), Il trasporto della croce (f. 147), Le tenebre (f. 153), La deposizione dalla croce (f. 156v), e forse Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso (f. 25v) e L'uomo dello Zodiaco (f. 14v) | |
| Terza campagna (tra il 1411 e il 1416) | Libretti 1-3, 11, 13, 24-25, 28 (in gran parte incompiuti) | 1 pittore di decorazioni marginali: il Maestro di Bedford (f. 86v, 152v, 158, 182), e 3 pittori di iniziali e di foglie d'acanto: il Maestro del KL di gennaio (ff. 1, 2, 5, 6, 7), il Maestro del KL di agosto (ff. 8-12) e il Maestro del KL di marzo e aprile, e l'esecuzione di 12 miniature, in tutto o in parte, da parte dei fratelli Limbourg | "Gennaio", "Febbraio", "Marzo" (in gran parte), aprile, maggio, giugno (in parte), forse luglio, agosto, ottobre, dicembre (parzialmente), così come i medaglioni dei Funerali di Raimondo Diocrese (f. 86v) e della Messa di Natale (f. 158) | |
| Pittore intermedio (1440-1450) | Quaderni 1-3 | Il pittore intermedio: generalmente identificato come Bartolomeo d'Eyck (aggiunte per i mesi del calendario) | Marzo, giugno, settembre, ottobre e dicembre | |
| Commissionato dal duca di Savoia (1485-1486) | Libri 6 (piccole miniature), 9-15, 17-20, 23-31 (parzialmente) | Jean Colombe e il Maestro del Romuléon (completamento o creazione di 27 miniature grandi e 40 piccole) | Tra i vari: Cristo della Pietà (f. 75), Pentecoste (f. 79), Giobbe sul suo letamaio (f. 82), Il cavaliere della morte (f. 90), Ringraziamento dopo un pericolo mortale (f. 95), Miserere (f. 100), Il Battesimo di Cristo (f. 109), Il Purgatorio (f. 113), La dispersione degli Apostoli (f. 122), Paradiso (f. 126), Il Santissimo Sacramento (f. 129v), L'invenzione della croce (f. 133), La presentazione della Vergine al tempio (f. 137), La deposizione (f. 157), In mezzo ai leoni (f. 157v), Messa di Natale (colorata, f. 158), La Resurrezione (f. 182), L'Ascensione (f. 184), Il martirio di Sant'Andrea (f. 201) |
Chi ha disegnato le iniziali o i bordi è stato indicato da Stirnemann con dei nomi convenzionali per distinguerli o collegarli ad altri pittori di manoscritti. Pertanto, il Maestro del Breviario di Giovanni senza Paura è associato al pittore del breviario realizzato per Giovanni di Borgogna intorno al 1413-1415.[38] Il Maestro dell'Iris deve il suo nome al disegno di un'iris lasciato incompiuto sul foglio 26. Lo Pseudo-Jacquemart, a volte identificato come Jean Petit, pittore collaboratore e cognato di Jacquemart de Hesdin, è l'autore della maggioranza delle miniature, iniziali e drollerie delle Grandes Heures du duc de Berry.[4] Il Maestro del Saraceno deve il suo nome alla testa di Saraceno nell'iniziale del foglio 65. Il Maestro di Bedford, identificato come Haincelin de Haguenau,[39] è in particolare il pittore del Livre d'Heures du duc de Bedford intorno al 1414-1415.[40] I Maestri del Calendario KL devono il loro nome alle iniziali "K" e "L" che crearono nel testo dei calendari. Il Maestro del Calendario KL di gennaio è considerato un collaboratore del Maestro di Bedford per l'omonimo Libro d'Ore di Bedford, per il quale realizzò le bordure. Il Maestro del Calendario KL di agosto è associato al pittore di diverse bordure delle Heures Lamoignon.[41] Il Maestro del Calendario KL di marzo e aprile presenta somiglianze con un manoscritto della Biblioteca Bodleiana.[42]
- Opere di diversi pittori di iniziali
- Iris incompiuto, Maestro dell'Iris, f.26r.
- Iniziale testa saracena, Maestro del Saracino, f.65r.
- Iniziali "KL" dal testo di agosto, f.9r.
- Iniziali "KL" dal testo di marzo, f.4r.
Secondo Inès Villela-Petit, la distribuzione è leggermente diversa: lo Pseudo-Jacquemart sarebbe stato affiancato o sostituito dal Maestro di Egerton, principale illustratore di un libro d'ore parigino dell'inizio del XV secolo,[43] il Maestro dell'Iris sarebbe lo stesso del Maestro di Bedford, e il Maestro dell'Augusto KL sarebbe lo stesso del Maestro del Breviario.[37]
Anche Patricia Stirnemann ha ipotizzato che sia coinvolta la mano di Jean Malouel, zio dei fratelli de Limbourg, sulla base di alcuni dettagli delle miniature della prima e della seconda campagna, come la casula di San Marco, nonché nella sua figura e nei suoi gesti (f. 19), che richiamano lo stile del pittore del duca di Borgogna, e anche nella Vergine dell'Annunciazione (f. 26r) e nell'Adorazione dei Magi (f. 52r), che in quest'ultimo caso ricorda la Vergine con farfalle.[36] Tuttavia, tale attribuzione non sembra essere corroborata dagli studi sui disegni preparatori.[44]
Eberhard König ha sostenuto che il pittore degli anni Quaranta del Quattrocento avesse apportato alcune aggiunte alle figure delle Litanie di San Gregorio (f.71v-72),[45] ma lo studio del disegno preparatorio non supporta questa ipotesi.[46]
Infine, è stato individuato un collaboratore per le aggiunte apportate da Jean Colombe al manoscritto nel 1485-1486. Noto come Maestro del Romuléon da un manoscritto della Biblioteca nazionale di Francia,[47] si dice che avesse contribuito, secondo Marie Jacob, con sei cornici, tre piccole miniature e diverse iniziali miniate.[48] È probabile corrispondesse a Philibert Colombe, uno dei figli di Jean Colombe.[49]
Il testo
[modifica | modifica wikitesto]Il testo latino è disposto su due colonne, ciascuna larga 48 mm, e su 21 o 22 righe. Come di consueto, il manoscritto fu inizialmente scritto interamente, lasciando spazio alle miniature. Il nome del/dei calligrafo/i è/sono sconosciuto/i, ma uno scriba di nome Yvonnet Leduc lavorava al servizio di Jean de Berry nel 1413. Note destinate a guidare i miniatori furono lasciate a margine.[32] Patricia Stirnemann ha identificato la mano di cinque scribi in tutto il manoscritto: il primo scriba produsse rapidamente la maggior parte del testo, dal foglio 17 al foglio 204 verso. Un secondo scriba intervenne durante la terza fase del processo. Un terzo scriba produsse il foglio 53 recto/verso sostitutivo e, infine, un quarto scrisse i nomi dei mesi e i numeri sulla miniatura de L'Uomo dello Zodiaco. Un quinto scriba lavorò contemporaneamente a Jean Colombe, scrivendo i fogli 52 verso e 54, ma potrebbe essere stato Jean Colombe stesso.[36]
- Esempi di testi tratti dalle Très Riches Heures
- Testo tratto dal calendario di gennaio, f.1 (secondo copista?)
- Salmo 122, Preghiera per gli sventurati, f.52v (calligrafia di Jean Colombe?)
- Testo dei Salmi 123 e 124, f.53r (terzo copista?)
- Prima pagina dell'ufficio settimanale, f.110 (primo copista?)
Pittura e colore
[modifica | modifica wikitesto]La tavolozza dei colori utilizzata dalla famiglia Limbourg è particolarmente ricca e diversificata, in quanto vengono utilizzati tutti i pigmenti disponibili, privilegiando i più preziosi. Nelle vernici si rintracciano il blu di lapislazzuli, il rosso vermiglione, la lacca rosa ottenuta dal legno di Brasile, il verde di rame, l'indaco, il giallorino (o «giallo piccolo», una sorta di reseda), nonché varie tonalità di ocra, il bianco di piombo e il nero di fumo. Al contempo, si deve constatare lo scarso impiego del minio o dell'oro musivo, a differenza di molti miniatori dell'epoca.[50]
Per Inès Villela-Petit è possibile distinguere differenze nelle scelte cromatiche dei tre fratelli Limbourg, a seconda delle miniature attribuite loro. In quelle generalmente ricondotte a Giovanni, come quella del mese di Aprile, ad esempio, le figure sono raffigurate con colori vivaci, mentre i paesaggi sono più tenui e il cielo è intriso di azzurro, senza gradazione alcuna. Le miniature attribuite a Ermanno, come La moltiplicazione dei pani (f. 168v), presentano paesaggi in blu e verde, hanno uno sfondo decorativo, con linee chiare in primo piano e un orizzonte generalmente più scuro. Le miniature attribuite a Paolo, come La Natività (f. 44v), sono composte, al contrario, da un cielo pallido, colori lattiginosi con azzurri e gialli tenui, rosa salmone, verde mare, turchese e un monocromo di marrone per i paesaggi.[51]
- Diverse tecniche di utilizzo cromatico dei Limbourg
- Colori vividi e saturi: "Aprile", f. 4.
- Sfondo decorativo, orizzonte scuro e primo piano chiaro: La moltiplicazione dei pani, f.168v.
- Colori più tenui, sfumature di marrone e cielo sfumato: La Natività, f.44v.
La rilegatura
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Il manoscritto fu rilegato molto tardi. Come già accennato, non era in possesso del duca di Berry nel 1416, né nel 1485, quando apparteneva ai duchi di Savoia. Sebbene fosse effettivamente di proprietà di Margherita d'Austria (1480-1530), tra il 1504 e il 1530 fu rilegato, rivestito in velluto e dotato di una fibbia d'argento durante questo periodo. Secondo lo storico dell'arte britannico Christopher de Hamel, la rilegatura andò realizzata nel 1524 da Martin des Ableaux, un orafo alla corte del reggente dei Paesi Bassi a Mechelen. Le ultime pagine del manoscritto presentano ancora tracce di ruggine in corrispondenza dei vecchi fermagli di questa rilegatura.[52] Una nuova fu realizzata in marocchino rosso nella seconda metà del XVIII secolo. Gli stemmi, quelli della famiglia Spinola, furono applicati in foglia d'oro su entrambe le copertine. Questa rilegatura è identica a quella di un altro famoso manoscritto appartenuto allo stesso proprietario, il Heures de Spinola.[53] Sulla copertina superiore, lo stemma della famiglia Serra è applicato su un nuovo pezzo di marocchino. Dopo l'acquisizione da parte del Duca di Aumale, questi commissionò una scatola per custodirlo, ricoperta da una piastra in metallo argentato cesellato, opera dell'orafo Antoine Vechte.[28]
Iconografia
[modifica | modifica wikitesto]Il Calendario
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Il calendario è senza dubbio la serie di miniature più famosa del libro, se non di tutti i manoscritti miniati del Medioevo. Presente in tutti i libri d'ore, il calendario permette al lettore di individuare la preghiera corrispondente al giorno dell'anno e all'ora del dì.[54] Ogni mese, in maniera unica rispetto a qualsiasi altro caso, occupa due pagine ed è illustrato con una miniatura a pagina intera. Inoltre, il calendario include dati astronomici che raggiungono un grado di precisione sensazionale. La pagina di testo contiene diverse colonne, da sinistra a destra: la prima è dedicata al numero aureo (astronomia), che consente di effettuare calcoli tra il calendario solare e quello lunare, la seconda conta la lettera domenicale, la terza e la quarta contengono il conteggio mensile dei giorni secondo il calendario giuliano, e infine la quinta colonna elenca e i santi in francese per ogni giorno. La sesta colonna, molto più rara nei calendari dell'epoca, riporta la durata di ogni giorno in ore e minuti. Infine, l'eccezionale settima colonna fornisce una nuova sezione aurea, compensata dalla tradizionale sezione aurea astronomica della prima colonna.[55]
Ogni miniatura sulla pagina di sinistra è sormontata da un semidisco contenente varie informazioni astronomiche inscritte entro sette semicerchi. Il primo, in basso, contiene i numeri dei giorni del mese; il secondo contiene le lettere delle prime lune (litterae primationum lunae), che è un'applicazione della nuova sezione aurea astronomica, mentre ogni lettera è sormontata nel semicerchio superiore da una falce di luna. Il quarto semicerchio contiene l'iscrizione primaciones (o primationes) lune (prime lune), il nome del mese e il numero dei giorni. Il semicerchio superiore contiene una rappresentazione dei segni zodiacali su di un cielo stellato, i quali sono disposti in base alla posizione dei corpi celesti e della Terra all'inizio del XV secolo. L'equinozio di primavera, corrispondente all'inizio del segno dell'Ariete, data corrispondente alla posizione del punto vernale in quell'epoca. Il nome del segno è iscritto nel semicerchio sovrastante. Infine, l'ultimo semicerchio contiene i gradi di longitudine di ciascun segno zodiacale, come nell'astrolabio.[55] Tuttavia, poiché il calendario è incompleto, quattro miniature (Gennaio, Aprile, Maggio, Agosto) sono vuote.[56]
Questo calendario, con la sua nuova sezione aurea, costituirebbe, secondo Jean-Baptiste Lebigue, una delle rarissime applicazioni della proposta di riforma del calendario avanzata da Pierre d'Ailly, risalente al 1412, che prefigura il futuro calendario gregoriano. Questi dettagli possono essere spiegati dall'interesse del mecenate per l'osservazione e il calcolo astrologico.[55] Una simile ipotesi, tuttavia, è contestata da altri storici.[57]
Al centro del semicerchio, il dio Apollo è raffigurato ogni volta sul suo carro. Questa raffigurazione è in gran parte ispirata al rovescio di una medaglia bizantina acquisita dal duca di Berry, menzionata in uno dei suoi inventari, e raffigurante l'imperatore Eraclio I su un carro simile.[58]
I mesi
[modifica | modifica wikitesto]Gennaio
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Il mese di Gennaio, ambientato all'interno di un castello del duca, raffigura il giorno in cui era consuetudine scambiarsi doni. Jean de Berry, con indosso un brillante abito blu impreziosito da damascature dorate, siede alla sua ricca mensa splendidamente fornita, sulla quale due piccoli cani vagano liberamente. All'estrema destra della tavola è raffigurata una grande saliera in oro a forma di nave, menzionata negli inventari di corte come “le salière du pavillon”.
Dietro il duca, in un camino monumentale, s'intravede la fiamma del fuoco e, sopra tale camino, uno stendardo di seta rossa reca i motivi araldici del duca: fiordalisi dorati, racchiusi in tondi blu e circondati da cigni ed orsi, che stanno a simboleggiare l'amore del duca per una certa donna di nome Orsina. Nell'ampio arazzo oltre il camino sono raffigurati eserciti di cavalieri che sopraggiungono da un castello fortificato per attaccare il nemico; le poche parole decifrabili dai versi scritti nella parte superiore dell'arazzo sembrano indicare una rappresentazione della guerra di Troia come veniva immaginata nella Francia medioevale.
I numerosi giovani che s'assembrano attorno al duca potrebbero essere membri della sua famiglia o principi del suo seguito, mentre il prelato canuto ed abbigliato di rosso, che s'accinge a sedersi accanto al duca ringraziandolo di tale onore, è probabilmente un suo caro conoscente, identificabile nel vescovo di Chartres, il quale nei suoi libri scrisse dell'amicizia che lo legava al duca. Alle spalle del prelato alcuni nobili distendono le mani verso il calore del fuoco, mentre il dignitario di corte li esorta ripetendo «approche approche» [avvicinatevi, avvicinatevi], come indica la scritta sopra la sua testa. Seguono poi altre figure, tra cui un uomo, nel gruppo centrale, il cui berretto si ripiega sull'orecchio destro. Paul Durrieu ha ipotizzato che quello potesse essere un autoritratto di Pol Limbourg, ipotesi che è resa peraltro più accettabile se si pensa che lo stesso ritratto compare in altri due libri d'ore miniati dai Limbourg: Les petites Heures (Parigi, Biblioteca nazionale di Francia) e Les belles Heures (New York, Metropolitan Museum, Cloisters Museums). Tale ipotesi potrebbe essere ulteriormente confermata identificando la donna a sinistra, seminascosta dal cappuccio dell'uomo che beve avidamente da una tazza, con la moglie di Pol, Gillette le Mercier, figlia di un cittadino di Bourges. I due giovani di spalle in primo piano (un pittore e uno scultore) che si servono dalla tavola imbandita completano questa vivace miniatura che ha il valore di un documento storico per la precisione con cui ricrea fedelmente il fasto degli abiti e della mensa, e le usanze, famigliari e raffinate insieme, della vita quotidiana alla corte di Jean de Berry.
Febbraio
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Per la raffigurazione di Febbraio, i fratelli Limbourg scelsero una scena di inverno contadino, immortalando a perfezione un giorno tipico di clima rigido. Da un cielo cupo e coperto di nubi la pallida luce del sole cade sulla vasta campagna interamente imbiancata dalla neve. In lontananza, sorge fra due colline un paese, verso il quale s'avvia un contadino portando con sé il mulo carico delle merci che intende vendere al mercato. Frattanto, nelle vicinanze del bosco ormai spoglio, un giovane taglia i rami degli alberi e, presso il granaio, una figura infreddolita si copre con un mantello di lana affrettandosi nel tornare a casa.
In primo piano è rappresentato un podere recintato, nel quale ogni singolo elemento è definito con meticolosa minuzia, dalla piccionaia ai barili, dall'ovile al granaio. All'interno della capanna in legno sulla sinistra, due contadini poco pudicamente si riscaldano col fuoco che arde nel camino (scoprendo le pudenda), mentre la padrona di casa, in postura più dignitosa ed elegantemente involta nel suo ampio abito blu, sosta sulla soglia ed osserva, con espressione sonnacchiosa, il piccolo cane bianco ai suoi piedi. I panni bagnati sono stesi ad asciugare su alcuni assi della casa, mentre il fumo grigio s'arriccia uscendo dal comignolo e, dissolvendosi pian piano, si disperde nel cielo plumbeo.
Il rigore dell'inverno è sottolineato ulteriormente dagli uccelli accalcati vicino all'ovile che beccano il mangime sparso sulla neve, unico alimento che sarebbe impossibile trovare altrove. Ogni particolare di questa splendida miniatura è reso con cura magistrale, a dimostrazione di quanto fosse istintiva e profonda l'osservazione dal vero operata dai tre artisti.
Marzo
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Il mese di Marzo rappresenta una scena bucolica, alle cui spalle si trovano alcuni sentieri che conducono dapprima a un crocevia e poi a un castello. La scena è dominata dalle tinte cupe dell'inverno, con la natura in riposo. In primo piano, un contadino ara un campo di cereali con l'ausilio di un aratro a versoio munito di due ruote e trainato da due buoi, che l'uomo guida servendosi di una lunga verga. A sinistra, alcuni vignaioli potano la vite all'interno di un recinto e lavorano il terreno con una zappa per aerarlo: si tratta delle prime fasi di lavorazione della vigna.[59] Sulla destra, un uomo si china su un sacco, probabilmente per attingervi i semi che andrà poi a seminare. Infine, sullo sfondo, un pastore conduce il cane che sorveglia il suo gregge.[60]
La lunetta è dominata dal castello di Lusignano, possedimento del duca di Berry e da lui fatto ammodernare. Tra i vari dettagli curiosi, un dragone dorato vola in cielo vicino a una torre del castello; esso rappresenta la fata Melusina. Nel 1392, Jean d'Arras compose per Jean de Berry la Noble histoire de Lusignan, nota anche come Roman de Mélusine, nella quale racconta la storia della fata, antenata immaginaria del duca. Secondo la leggenda, Melusina avrebbe dato origine alla stirpe dei Lusignano e sarebbe la costruttrice della fortezza. Sposa di Raimondino di Lusignano, ella gli promise ricchezza e felicità a condizione che egli non la vedesse mai il sabato, giorno in cui il suo corpo assumeva le sembianze di un drago. Un giorno Raimondino infranse il patto e osservò la moglie mentre fa il bagno, causando la fuga della fata sotto forma di drago.[60]
La miniatura fu realizzata in due fasi, in quanto la parte superiore è frutto dei fratelli Limbourg, quella inferiore del pittore intermedio. Le ombre proiettate dal contadino sono tipiche dello stile eyckiano affermatosi negli anni 1420, ma anche del chiaroscuro caratteristico di Barthélemy d'Eyck.[13]
Aprile
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Il tema del mese di Aprile è quello del fidanzamento, con un gruppo di aristocratici tra i quali si riconosce una coppia intenta a scambiarsi gli anelli. Secondo Saint-Jean Bourdin, si tratterebbe di una rappresentazione del fidanzamento avvenuto il 27 maggio 1400 di Maria di Berry, figlia del duca di Berry, con Giovanni I di Borbone, ipotesi condivisa anche da Patricia Stirnemann.[61] Tuttavia, per Cazelles risulterebbe quasi inspiegabile rappresentare una scena a distanza di un decennio dal suo svolgimento. A giudizio di Jean Longnon, si tratterebbe piuttosto del fidanzamento della nipote del duca, Bonne d'Armagnac, con Carlo di Valois-Orléans, nipote di Carlo VI di Francia e noto per la sua opera poetica, celebrato il 18 aprile 1410 a Gien.[62] Il paggio sulla sinistra indossa abiti rossi, bianchi, neri e dorati, i colori del re di Francia in quell'epoca, che si ritrovano anche nel cappello piumato di una delle dama.[63]
Il tema amoroso si addice bene al mese primaverile, con gli alberi in germoglio sullo sfondo. A destra viene mostrato un angolo di un giardino murato, dove le piante seminate stanno iniziando a crescere, mentre più in alto si vede un laghetto con una chiusa, all'interno del quale due barchette di pescatore stanno tendendo una rete. Il castello che sovrasta la scena è il castello di Dourdan (malgrado per Cazelles sia quello di Pierrefonds), ai cui piedi scorre l'Orge. La fortificazione difensiva, di proprietà di Jean de Berry a partire dal 1400, ospitò il suo tesoro nel 1401.[64] Mentre la città è raffigurata a est in modo schematico, il disegno riproduce fedelmente la disposizione delle torri, degli edifici e del ponte levatoio.[65] Per Meiss, l'autore di questa miniatura sarebbe Jean de Limbourg, mentre per Cazelles si tratterebbe di «Limbourg B», come per il mese di gennaio.[62]
Maggio
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In Maggio viene mostrata una processione di giovani nobili a cavallo. Essi indossano corone di foglie e fiori e sono accompagnati dagli araldi e da due cagnolini, visibili in basso. Oltre una cortina d'alberi si staglia un profilo di Parigi con l'antico Palais de la Cité, che fu sino al 1417 la dimora reale di Parigi, sede dell'amministrazione giudiziaria e finanziaria. La precisa resa prospettica delle architetture del castello rivela che i Limbourg le ebbero riprese dal vero ed esattamente dall'Hôtel de Nesle.
Giugno
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Per il mese di Giugno è raffigurata la fienagione.
Come nella precedente miniatura si scorge sullo sfondo una veduta di Parigi, questa volta inquadrante l'Hôtel de Nesle, residenza parigina del duca di Berry. Da sinistra verso destra sono ben distinguibili la 'Salle sur l'eau', le tre torri Bombec, d'Argent e de César, la tour de l'Horloge, i due pinnacoli della 'Grande salle' dietro la galleria di Saint-Louis, gli appartamenti reali, la tour Montmorency e, infine, la Sainte-Chapelle.
In primo piano è raffigurata una scena di fienagione, attività tipica del mese, che cinque contadini svolgono in una vasta prateria sulla riva destra della Senna, ove ora sorge il palazzo dell'Institut de France, e più precisamente la Bibliothèque Mazarine. Sulla destra, tre uomini abbigliati in abiti leggeri e discinti che denotano la venuta del caldo estivo, falciano l'erba che le due donne in basso rastrellano e accumulano in mucchi regolari. Da notare il colore dell'erba tagliata che inizia a cambiare rispetto a quella viva. Questa ed altre miniature delle Très riches heures dimostrano come, col gotico internazionale, si inizi a restituire ai contadini parte della loro dignità, che era andata via via perdendosi attraverso gli anni. Non sono più disprezzati e considerati dai nobili quasi come animali selvaggi, e ne è una conferma la raffinata trasposizione pittorica dei Limbourg che, pur conservando la rusticità e la schiettezza propria del soggetto, ne esalta altresì l'umanità ed il decoro formale. Ancora una volta, la delicatezza nel trattare le forme e la flessuosità delle pose sono segni distintivi della miscela di realismo e idealizzazione che caratterizza l'intera attività dei fratelli.
È inoltre straordinaria la premurosa minuzia con cui sono stati introdotti nella miniatura (che misura, come le altre, soltanto 14x22 cm) particolari che è possibile scorgere solo con uno sguardo più accorto, se non addirittura con l'ausilio di una lente d'ingrandimento: ne sono un esempio, all'estrema sinistra, le figure microscopiche che accedono alle scale della 'Salle sul l'eau' e che ricompaiono, al centro dell'illustrazione, sotto la tettoia delle scale che conducono al giardino interno del castello.
È stato supposto che questa miniatura non sia autografa dei fratelli Limbourg, ma che sia stata realizzata attorno al 1440 da un artista alla corte di Carlo VII di Francia.
Luglio
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Il mese di Luglio presenta le scene della tosatura delle pecore e della mietitura del grano, sullo sfondo dello Château de Clain, vicino a Poitiers.
Sul prato in basso a destra, in primo piano, una donna in blu, ripresa di spalle, ed un uomo inginocchiato compiono la tosa con energia e vigore. L'uomo, più deciso e risoluto nei gesti, pare istruire la donna su come meglio svolgere il lavoro. Più in fondo, su un isolotto delimitato per entrambi i lati da corsi d'acqua e file d'alberi, due uomini sono rappresentati nell'atto di mietere un campo di grano recando una verga per stendere le spighe nella mano sinistra ed un falcetto nell'altra. Per aspetto e atteggiamento, l'agricoltore di sinistra è strettamente assimilabile ad uno dei tre contadini della miniatura di giugno.
Il castello triangolare dai tetti di ardesia blu che si staglia nella parte superiore della miniatura è l'ormai distrutto Château de Poitiers, che sorgeva sul fiume Clain e al quale, da quanto si riesce a dedurre dalla miniatura, si accedeva per mezzo di un ponte levatoio ed una lunga passerella di legno. Era stato fatto costruire nell'ultima metà del XIV secolo dal duca di Berry che vi soggiornò fino alla morte nel 1416, quando cadde nelle mani del duca di Turenna e, ancora, il 17 maggio 1417, in quelle di Carlo di Francia, futuro re Carlo VII, che, divenendo proprietario del castello, s'impossessò di Poiters per farne una delle sue capitali. Sulla destra della fortezza, al tempo dell'esecuzione del codice, sorgeva un agglomerato di costruzioni, tra cui una cappella, anch'esso posto sull'acqua. In contrasto con il minuzioso realismo del castello e degli edifici adiacenti, il paesaggio montuoso sullo sfondo appare come un fantasioso inserimento puramente convenzionale, di cui esempi strettamente affini sono individuabili in molte altre carte delle Très riches heures.
In questa miniatura ogni particolare ― i giunchi e i cigni nel fiume, gli arbusti che delimitano l'isolotto in cui si svolge la mietitura, i papaveri e i fiordalisi che compaiono tra le spighe di grano, la vegetazione sulle montagne retrostanti ― concorre a creare un'opera che, pur non essendo stata realizzata con eccelse tecniche prospettiche e proporzionali, esalta la visione d'insieme quasi come se lo spettatore assistesse alla vista di un vero panorama e ne potesse captare l'atmosfera.
Si è ipotizzato che questa miniatura possa essere stata realizzata dallo stesso artista del mese di giugno, nonostante lo stile sia assai vicino a quello dei Limbourg.
Agosto
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Per il mese di Agosto venne scelto il tema della falconeria e lo Château d'Étampes.
Nella miniatura in questione è raffigurata la partenza per la caccia, soggetto prima di allora mai affrontato in un libro d'ore in quanto il mese di agosto era stato sempre tradizionalmente descritto con la trebbiatura del frumento, che qui è solo accennata in secondo piano. La volontà di cambiare l'iconografia del mese va ascritta senza dubbio al duca di Berry.
La caccia col falcone era simbolo di potere e ricchezza e pertanto già da allora veniva valutata come uno degli svaghi più prestigiosi della corte aristocratica medievale. Il falcone, che fu per la nobiltà del tempo un simbolo di buona educazione, cortesia e rapporti pacifici, destava grande fascino in ragione del suo coraggio e della sua bellezza: non a caso, si era soliti offrire falconi in segno d'amicizia o amore, o ancora come premi di un torneo o di una scommessa. Per quanto riguarda il cavallo, anch'esso divenuto nel Medioevo un emblema di grande carisma per tutta la nobiltà, era identificatore sia della condizione sociale che morale e materiale di chi lo possedeva.
La postura e le espressioni dei personaggi a cavallo, pur mantenendo una certa rigidità propria della loro condizione aristocratica, sono molteplici e caratteristiche: la prima dama da destra, si regge timorosa al suo compagno, un'altra dama stende disinvoltamente le redini, una coppia dialoga amabilmente. Ma ancor più libero e spontaneo si rivela l'atteggiamento del modesto falconiere in testa al corteo, che si volta verso il primo cavaliere in attesa di ricevere ordini. Elaborati dettagli del virtuosismo grafico dei Limbourg si possono ravvisare nelle bardature dei cavalli e nelle rifiniture dei sontuosi abiti dei nobili. Attorno al corteo, corrono alcuni cani addestrati nell'uccidere e riportare la cacciagione.
L'accurata modellazione dei corpi dei cavalli e dei cani è il frutto di un approccio già diverso alla natura, un metodo che cerca il realismo non solo nella raffigurazione della figura umana ma anche in quella degli animali. Studi approfonditi sull'anatomia animale erano stati compiuti prima di allora già nelle miniature di artisti lombardi tra cui Giovannino de' Grassi, dalle quali i Limbourg presero sicuramente spunto per quanto concerne gli aspetti principali, per poi raffinarli attraverso la sofisticata delicatezza del loro stile.
In secondo piano, degli uomini nudi fanno il bagno nel fiume Juine nel tentativo di calmare la calura estiva, mentre altri due contadini nel campo retrostante terminano di raccogliere le messi in attesa che giunga il carro destinato a ritirarle.
In lontananza, si leva le Château d'Etampes, che il duca di Berry aveva acquisito nel 1400 insieme alla contea circostante. Dietro le mura fortificate, si distinguono le varie torri, la grande cappella, la segreta quadrangolare e, al centro, la torre Guinette. Quest'ultima è tutt'oggi parzialmente esistente tra le rovine del castello. Gli inventari redatti alla morte del duca parlano del piacere che ebbe nel soggiornare in questi luoghi.
Settembre
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Il mese di Settembre mostra la vendemmia all'ombra dello Château de Saumur.
I contadini in primo piano sono intenti a cogliere l'uva, che viene poi messa in gerle che sono trasportate sui carri o dalle some degli asini. Anche qui si notano varie scenette di genere, che impreziosiscono e movimentano la rappresentazione: la donna incinta, il contadino che mangia l'uva di nascosto, un altro che si abbassa e mostra le gambe per la veste troppo corta.
Il fiabesco castello sullo sfondo è dipinto con attenzione alla verticalità di tutte le sue torri, etorrette, guglie, camini e pinnacoli. Si vede bene la chiusa del ponte e una donna, con un cesto di merci sulla testa, si appresta a entrarvi.
Ottobre
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Nella miniatura di Ottobre si vede la semina dei campi in primo piano, sullo sfondo del gigantesco Louvre. Si tratta di una delle miniature più famose della serie per l'impressionante spazialità data dalla mole del castello in alto, ma anche per la precisa documentazione del lavoro nei campi: dall'uomo a cavallo che fa i solchi passando lo strumento apposito appensantito da una pietra, all'uomo che sparge le sementi (che vengono prontamente beccate da un gruppo di uccelli a sinistra), fino al campo già lavorato, dove si trovano uno spaventapasseri e altri teli stesi per allontanare i volatili.
A metà della scena è raffigurata la Senna, con vari passanti e barchette attraccate.
Novembre
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Nel mese di Novembre, si assiste a una tradizionale scena contadina autunnale, la raccolta delle ghiande e dei maiali che se ne cibano. Il porcaro, accompagnato da un molosso, fa pascolare un branco di suini in un bosco di querce, mentre con l'aiuto di un bastone colpisce i rami per far cadere le ghiande. Il maiale, ingrassato e poi macellato e salato, consentirà di prepararsi all'inverno e di nutrirsi per tutto l'anno.[66] Il diritto di raccogliere le ghiande cominciava generalmente in occasione della celebrazione di san Remigio, il 1º ottobre, e fino alla festa di sant'Andrea, il 30 novembre.[67]
Sullo sfondo si scorge un castello arroccato sulle rocce e un fiume che serpeggia tra montagne dai toni azzurrati, un paesaggio il quale richiama la Savoia. La miniatura, realizzata intorno al 1485-1486, è attribuita a Jean Colombe, che in quel periodo lavorava per Carlo I di Savoia.[66] Tuttavia, un disegno molto simile si ritrova in una miniatura del calendario delle Heures de Dunois risalenti al 1436: il Maestro di Dunois, autore di questa miniatura, potrebbe essersi ispirato a un disegno preparatorio realizzato dai fratelli Limbourg per le Très Riches Heures. Jean Colombe avrebbe quindi portato a termine l'illustrazione settant'anni dopo la morte dei tre fratelli e mezzo secolo dopo il maestro parigino.[13]
La posizione del corpo del contadino richiama quella di un altro personaggio di Colombe: il boia che colpisce san Marco nella miniatura che mette in scena il martirio di quest'ultimo (f. 19v.). Potrebbe trattarsi qui di un'evocazione della leggenda secondo cui le reliquie del santo sarebbero state trasportate da Alessandria a Venezia sotto un mucchio di carne di maiale, per evitare che fossero ispezionate dai doganieri musulmani.[68]
Dicembre
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Per l'ultimo mese dell'anno, il pittore ha optato per una scena di caccia anziché soffermarsi sulla tradizionale macellazione del maiale per Natale. Mentre i cacciatori gridano all'hallalì, i cani fanno a pezzi il cinghiale e la scena si svolge al centro di una foresta i cui alberi sono ancora coperti di foglie.[69]
All'orizzonte si erge il castello di Vincennes, completato da Carlo V, con il suo mastio centrale e le sue torri, oggi in gran parte di dimensione minore. Questo castello è il luogo di nascita del duca Jean de Berry, il che potrebbe spiegare la sua presenza in questa miniatura.[70] Fu anche scelto da Jean Fouquet, intorno al 1455, come sfondo di un'illustrazione contenuta nel Libro d'Ore di Étienne Chevalier. Poiché il cinghiale era un emblema comunemente utilizzato dai re inglesi, la scena potrebbe costituire un'allusione alla lotta contro le pretese di Enrico V sul regno di Francia.[71]
La scena è spesso accostata a un disegno attribuito a Giovannino de' Grassi, oggi conservato presso la biblioteca di Bergamo,[72] dal contenuto quasi identico, con gli stessi animali nelle medesime posture, sia pur con qualche cane in meno. Per Meiss, la miniatura del mese di dicembre sarebbe il modello di questo disegno e Paul de Limbourg ne sarebbe l'autore; tuttavia, il fatto che vi siano stati aggiunti dei cani implicherebbe piuttosto l'inverso. Luciano Bellosi vi ha riconosciuto invece un'opera di un pittore del 1440-1450.[69] Tale ipotesi è rafforzata dalla fisionomia dei personaggi, dagli occhi stravolti e dai volti cupi, che ricordano quelli del Libro del cuore innamorato di Amore.[17]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ New York, Metropolitan Museum of Art, Cloisters Collection, Acc.num. 54.1.1.
- ↑ Biblioteca nazionale di Francia (BNF), Ms. lat. 18014.
- ↑ Bruxelles, Biblioteca reale del Belgio, Ms. 11060-61.
- 1 2 BNF, Ms. lat. 919.
- ↑ Cazelles e Rathofer (2001), pp. 207-209.
- ↑ (FR) Eberhard König e Elisabeth Taburet-Delahaye, Innovation et tradition dans les livres d'heures du duc de Berry, in La création artistique en France autour de 1400, École du Louvre, 2006, pp. 40-41.
- ↑ Stirnemann e Villela-Petit (2004), p. 48.
- ↑ Cazelles e Rathofer (2001), p. 221.
- 1 2 Cazelles e Rathofer (2001), pp. 226-229.
- ↑ Cazelles e Rathofer (2001), p. 216.
- ↑ (FR) Jules Guiffrey, Inventaires de Jean de Berry, II, Parigi, Ernest Leroux, 1894-1896, p. 280, nota 1164.
- ↑ (EN) Herman Colenbrander, The Limbourg Brothers, the miniaturists of the Très Riches Heures du duc de Berry? (PDF), in Op zoek naar de gebroeders Limburg: de Très Riches Heures in het Musée Condé in Chantilly, Het Wapenboek Gelre in de Koninklijke Bibliotheek Albert I in Brussel en Jan Maelwael en zijn neefjes Polequin, Jehannequin en Herman van Limburg, Università di Amsterdam, 2006, pp. 29-36.
- 1 2 3 4 5 (FR) Inès Villela-Petit, Le maître intermédiaire: Barthélemy d’Eyck, pp. 1-23.
- 1 2 Londra, British Library, Yates Thompson, Ms. 3.
- ↑ Deldicque (2025), pp. 352-353.
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Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Très Riches Heures du duc de Berry / work by Limbourg brothers and Colombe, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
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