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Wali (santo)

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Il termine di lingua araba walī indica propriamente un "amico", un "parente prossimo". In senso spirituale, viene usato come abbreviazione di Waliullah/Wali Allah, "amico di Dio", per designare quelle persone, di conclamata religiosità, che si ritengono avere avuto una speciale relazione di intimità con Allah (e cui per questo spesso la religiosità popolare attribuisce doti di intercessione, in modo analogo a quello dei santi nel cristianesimo). In ambito maghrebino, spesso il termine è sinonimo di marabutto.

Il Wali nell'ecumene musulmano

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Benché la religione islamica non preveda differenze tra gli uomini e l'ortodossia escluda perciò di contemplare una categoria speciale di persone a un livello superiore rispetto agli altri credenti in termini di santità, la religiosità popolare ha sempre amato distinguere, con vari tipi di riconoscimento, delle persone dotate di santità. Il termine genericamente impiegato per indicare questi santi islamici è quello di walī, "amico [di Dio]". Ad essi vengono attribuite non solo doti di zelo religioso ma anche qualità taumaturgiche, profetiche, intercessorie.

Spesso furono considerati wali i maestri delle comunità mistiche, i sufi, come fu il caso di Alì, cugino e genero di Maometto, e della figlia del Profeta, Fatima.

Riguardo alla condizione di wali (la wilaya), il Corano, dopo aver detto che #5:#54: “Allah susciterà uomini che egli amerà come essi ameranno lui” prosegue specificando #5:#55: “In verità i vostri alleati sono Allah e il Suo Messaggero e i credenti che assolvono all’orazione, e pagano la decima prosternandosi con umiltà”. Si tramanda infatti che Alì pagò la decima mentre era prostrato in preghiera, offrendo il suo anello a un mendicante, e questi versi sarebbero stati rivelati al Profeta in tale occasione.

È opinione diffusa nel mondo islamico che nel mondo siano sempre presenti, mescolati alla gente comune, trecento "santi", persone particolarmente dotate di favori divini, ignoti gli uni agli altri e distribuiti in modo gerarchico.

  • Al gradino inferiore di questa scala vi sono i buhala (propriamente "folli" ma anche "illuminati"), cosiddetti perché la conoscenza che Dio ha dato loro li ha abbacinati e per questo appaiono folli agli occhi del mondo.
  • A un grado superiore di conoscenza, con occhi ormai abituati a questa illuminazione, essi appaiono rientrati in sé e costituiscono i nujaba ("coloro la cui intelligenza è completa") o nuqaba (luogotenenti, apostoli). Mosè (Sidna Musa) ne aveva 12 al proprio servizio, e altrettanti ne aveva Gesù (Sidna Issa; i suoi apostoli sono detti anche hawariyun).
  • Al terzo livello vi sono gli awtad (i quattro "punti cardinali"; spesso chiamati anche aqtab "poli", che però per alcuni sarebbero una categoria distinta), ministri del capo supremo. Tali erano i primi quattro califfi (Abū Bakr, Omar, Othman e Ali) nei confronti di Maometto.
  • Al livello più elevato, infine, vi è il ghuth ("salvatore"), vero e proprio santo intercessore. Vengono solitamente considerati tali Sidi Abd el Qader el-Jilani, Sidi Ibn Arabi, Sidi Bu Medin.

Varianti regionali

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Image Lo stesso argomento in dettaglio: Marabutto.

L'islam ortodosso tende a scoraggiare ogni forma di culto di santi, nella convinzione che nessuno possa collocarsi al di sopra degli altri uomini, in posizione intermedia tra le creature e Dio. Ma la religiosità popolare, specialmente in alcune regioni del mondo islamico, presta grande venerazione ai santi. Ad esempio in Nordafrica, dove si contano infiniti marabutti che custodiscono la tomba di un santo, e che spesso sono meta di veri e propri pellegrinaggi e festività tradizionali.[1][2]

Image Lo stesso argomento in dettaglio: Pīr.

Un ruolo importante nel nord del subcontinente indiano è poi giocato dalla venerazione di numerosi "santi" sufi, in molte aree noti con il termine di Pīr. Questi furono uomini (e talora donne), spesso appartenenti a famiglie altolocate autoctone che, nel contesto delle invasioni islamiche dell'India, funsero da guide per la conversione dall'induismo all'islamismo di numerose comunità, consentendo così la nascita di un islam locale, accanto da quello di origine centroasiatica portato dagli invasori. Il culto dei santi sufi è tuttora molto forte, e in particolare in Pakistan quello di pīr è un titolo ereditario, al quale è spesso associato un ruolo di guida e rappresentanza politica della comunità di appartenenza.[3]

Alcuni santi celebri

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  1. (FR) Edmond Doutté, Notes sur l'Islam maghribin: Les Marabouts, Parigi, 1900.
  2. Adriana Piga, L'islam in Africa. Sufismo e jihad fra storia e antropologia, Torino, 2003.
  3. (EN) John Renard, The A to Z of Sufism, Scarecrow Press, 2009, ISBN 978-0-8108-6343-9.

Altri progetti

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Collegamenti esterni

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