Trump, l’hybris e la nemesis che arriva dall’Iran

Image

Asia Occidentale. A cura di Angela Lano. Il concetto greco di hybris – l’eccesso, la tracotanza che spinge l’uomo a oltrepassare i limiti della misura e dall’ordine naturale, sfidando così gli dèi e attirando inevitabilmente su di sé la punizione, la nemesis – offre una chiave di lettura interessante per interpretare alcune scelte geopolitiche e l’approccio conflittuale, guerrafondaio e aggressivo del presidente USA Donald Trump. Nella cultura tragica, la hybris non è solo arroganza personale: è una distorsione del giudizio che porta a sopravvalutare la propria capacità di controllo sugli eventi, ignorando la complessità e i vincoli del reale.

La sua retorica spesso improntata all’esaltazione personale, l’insistenza sulla propria eccezionalità e “missione divina”, e il rifiuto di riconoscere limiti o sconfitte richiamano quell’atteggiamento di eccesso che i Greci temevano profondamente. Nell’orizzonte tragico, l’eroe dominato dalla hybris non è semplicemente arrogante: è qualcuno che si percepisce al di sopra delle regole comuni, convinto di poter piegare la realtà alla propria volontà. Allo stesso modo, Trump ha costruito una narrazione in cui la sua figura appare centrale, quasi indispensabile, alimentando una visione polarizzata del mondo.

Tuttavia, come nelle tragedie di Sofocle o Eschilo, o nei poemi omerici, la hybris non resta mai senza conseguenze: essa porta a una caduta, a un momento di crisi che ristabilisce l’equilibrio infranto. In chiave contemporanea, questo può tradursi in perdita di consenso, conflitti istituzionali o tensioni sociali. Non si tratta di una punizione divina, ma di una reazione sistemica che riporta alla luce i limiti umani.

Il parallelismo tra Trump e la hybris greca, dunque, è uno strumento interpretativo: un modo per leggere come certe dinamiche di potere, orgoglio e sfida ai limiti continuino a ripresentarsi, mutando forma ma conservando una struttura profonda che affonda le radici nella cultura antica.

Applicata alla sfera geopolitica, questa dinamica si può intravedere in decisioni improntate a una logica di forza e di affermazione unilaterale. L’uso di una retorica aggressiva verso avversari strategici, la tendenza a privilegiare mosse spettacolari e simboliche rispetto a processi diplomatici multilaterali, e la convinzione di poter ridefinire equilibri consolidati attraverso atti di rottura, possono essere letti come espressioni di una postura “iperbolica”, vicina alla hybris. In questa prospettiva, il rischio non è solo l’escalation, ma anche l’effetto inatteso: reazioni a catena difficili da prevedere e da controllare.

La nemesis per gli USA di Trump può arrivare dall’Iran.

L’idea che la nemesis di Donald Trump possa arrivare dall’Iran è coerente, almeno sul piano teorico, con la logica della tragedia greca: come abbiamo accennato sopra, l’eccesso (hybris) genera una risposta che ristabilisce l’equilibrio, spesso in modo inatteso e destabilizzante.

Nel contesto attuale, questa dinamica non è più mitologica ma geopolitica. Il confronto con l’Iran mostra proprio i tratti tipici della hybris: convinzione di poter controllare l’escalation, uso della forza come leva principale, retorica estrema e personalizzazione del conflitto. Tuttavia, il sistema internazionale – come nella tragedia – non è mai completamente dominabile.

I fatti recenti suggeriscono che il rischio di “nemesis” non sia solo simbolico: 1) l’Iran ha dimostrato capacità di risposta militare, resistenza e resilienza, continuando a combattere nonostante i bombardamenti intensi, le perdite umane e di importanti figure nazionali, e molta distruzione; 2) le minacce di escalation (come quelle sullo Stretto di Hormuz) hanno già prodotto effetti globali, tra cui crisi energetiche e instabilità economica; 3) analisti sottolineano che non esiste una “vittoria facile”: ogni azione può innescare una guerra prolungata e incontrollabile.

In termini tragici, la possibile nemesis non è necessariamente una sconfitta militare diretta degli USA, anche se questo non va scartato. Può assumere forme più complesse e sistemiche: 1) logoramento del potere politico interno; 2) perdita di controllo sugli alleati e sugli equilibri regionali; 3) effetti economici globali che si ritorcono contro chi li ha innescati; 4) escalation che supera le intenzioni iniziali.

Come nelle tragedie di Sofocle, la punizione non arriva sempre dove l’”eroe” se l’aspetta: spesso nasce proprio dal tentativo di affermare il controllo assoluto – più si forza la realtà, più emergono le sue resistenze.

In questo senso, l’Iran può essere visto non tanto come la nemesis in sé, ma come il vettore attraverso cui essa si manifesta. Non è solo un avversario: è un sistema complesso, radicato e capace di reagire in modi non lineari. Ed è proprio questa imprevedibilità che, nella logica della hybris, rappresenta il vero pericolo per gli USA.

Image

In ogni caso, gli oppressi e i colonizzati del Sud globale attendono che, come Prometeo, anche Trump, insieme al suo compare di genocidi, Bibi Netanyahu, e ai tanti loro vassalli e valvassini in giro per il mondo, possano affrontare presto la loro nemesis.