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Broadacre City

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Disegni per il progetto Broadacre City di Frank Lloyd Wright.

Broadacre City è una proposta di città decentrata elaborata da Frank Lloyd Wright e sviluppata dall'architetto dal 1932 fino alla sua morte, nel 1959.[1] Pensata come città statunitense decentrata e a bassa densità, prevedeva almeno un acro di terra per ogni famiglia, inserendo abitazioni, servizi, attività produttive e spazi collettivi in un paesaggio agricolo attraversato da strade.[2][3] Automobile, telecomunicazioni e produzione meccanizzata erano per Wright gli strumenti tecnici per superare la città accentrata e distribuire popolazione e funzioni sul territorio.[4] Presentata in forma scritta nel 1932 in The Disappearing City, l'idea prese forma pubblica nel 1935 con un grande modello di quattro miglia quadrate, conservato al Museum of Modern Art.[5][6][7] Proposta urbanistica, programma sociale ed esperimento utopico al tempo stesso, Broadacre City si costruiva sul contrasto tra libertà individuale, proprietà privata, decentramento e vita comunitaria.[1][6][8]

Già negli anni venti Wright iniziò a considerare la propria opera architettonica come parte di un concetto più ampio, che chiamò Broadacre City.[9] Presentata nel libro The Disappearing City, pubblicato nel 1932, l'idea fu poi rielaborata in When Democracy Builds e ne La città vivente (The Living City).[5][10] Rimasta fino al 1934 una formulazione soprattutto scritta, Broadacre City iniziò allora a prendere forma attraverso il modello di una sezione ipotetica di quattro miglia quadrate.[6]

Nell'autunno del 1934 Wright illustrò alla Taliesin Fellowship l'idea di una mostra di modelli e disegni di Broadacre City, alla presenza di Edgar J. Kaufmann, che accettò di sostenerne la realizzazione con 1000 dollari.[9] Realizzato dagli apprendisti della Taliesin Fellowship seguendo le indicazioni di Wright, il modello fu costruito pezzo per pezzo, senza un progetto complessivo fissato in anticipo in ogni dettaglio.[11] La scala del modello era di un pollice per 75 pollici, pari a circa 1:900.[11] Misurando 12×12 piedi (3,7×3,7 m), il modello rappresentava una comunità ipotetica di quattro miglia quadrate (10  km²).[6][7] Il nucleo dell'allestimento, completato in meno di un anno, comprendeva il modello di 12×12 piedi e dieci modelli collaterali.[9]

Il progetto fu presentato al pubblico al Forum del Rockefeller Center, a New York, il 15 aprile 1935, durante una mostra sponsorizzata dalla National Alliance of Art and Industry.[1] Al centro dell'esposizione stava il modello di una "campagna tipica" di quattro miglia quadrate, pensata per 1400 famiglie.[1] Accanto al modello comparivano modelli più piccoli, disegni e pannelli didattici dedicati ai temi del progetto, fra cui decentramento, integrazione, agrarismo, proprietà privata e riorganizzazione dei rapporti tra città e campagna.[1] Dopo la mostra newyorkese, Kaufmann organizzò l'esposizione del modello a Pittsburgh, nella mostra "New Homes for Old", sponsorizzata dalla Federal Housing Administration e allestita all'undicesimo piano dei grandi magazzini Kaufmann's.[12]

Rimasto in mostra in altre sedi degli Stati Uniti d'America fino al 1939, il modello fu esposto anche in Europa e a Los Angeles tra il 1950 e il 1954, tornando poi a Taliesin, dove Wright continuò a modificarlo fino alla morte, nel 1959.[9] Il modello fa parte delle collezioni del Museum of Modern Art, che lo registra come Broadacre City Project (Model in four sections) (1934-1935), realizzato in legno dipinto, cartone e carta.[7]

Broadacre City nasceva come modello di decentramento radicale, pensato per redistribuire la città statunitense sull'intero territorio nazionale.[6] Wright fondava il progetto su alcuni diritti sociali ritenuti essenziali: il diritto a un mezzo diretto di scambio, il diritto a un posto sulla terra e il diritto all'accesso alle idee, alle invenzioni e alle scoperte scientifiche riguardanti la vita delle persone.[2] Nel piano ogni famiglia avrebbe ricevuto almeno un acro di terreno, con lotti più ampi per le famiglie più numerose.[2] La distribuzione della terra e il controllo degli interventi sarebbero spettati a un architetto della contea, indicato da Wright come agente dello Stato nelle questioni riguardanti assegnazione, miglioramento dei terreni e armonia complessiva dell'insediamento.[2]

Wright indicava radio, telefono, telegrafo e produzione meccanizzata standardizzata come i presupposti tecnici del decentramento: mobilità e comunicazione a distanza ne erano gli strumenti principali.[4] Già in The Disappearing City la rete stradale e la motorizzazione garantivano all'individuo libertà di movimento, collegandolo a una rete di cittadini egualmente mobili.[13] Wright prevedeva che ogni cittadino possedesse la propria automobile, immaginando un sistema di autostrade a più corsie senza attraversamenti a raso, con sottopassi e percorsi separati per il traffico veloce e pesante.[14] Per il traffico a lunga distanza il piano prevedeva linee monorotaia lungo le arterie principali, mentre gli autocarri locali avrebbero servito depositi e magazzini collocati presso la rete viaria.[14]

Composta da piccole fattorie, abitazioni, officine, fabbriche, scuole, luoghi collettivi ed edifici professionali distribuiti nel territorio, la comunità era pensata come un insediamento a bassa densità.[3] Il modello configurava una comunità fondata su agricoltura e manifattura su piccola scala, governo locale e proprietà individuale.[1] Nell'articolo del 1935 Wright descriveva il modello come una porzione di campagna di quattro miglia quadrate, sviluppata su un acro come unità minima e capace di ospitare circa 1400 famiglie, con una media di cinque o più persone per famiglia.[15] In questa struttura l'insediamento urbano, con servizi e attrezzature proprie della città, veniva incorporato in un paesaggio rurale.[5]

Il piano evitava di concentrare le funzioni in un centro unico, distribuendo servizi, attività produttive e spazi collettivi su tutto il territorio dell'insediamento.[16] Le case unifamiliari costituivano il tipo edilizio prevalente, ma il piano comprendeva anche edifici a torre, considerati compatibili con l'idea di Wright se collocati nel paesaggio e isolati da altri edifici alti.[16] Broadacre City configurava così un ambiente insieme pastorale e urbano, accostando edifici alti e insediamenti rurali immersi nell'agricoltura.[16]

La forma fisica del piano era legata a un programma economico e politico fondato su proprietà diffusa, riduzione della rendita e limitazione della concentrazione del potere.[17] Le merci sarebbero passate direttamente dal produttore al consumatore, mentre le attività industriali avrebbero potuto essere di proprietà privata o cooperativa.[18] Alternando attività agricole, meccaniche e intellettuali, gli abitanti avrebbero organizzato il lavoro in modo da ampliare le possibilità di sviluppo individuale.[18]

La critica ha letto Broadacre City non come un episodio isolato di progettazione urbana, ma come l'esito di una lunga riflessione di Wright sul rapporto tra individuo e città, tra architettura del singolo edificio e architettura collettiva.[19] Il progetto puntava a immaginare una civiltà urbana senza città: sottrarre l'individuo alle pressioni omologanti della vita urbana senza però recidere il legame con la collettività.[6] Ne emergeva il contrasto tra un'architettura pensata come liberazione e un'architettura che rischiava di diventare uno strumento di controllo.[6]

Con The Disappearing City Wright riformulò l'architettura organica come programma per la città del futuro, estendendone i principi all'organizzazione della vita sociale.[20] Nella prima formulazione, Broadacre City era soprattutto un progetto fondato sulla casa individuale, concepita come luogo di autonomia personale e di liberazione dalla dipendenza dai vecchi centri urbani.[20] Concentrandosi però quasi esclusivamente sul singolo cittadino, Wright lasciava in sospeso il conflitto tra autonomia individuale e vita collettiva.[20]

Con il modello del 1934 l'attenzione si spostò dalla casa come centro del progetto a una rappresentazione complessiva dell'insediamento distribuito nel paesaggio.[21] Il rifiuto di assi principali, simmetrie evidenti e composizioni accademiche esprimeva la ricerca di un ordine alternativo alla città tradizionale, costruito sui rapporti tra abitazioni, infrastrutture, paesaggio e movimento.[21] La strada non si limitava a collegare i diversi elementi dell'insediamento: trasformava il percorso in automobile in un modo di vedere e leggere il paesaggio.[13]

Uno dei limiti segnalati dalla critica è l'assenza di luoghi collettivi definiti: Wright lasciava al cittadino il compito di costruirli, senza darne una forma concreta.[22] Per questo Broadacre City non si riduce a una visione di suburbanizzazione totale, ma conserva una contraddizione aperta tra libertà individuale e responsabilità pubblica.[22] L'individuo resta isolato nel paesaggio e il centro comunitario funziona più come una destinazione automobilistica che come un luogo reale di vita comune.[23] Questo limite non ha smesso di alimentare il dibattito su Broadacre City: può esistere una comunità senza prossimità fisica? È possibile una civiltà urbana senza città?[23]

Broadacre City è stata interpretata anche come espressione dei valori statunitensi di libertà e democrazia, collegando il progetto alla proprietà individuale della terra, all'autosufficienza, all'accesso diffuso ai servizi e alla limitazione del potere locale.[8] Per Wright la democrazia non coincideva soltanto con una forma di governo, ma indicava un ideale di libertà individuale e di sviluppo della persona.[17] La distribuzione della terra, l'accesso ai servizi e il decentramento avrebbero quindi dovuto tradurre il programma sociale del progetto in condizioni più favorevoli allo sviluppo individuale.[18]

I pannelli smontabili dell'allestimento permettono di leggere Broadacre City non solo come piano urbanistico, ma anche come presa di posizione sociale e politica, inserita nel dibattito sui problemi prodotti dal capitalismo tra Otto e Novecento.[1] Gli studiosi hanno ricondotto questa dimensione alle letture di Wright: Henry George, Edward Bellamy e Thorstein Veblen.[1] Negli anni trenta Broadacre City fu criticata con accuse tra loro opposte, venendo definita comunista, fascista e socialista, oltre che irrealizzabile come piano urbano o come forma di organizzazione sociale.[1] Interpretazioni più recenti hanno segnalato le implicazioni discriminatorie e razziste di un sistema fondato sulla proprietà privata, pur continuando a considerare Broadacre City un esperimento mentale rilevante.[1]

Nella storia dell'urbanistica Broadacre City è collocata tra le grandi visioni utopiche della città ideale della prima metà del Novecento, accanto ai piani di Le Corbusier per la città contemporanea e la città radiosa.[24] Queste visioni condividevano l'idea che pianificare significasse dare alla città una forma fisica definita, traducendola in piani generali o schemi di assetto complessivo.[24] In Gran Bretagna Broadacre City ricevette poca attenzione, soprattutto per il consumo di suolo implicato da una città a bassa densità.[25] Le critiche formulate nei primi anni sessanta da Jane Jacobs riguardarono più in generale questa tradizione di pianificazione, accusata di conoscere poco il funzionamento delle città reali, di rifiutare la grande città e di preferire modelli ordinati, separati e antiurbani.[26]

Influenza culturale

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Stazione di servizio R.W. Lindholm, Cloquet, Minnesota, progettata da Frank Lloyd Wright.

La Stazione di servizio R.W. Lindholm di Cloquet, nel Minnesota, riprende uno dei tipi edilizi previsti da Broadacre City.[27] Dopo avere progettato una stazione di servizio per Broadacre City negli anni trenta, Wright propose negli anni cinquanta a Ray Lindholm, già suo cliente, di costruirne una a Cloquet.[28] Iniziata nell'aprile 1958 e aperta al pubblico nell'ottobre dello stesso anno, la stazione è l'unico elemento edilizio del piano di Broadacre City effettivamente costruito.[27]

Dagli schemi di Broadacre City dei primi anni trenta e dalla Wiley House del 1933 derivò anche la casa usoniana.[29] La prima casa usoniana costruita fu la Herbert Jacobs House, commissionata nel 1936 a Madison, nel Wisconsin, poi assunta come modello per le abitazioni usoniane successive.[29] In Iowa le case usoniane progettate da Wright influenzarono in modo diretto e indiretto l'architettura residenziale dello Stato negli anni cinquanta e sessanta.[29]

La comunità di Usonia, a Pleasantville, nello Stato di New York, nacque dopo la seconda guerra mondiale come cooperativa fondata su idee legate a Broadacre City e alle case usoniane.[30] David e Priscilla Henken avviarono il progetto negli anni quaranta, formando nel 1944 una cooperativa chiamata "Usonia" dopo essere entrati in contatto con le idee di Wright per Broadacre City e per la casa usoniana.[30] Acquistato nel 1947 un terreno boscoso a Pleasantville, la cooperativa chiese a Wright di disegnare il piano dell'insediamento, basato su lotti circolari di un acro disposti in gruppi e separati da aree verdi comuni.[30] Il piano iniziale, basato su cinquantacinque lotti circolari di un acro, fu poi rivisto da David Henken e Aaron Resnick con l'approvazione di Wright, riducendo i lotti a cinquanta e adattando meglio le strade alla topografia.[31]

Broadacre City influì anche su Paolo Soleri, apprendista di Wright a Taliesin West tra il 1947 e il 1948.[32] Le idee di Soleri sull'arcologia appartengono a una tradizione di pianificazione comunitaria utopica nella quale Broadacre City e le case usoniane ebbero un'influenza diretta, pur sviluppandosi in senso opposto alla città diffusa e dipendente dall'automobile immaginata da Wright.[32][33]

Nel 2014 il Museum of Modern Art dedicò a Broadacre City la mostra Frank Lloyd Wright and the City: Density vs. Dispersal, organizzata dopo l'acquisizione congiunta degli archivi di Wright da parte del museo e della Avery Architectural and Fine Arts Library della Columbia University.[34] Presentando il modello di Broadacre City insieme a disegni, film e modelli architettonici, la mostra confrontava il progetto di città a bassa densità con gli esperimenti di Wright sulla città verticale.[34] L'allestimento metteva in evidenza la tensione tra concentrazione urbana e insediamento diffuso nel pensiero di Wright, collegando il progetto ai dibattiti contemporanei sulla densità urbana.[34]

Nel 2022 David Romero realizzò una ricostruzione virtuale di Broadacre City, basata sul modello fisico del 1935 e sui disegni preparati da Wright per La città vivente (The Living City).[10][35] Il modello digitale, che richiese oltre otto mesi di lavoro, comprese più di cento edifici, definiti con un livello di dettaglio superiore a quello del modello originale.[35]

Il film documentario Broad Minded City affronta il rapporto tra Broadacre City e la città diffusa contemporanea, assumendo Los Angeles come caso di studio.[36] Il documentario mette in relazione le idee di Wright sull'architettura organica con questioni attuali di sviluppo urbano, sostenibilità, infrastrutture, tutela, trasporti e impatto ambientale.[36]

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 (EN) Jennifer Gray, Reading Broadacre, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation, 1º ottobre 2018. URL consultato il 9 maggio 2026.
  2. 1 2 3 4 Wright, 1935, p. 346
  3. 1 2 Wright, 1935, p. 347
  4. 1 2 Wright, 1935, p. 345
  5. 1 2 3 Stankiewicz, 2015, p. 27
  6. 1 2 3 4 5 6 7 Dehaene, 2002, p. 92
  7. 1 2 3 (EN) Frank Lloyd Wright. Broadacre City Project (Model in four sections). 1934-1935, su moma.org, The Museum of Modern Art. URL consultato il 9 maggio 2026.
  8. 1 2 Stankiewicz, 2015, p. 35
  9. 1 2 3 4 (EN) Revisiting Frank Lloyd Wright's Vision for "Broadacre City", su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation, 8 settembre 2017. URL consultato il 9 maggio 2026.
  10. 1 2 La città vivente, su einaudi.it, Einaudi. URL consultato il 9 maggio 2026.
  11. 1 2 Dehaene, 2002, p. 97
  12. ↑ (EN) Timeline, su fallingwater.org, Fallingwater. URL consultato il 9 maggio 2026.
  13. 1 2 Dehaene, 2002, p. 100
  14. 1 2 Wright, 1935, p. 348
  15. ↑ Wright, 1935, p. 349
  16. 1 2 3 Stankiewicz, 2015, p. 29
  17. 1 2 Stankiewicz, 2015, p. 30
  18. 1 2 3 Stankiewicz, 2015, p. 34
  19. ↑ Dehaene, 2002, p. 91
  20. 1 2 3 Dehaene, 2002, p. 95
  21. 1 2 Dehaene, 2002, p. 96
  22. 1 2 Dehaene, 2002, p. 105
  23. 1 2 Dehaene, 2002, p. 106
  24. 1 2 Taylor, 1998, p. 25
  25. ↑ Taylor, 1998, p. 44
  26. ↑ Taylor, 1998, pp. 54–56
  27. 1 2 (EN) Lindholm Oil Company Service Station, Cloquet, su mnhs.org, Minnesota Historical Society, 2 luglio 2012. URL consultato il 9 maggio 2026.
  28. ↑ (EN) Lindholm Oil Company Service Station, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation. URL consultato il 9 maggio 2026.
  29. 1 2 3 (EN) The Iowa Usonians, su npgallery.nps.gov, National Park Service. URL consultato il 9 maggio 2026.
  30. 1 2 3 (EN) Dick van Gameren, Usonia Pleasantville, New York: Frank Lloyd Wright, su journals.open.tudelft.nl, DASH. Delft Architectural Studies on Housing, 1º giugno 2018. URL consultato il 9 maggio 2026.
  31. ↑ (EN) The Usonia Plot at Pleasantville, su drawingmatter.org, Drawing Matter, 23 novembre 2022. URL consultato il 9 maggio 2026.
  32. 1 2 (EN) Cosanti, su sah-archipedia.org, Society of Architectural Historians. URL consultato il 9 maggio 2026.
  33. ↑ (EN) Remembering Paolo Soleri (1919-2013), su architecturalrecord.com, Architectural Record, 19 aprile 2013. URL consultato il 9 maggio 2026.
  34. 1 2 3 (EN) Frank Lloyd Wright and the City: Density vs. Dispersal, su moma.org, The Museum of Modern Art, 2014. URL consultato il 9 maggio 2026.
  35. 1 2 (EN) Jennifer Gray, Building Broadacre: Jennifer Gray in Conversation with David Romero, su franklloydwright.org, Frank Lloyd Wright Foundation, 12 gennaio 2022. URL consultato il 9 maggio 2026.
  36. 1 2 (EN) Broad Minded City Documentary Screening, su aialosangeles.org, AIA Los Angeles, 15 luglio 2025. URL consultato il 9 maggio 2026.
Approfondimenti

Voci correlate

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