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Jean-Baptiste Jules Bernadotte

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Image Disambiguazione – Se stai cercando altri personaggi con il nome di Carlo di Svezia, vedi Carlo di Svezia (disambigua).
Carlo XIV Giovanni di Svezia
Carlo III Giovanni di Norvegia
Image
Ritratto di Carlo XIV Giovanni, re di Svezia e Norvegia
Fredric Westin, XIX secolo, Castello di Gripsholm
Re di Svezia e di Norvegia
Stemma
Stemma
In carica5 febbraio 1818 –
8 marzo 1844
(26 anni e 32 giorni)
Incoronazione
PredecessoreCarlo XIII e II
SuccessoreOscar I
Principe di Pontecorvo
In carica5 giugno 1806 –
21 agosto 1810
Predecessoretitolo creato
SuccessoreLuciano Murat
Nome completoJean-Baptiste Jules Bernadotte
TrattamentoSua Maestà
Altri titoli
NascitaPau, 26 gennaio 1763
MorteStoccolma, 8 marzo 1844 (81 anni)
Luogo di sepolturaChiesa di Riddarholmen
Casa realeBernadotte
PadreHenri Bernadotte
Carlo XIII (adottivo)
MadreJeanne de Saint-Jean
ConsorteDésirée Clary
FigliOscar I
ReligioneChiesa di Svezia
(precedentemente cattolico)
MottoFolkets kärlek min belöning
«L'amore del mio popolo è la mia ricompensa»
FirmaImage
Jean-Baptiste Jules Bernadotte
Image
Jean-Baptiste-Jules Bernadotte, prince de Ponte Corvo, devenu Charles-Jean XIV roi de Suède (1763-1844)
Joseph Nicolas Jouy, 1852, Reggia di Versailles
SoprannomeSergent Belle-Jambe
NascitaPau, 26 gennaio 1763
MorteStoccolma, 8 marzo 1844
Cause della mortemalattia
Luogo di sepolturaChiesa di Riddarholmen
ReligioneChiesa di Svezia
(precedentemente cattolico)
Dati militari
Paese servitoFrancia (bandiera) Prima Repubblica francese
Francia (bandiera) Primo Impero francese
Svezia (bandiera) Regno di Svezia
Forza armataEsercito francese
Esercito svedese
SpecialitàFanteria (agli inizi della carriera militare)
UnitàArmata del Reno
Armata di Sambre e Mosa
Armata d'Italia
Armata dell'Ovest
Grande Armata
Armata del Nord
Anni di servizio1780-1814
GradoMaresciallo dell'Impero
Generalissimo delle forze armate svedesi
GuerreGuerre rivoluzionarie francesi
Guerre napoleoniche
BattaglieBattaglia di Fleurus
Battaglia di Kreuznach
Battaglia di Neumarkt
Battaglia del Tagliamento
Battaglia di Ulma
Battaglia di Austerlitz
Battaglia di Jena
Battaglia di Halle
Battaglia di Lubecca
Battaglia di Wagram
Battaglia di Großbeeren
Battaglia di Dennewitz
Battaglia di Lipsia
Fonti citate nel corpo del testo
voci di militari presenti su Wikipedia

Jean-Baptiste Jules Bernadotte (Pau, 26 gennaio 1763 – Stoccolma, 8 marzo 1844) è stato un generale francese, divenuto Maresciallo dell'Impero, principe di Pontecorvo e successivamente re di Svezia con il nome di Carlo XIV Giovanni e re di Norvegia con quello di Carlo III Giovanni.

Di origini borghesi, intraprese giovanissimo la carriera militare nell'esercito francese e conobbe una rapida ascesa durante la Rivoluzione francese. Vicino alle istanze repubblicane e distintosi per coraggio personale e capacità di comando, partecipò alle guerre rivoluzionarie francesi, combattendo soprattutto sul fronte tedesco e in Italia, fino a raggiungere il grado di generale di divisione. Ricoprì inoltre importanti incarichi politici e militari durante il Direttorio.

I suoi rapporti con Napoleone Bonaparte, già complessi durante gli ultimi anni della Repubblica, furono caratterizzati da una persistente alternanza di collaborazione, rivalità e reciproca diffidenza. Nonostante ciò, con la proclamazione dell'Impero, il 19 maggio 1804 Napoleone lo incluse nella prima nomina dei marescialli dell'Impero. Bernadotte era inoltre legato alla famiglia Bonaparte attraverso il matrimonio: nel 1798 aveva sposato Désirée Clary, sorella di Julie Clary, moglie di Giuseppe Bonaparte e successivamente regina di Napoli e di Spagna.

Durante le guerre napoleoniche comandò importanti corpi d'armata e partecipò alle campagne contro le coalizioni europee, distinguendosi, tra l'altro, nelle operazioni del 1805 che culminarono nella battaglia di Austerlitz. Come ricompensa per i suoi servigi, il 5 giugno 1806 Napoleone lo investì del titolo di principe e duca di Pontecorvo, attribuendogli in sovranità l'exclave pontificia situata nel territorio del Regno di Napoli. Continuò successivamente a servire nell'esercito imperiale, prendendo parte alle campagne contro la Prussia, la Russia e l'Austria, ma i suoi rapporti con Napoleone divennero progressivamente più difficili, fino alla definitiva interruzione della sua carriera militare al servizio diretto dell'imperatore dopo la campagna del 1809.

La sua vita conobbe una svolta decisiva nel 1810. In seguito alla morte del principe ereditario svedese Carlo Augusto di Augustenburg e alla necessità di assicurare la successione dell'anziano e privo di discendenza Carlo XIII, il Riksdag degli Stati scelse Bernadotte come nuovo erede al trono. Il 21 agosto 1810 fu quindi eletto principe ereditario di Svezia. Accettata l'elezione, rinunciò al principato di Pontecorvo, si trasferì in Svezia, si convertì dal cattolicesimo al luteranesimo e, adottato da Carlo XIII, assunse il nome di Carlo Giovanni.

A causa dell'età e delle precarie condizioni di salute del sovrano, il principe ereditario assunse rapidamente un ruolo predominante nella direzione politica e militare del regno. Abbandonata progressivamente la tradizionale dipendenza svedese dalla politica francese, perseguì una strategia autonoma, il cui principale obiettivo territoriale divenne l'acquisizione della Norvegia, allora unita alla Danimarca. Dopo l'occupazione francese della Pomerania svedese e il definitivo deterioramento dei rapporti con Napoleone, nel 1812 avvicinò la Svezia alla Russia e alle altre potenze avversarie della Francia.

Nel 1813 la Svezia aderì alla Sesta coalizione e Carlo Giovanni assunse il comando dell'Armata del Nord, composta da contingenti svedesi, prussiani, russi e tedeschi. Nella campagna di Germania contribuì alle vittorie alleate di Großbeeren e Dennewitz e partecipò alla decisiva battaglia di Lipsia, combattendo così contro la Francia e contro molti dei suoi antichi compagni d'armi. Rivolse quindi le proprie forze contro la Danimarca, costringendola con il trattato di Kiel del gennaio 1814 a cedere la Norvegia al re di Svezia.

La resistenza norvegese alla prevista unione portò tuttavia all'adozione della Costituzione norvegese del 17 maggio 1814 e alla proclamazione di Cristiano Federico come re di Norvegia. Dopo una breve campagna militare svedese, la Convenzione di Moss consentì di raggiungere un compromesso: la Norvegia mantenne la propria costituzione e una larga autonomia interna, entrando però in unione personale con la Svezia sotto Carlo XIII. Carlo Giovanni divenne pertanto anche principe ereditario di Norvegia.

Alla morte del padre adottivo, il 5 febbraio 1818, salì sui troni dei due regni assumendo il nome di Carlo XIV Giovanni di Svezia e Carlo III Giovanni di Norvegia. Fu incoronato a Stoccolma l'11 maggio e a Trondheim il 7 settembre dello stesso anno.

Regnò fino alla morte, avvenuta a Stoccolma l'8 marzo 1844, dopo ventisei anni di regno e oltre tre decenni ai vertici della politica scandinava. Gli succedette l'unico figlio, Oscar I. Con la sua ascesa al trono ebbe origine il casato di Bernadotte, che da allora regna in Svezia e costituisce ancora oggi la casa reale svedese.

«E dire che io fui un tempo Maresciallo di Francia e ora sono soltanto il Re di Svezia!»

Gli inizi e la Rivoluzione francese

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Jean-Baptiste Jules Bernadotte nacque a Pau il 26 gennaio 1763, figlio di Henri Bernadotte, procuratore presso il tribunale locale, e Jeanne de Saint-Jean. Destinato inizialmente a seguire una carriera nell'ambito giudiziario, lavorò per breve tempo come apprendista presso uno studio legale. La morte del padre e le limitate prospettive economiche della famiglia contribuirono tuttavia a indirizzarlo verso la carriera militare.

Nel settembre 1780, all'età di diciassette anni, si arruolò come semplice soldato nel reggimento Royal-la-Marine dell'esercito francese.[2] La rigida struttura sociale dell'esercito dell'Ancien Régime limitò inizialmente la sua ascesa: alla vigilia della Rivoluzione francese aveva raggiunto soltanto il grado di sottufficiale. L'abolizione dei privilegi di nascita e la profonda trasformazione dell'esercito rivoluzionario gli aprirono invece una rapida carriera, fondata sull'esperienza acquisita negli anni di servizio e sulle capacità dimostrate sul campo.[3]

Promosso tenente nel 1791, combatté successivamente nelle armate rivoluzionarie del Reno e della Sambre e Mosa. Si distinse nel corso delle campagne nelle Fiandre e in Germania e nel 1794 conobbe una rapidissima progressione: il generale Jean-Baptiste Kléber lo promosse generale di brigata e, pochi mesi più tardi, Bernadotte raggiunse il grado di generale di divisione.[3]

Prese parte alla battaglia di Fleurus del 26 giugno 1794, una delle principali vittorie francesi della guerra della Prima coalizione, e continuò successivamente a operare sul fronte renano sotto il comando di generali quali Jean-Baptiste Jourdan e Kléber. Il periodo rivoluzionario consolidò in Bernadotte una forte identità repubblicana, che avrebbe continuato a influenzare i suoi rapporti con Napoleone Bonaparte anche negli anni dell'Impero.

La campagna d'Italia e l'ambasciata a Vienna

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All'inizio del 1797 Bernadotte ricevette l'incarico di trasferire circa 20.000 uomini dell'Armata di Sambre e Mosa in Italia, per rafforzare l'Armata d'Italia comandata da Napoleone Bonaparte. I rapporti tra i due generali furono sin dall'inizio improntati a una certa rivalità personale e politica, ma Bernadotte riconobbe l'autorità del comandante in capo e partecipò attivamente alle ultime operazioni della campagna.

Si distinse nel passaggio del Tagliamento del marzo 1797 e nelle successive operazioni contro gli austriaci, entrando anche a Trieste. Al termine della campagna gli venne affidato l'incarico onorifico di presentare al Direttorio le bandiere sottratte al nemico.[3]

Dopo il colpo di Stato del 18 fruttidoro del 4 settembre 1797 gli fu affidato per breve tempo un comando nella Francia meridionale, ma lasciò l'incarico e ritornò nell'armata d'Italia.

Nel febbraio 1798, dopo il trattato di Campoformio, il Direttorio lo nominò ambasciatore della Repubblica francese presso la corte imperiale di Vienna. La missione ebbe tuttavia breve durata. Nell'aprile dello stesso anno l'esposizione pubblica del tricolore francese sulla sede dell'ambasciata provocò una violenta manifestazione antifrancese. Non avendo ottenuto dal governo austriaco le soddisfazioni diplomatiche che riteneva necessarie, Bernadotte lasciò Vienna e rientrò in Francia.

Il 17 agosto 1798 sposò a Sceaux Désirée Clary, figlia di un ricco commerciante marsigliese ed ex promessa di Napoleone Bonaparte. Désirée era inoltre sorella di Julie Clary, moglie di Giuseppe Bonaparte: il matrimonio creò pertanto un legame familiare indiretto tra Bernadotte e la famiglia Bonaparte. Dall'unione nacque nel 1799 un unico figlio, Oscar, futuro re di Svezia e Norvegia.[2]

Ministro della guerra e il Consolato

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Nel 1799, mentre la Seconda coalizione esercitava una crescente pressione militare sulla Francia, Bernadotte ricoprì importanti incarichi di comando. Il 3 luglio fu nominato ministro della guerra e rimase in carica fino al 14 settembre dello stesso anno.[3]

Durante il breve ministero tentò di migliorare l'organizzazione dell'esercito, rafforzare il reclutamento e ristabilire l'efficienza di servizi militari gravemente provati dalle campagne precedenti. La sua posizione politica, tuttavia, risultò sempre più difficile all'interno di un Direttorio ormai prossimo al collasso. L'opposizione di Emmanuel Joseph Sieyès e le rivalità presenti nel governo contribuirono alla sua uscita dal ministero poche settimane prima del colpo di Stato del 18 brumaio.

Il 9 novembre 1799, quando Napoleone Bonaparte rovesciò il Direttorio, Bernadotte mantenne un atteggiamento prudente: non aderì al colpo di Stato, ma non tentò neppure una difesa armata delle istituzioni repubblicane. La sua posizione, vicina agli ambienti neogiacobini, alimentò per qualche tempo la diffidenza del nuovo Consolato.[3]

Nonostante ciò, Bonaparte continuò a servirsi delle sue capacità militari. Bernadotte entrò nel Consiglio di Stato e gli venne affidato il comando dell'Armata dell'Ovest, incaricata di ristabilire l'ordine nelle regioni interessate dalla rivolta vandeana.

Nel 1802 il suo nome fu coinvolto nella cosiddetta conspiration des libelles, nota anche come complot du pot de beurre, organizzata da alcuni ufficiali repubblicani e dal suo capo di stato maggiore Édouard François Simon. La polizia individuò la rete clandestina e Joseph Fouché, pur evitando uno scandalo politico più ampio, fece sì che Bernadotte fosse allontanato dal comando.[3]

Gli venne successivamente prospettata la nomina ad ambasciatore negli Stati Uniti d'America, ma la ripresa delle ostilità europee impedì che assumesse effettivamente l'incarico.

Maresciallo dell'Impero

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Con la proclamazione del Primo Impero francese, Napoleone decise di integrare Bernadotte nella nuova gerarchia imperiale. Il 19 maggio 1804 questi fu incluso nella prima promozione dei marescialli dell'Impero.[3] Nello stesso periodo gli fu affidato il governo dell'Hannover, occupato dalle truppe francesi.

Durante la guerra della Terza coalizione comandò il I Corpo della Grande Armata. Nell'autunno 1805 partecipò alle manovre che portarono all'accerchiamento dell'esercito austriaco nella battaglia di Ulma e successivamente avanzò attraverso la Baviera.

Nella battaglia di Austerlitz del 2 dicembre 1805 il I Corpo di Bernadotte fu schierato al centro dell'esercito francese. Nel momento decisivo parte delle sue forze contribuì alle operazioni sul Pratzen e al consolidamento della vittoria, anche se il suo ruolo nella battaglia fu meno appariscente di quello di altri comandanti napoleonici.[3]

Il 5 giugno 1806, come ricompensa per i servizi resi, Napoleone gli conferì la sovranità sul nuovo principato di Pontecorvo e il titolo di principe e duca di Pontecorvo. Il piccolo Stato, ricavato da un'exclave sottratta allo Stato Pontificio, costituiva un feudo immediato della Corona imperiale.

La campagna di Prussia

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Nel corso della guerra della Quarta coalizione, nell'ottobre 1806, Bernadotte continuò a comandare il I Corpo d'armata.

La sua condotta nelle giornate del 13 e 14 ottobre, culminate nelle contemporanee battaglie di Jena e Auerstädt, divenne in seguito oggetto di forti controversie. Il corpo di Bernadotte non partecipò in maniera significativa a nessuno dei due scontri, mentre il III Corpo del maresciallo Louis Nicolas Davout sostenne quasi da solo il peso dell'esercito principale prussiano ad Auerstädt.

Napoleone criticò duramente il comportamento di Bernadotte e gli rimproverò di non avere sostenuto Davout.[4] La storiografia successiva ha tuttavia discusso l'effettiva responsabilità del maresciallo: secondo alcune ricostruzioni, gli ordini ricevuti da Bernadotte erano contraddittori o gli imponevano inizialmente di attendere nuove disposizioni, circostanza che rende meno semplice attribuirgli deliberatamente l'abbandono di Davout.[3]

Nei giorni successivi Bernadotte ebbe comunque un ruolo molto più attivo nell'inseguimento dell'esercito prussiano in ritirata. Il 17 ottobre sconfisse presso Halle il corpo del principe Eugenio di Württemberg e proseguì poi l'avanzata verso il Baltico.

Il 6 novembre le sue truppe presero parte alla battaglia di Lubecca, costringendo alla resa gran parte delle forze del generale Gebhard Leberecht von Blücher. Durante le operazioni furono catturati anche reparti svedesi che combattevano al fianco della coalizione.

Secondo una tradizione successivamente molto valorizzata nella biografia di Bernadotte, il maresciallo trattò con particolare correttezza gli ufficiali e i soldati svedesi fatti prigionieri. L'episodio contribuì alla buona reputazione di cui godette in seguito presso alcuni ambienti militari svedesi, anche se la sua futura elezione al trono non può essere spiegata soltanto con quell'avvenimento.

Nel 1807 Bernadotte non partecipò alla battaglia di Eylau: gli ordini destinati al suo corpo non gli giunsero tempestivamente e il maresciallo raggiunse la zona quando lo scontro era ormai terminato.[3] Nel giugno successivo venne ferito alla testa durante un combattimento presso il fiume Passarge, circostanza che gli impedì di prendere parte alla decisiva battaglia di Friedland.

La Germania settentrionale e Wagram

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Dopo la pace di Tilsit Bernadotte ricevette importanti responsabilità nella Germania settentrionale e nelle città anseatiche. Nel 1808 gli fu affidato un corpo destinato, nell'ambito dei piani francesi contro la Svezia, a operare nell'area baltica.

In quello stesso anno si verificò la diserzione della divisione spagnola del marchese de La Romana, appartenente al corpo ausiliario spagnolo dislocato in Danimarca. Con l'aiuto della marina britannica, migliaia di soldati spagnoli riuscirono a imbarcarsi e tornare nella penisola iberica per combattere contro l'occupazione francese.

Nel 1809, allo scoppio della guerra della Quinta coalizione, Bernadotte assunse il comando del IX Corpo d'armata, formato in larga misura da contingenti sassoni.

Durante la battaglia di Wagram del 5 e 6 luglio, le sue truppe subirono pesanti combattimenti e nella seconda giornata il corpo sassone perse temporaneamente il controllo di Aderklaa. Bernadotte cercò di raccogliere le unità disordinate ma incorse nell'ira di Napoleone, che lo privò del comando. La tensione aumentò ulteriormente quando il maresciallo diffuse un ordine del giorno nel quale attribuiva particolare merito ai soldati sassoni per la vittoria, iniziativa interpretata dall'imperatore come un'indebita rivendicazione personale.[5][3]

La rottura non fu però immediatamente definitiva. Nell'estate 1809, durante la spedizione britannica di Walcheren, Joseph Fouché affidò a Bernadotte il comando dell'armata raccolta nell'area dell'Schelda per proteggere Anversa. Poco dopo Napoleone lo sollevò anche da questo incarico.[3]

La carriera militare di Bernadotte nell'Impero era ormai sostanzialmente conclusa quando, l'anno successivo, si aprì davanti a lui una prospettiva del tutto inattesa.

I rapporti con Napoleone

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I rapporti tra Bernadotte e Napoleone Bonaparte furono complessi e cambiarono profondamente nel corso di quasi quindici anni. Entrambi erano emersi grazie alla Rivoluzione e appartenevano alla nuova élite militare formatasi durante le guerre repubblicane, ma avevano temperamenti, convinzioni politiche e ambizioni differenti.

Bernadotte conservò a lungo una forte sensibilità repubblicana e nel 1799 guardò con diffidenza al colpo di Stato del 18 brumaio. Bonaparte, da parte sua, non ignorava l'autonomia politica e il prestigio di cui Bernadotte godeva negli ambienti militari e neogiacobini. Ciò non impedì tuttavia all'imperatore di affidargli comandi importanti, elevarlo al rango di maresciallo dell'Impero e, nel 1806, conferirgli il principato di Pontecorvo.[3]

Anche il legame familiare contribuì probabilmente a mantenere aperto il rapporto tra i due. Bernadotte era sposato con Désirée Clary, già legata sentimentalmente a Napoleone e sorella di Julie Clary, moglie di Giuseppe Bonaparte. Non è tuttavia possibile ridurre la benevolenza mostrata talvolta da Napoleone nei suoi confronti a motivazioni sentimentali o familiari: l'imperatore continuò a servirsi di Bernadotte soprattutto perché lo considerava un generale esperto e un amministratore capace.

Il deterioramento definitivo dei rapporti avvenne fra il 1809 e il 1810. La condotta di Wagram e le successive divergenze resero sempre più marginale il maresciallo nel sistema napoleonico. Quando nell'estate del 1810 gli venne offerta la successione al trono svedese, Napoleone non si oppose alla sua partenza, ritenendo inizialmente che la presenza di un proprio ex maresciallo a Stoccolma potesse rafforzare l'influenza francese nell'Europa settentrionale.[3]

L'evoluzione successiva dimostrò il contrario: una volta divenuto principe ereditario, Bernadotte considerò prioritari gli interessi della Svezia e costruì progressivamente una politica estera indipendente da quella francese.

Principe ereditario di Svezia

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La questione della successione svedese si aprì dopo la crisi dinastica che aveva accompagnato la deposizione di Gustavo IV Adolfo nel 1809. Sul trono era salito lo zio Carlo XIII, anziano e privo di figli sopravvissuti.

Il principe danese Carlo Augusto di Augustenburg, inizialmente prescelto come erede, morì improvvisamente nel maggio 1810. La ricerca di un nuovo successore portò allora all'emergere della candidatura di Bernadotte. Un ruolo particolarmente importante fu svolto dall'ufficiale svedese Carl Otto Mörner, che, inizialmente senza un mandato formale del governo, entrò in contatto con il maresciallo francese e ne promosse la candidatura.

La scelta era inconsueta ma rispondeva a precise considerazioni politiche. Bernadotte possedeva grande prestigio militare, disponeva di un patrimonio personale considerevole e, almeno nelle aspettative di una parte della classe dirigente svedese, i suoi rapporti con Napoleone potevano offrire alla Svezia una posizione più favorevole nel nuovo equilibrio europeo.

Il 21 agosto 1810, riunito a Örebro, il Riksdag degli Stati elesse Bernadotte principe ereditario di Svezia.[2] Egli rinunciò quindi al principato di Pontecorvo e si preparò a trasferirsi nel nuovo Paese.

Poiché la legge svedese richiedeva che il sovrano appartenesse alla confessione luterana, Bernadotte lasciò formalmente il cattolicesimo e aderì alla Chiesa di Svezia. Il 2 novembre 1810 fece il proprio ingresso solenne a Stoccolma e pochi giorni più tardi venne adottato ufficialmente da Carlo XIII, assumendo il nome di Carlo Giovanni (Karl Johan).[6]

Le precarie condizioni di salute del re fecero sì che il principe ereditario assumesse rapidamente un ruolo determinante nella direzione politica e militare del regno, pur senza diventare formalmente reggente permanente.

La nuova politica estera

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Durante i primi mesi della sua presenza in Svezia Carlo Giovanni mantenne formalmente l'adesione al Blocco continentale, ma apparve presto evidente che gli interessi svedesi non coincidevano più con quelli dell'Impero francese.

La principale questione strategica era costituita dalla perdita della Finlandia, ceduta alla Russia nel 1809. Carlo Giovanni concluse che un tentativo di riconquistarla avrebbe comportato per la Svezia costi militari e politici eccessivi. Elaborò pertanto una nuova strategia: accettare il definitivo spostamento della Finlandia nella sfera russa e cercare una compensazione territoriale a occidente, attraverso l'acquisizione della Norvegia, allora appartenente alla corona danese.

Il deterioramento dei rapporti con Napoleone accelerò quando, nel gennaio 1812, le truppe francesi occuparono la Pomerania svedese. Carlo Giovanni intensificò quindi le trattative con lo zar Alessandro I di Russia e nel corso del 1812 Svezia e Russia giunsero a un'intesa strategica che riconosceva gli interessi svedesi sulla Norvegia.

Nel 1813 la Svezia aderì formalmente alla Sesta coalizione. Carlo Giovanni ricevette il comando dell'Armata del Nord, una grande formazione multinazionale composta da truppe svedesi, prussiane, russe e di altri Stati tedeschi.[3]

Il 23 agosto le forze dell'Armata del Nord respinsero il tentativo del maresciallo Oudinot di avanzare su Berlino nella battaglia di Großbeeren. Il 6 settembre ottennero una seconda importante vittoria nella battaglia di Dennewitz contro il maresciallo Michel Ney.[3]

Carlo Giovanni partecipò quindi alla grande concentrazione delle forze alleate che culminò nella battaglia di Lipsia del 16-19 ottobre 1813. L'intervento dell'Armata del Nord contribuì alla schiacciante superiorità numerica e operativa della coalizione nella fase decisiva dello scontro.

Dopo Lipsia il principe ereditario evitò tuttavia di concentrare la propria attenzione sull'invasione della Francia. Il suo principale obiettivo politico rimaneva la Norvegia. Rivolse quindi l'esercito contro la Danimarca, alleata di Napoleone, costringendo Federico VI di Danimarca a concludere il trattato di Kiel del 14 gennaio 1814, con il quale il sovrano danese rinunciava alla Norvegia a favore del re di Svezia.[3]

L'unione con la Norvegia

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La decisione presa a Kiel non venne accettata passivamente dai norvegesi. Un'assemblea costituente riunita a Eidsvoll approvò il 17 maggio 1814 una propria costituzione e proclamò re il principe danese Cristiano Federico.

Carlo Giovanni guidò quindi nell'estate del 1814 una breve campagna militare contro la Norvegia. La superiorità svedese e la volontà di evitare un conflitto prolungato portarono alla Convenzione di Moss del 14 agosto.

Il compromesso consentì alla Norvegia di conservare la propria costituzione, il parlamento, le istituzioni interne e un'ampia autonomia politica, mentre accettava l'unione personale con la Svezia sotto la dinastia svedese. In novembre Carlo XIII fu riconosciuto re di Norvegia e Carlo Giovanni ne divenne formalmente principe ereditario.

La nuova costruzione politica non rappresentava quindi un'annessione della Norvegia alla Svezia, ma una unione personale tra due regni distinti, ciascuno dotato delle proprie istituzioni, uniti dalla persona del monarca e dalla politica estera.

Durante i Cento giorni del 1815 Carlo Giovanni mantenne la Svezia fuori dalla nuova guerra contro Napoleone. L'ex maresciallo non prese pertanto parte alla campagna conclusasi con la battaglia di Waterloo.

Re di Svezia e di Norvegia

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Alla morte di Carlo XIII, avvenuta il 5 febbraio 1818, Carlo Giovanni gli succedette sui due troni assumendo il nome di Carlo XIV Giovanni come re di Svezia e di Carlo III Giovanni come re di Norvegia.[2]

Fu incoronato re di Svezia l'11 maggio 1818 nella Cattedrale di Stoccolma e re di Norvegia il 7 settembre successivo nella Cattedrale di Nidaros a Trondheim.

Il suo lungo regno si caratterizzò per la scelta di mantenere i due Paesi estranei alle grandi guerre europee. La nuova linea di politica estera inaugurata durante il periodo da principe ereditario contribuì a creare le condizioni per il lungo periodo di pace che avrebbe caratterizzato la storia svedese successiva.[6]

Sul piano interno Carlo Giovanni seguì una politica generalmente prudente e conservatrice, cercando di conciliare l'autorità monarchica con gli ordinamenti costituzionali dei due regni. In Svezia il suo regno coincise con una fase di crescita demografica, sviluppo agricolo, rafforzamento delle finanze pubbliche e ampliamento delle infrastrutture.

Uno dei principali progetti infrastrutturali dell'epoca fu il canale di Göta, concepito già prima della sua ascesa al trono e completato durante il suo regno. L'opera, inaugurata nel 1832, collegò attraverso laghi, canali e corsi d'acqua il sistema navigabile della costa occidentale con il Mar Baltico, assumendo grande importanza economica e simbolica.

I rapporti con la Norvegia furono invece periodicamente difficili. Il re cercò in più occasioni di rafforzare il carattere unitario della monarchia, mentre il Storting norvegese difese gelosamente l'autonomia garantita dalla costituzione del 1814. Le tensioni non condussero tuttavia alla rottura dell'unione, che sopravvisse fino al 1905.

Carlo Giovanni mantenne per tutta la vita una conoscenza limitata della lingua svedese e continuò a servirsi ampiamente del francese nella vita privata e negli affari di corte. L'affermazione secondo cui avrebbe imposto il francese come lingua dell'amministrazione pubblica è tuttavia priva di fondamento e non deve essere mantenuta nella voce.

Il motto scelto per il proprio regno fu Folkets kärlek min belöning, «L'amore del popolo è la mia ricompensa».[2]

Negli ultimi anni continuò a esercitare personalmente la monarchia nonostante l'età avanzata. Il 26 gennaio 1844, giorno del suo ottantunesimo compleanno, fu colpito da un ictus; le successive complicazioni ne provocarono la morte l'8 marzo dello stesso anno nel Palazzo Reale di Stoccolma.[2]

Gli succedette l'unico figlio Oscar I. La casa di Bernadotte, fondata dalla sua ascesa al trono nel 1818, continua a regnare in Svezia.

Image
Statua equestre di re Carlo XIV Giovanni a Stoccolma

Tradizioni e aneddoti

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Alla figura di Carlo Giovanni sono legati numerosi aneddoti, alcuni dei quali difficilmente verificabili.

Il più celebre riguarda un presunto tatuaggio che sarebbe stato scoperto sul suo corpo dopo la morte e che avrebbe recato una frase rivoluzionaria come «Mort aux rois!» («Morte ai re!») oppure, secondo altre versioni, «Mort aux tyrans!». La storia, ampiamente ripetuta nella pubblicistica successiva, non è tuttavia sostenuta da documentazione contemporanea e viene generalmente considerata una leggenda.[7]

Analoga prudenza deve essere usata per la frase attribuitagli dopo il ritorno delle spoglie di Napoleone in Francia, secondo la quale avrebbe rimpianto ironicamente il tempo in cui era «maresciallo di Francia» anziché «soltanto re di Svezia»: l'episodio appartiene soprattutto alla tradizione aneddotica formatasi attorno alla straordinaria parabola dell'ex soldato dell'esercito reale francese divenuto fondatore di una dinastia regnante.

Jean-Baptiste Jules Bernadotte sposò il 17 agosto 1798 Désirée Clary, figlia del commerciante marsigliese François Clary e di Françoise Rose Somis. Dal matrimonio nacque un solo figlio:

  • Joseph François Oscar Bernadotte (1799-1859), inizialmente principe di Pontecorvo e successivamente principe ereditario di Svezia e di Norvegia; alla morte del padre, nel 1844, gli succedette sui due troni con il nome di Oscar I, re di Svezia e di Norvegia.

Attraverso Oscar I, Jean-Baptiste Bernadotte divenne il capostipite della linea dinastica che proseguì sul trono di Svezia e di Norvegia. La casa di Bernadotte, fondata con la sua ascesa al trono nel 1818, continua ancora oggi a regnare in Svezia.

Genitori Nonni Bisnonni
Jean Bernadotte Jean Bernadotte  
 
Marie de La Barrère-Bertandot  
Jean Henri Bernadotte  
Marie du Pucheu dite de La Place Jacques du Pucheu dit de Laplace  
 
Françoise de Labasseur  
Carlo XIV/III Giovanni di Svezia e di Norvegia  
Jean de Saint Vincent …  
 
…  
Jeanne de Saint Vincent  
Marie d'Abbadie de Sireix Doumengé Habas d'Arrens  
 
Marie d'Abbadie, Abbesse Laïque de Sireix  
 

Nel corso della propria vita Bernadotte utilizzò differenti composizioni araldiche, conseguenti dapprima alla sua elevazione a principe sovrano di Pontecorvo, quindi alla sua elezione a principe ereditario di Svezia e, infine, all'ascesa ai troni di Svezia e Norvegia. Lo stemma di Pontecorvo continuò a essere impiegato anche dopo la rinuncia al principato, divenendo uno degli elementi caratteristici delle armi personali della casa di Bernadotte.

Stemma Titolo e periodo Blasonatura e ornamenti
Image Jean-Baptiste Jules Bernadotte

Principe sovrano di Pontecorvo
(5 giugno 1806 – 21 agosto 1810)

Scudo: d'azzurro, al ponte di tre archi d'argento, posto sopra un fiume dello stesso, ondato d'azzurro, e sostenuto da due torri d'argento, ciascuna finestrata di nero; al capo dei principi sovrani dell'Impero francese.

Ornamenti: dietro lo scudo sono posti in decusse due bastoni da Maresciallo dell'Impero; lo scudo è inoltre accompagnato dal gran collare della Legion d'onore, relativo alla dignità di Grand Aigle.

Image Carlo Giovanni Bernadotte

Principe ereditario di Svezia
(21 agosto 1810 – 14 gennaio 1814)
Arme come rappresentata nello stallo di cavaliere dell'Ordine dei Serafini

Scudo: partito da un filetto d'oro: nel primo, d'azzurro, a tre corone all'antica d'oro, poste due e una (Svezia moderna); nel secondo, d'azzurro, a tre bande ondate d'argento, attraversate da un leone coronato d'oro, armato e lampassato di rosso (Svezia antica); sul tutto, d'azzurro, al ponte di tre archi d'argento, posto sopra un fiume dello stesso, ondato d'azzurro, e sostenuto da due torri d'argento, finestrate di nero; al capo dei principi sovrani dell'Impero francese (Pontecorvo-Bernadotte).

Ornamenti: lo scudo è accompagnato dalle insegne dell'Ordine di Carlo XIII e dai collari degli ordini reali svedesi di Vasa, della Stella Polare, della Spada e dei Serafini.

Image Carlo Giovanni Bernadotte

Principe ereditario di Svezia e di Norvegia
(14 gennaio 1814 – 5 febbraio 1818)
Arme come rappresentata nello stallo di cavaliere dell'Ordine dei Serafini

Scudo: interzato in pergola da un filetto d'oro: nel primo, d'azzurro, a tre corone all'antica d'oro, poste due e una (Svezia moderna); nel secondo, di rosso, al leone coronato d'oro, tenente fra le branche anteriori un'ascia d'argento manicata d'oro, con il manico ricurvo sotto le branche posteriori (Norvegia); nel terzo, d'azzurro, a tre bande ondate d'argento, attraversate da un leone coronato d'oro, armato e lampassato di rosso (Svezia antica); sul tutto, d'azzurro, al ponte di tre archi d'argento, posto sopra un fiume dello stesso, ondato d'azzurro, e sostenuto da due torri d'argento, finestrate di nero; al capo dei principi sovrani dell'Impero francese (Pontecorvo-Bernadotte).

Ornamenti: lo scudo è accompagnato dalle insegne dell'Ordine di Carlo XIII e dai collari degli ordini di Vasa, della Stella Polare, della Spada e dei Serafini.

Image Carlo XIV Giovanni di Svezia e Carlo III Giovanni di Norvegia
Re di Svezia e di Norvegia
(5 febbraio 1818 – 8 marzo 1844)
Grande arme
Scudo: interzato in pergola da un filetto d'oro: nel primo, d'azzurro, a tre corone all'antica d'oro, poste due e una (Svezia moderna); nel secondo, di rosso, al leone coronato d'oro, tenente fra le branche anteriori un'ascia d'argento manicata d'oro, con il manico ricurvo sotto le branche posteriori (Norvegia); nel terzo, d'azzurro, a tre bande ondate d'argento, attraversate da un leone coronato d'oro, armato e lampassato di rosso (Svezia antica); sul tutto, partito: nel primo, interzato in banda d'azzurro, d'argento e di rosso, al vaso d'oro (Vasa); nel secondo, d'azzurro, al ponte di tre archi d'argento, posto sopra un fiume dello stesso, ondato d'azzurro, e sostenuto da due torri d'argento, finestrate di nero; al capo dei principi sovrani dell'Impero francese (Pontecorvo-Bernadotte).

Ornamenti: lo scudo è accompagnato dalle insegne dell'Ordine di Carlo XIII e dai collari degli ordini di Vasa, della Stella Polare, della Spada e dei Serafini.

Image Carlo XIV Giovanni di Svezia e Carlo III Giovanni di Norvegia
Re di Svezia e di Norvegia
(5 febbraio 1818 – 8 marzo 1844)
Arme come rappresentata nello stallo di cavaliere dell'Ordine dei Serafini
Scudo: interzato in pergola da un filetto d'oro: nel primo, d'azzurro, a tre corone all'antica d'oro, poste due e una (Svezia moderna); nel secondo, di rosso, al leone coronato d'oro, tenente fra le branche anteriori un'ascia d'argento manicata d'oro, con il manico ricurvo sotto le branche posteriori (Norvegia); nel terzo, d'azzurro, a tre bande ondate d'argento, attraversate da un leone coronato d'oro, armato e lampassato di rosso (Svezia antica); sul tutto, partito: nel primo, interzato in banda d'azzurro, d'argento e di rosso, al vaso d'oro (Vasa); nel secondo, d'azzurro, al ponte di tre archi d'argento, posto sopra un fiume dello stesso, ondato d'azzurro, e sostenuto da due torri d'argento, finestrate di nero; al capo dei principi sovrani dell'Impero francese (Pontecorvo-Bernadotte).

Ornamenti: lo scudo è accompagnato dalle insegne dell'Ordine di Carlo XIII e dai collari degli ordini di Vasa, della Stella Polare, della Spada e dei Serafini.

Onorificenze svedesi

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Sovrano, Gran Maestro, Cavaliere e Commendatore del Reale Ordine dei Serafini - nastrino per uniforme ordinaria
— 5 febbraio 1818; già Cavaliere e Commendatore dal 21 agosto 1810
Sovrano, Signore e Maestro, Commendatore di Gran Croce del Reale Ordine della Spada - nastrino per uniforme ordinaria
— 5 febbraio 1818; già Commendatore di Gran Croce dal 21 agosto 1810
Sovrano, Gran Maestro e Commendatore di Gran Croce del Reale Ordine della Stella Polare - nastrino per uniforme ordinaria
— 5 febbraio 1818; già Commendatore di Gran Croce dal 21 agosto 1810
Sovrano, Signore e Maestro, Commendatore di Gran Croce del Reale Ordine di Vasa - nastrino per uniforme ordinaria
— 5 febbraio 1818; già Commendatore di Gran Croce dal 21 agosto 1810
Sovrano, Signore e Maestro, Cavaliere Reale del Reale Ordine di Carlo XIII - nastrino per uniforme ordinaria
— 5 febbraio 1818; già Cavaliere Reale dal 21 agosto 1810
Gran Maestro dell'Ordine dei Frammassoni Svedesi (Svenska Frimurare Orden SFMO) - nastrino per uniforme ordinaria
Gran Maestro dell'Ordine dei Frammassoni Svedesi (Svenska Frimurare Orden SFMO)
— 5 febbraio 1818

Onorificenze francesi

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Onorificenze straniere

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  1. ↑ D. Chandler (a cura di), I Marescialli di Napoleone, p. 101.
  2. 1 2 3 4 5 6 (EN) Karl XIV Johan, su Kungahuset, Casa reale di Svezia. URL consultato il 19 agosto 2026.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 Bernadotte, Jean-Baptiste-Jules (1763-1844), maréchal, roi de Suède et de Norvège, su Fondation Napoléon. URL consultato il 19 agosto 2026.
  4. ↑ David G. Chandler, Le campagne di Napoleone, Milano, R.C.S. Libri, 1998, vol. I, p. 608.
  5. ↑ David G. Chandler, Le campagne di Napoleone, Milano, R.C.S. Libri, 1998, vol. II, pp. 867, 871.
  6. 1 2 (SV) Monarkins historia, su Kungahuset, Casa reale di Svezia. URL consultato il 19 agosto 2026.
  7. ↑ (EN) The Encyclopedia of the French Revolutionary and Napoleonic Wars, ABC-CLIO, 2006.
  • David G. Chandler, Le campagne di Napoleone, vol. 1 e 2, Milano, R.C.S. Libri, 1998, ISBN 88-17-11576-2.
  • (FR) Max Gallo, Napoléon, Parigi, Éditions Robert Laffont, 2002, ISBN 2-221-09796-3.
  • (FR) Jean Tulard, Jean-François Fayard; Alfred Fierro, Histoire et dictionnaire de la Révolution française, 1789-1799, Parigi, Éditions Robert Laffont, 1998, ISBN 2-221-08850-6.

Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Predecessore Re di Svezia e di Norvegia Successore Image
Carlo XIII-II 5 febbraio 1818-8 marzo 1844 Oscar I

Predecessore Principe ereditario di Svezia Successore
Titolo inesistente 1810-1818 Sé stesso come sovrano

Predecessore Principe di Pontecorvo Successore Image
Titolo inesistente 1806-1810 Napoleone Luciano Carlo Murat

Predecessore Ministro della Guerra della Repubblica Francese Successore
Louis Marie de Milet de Mureau 2 luglio-14 settembre 1799 Edmond Louis Alexis Dubois-Crancé
Controllo di autoritàVIAF (EN) 73959251 · ISNI (EN) 0000 0001 2139 5548 · SBN BATV000147 · BAV 495/30437 · CERL cnp00944133 · ULAN (EN) 500320384 · LCCN (EN) n79065096 · GND (DE) 118560174 · BNE (ES) XX1201323 (data) · BNF (FR) cb125108868 (data) · J9U (EN, HE) 987007259759605171 · CONOR.SI (SL) 325715299