Leopardus
| Leopardus | |
|---|---|
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Classe | Mammalia |
| Ordine | Carnivora |
| Sottordine | Feliformia |
| Infraordine | Aeluroidea |
| Superfamiglia | Feloidea |
| Famiglia | Felidae |
| Sottofamiglia | Felinae |
| Genere | Leopardus Gray, 1842 |
| Serie tipo | |
| ''Leopardus griseus'' Gray, 1842 | |
| Sinonimi | |
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| Specie | |
| vedi testo | |
Leopardus Gray, 1842 è un genere di felidi della sottofamiglia dei Felinae, comprendente piccoli e medi felini selvatici originari delle Americhe. Il gruppo è quasi interamente neotropicale: le specie sono distribuite dal Messico e dagli estremi meridionali degli Stati Uniti attraverso l'America centrale fino alla Patagonia, occupando ambienti che spaziano dalle foreste pluviali alle savane, dalle foreste nebulose andine alle steppe aride e ai deserti d'alta quota.[1]
Il genere costituisce una delle principali linee evolutive della famiglia Felidae ed è caratterizzato, nelle specie studiate, da un numero diploide di 36 cromosomi, anziché i 38 tipici degli altri felidi viventi.[2] La riduzione è dovuta alla fusione di due cromosomi acrocentrici ancestrali.[3]
La tassonomia del genere è particolarmente complessa. Nel 2017 la Cat Classification Task Force della IUCN riconosceva otto specie,[2] ma successive revisioni morfologiche e genomiche hanno rivelato numerose linee evolutive precedentemente nascoste. Le revisioni del complesso del gatto delle pampas hanno portato al riconoscimento di cinque specie, mentre studi del 2024-2026 hanno profondamente modificato la sistematica dei cosiddetti gatti tigre.[4][5][6] Sulla base delle revisioni più recenti sono riconoscibili 15 specie.
Nonostante il nome, il leopardo appartiene al genere Panthera e non è strettamente imparentato con i Leopardus.
Descrizione
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I Leopardus mostrano una considerevole diversità nelle dimensioni e nella morfologia. L'ocelot (L. pardalis) è il rappresentante più grande e può superare ampiamente i 10 kg, mentre i più piccoli gatti tigre pesano generalmente soltanto 1,5-3 kg.
Il corpo è in genere snello, gli arti sono relativamente corti e la coda varia da moderatamente lunga a molto lunga. Quest'ultima raggiunge uno sviluppo particolarmente notevole nel margay (L. wiedii), adattato alla locomozione arboricola.
La maggior parte delle specie presenta un mantello maculato, con punti, rosette, strisce e bande di forma e disposizione estremamente variabili. Il colore di fondo può essere giallo, ocra, bruno, rossastro o grigio. Nei gatti delle pampas il disegno può risultare molto meno evidente e alcune popolazioni hanno un mantello quasi uniforme.
Il gatto delle Ande (L. jacobita) possiede una pelliccia particolarmente folta e una lunga coda anulata, adattamenti agli ambienti freddi e aridi delle alte Ande. I gatti delle pampas presentano invece corporature relativamente robuste e mantelli lunghi, soprattutto nelle popolazioni delle regioni montane e temperate.
L'aspetto esterno può essere fortemente convergente. Questo fenomeno è particolarmente evidente nei gatti tigre, nei quali specie geneticamente distinte possono risultare difficili da distinguere sulla base della sola colorazione.[5]
Distribuzione e habitat
[modifica | modifica wikitesto]Il genere è originario esclusivamente delle Americhe. La maggiore diversità si trova in America meridionale, dove alcune regioni ospitano contemporaneamente numerose specie.
L'areale complessivo si estende dal sud degli Stati Uniti e dal Messico fino allo Stretto di Magellano. L'ocelot e il margay possiedono alcuni degli areali più vasti e raggiungono l'America centrale e il Messico; l'ocelot sopravvive inoltre nel Texas meridionale.[7]
I diversi membri del genere hanno colonizzato ambienti estremamente differenti. L. pardalis e L. wiedii sono principalmente associati alle foreste tropicali e subtropicali; L. jacobita abita ambienti aridi e rocciosi delle alte Ande; L. geoffroyi occupa praterie, steppe e boscaglie del Cono Sud; i membri del complesso del gatto delle pampas sono distribuiti in habitat che comprendono Cerrado, Pantanal, pampas, steppe patagoniche e altipiani andini.
I gatti tigre mostrano una forte specializzazione biogeografica. L. guttulus è soprattutto legato alla Foresta Atlantica, L. emiliae agli ambienti aperti e semiaperti del Brasile orientale e nord-orientale, L. pardinoides alle foreste nebulose delle montagne centroamericane e andine, mentre L. tilcayo è finora conosciuto nelle Yungas boliviane.[5][6]
Biologia
[modifica | modifica wikitesto]Le specie di Leopardus sono prevalentemente solitarie e territoriali. Molte mostrano un'attività soprattutto notturna o crepuscolare, ma il ritmo giornaliero varia in funzione della specie, dell'habitat, della disponibilità delle prede e della presenza di felidi più grandi.
Sono tutte carnivore. La dieta comprende soprattutto piccoli mammiferi, uccelli, rettili e altri vertebrati. L'ocelot, essendo più grande, può catturare anche prede di dimensioni maggiori; le specie più piccole dipendono principalmente da roditori, piccoli marsupiali, lucertole e uccelli.
Alcune specie sono eccellenti arrampicatrici. Il margay rappresenta la forma maggiormente specializzata alla vita arboricola e possiede articolazioni delle caviglie estremamente mobili che facilitano la discesa dai tronchi a testa in giù.
La riproduzione è poco conosciuta in molte delle specie più rare. La gestazione dura generalmente due o tre mesi e la femmina partorisce di solito uno o due piccoli.
Ibridazione
[modifica | modifica wikitesto]L'ibridazione ha avuto un ruolo importante nell'evoluzione del genere. È documentata una zona di ibridazione contemporanea tra Leopardus guttulus e Leopardus geoffroyi nel Brasile meridionale.[1]
Le analisi genomiche indicano inoltre diversi episodi di introgressione avvenuti nel passato. La linea brasiliana orientale del gatto tigre, oggi riconosciuta come L. emiliae, possiede DNA mitocondriale derivato da un antico episodio di ibridazione con un membro del complesso del gatto delle pampas, probabilmente L. braccatus.[1][6]
È stata individuata anche introgressione antica tra l'ocelot e gli antenati di alcune delle linee più piccole del genere.[1] Questa storia reticolata contribuisce alla difficoltà nel ricostruire un unico albero filogenetico pienamente concordante.
Tassonomia
[modifica | modifica wikitesto]Origine del genere
[modifica | modifica wikitesto]John Edward Gray istituì Leopardus nel 1842 nella rivista Annals and Magazine of Natural History, includendovi diversi piccoli felidi maculati.[8]
La specie tipo è Leopardus griseus Gray, 1842, designata successivamente da Reginald Innes Pocock nel 1917. L. griseus è oggi considerato sinonimo dell'ocelot, Felis pardalis Linnaeus, 1758.[8]
Durante il XIX e il XX secolo furono istituiti numerosi altri generi o sottogeneri per i felini oggi compresi in Leopardus, tra cui Oncifelis, Lynchailurus, Margay, Oreailurus, Pajeros e Colocolo.[8] Studi morfologici, cromosomici e successivamente molecolari hanno però dimostrato che queste forme appartengono a una singola radiazione evolutiva.
Per buona parte del XX secolo alcune specie furono inoltre classificate nel grande genere Felis.
Evoluzione e filogenesi
[modifica | modifica wikitesto]Leopardus costituisce una delle principali linee evolutive dei felidi moderni, generalmente denominata linea dell'ocelot. Le analisi genomiche indicano che la radiazione del genere ebbe inizio nel Pliocene, nel contesto della colonizzazione dell'America meridionale da parte dei felidi nordamericani durante il Grande scambio americano.[1]
Le analisi di Lescroart e collaboratori stimano che la diversificazione delle linee attuali sia avvenuta nell'arco degli ultimi circa 4,6 milioni di anni, con una prima rapida radiazione nel Pliocene e una seconda diversificazione di alcune linee durante il Pleistocene.[1]
La ricostruzione filogenetica è resa complessa da due fenomeni: la rapida successione degli eventi di speciazione, che ha prodotto un'estesa incomplete lineage sorting, e numerosi episodi di introgressione fra specie.[1]
Uno studio genomico del 2023 ha inoltre messo in discussione la tradizionale idea che ocelot e margay siano reciprocamente le specie più affini: nelle analisi genomiche il margay risulta più strettamente associato al gatto delle Ande.[1]
Complesso del gatto delle pampas
[modifica | modifica wikitesto]Per gran parte del XX secolo le popolazioni di gatto delle pampas furono comprese in una singola specie, Leopardus colocola, variamente suddivisa in sottospecie.
Una revisione integrativa di Nascimento, Cheng e Feijó, basata su caratteri morfologici, morfometrici e geografici, ha proposto la separazione del complesso in cinque specie.[4]
Il Mammal Diversity Database accetta attualmente cinque entità: L. braccatus, L. colocola, L. fasciatus, L. garleppi e L. pajeros.[9] Il nome L. fasciatus viene oggi impiegato per il gatto delle pampas uruguaiano precedentemente indicato frequentemente come L. munoai.[10]
Complesso dei gatti tigre
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Il complesso dei gatti tigre ha subito revisioni ancora più profonde.
Nel 2013 analisi genetiche avevano sostenuto la separazione del gatto tigre meridionale, Leopardus guttulus, dal più settentrionale L. tigrinus. Successivamente fu proposta anche la validità di L. emiliae, descritta originariamente da Oldfield Thomas nel 1914 per il Brasile nord-orientale.
Nel 2024 Oliveira e collaboratori, combinando morfologia, biogeografia e modellizzazione della nicchia ecologica, dimostrarono la forte differenziazione delle popolazioni montane dell'America centrale e delle Ande e ristabilirono Leopardus pardinoides (Gray, 1867) come specie distinta.[5]
La specie Leopardus narinensis, descritta nel 2023 sulla base di un esemplare colombiano proveniente dal vulcano Galeras, è stata successivamente reinterpretata come sinonimo junior di L. pardinoides.[11]
Nel settembre 2026 Lescroart e collaboratori hanno pubblicato la più ampia analisi genomica del complesso, basata sui genomi completi di 38 individui, inclusi campioni museali provenienti dalla località tipo di L. tigrinus.[6]
Lo studio ha riconosciuto cinque specie geneticamente distinte:
- Leopardus tigrinus – gatto tigre settentrionale o gatto tigre della savana;
- Leopardus emiliae – gatto tigre orientale;
- Leopardus guttulus – gatto tigre meridionale o della Foresta Atlantica;
- Leopardus pardinoides – gatto tigre nebuloso;
- Leopardus tilcayo – tilcayo.
Lo stesso lavoro ha descritto inoltre Leopardus tigrinus antisuyo come nuova sottospecie delle Yungas peruviane.[6]
L. tilcayo è stata descritta come specie nuova sulla base di una linea genomica distinta delle Yungas boliviane. L'olotipo, CBF-11990, è un maschio adulto proveniente dalle vicinanze di Arapata, nel dipartimento di La Paz, a circa 1570 m di quota.[12] Il nome tilcayo riprende la denominazione tradizionale locale utilizzata dagli abitanti delle Yungas.[6]
La revisione del 2026 ha inoltre ristabilito la validità di L. emiliae, precedentemente trattata dal Mammal Diversity Database come sinonimo di L. tigrinus.[6]
Poiché la versione 2.5 del Mammal Diversity Database è stata pubblicata il 28 luglio 2026, precede di quasi due mesi questa revisione e non incorpora ancora L. tilcayo né il nuovo riconoscimento di L. emiliae.[9]
Specie
[modifica | modifica wikitesto]Tenendo conto della revisione genomica del 2026, il genere comprende attualmente le seguenti 15 specie:
- Sottogenere Lynchailurus
- Leopardus braccatus – gatto del Pantanal;
- Leopardus colocola – colocolo del Cile centrale;
- Leopardus fasciatus – gatto delle pampas uruguaiano;
- Leopardus garleppi – gatto delle pampas settentrionale;
- Leopardus pajeros – gatto delle pampas meridionale.
- Sottogenere Oncifelis
- Leopardus geoffroyi – gatto di Geoffroy;
- Leopardus guigna – kodkod.
- Sottogenere Margay
- Leopardus emiliae – gatto tigre orientale;
- Leopardus guttulus – gatto tigre meridionale;
- Leopardus pardinoides – gatto tigre nebuloso;
- Leopardus tigrinus – gatto tigre settentrionale;
- Leopardus tilcayo – tilcayo.
- Sootogenere Oreailurus
- Leopardus jacobita – gatto delle Ande.
- Sottogenere Leopardus
- Leopardus pardalis – ocelot;
- Leopardus wiedii – margay.
Questa circoscrizione è più recente di quella adottata dalla versione 2.5 del Mammal Diversity Database e riflette, per il complesso dei gatti tigre, la revisione genomica di Lescroart e collaboratori del settembre 2026.[6]
Conservazione
[modifica | modifica wikitesto]Lo stato di conservazione varia notevolmente tra le diverse specie. Alcuni membri dal vasto areale, come l'ocelot e il gatto di Geoffroy, sono attualmente classificati dalla Lista rossa IUCN come a rischio minimo, mentre il gatto delle Ande è una delle specie maggiormente minacciate del genere.
La rapida evoluzione della tassonomia rende però difficile applicare direttamente le vecchie valutazioni IUCN a molte delle entità recentemente separate. Numerose valutazioni sono state infatti effettuate quando i complessi del gatto delle pampas e dei gatti tigre erano considerati costituiti da un numero molto minore di specie.
L. pardinoides, per esempio, è indicata dal Mammal Diversity Database come non ancora valutata separatamente dalla IUCN.[11] Lo stesso vale necessariamente per L. tilcayo, descritta soltanto nel 2026.
Le principali minacce comprendono la perdita e frammentazione degli habitat, la conversione delle foreste e delle savane in terreni agricoli, gli incendi, le infrastrutture, la caccia e persecuzione diretta, gli investimenti stradali e, localmente, il commercio illegale.
Per i piccoli gatti tigre la frammentazione può essere particolarmente grave. La revisione ecologica del 2024 ha stimato una riduzione dell'areale storico dell'ordine del 50–68% per le principali linee analizzate.[5]
Le analisi genomiche hanno inoltre evidenziato forti differenze nella diversità genetica delle diverse specie. L'ocelot presenta livelli relativamente elevati, mentre alcune popolazioni di gatti tigre e il gatto delle Ande mostrano diversità molto ridotte e segnali di declino demografico.[1][6]
Tutte le specie di felidi sono regolamentate dalla CITES, con livelli di protezione differenti a seconda del taxon e della popolazione.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 (EN) Lescroart, J., Bonilla-Sánchez, A., Napolitano, C., Buitrago-Torres, D. L., Ramírez-Chaves, H. E., Pulido-Santacruz, P., Murphy, W. J., Svardal, H. e Eizirik, E., Extensive Phylogenomic Discordance and the Complex Evolutionary History of the Neotropical Cat Genus Leopardus, in Molecular Biology and Evolution, vol. 40, n. 12, 2023, pp. msad255, DOI:10.1093/molbev/msad255.
- 1 2 (EN) Kitchener, A. C. et al., A revised taxonomy of the Felidae: The final report of the Cat Classification Task Force of the IUCN/SSC Cat Specialist Group, in Cat News, Special Issue 11, 2017, pp. 1–80.
- ↑ (EN) García-Perea, R., Leopardus braccatus (Carnivora: Felidae), in Mammalian Species, vol. 44, n. 891, 2012, pp. 16–25, DOI:10.1644/891.1.
- 1 2 (EN) do Nascimento, F. O., Cheng, J. e Feijó, A., Taxonomic revision of the pampas cat Leopardus colocola complex (Carnivora: Felidae): an integrative approach, in Zoological Journal of the Linnean Society, vol. 191, n. 2, 2021, pp. 575–611, DOI:10.1093/zoolinnean/zlaa043.
- 1 2 3 4 5 (EN) de Oliveira, T. G. et al., Ecological modeling, biogeography, and phenotypic analyses setting the tiger cats’ hyperdimensional niches reveal a new species, in Scientific Reports, vol. 14, 2024, p. 2395, DOI:10.1038/s41598-024-52379-8.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 (EN) Lescroart, J., Nogales-Ascarrunz, P., Cassatt-Johnstone, M., Bonilla-Sánchez, A., Sartor, C. C., Angulo, F., Ramirez, J. L., de Oliveira, L. R., de Oliveira, T. G., Shapiro, B., Aliaga-Rossel, E., Svardal, H. e Eizirik, E., Phylogenomics and museomics reveal five distinct species of tiger cats in South America, in Current Biology, vol. 36, 2026, DOI:10.1016/j.cub.2026.08.059.
- ↑ (EN) Leopardus pardalis (Linnaeus, 1758), su Mammal Diversity Database, American Society of Mammalogists. URL consultato il 12 ottobre 2026.
- 1 2 3 (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Leopardus, in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
- 1 2 (EN) Mammal Diversity Database, su mammaldiversity.org, 2.5, American Society of Mammalogists, 28 luglio 2026. URL consultato il 12 ottobre 2026.
- ↑ (EN) Leopardus fasciatus (Larrañaga, 1923), su Mammal Diversity Database, American Society of Mammalogists. URL consultato il 12 ottobre 2026.
- 1 2 (EN) Leopardus pardinoides (J. E. Gray, 1867), su Mammal Diversity Database, American Society of Mammalogists. URL consultato il 12 ottobre 2026.
- ↑ (EN) Leopardus tilcayo Lescroart et al., 2026, sp. nov., su Zenodo, 2026. URL consultato il 12 ottobre 2026.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Kitchener, A. C. et al., A revised taxonomy of the Felidae: The final report of the Cat Classification Task Force of the IUCN/SSC Cat Specialist Group, in Cat News, Special Issue 11, 2017, pp. 1–80.
- (EN) do Nascimento, F. O., Cheng, J. e Feijó, A., Taxonomic revision of the pampas cat Leopardus colocola complex (Carnivora: Felidae): an integrative approach, in Zoological Journal of the Linnean Society, vol. 191, n. 2, 2021, pp. 575–611, DOI:10.1093/zoolinnean/zlaa043.
- (EN) Lescroart, J. et al., Extensive Phylogenomic Discordance and the Complex Evolutionary History of the Neotropical Cat Genus Leopardus, in Molecular Biology and Evolution, vol. 40, n. 12, 2023, pp. msad255, DOI:10.1093/molbev/msad255.
- (EN) de Oliveira, T. G. et al., Ecological modeling, biogeography, and phenotypic analyses setting the tiger cats’ hyperdimensional niches reveal a new species, in Scientific Reports, vol. 14, 2024, p. 2395, DOI:10.1038/s41598-024-52379-8.
- (EN) Lescroart, J. et al., Phylogenomics and museomics reveal five distinct species of tiger cats in South America, in Current Biology, vol. 36, 2026, DOI:10.1016/j.cub.2026.08.059.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Leopardus, su Catalogue of Life.
- (EN) Leopardus, su Fossilworks.org.
- (EN) Leopardus, su gbif.org, Global Biodiversity Information Facility.
- (EN) Leopardus, su ITIS.
| Controllo di autorità | J9U (EN, HE) 987007537007005171 |
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