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Palazzo Montecitorio

Coordinate: 41°54′03.82″N 12°28′43.14″E
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Palazzo Montecitorio
Sede della Camera dei deputati della Repubblica Italiana
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Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneLazio
LocalitàRoma
IndirizzoPiazza di Monte Citorio
Coordinate41°54′03.82″N 12°28′43.14″E
Informazioni generali
CondizioniIn uso
InaugurazionePrima metà del Seicento
Stilebarocco
UsoSede della Camera dei deputati della Repubblica Italiana
Realizzazione
ArchitettoGian Lorenzo Bernini; Carlo Fontana; Ernesto Basile.
Appaltatorefamiglia Ludovisi
ProprietarioRepubblica Italiana

Palazzo Montecitorio è un edificio storico di Roma che si affaccia su piazza del Parlamento da un lato e su piazza di Monte Citorio dall'altro, in cui ha sede la Camera dei deputati della Repubblica Italiana e il Parlamento in seduta comune (ovvero le occasioni in cui si riuniscono deputati e senatori).

Origine e periodo pontificio

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La storia del palazzo ha inizio nel 1653 quando Innocenzo X commissionò a Gian Lorenzo Bernini la realizzazione di una residenza per la famiglia Ludovisi.[1]

Si parla ancora della modesta altura sulla quale fu costruito il palazzo: c'è chi ritiene che in epoca romana vi si svolgessero le assemblee elettorali (da cui mons citatorius) e chi pensa che il nome deriverebbe dal fatto che vi venivano scaricati i materiali di risulta della bonifica del vicino Campo Marzio (mons acceptorius).

Il Bernini, straordinario interprete del barocco romano, realizzò un edificio che, sia nella struttura sia nelle decorazioni, si adatta all'assetto urbanistico preesistente. L'unica testimonianza del progetto berniniano è rappresentata dal dipinto attribuito a Mattia de' Rossi, allievo prediletto di Bernini (Roma, collezione Doria-Pamphili). La facciata del palazzo, costituita da una poligonale di cinque partiture che segue l'andamento curvo della strada prospiciente e gli elementi di pietra appena sbozzata, dai quali fuoriescono foglie e rametti spezzati, simulano un edificio costruito nella viva roccia.

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La piazza con l'obelisco

I lavori subirono un brusco rallentamento nel 1654 a causa di una lite per ragioni diplomatiche, tra Innocenzo X e il Principe Niccolò Ludovisi (che aveva sposato la nipote del Papa, Costanza Pamphili). Alla morte del Ludovisi (1664) i lavori vennero definitivamente interrotti, per essere ripresi circa vent'anni dopo dall'architetto Carlo Fontana che convinse Innocenzo XII (famoso per il suo anti-nepotismo), a installarvi due importanti attività: il massimo organismo dell'amministrazione della giustizia: la Curia Pontificia (che rimase a lungo denominata Curia innocenziana) e il dazio.[2] I proventi di tali attività sarebbero andati a beneficio dell'Ospizio Apostolico dei poveri invalidi, detto "Il San Michele". Questa destinazione è ancor oggi ricordata da un bassorilievo con l'effigie del Salvatore e l'intestazione «Hospitii apostolici pauperum invalidorum», spostati sull'angolo destro della facciata dal cortile dove originariamente erano posti.

Carlo Fontana conservò la caratteristica facciata convessa aggiungendovi il campanile a vela e modificò il progetto dell'ingresso, aggiungendo due porte al lato dell'ingresso principale. La Curia fu inaugurata nel 1696. Oltre ai tribunali pontifici, il palazzo fu anche sede del Governatorato di Roma e della direzione di polizia[3], assumendo così un ruolo di spicco nella vita giudiziaria e amministrativa del governo pontificio.

Dopo il Risorgimento

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Con il Risorgimento, Palazzo Montecitorio fu espropriato dal Regno d'Italia e destinato a ospitare la Camera dei deputati (vennero scartati nella scelta Palazzo Venezia e il Campidoglio). Le modifiche necessarie alle nuove mansioni del palazzo vennero compiute rapidamente, e il compito di edificare l'aula dell'assemblea fu affidato a un poco noto ingegnere dei lavori pubblici, Paolo Comotto, che costruì nel cortile una sala semicircolare a gradinate su un'intelaiatura di ferro interamente ricoperta di legno, inaugurata il 27 novembre 1871. La nuova aula si dimostrò tuttavia inadeguata, dotata di una pessima acustica, freddissima d'inverno e troppo calda d'estate. Inoltre, a causa di copiose infiltrazioni d'acqua, fu dichiarata pericolante e chiusa nel 1900. Nel frattempo, fallito un tentativo di costruire un nuovo palazzo del Parlamento in via Nazionale, venne costruita una nuova aula provvisoria in via della Missione, e solo nel 1918 fu inaugurata la sede definitiva nel Palazzo Montecitorio.

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Il corpo di fabbrica che si affaccia su piazza del Parlamento
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L'aula progettata da Ernesto Basile con il fregio dipinto da Giulio Aristide Sartorio
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Camera dei deputati durante il fascismo: in alto al centro il presidente della Camera Alfredo Rocco durante un discorso, in basso al centro il presidente del Consiglio Benito Mussolini

I lavori di ampliamento del palazzo furono affidati all'architetto palermitano Ernesto Basile, esponente di primo piano della stagione liberty italiana, che eseguì importanti interventi costruendo un nuovo edificio alle spalle dell'originale. Basile mantenne infatti solo la parte frontale del palazzo berniniano, riducendo invece il cortile e demolendo le ali e la parte posteriore, innalzando, sulla piazza del Parlamento, il nuovo corpo di fabbrica caratterizzato da quattro torri angolari rivestite in mattoni rossi e travertino. All'interno di questo blocco Basile collocò l'aula delle sedute, illuminata da uno straordinario lucernario a ventaglio in stile liberty, il famoso Velario di Giovanni Beltrami.

Sotto il velario in vetro colorato di Beltrami fu posto un fregio pittorico, che circonda l'aula in alto, di Aristide Sartorio, dedicato alla storia del popolo italiano. Esso decora tutta in circolo la parte alta dell'aula e reca figure di uomini e donne anche nudi, con cavalli; fu eseguito con una tale fretta da richiedere l'uso di una specie di proiettore. Sartorio disegnò i volti anche sulla base di diapositive che ritraevano i malati di mente del Policlinico.[4]

Con Basile collaborarono anche altri ingegneri, tra i quali gli artisti Leonardo Bistolfi, Giuseppe Mannajuolo, Luigi Mellucci e Domenico Trentacoste, autori dei gruppi marmorei e della facciata posteriore.

Il pannello bronzeo dell'Aula, posto alle spalle dello scranno del Presidente è intitolato: La glorificazione della dinastia sabauda, opera del torinese Davide Calandra. Il pannello venne fuso a Pistoia[5].

A Basile si deve anche il grande salone detto "Transatlantico", lungo e imponente, posto sul diametro dell'emiciclo e centro informale della vita politica italiana, caratterizzato da un pavimento in marmo siciliano, che deve la curiosa denominazione all'arredo tipico delle grandi navi d'inizio Novecento. Miriam Mafai fa notare in proposito: «Gli uomini si trattengono volentieri a Montecitorio, anche al di là del necessario orario di lavoro perché ci si trovano bene come in un club, perché non hanno altro da fare e il Transatlantico diventa il loro punto di incontro dove fumano, si scambiano informazioni ed esperienze [...], che servono a stabilire solidarietà di gruppo più o meno strette, fino a vere e proprie cordate che poi verranno messe alla prova e giocate, fino ai tavoli della contrattazione. Non si tratta solo e sempre di affinità politiche. C’è una grande trasversalità nello scambio di queste esperienze e nella costituzione di queste cordate».[6]

Al pianterreno si trovano l'ingresso all'aula legislativa, che occupa tutti e tre i piani, il Transatlantico, la Sala dei ministri (utilizzata per le riunioni tra i Ministri e i Sottosegretari di Stato nelle occasioni in cui si trovano alla Camera dei Deputati), il Casellario (dove viene smistata la posta dei deputati), il Cortile d'onore e la sede della Giunta delle elezioni.

Le più importanti sale di rappresentanza si trovano al secondo piano, insieme con gli uffici del presidente e dei componenti dell'Ufficio di presidenza e del Segretario generale.

Attraverso uno scalone monumentale, si accede al corridoio dei busti, al termine del quale si può accedere alla Sala delle Donne, voluta dalla presidente Laura Boldrini per ricordare le prime donne che hanno rivestito cariche significative nella costruzione della Repubblica, come le 21 madri costituenti, le prime sindache, la prima presidente di regione, etc.[7]

Sale storiche e altri ambienti

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  • Aula: Il salone nel quale si riunisce l'assemblea della Camera dei deputati è l'espressione più suggestiva dell'intervento di Ernesto Basile a Montecitorio. Progettata all'inizio del Novecento, è rivestita di legno di quercia e sovrastata da un arioso velario liberty in vetro colorato, opera di Giovanni Beltrami. È abbellita da due celebri opere d'arte: il grande pannello bronzeo raffigurante la glorificazione della dinastia sabauda di Davide Calandra e il grande fregio pittorico dedicato alla storia del popolo italiano di Giulio Aristide Sartorio.
  • Transatlantico: È un ampio salone adiacente l'aula, con pavimento in marmi policromi e arredi disegnati da Ernesto Basile e con un soffitto - realizzato dalla ditta Ducrot di Palermo, specializzata in arredamenti navali - che ricorda l'arredo delle grandi navi transoceaniche. Detto anche "Corridoio dei passi perduti", è il luogo dove i deputati sostano tra una seduta e l'altra, e incontrano i giornalisti accreditati.
  • Sala Aldo Moro: Il 13 maggio 2008 la storica "Sala gialla" (per il colore della tappezzeria, è arredata con mobili in stile rococò provenienti dalla Reggia di Caserta) è stata intitolata ad Aldo Moro per onorare la memoria dello statista assassinato e degli uomini della sua scorta. La sala è ricca di opere d'arte, tra le quali il telero raffigurante le Nozze di Cana, attribuito a Paolo Veronese, al fratello Benedetto e alla loro scuola,[8] e un ritratto di Napoleone di Andrea Appiani. L'intitolazione della storica sala è avvenuta il 13 maggio 2008, alla presenza del Presidente della Camera Gianfranco Fini, quando ricorreva il trentesimo anniversario della scomparsa del politico.
  • Sala verde: È utilizzata per la lettura della stampa periodica e così chiamata per il particolare colore dei suoi arredi.
  • Sala del Cavaliere: È un ampio salone di rappresentanza, accanto alla Sala Aldo Moro, nel quale vengono abitualmente ricevute le delegazioni straniere. Prende il nome da un dipinto di scuola modenese del XVIII secolo, che ritrae Il marchese Bonifacio Rangoni.
  • Galleria dei Presidenti: È un ampio corridoio arredato con mobili disegnati da Ernesto Basile, dove sono esposti i ritratti dei Presidenti dei Parlamenti pre-unitari, dei Presidenti della Camera dei deputati del Regno d'Italia e dei Presidenti della Camera della Repubblica Italiana.
  • Cortile d'onore: Costruito in forma semicircolare da Carlo Fontana ad integrazione del progetto berniniano, il cortile fu disegnato nell'attuale forma quadrata dall'architetto Ernesto Basile, in relazione con l'ampliamento del palazzo e la costruzione dell'aula parlamentare.
  • Corridoio dei busti: Articolato su tre bracci, si snoda attorno al cortile d'onore e conserva una trentina di busti di marmo o bronzo raffiguranti i più noti personaggi politici dell'Italia risorgimentale e post-unitaria, tra cui quelli di Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini, Camillo di Cavour e Carlo Cattaneo. Un altro corridoio, contiguo, ospita i busti dei protagonisti della storia repubblicana.
  • Sala del mappamondo: Prende il nome dall'antico mappamondo che la sovrasta. Un tempo sede della biblioteca della Camera (oggi situata nel complesso di Santa Maria sopra Minerva), è stata restaurata e dotata di moderne attrezzature informatiche e multimediali.
  • Archivio legislativo: Si trova allo stesso piano dell'aula parlamentare e raccoglie tutti gli atti parlamentari.
  • Sala della Lupa: Caratterizzata dalla scultura in bronzo raffigurante una copia della Lupa capitolina (l'originale è conservato ai Musei Capitolini), è la sala in cui il 10 giugno 1946 fu proclamato l'esito del referendum istituzionale che decretò la nascita della Repubblica. A sinistra della Sala della Lupa si affaccia la Biblioteca del presidente, dove si tengono le riunioni dell'Ufficio di presidenza e degli altri organi della Camera.
  • Sala della Regina: Durante il Regno ospitava la regina e il suo seguito, mentre attendevano che il re terminasse di pronunciare il discorso della corona per l'inaugurazione della sessione parlamentare. Decorata con preziosi arazzi, è usualmente destinata alle iniziative culturali della Camera dei deputati.

Patrimonio artistico

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Ulisse e Nausicaa, Michele Desubleo

A Palazzo Montecitorio si trovano più di mille dipinti e sculture datati tra il XVI e XX secolo, alcune migliaia di incisioni e stampe di varie epoche, un nucleo consistente di reperti archeologici e una discreta quantità di beni artistici, come orologi, mobili d'epoca, arazzi e busti. Una buona parte di queste opere è di proprietà delle varie Soprintendenze e si trova in deposito temporaneo presso la Camera dei deputati. La rimanente parte del patrimonio artistico, rappresentata soprattutto da opere d'arte moderna e contemporanea, è stata direttamente acquisita in proprietà dalla Camera a partire dagli anni trenta. Una piccola parte del patrimonio artistico è inoltre rappresentata da donazioni fatte sia dagli artisti sia dagli eredi. Nel corso della XIII legislatura, si è deciso di procedere alla restituzione, alle varie Soprintendenze proprietarie, di un buon numero di opere collocate temporaneamente alla Camera dei deputati per favorire la ricostituzione del patrimonio museale di tali istituzioni. Tra le opere più famose restituite figurano[9]:

Il palazzo ospita comunque diverse opere d'arte di grande valore, raccolte in buona parte per abbellire l'edificio dopo i lavori di ampliamento del 1918. Tra le tante vanno citate L'Adorazione dei pastori, del 1630 di Pacecco De Rosa e, nella nuova Aula dei Gruppi Parlamentari, anche l'opera "Orme di Leggi" di Maria Lai.

Nella Galleria dei Presidenti, anch'essa progettata da Ernesto Basile, sono collocate le effigi e i ritratti della storia parlamentare dell'Italia, inclusi gli eletti delle esperienze parlamentari degli Stati pre-unitari. Dalla stampa del volto di Matteo Galdi, primo presidente del Parlamento delle Due Sicilie nel 1820 e nel 1821, collocato nel 2020 a inizio della Collezione per il Bicentenario della prima seduta del primo Parlamento pre-unitario[10], per passare ai ritratti dei Presidenti della Camera dei deputati.

Localizzazione degli eventi della storia d'Italia

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  • Alle 22 del 10 dicembre 1892 nei corridoi di Montecitorio, a quell'ora animati solo dai commessi impegnati nelle operazioni di chiusura, Maffeo Pantaleoni mise al corrente Napoleone Colajanni dello scandalo della Banca Romana: Colajanni si era recato all'incontro a seguito di un biglietto anonimo, senza sapere chi avrebbe incontrato e per quale motivo[11].
  • Il 30 maggio 1924, dopo la denuncia di Giacomo Matteotti alla Camera sui brogli elettorali fascisti, Mussolini uscendo dall'aula di Montecitorio esplose con Rossi: «Che cosa fa la CEKA? Che cosa fa Dumini? Quell'uomo dopo quel discorso non dovrebbe più circolare...»[12].
  • Il 14 luglio 1948, mentre usciva dalla portineria di via della Missione, il deputato Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista Italiano, è ferito da quattro colpi di pistola esplosi da Antonio Pallante[13].
  • Il 25 giugno 1969 il generale Giorgio Manes morì a Montecitorio per una crisi cardiaca dopo aver bevuto un caffè poco prima di deporre alla commissione parlamentare sul golpe[14]; portava "una borsa di vilpelle marroncina con chiusura lampo" che fu oggetto, successivamente, delle indagini condotte dalla Commissione d'inchiesta sul piano Solo[15].
  1. ↑ Le fondamenta dell'edificio sarebbero insufficienti rispetto all'altezza e alla dimensione del Palazzo, per giunta costruito su un terreno particolarmente cedevole; dopo l'8 settembre 1943, fu proprio l'esibizione delle crepe sui muri da parte di un funzionario dell'ufficio stralcio a bloccare l'occupazione della Camera da parte delle truppe tedesche: cfr. M. Pacelli, Interno Montecitorio, Storie sconosciute, Franco Angeli, 2006.
  2. ↑ Claudio Rendina, I papi, Roma, Ed. Newton Compton, 1990, p. 714.
  3. ↑ Nella prigione sotterranea dell'epoca pontificia si sarebbe rifugiato (ricercato dai fascisti che l'avevano espulso dall'aula) il deputato comunista Francesco Misiano: cfr. M. Pacelli, Interno Montecitorio, Storie sconosciute, Franco Angeli, 2006.
  4. ↑ M. Pacelli, Interno Montecitorio, Storie sconosciute, Franco Angeli, 2006
  5. ↑ Quel bronzo a Montecitorio è un pezzo di storia pistoiese, in Il Tirreno, 30 aprile 1999. URL consultato il 16 agosto 2009 (archiviato dall'url originale il 14 ottobre 2017).
  6. ↑ M. Mafai, Come sostenere le donne in Italia, p. 105, in Bianchi S. (a cura di), Emily. Come eleggere più donne, Reset, Roma, Donzelli Editore, 1999.
  7. ↑ Sala della Regina e Sala delle Donne, su visita.camera.it. URL consultato il 5 settembre 2022.
  8. ↑ Pinacoteca di Brera (a cura di), Le nozze di Cana, su Camera dei deputati. URL consultato l'8 ottobre 2026.
  9. ↑ Patrimonio artistico di Palazzo Montecitorio sul sito della Camera dei deputati., su camera.it (archiviato dall'url originale il 29 dicembre 2008).
  10. ↑ Fico, salvaguardare e rafforzare il Parlamento, in ANSA, 30 settembre 2020. URL consultato il 1º ottobre 2020.
  11. ↑ Francesco Savasta, Il processo della Banca romana, ed. Efesto, 2017, p. 67.
  12. ↑ Cesare Rossi, Il delitto Matteotti nei procedimenti giudiziari e nelle polemiche giornalistiche, Milano, Ceschina, 1965, p. 224.
  13. ↑ L'attentato a Togliatti, 21 agosto 2018.
  14. ↑ Luca Grimaldi, UNO SCANDALO ITALIANO: L'ESPRESSO E IL CASO SIFAR (PDF), su misteriditalia.it, misterditalia.it. URL consultato il 4 ottobre 2014., p. 22.
  15. ↑ SENATO DELLA REPUBBLICA, V LEGISLATURA, Doc. XXIII, N. 1, COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SUGLI EVENTI DEL GIUGNO-LUGLIO 1964, Relatore Alessi, p. 545.
  • Il Palazzo del Parlamento d'Italia, in Rivista mensile del Touring Club Italiano, 1913, pp. 191-196. URL consultato l'8 gennaio 2015 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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