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Saintes

Coordinate: 45°44′47.04″N 0°37′59.88″W
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Saintes
comune
Saintes – Stemma
Saintes – Veduta
Saintes – Veduta
Panorama del centro storico con la cattedrale di San Pietro
Localizzazione
StatoFrancia (bandiera) Francia
RegioneImage Nuova Aquitania
DipartimentoImage Charente Marittima
ArrondissementSaintes
CantoneSaintes
Amministrazione
SindacoBruno Drapron dal 2026
Territorio
Coordinate45°44′47.04″N 0°37′59.88″W
Altitudine9, 2, 81 e 26 m s.l.m.
Superficie45,55 km²
Abitanti25 363[2] (2023)
Densità556,82 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale17100
Fuso orarioUTC+1
Codice INSEE17415
Nome abitantiSaintais
Cartografia
Mappa di localizzazione: Francia
Saintes
Saintes
Sito istituzionale

Saintes è un comune francese della Charente Marittima, nella regione della Nuova Aquitania. È sede dell'arrondissement omonimo e ospita una delle sottoprefetture del dipartimento[3][4]. Nel 2023 contava 25 363 abitanti.[1]

Attraversata dalla Charente, in età romana fu nota come Mediolanum Santonum, capoluogo della civitas dei Santoni. È tradizionalmente considerata la prima capitale della Gallia Aquitania in età augustea, anche se l'identificazione della sede stabile dell'amministrazione provinciale durante l'Alto Impero rimane discussa nella storiografia.[5][6]

Saintes conserva numerose testimonianze archeologiche e monumentali dell'età antica e medievale, tra cui l'Arco di Germanico, l'anfiteatro romano, l'Abbazia delle Dame e la basilica di Sant'Eutropio. Dal 1989 possiede inoltre il marchio francese Ville d'Art et d'Histoire.[7]

Geografia fisica

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Saintes si estende sulle due rive della Charente, nella parte centrale della Charente Marittima. Il nucleo storico si sviluppò prevalentemente sulla riva sinistra, mentre sulla riva destra si trovano fra l'altro il quartiere di Saint-Pallais, l'Abbazia delle Dame e la zona ferroviaria sviluppatasi a partire dal XIX secolo.

La posizione nella valle della Charente espone parte del territorio comunale al rischio di inondazioni per esondazione del fiume. Il piano di prevenzione dei rischi naturali relativo alle piene della Charente è stato approvato il 21 dicembre 2011.[8]

Il Santoniano, stadio del Cretacico superiore definito da Henri Coquand nel 1857, prende nome dall’area di Saintes.[9]

Origini del nome

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Il nome antico della città era Mediolanum. La forma Mediolanum Santonum la distingueva come il Mediolanum dei Santoni, popolazione gallica stanziata nella regione. A partire dalla tarda antichità il nome etnico dei Santoni cominciò progressivamente a sostituire quello di Mediolanum. Le fonti tardoantiche e medievali attestano diverse forme derivate dall'etnonimo, dalle quali si sviluppò infine l'odierno toponimo Saintes. La somiglianza con il francese saintes («sante») è quindi secondaria: il nome della città deriva da quello della popolazione gallica.[10]

Il territorio di Saintes era occupato dai Santoni già prima della conquista romana. Le ricerche archeologiche condotte tra la fine del XX e l'inizio del XXI secolo hanno modificato l'interpretazione delle origini della città: l'insediamento non viene più considerato una semplice fondazione romana sorta ex novo dopo la conquista della Gallia.[11]

Diversi rinvenimenti attestano infatti un'occupazione organizzata nel corso del I secolo a.C., precedente alla guerra gallica. Al 25 cours Genêt sono stati scoperti due forni di vasai gallici databili approssimativamente al 90-60 a.C.; le indagini hanno inoltre individuato tracce di abitazioni e attività artigianali.[12] La natura precisa e lo status politico di questo centro preromano rimangono tuttavia discussi.[11]

Dopo la conquista, Mediolanum si sviluppò rapidamente, soprattutto dall'età augustea, come capoluogo della civitas dei Santoni. La sua precoce monumentalizzazione e la posizione nella rete viaria augustea sono alla base dell'interpretazione tradizionale secondo cui Saintes avrebbe svolto nel I secolo funzioni di capitale dell'Aquitania. La questione rimane però discussa: la successione amministrativa Saintes-Poitiers-Bordeaux proposta da parte della storiografia non è dimostrata e la sede dell'amministrazione provinciale nell'Alto Impero resta incerta.[6]

Sulla riva destra della Charente sorse l'Abbazia delle Dame, monastero benedettino femminile attestato come abbazia dalla consacrazione del 2 novembre 1047.[13]

Nel 1081 ebbe inizio la costruzione della chiesa di Sant'Eutropio, destinata ad accogliere le reliquie del santo. L'edificio fu consacrato nel 1096 da papa Urbano II e divenne una tappa dei pellegrinaggi diretti a Santiago di Compostela.[14]

Nel 1152 il matrimonio di Eleonora d'Aquitania con Enrico Plantageneto, futuro re d'Inghilterra, portò il ducato d'Aquitania, e quindi la Saintonge, nell'insieme dei domini continentali dei Plantageneti.[15]

Nel XIII secolo la Saintonge fu uno dei territori contesi fra la monarchia francese e i Plantageneti. Nel 1242, dopo gli scontri di Taillebourg, le forze di Luigi IX di Francia prevalsero anche davanti a Saintes sulle truppe di Enrico III d'Inghilterra e dei suoi alleati aquitani.[16]

Il trattato di Parigi del 1259 prevedeva che il re d'Inghilterra ottenesse i possedimenti di Alfonso di Poitiers in Saintonge a sud della Charente dopo la morte del conte.[17] Nel XIV secolo la Charente segnava una frontiera anche a Saintes: la città fortificata sulla riva sinistra era sotto controllo inglese, mentre il sobborgo e l'Abbazia delle Dame, sulla riva destra, erano francesi.[18]

Durante la Guerra dei cent'anni il controllo della città cambiò nuovamente. Il 24 settembre 1372 Saintes aprì le proprie porte alle forze francesi durante la riconquista condotta sotto Carlo V di Francia.[19]

Nel 1548 Saintes fu coinvolta nella rivolta contro la gabella sul sale che interessò l'Angoumois e la Saintonge. La rivolta raggiunse la città, dove gli insorti distrussero il granaio del sale.[20]

A partire dalla metà del XVI secolo a Saintes si formò una comunità riformata. Fra le figure legate alla sua nascita vi fu il ceramista e naturalista Bernard Palissy, stabilitosi in città nel 1538 e convertitosi alla Riforma nel 1546.[21]

Durante le guerre di religione francesi Saintes fu direttamente coinvolta nei combattimenti fra cattolici e protestanti. Nel 1568 la città era in mano alle truppe protestanti, che provocarono il crollo delle volte della cattedrale di San Pietro, allora ancora incompiuta.[22]

Dopo l'editto di Nantes, un tempio protestante fu costruito fuori dalle mura verso il 1603-1605; venne distrutto nel 1685, dopo la revoca dell'editto. Nel 1607 i gesuiti aprirono un collegio nei giardini dell'episcopio.[22][23]

Nel XVIII secolo le trasformazioni interessarono soprattutto l'assetto urbano. La progressiva demolizione delle fortificazioni permise l'apertura della città verso i sobborghi; alla vigilia della Rivoluzione il marchese de Reverseaux, intendente di La Rochelle, promosse un nuovo sistema di grandi assi viari, del quale l'attuale cours Reverseaux fu la principale realizzazione completata prima del 1789.[22]

Rivoluzione francese e XIX secolo

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Nel 1790, con la riorganizzazione amministrativa seguita alla Rivoluzione francese, Saintes divenne capoluogo del nuovo dipartimento della Charente-Inférieure: l'Assemblea nazionale ne confermò definitivamente la scelta il 16 settembre 1790.[24] Conservò questa funzione fino al 1º luglio 1810, quando la prefettura fu trasferita a La Rochelle.[25]

Durante la Rivoluzione l'organizzazione ecclesiastica del dipartimento fu profondamente modificata e La Rochelle perse temporaneamente la propria sede episcopale, mentre Saintes divenne sede del vescovo costituzionale della Charente-Inférieure. Il Concordato del 1801 consentì il ristabilimento della diocesi di La Rochelle e nel 1802 la sede episcopale fu trasferita da Saintes a La Rochelle.[26]

Nella seconda metà del XIX secolo la ferrovia trasformò profondamente lo sviluppo urbano della città. La stazione entrò in servizio nel 1867 e la costruzione delle officine ferroviarie contribuì alla crescita della riva destra e alla formazione di un quartiere ferroviario.[27]

Durante la seconda guerra mondiale Saintes fu occupata dalle forze tedesche; il nodo ferroviario fu bombardato dagli Alleati il 24 giugno 1944.[28]

Nel dopoguerra acquistò crescente importanza la tutela del patrimonio storico: nel 1989 Saintes ottenne il marchio Ville d'Art et d'Histoire.[7]

Monumenti e luoghi d'interesse

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Architetture religiose

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Basilica di Sant'Eutropio

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La basilica di Sant'Eutropio

La basilica di Sant'Eutropio, costruita dal 1081 per le reliquie di Eutropio di Saintes, fu consacrata nel 1096 da Urbano II. La chiesa conserva una vasta cripta romanica della fine dell'XI secolo, concepita come una chiesa inferiore con deambulatorio e cappelle radiali.[14]

Parte della chiesa fu demolita nel 1803.[14] La chiesa è classificata monument historique dal 1846.[29]

Dal 1998 Sant'Eutropio fa parte del sito seriale del patrimonio mondiale dell'UNESCO «Routes of Santiago de Compostela in France».[30] La città porta avanti inoltre un programma di restauro e salvaguardia dell'edificio, volto in particolare a risolvere problemi di conservazione e di smaltimento delle acque.[31]

Abbazia delle Dame

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L'Abbazia delle Dame

L'Abbazia delle Dame è un antico monastero benedettino femminile consacrato il 2 novembre 1047; fu il primo monastero femminile della Saintonge.[13][32] La chiesa abbaziale di Santa Maria conserva un portale romanico scolpito e un caratteristico campanile.[7]

Dopo la Rivoluzione il complesso fu adibito a prigione e poi a caserma. Il comune acquistò la chiesa nel 1924, la restaurò e la restituì al culto nel 1939; gli edifici abbaziali furono restaurati negli anni settanta e ottanta.[33] Il complesso ospita oggi la Cité musicale, centro culturale dedicato alla musica.[7]

Cattedrale di San Pietro

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La cattedrale di San Pietro

La cattedrale di San Pietro, di origine romanica, fu quasi interamente ricostruita nel XV secolo in forme gotiche fiammeggianti. La grande torre campanaria rimase incompiuta e la guglia prevista non fu mai realizzata.[34]

San Pietro fu sede della diocesi di Saintes fino al 1802. Un breve di Pio IX del 22 gennaio 1852 restituì alla chiesa il titolo di cattedrale.[34] La chiesa e il chiostro furono classificati monument historique nel 1862; il chiostro ricevette un ulteriore provvedimento di classificazione il 9 giugno 1937. Delle strutture medievali del chiostro si conservano le gallerie occidentale e meridionale.[35]

Siti archeologici

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Arco di Germanico

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L'Arco di Germanico

L'Arco di Germanico è una porta monumentale a due fornici costruita nel 18-19 d.C. presso l'ingresso del ponte romano sulla Charente. Fu finanziata dal notabile santone romanizzato Gaio Giulio Rufo e dedicata alla famiglia imperiale; l'iscrizione conserva fra gli altri i nomi di Tiberio e Germanico.[36]

Nel 1843, in occasione della demolizione del vecchio ponte, il monumento fu smontato e ricostruito sulla riva destra della Charente; la sua conservazione fu sostenuta in particolare dall'ispettore generale dei monumenti storici Prosper Mérimée.[36] È classificato monument historique dal 5 luglio 1905.[37]

Anfiteatro romano

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L'anfiteatro romano

L'anfiteatro romano, iniziato sotto Tiberio e completato negli anni quaranta del I secolo sotto Claudio, misura circa 126 metri per 102 e poteva accogliere fra 12.000 e 15.000 spettatori.[38]

Una parte della cavea sfrutta direttamente i fianchi naturali del Vallon des Arènes. Dopo il III secolo il monumento fu progressivamente abbandonato e nel Medioevo venne utilizzato come cava di pietra.[38]

I resti furono inclusi nella prima lista francese dei monuments historiques nel 1840.[39] Dal 2017 il sito è oggetto di una campagna pluriennale di studio, consolidamento e restauro.[38]

Terme e acquedotti

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Resti delle terme di Saint-Saloine

Uno studio archeologico data le terme di Saint-Saloine alla prima metà del II secolo, mentre l’ufficio turistico locale le colloca alla fine del I. Del complesso si conservano soprattutto strutture del calidario.[40][41] Il sito è classificato monument historique dal 27 maggio 1904.[42]

Il sistema degli acquedotti romani captava diverse sorgenti a nord-est della città, soprattutto presso Le Douhet, Vénérand e Fontcouverte; numerosi tratti del percorso sono stati identificati archeologicamente.[43]

Evoluzione demografica

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Secondo l'INSEE, Saintes contava 26 891 abitanti nel 1975 e 25 363 nel 2023.[1]

Saintes dispone di tre musei municipali. Il Museo archeologico è dedicato soprattutto all'antica Mediolanum Santonum: il percorso presenta aspetti della vita quotidiana in età gallo-romana e le collezioni comprendono anche un importante patrimonio lapidario proveniente dalla città romana.[44]

Il Museo dell'Échevinage, ospitato nell'antico municipio, conserva collezioni di belle arti dal XV al XX secolo, mentre il Museo Dupuy-Mestreau, installato nell'Hôtel de Monconseil, riunisce collezioni dedicate alle arti e alle tradizioni della Saintonge; quest'ultimo fu creato nel 1920 dal collezionista Abel Mestreau.[44]

Il Festival de Saintes nacque nel 1972 presso l'Abbazia delle Dame e dedica una parte importante della propria programmazione alla musica antica.[45] La manifestazione si svolge ogni anno nel mese di luglio.[46]

Infrastrutture e trasporti

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La stazione ferroviaria

La stazione di Saintes, aperta nel 1867, è servita dai treni TER Nouvelle-Aquitaine e Intercités.[27][47]

Il trasporto pubblico urbano è organizzato dalla comunità d'agglomerazione Saintes Grandes Rives attraverso la rete Buss. La rete comprende tre linee urbane principali, A, B e C, una navetta per la stazione e servizi di trasporto a richiesta.[48]

Amministrazione

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Saintes è sede di sottoprefettura, capoluogo dell'arrondissement omonimo e ufficio centralizzatore del cantone di Saintes. Appartiene alla comunità d'agglomerazione Saintes - Grandes Rives - L'Agglo.[3]

Il sindaco è Bruno Drapron, eletto dal consiglio comunale nella seduta d'insediamento del 27 marzo 2026.[49]

Secondo il comune, Saintes mantiene sei gemellaggi, quattro dei quali attivi:[50]

Due gemellaggi sono sospesi:[50]

  1. 1 2 3 (FR) Populations de référence 2023 – Commune de Saintes (17415), su INSEE, 29 dicembre 2025. URL consultato il 5 settembre 2026.
  2. ↑ [1]
  3. 1 2 (FR) Commune de Saintes, su INSEE. URL consultato il 5 settembre 2026.
  4. ↑ (FR) Sous-préfecture - Saintes, su Service-Public.fr, Direction de l'information légale et administrative. URL consultato il 21 settembre 2026.
  5. ↑ Provincie romane, su Enciclopedia dell'Arte Antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1971. URL consultato il 5 settembre 2026.
  6. 1 2 (FR) Laurence Tranoy, Mediolanum Santonum, Saintes : de la fondation jusqu'à l'époque julio-claudienne (PDF), in Joaquín Ruiz de Arbulo (a cura di), Simulacra Romae : Roma y las capitales provinciales del Occidente Europeo. Estudios Arqueológicos, Tarragona, El Mèdol, 2004, pp. 223-237.
  7. 1 2 3 4 (FR) Découvrir le patrimoine, su Ville de Saintes. URL consultato il 5 settembre 2026.
  8. ↑ (FR) PPRN de Saintes, su Les services de l’État en Charente-Maritime, Préfecture de la Charente-Maritime. URL consultato il 21 settembre 2026.
  9. ↑ (FR) O. Dottin e J.-C. Roux, Étude préliminaire à une protection des stratotypes français (PDF), Bureau de recherches géologiques et minières, 1981, p. 94.
  10. ↑ (FR) Jacques Duguet, Le nom de la ville de Saintes. Origine et évolution, in Nouvelle revue d'onomastique, vol. 17-18, 1991, pp. 75-78, DOI:10.3406/onoma.1991.1091.
  11. 1 2 (FR) Louis Maurin, Alain Bouet, Eneko Hiriart, Guilhem Landreau, Christophe Sireix e Dominique Tardy, Saintes/Mediolanum, cité des Santons et Bordeaux/Burdigala, cité des Bituriges Vivisques : destins croisés, in Gallia, vol. 72, n. 1, 2015, pp. 53-77, DOI:10.4000/gallia.1411.
  12. ↑ (FR) Bilan scientifique 2016 – Nouvelle-Aquitaine, Charente-Maritime (PDF), su culture.gouv.fr, Ministère de la Culture, 145-147. URL consultato il 5 settembre 2026.
  13. 1 2 (FR) Ancienne abbaye des Dames, su POP : la plateforme ouverte du patrimoine, Ministère de la Culture. URL consultato il 5 settembre 2026.
  14. 1 2 3 (FR) Visite commentée : montée au clocher de la basilique Saint-Eutrope, su Journées européennes du patrimoine, Ministère de la Culture. URL consultato il 5 settembre 2026.
  15. ↑ Eleonora d'Aquitania, su Dizionario di Storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010. URL consultato il 5 settembre 2026.
  16. ↑ (FR) Charles Bémont, La campagne de Poitou 1242-1243. Taillebourg & Saintes, in Annales du Midi, vol. 5, n. 19, 1893, pp. 289-314, DOI:10.3406/anami.1893.3118.
  17. ↑ (FR) Louis IX ou Saint Louis, su Larousse. URL consultato il 5 settembre 2026.
  18. ↑ (FR) Éric Grosjean, Les dimensions réelles et idéelles du pont de Saintes (1560-1843) : axe urbanistique suprarégional, barrière fiscale, paradigme de la ville, ancre mémorielle, Presses universitaires de Bordeaux, 2023, pp. 29-44, DOI:10.46608/primaluna28.9791030008333.6.
  19. ↑ (FR) Jean Froissart, Chroniques de J. Froissart, a cura di Siméon Luce, nota 133, VIII, Parigi, Renouard.
  20. ↑ (FR) Révolte des pitauds ou révolte des pitaux, su Larousse. URL consultato il 5 settembre 2026.
  21. ↑ (FR) Bernard Palissy (1510-1590), su Musée protestant. URL consultato il 5 settembre 2026.
  22. 1 2 3 (FR) Qualité résidentielle en quartiers anciens protégés (PDF), su sites-cites.fr, Association nationale des Villes et Pays d'art et d'histoire et des Villes à secteurs sauvegardés et protégés, 2011. URL consultato il 5 settembre 2026.
  23. ↑ (FR) Temple protestant de Saintes, su POP : la plateforme ouverte du patrimoine, Ministère de la Culture. URL consultato il 5 settembre 2026.
  24. ↑ (FR) Décret fixant à Saintes le chef-lieu du département de la Charente-inférieure, lors de la séance du 16 septembre 1790, in Archives Parlementaires de la Révolution Française, vol. 19, 1884, p. 21.
  25. ↑ (FR) Institutions. L'administration départementale sous le Consulat et l'Empire, su Napoleon.org. URL consultato il 5 settembre 2026.
  26. ↑ (FR) Histoire de l'évêché de La Rochelle, su Diocèse de La Rochelle et Saintes. URL consultato il 5 settembre 2026.
  27. 1 2 (FR) Plan local d'urbanisme – Rapport de présentation (PDF), su Ville de Saintes, p. 145. URL consultato il 5 settembre 2026.
  28. ↑ Alain Michaud (a cura di), Histoire de Saintes, Privat, 1989, ISBN 2-7089-8252-4.
  29. ↑ (FR) Église Saint-Eutrope, su POP : la plateforme ouverte du patrimoine, Ministère de la Culture. URL consultato il 5 settembre 2026.
  30. ↑ (EN) Routes of Santiago de Compostela in France, su UNESCO World Heritage Centre. URL consultato il 5 settembre 2026.
  31. ↑ (FR) Programme de restauration de la basilique Saint-Eutrope, su Ville de Saintes, 10 marzo 2026. URL consultato il 5 settembre 2026.
  32. ↑ (FR) L'Abbaye aux Dames : la Cité musicale, su Ville de Saintes. URL consultato il 5 settembre 2026.
  33. ↑ (FR) Église Sainte-Marie-aux-Dames, su POP : la plateforme ouverte du patrimoine, Ministère de la Culture. URL consultato il 5 settembre 2026.
  34. 1 2 (FR) Cathédrale Saint-Pierre de Saintes, su Diocèse de La Rochelle et Saintes. URL consultato il 5 settembre 2026.
  35. ↑ (FR) Église Saint-Pierre, su POP : la plateforme ouverte du patrimoine, Ministère de la Culture. URL consultato il 5 settembre 2026.
  36. 1 2 (FR) L'arc de Germanicus, su Office de Tourisme de Saintes & la Saintonge. URL consultato il 5 settembre 2026.
  37. ↑ (FR) Arc de Triomphe, su POP : la plateforme ouverte du patrimoine, Ministère de la Culture. URL consultato il 5 settembre 2026.
  38. 1 2 3 (FR) Amphithéâtre gallo-romain de Saintes : la Porte des Vivants restaurée, su Ministère de la Culture, 10 settembre 2024. URL consultato il 5 settembre 2026.
  39. ↑ (FR) Restes de l'amphithéâtre gallo-romain, su POP : la plateforme ouverte du patrimoine, Ministère de la Culture. URL consultato il 5 settembre 2026.
  40. ↑ (FR) Les thermes de Saint-Saloine, su Office de Tourisme de Saintes & la Saintonge. URL consultato il 5 settembre 2026.
  41. ↑ (FR) Alain Bouet, Les thermes Saint-Saloine à Saintes (Charente-Maritime) et leur fontaine monumentale, in Aquitania, vol. 22, 2006, pp. 83-130, DOI:10.3406/aquit.2006.1148.
  42. ↑ (FR) Thermes de Saint-Saloine, su POP : la plateforme ouverte du patrimoine, Ministère de la Culture. URL consultato il 5 settembre 2026.
  43. ↑ (FR) Abel Triou, Les aqueducs gallo-romains de Saintes (Charente-Maritime), in Gallia, vol. 26, n. 1, 1968, pp. 119-144, DOI:10.3406/galia.1968.2494.
  44. 1 2 (FR) Musées et Arènes de Saintes, su Ville de Saintes. URL consultato il 5 settembre 2026.
  45. ↑ (FR) Festival de Saintes à l'Abbaye aux Dames, cité musicale, su Office de Tourisme de Saintes & la Saintonge. URL consultato il 5 settembre 2026.
  46. ↑ (FR) Festival de Saintes, su Ville de Saintes. URL consultato il 5 settembre 2026.
  47. ↑ (FR) Horaires et prochains départs gare Saintes, su TER Nouvelle-Aquitaine, SNCF. URL consultato il 5 settembre 2026.
  48. ↑ (FR) Transports en commun, su Ville de Saintes. URL consultato il 5 settembre 2026.
  49. ↑ (FR) Vos élus & instances représentatives, su Ville de Saintes. URL consultato il 5 settembre 2026.
  50. 1 2 (FR) Jumelages, su Ville de Saintes. URL consultato il 5 settembre 2026.
  • Jean Combes (a cura di), Histoire du Poitou et des Pays charentais, Éditions de Borée, 2001, ISBN 2-84494-084-6.
  • Christian Gensbeitel, À la découverte di Saintes, fotografie di Michel Garnier, Patrimoines Médias, 2000, ISBN 2-910137-50-3.
  • Alain Michaud (a cura di), Histoire de Saintes, Privat, 1989, ISBN 2-7089-8252-4.
  • Pierre Rayssiguier (a cura di), Saintes, plus de 2000 ans d'histoire illustrée, Société d'archéologie et d'histoire de la Charente-Maritime, Saintes, 2001, ISBN 2-9511695-2-3.

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