
Las Vegas è da sempre la città dove il possibile incontra l’improbabile, ma questa volta non si tratta di giochi di prestigio o luci al neon sulla Strip. Si tratta di mobilità, quella vera, che potrebbe cambiare il modo in cui ci sposteremo nelle nostre città tra pochi anni. Sono volata in Nevada per provare un veicolo che definire “auto” sarebbe riduttivo e forse tecnicamente errato: ho viaggiato a bordo di Zoox.
Dimenticate le classiche vetture a guida autonoma a cui siamo stati abituati finora. Zoox è qualcosa di radicalmente diverso: è un veicolo nativo autonomo, un pod simmetrico che non possiede né un “davanti” né un “dietro”, non ha cofano e, dettaglio non trascurabile, non ha il volante.
Benvenuti nella carrozza 2.0
L’impatto visivo è spiazzante. Quello che amichevolmente ho soprannominato “carrozza” per via della sua forma, è in realtà un concentrato di ingegneria studiato per massimizzare lo spazio interno. L’accesso avviene tramite porte scorrevoli automatiche, sbloccabili via app, che ricordano quelle di una metropolitana futuristica.
Una volta a bordo, la percezione cambia totalmente. L’abitacolo non è progettato per chi guida, ma esclusivamente per chi viene trasportato. La configurazione dei sedili è vis-à-vis: quattro posti, due di fronte agli altri, che ricreano l’atmosfera di una carrozza ottocentesca o di un salotto privato in movimento. L’attenzione al dettaglio è notevole: dal cielo stellato sul soffitto – un tocco premium che non guasta – alle stazioni di ricarica wireless, fino ai display individuali che permettono a ogni passeggero di gestire musica, climatizzazione e monitorare il viaggio.
L’esperienza su strada: fidarsi della tecnologia
Il momento della verità arriva quando le porte si chiudono e Zoox parte. Ho effettuato una corsa di circa 20 minuti nel traffico reale di Las Vegas e la sensazione predominante è un misto di curiosità e iniziale smarrimento. Rispetto ad altre soluzioni come Waymo (che abbiamo provato in passato a San Francisco), dove vedi il volante girare da solo e hai una percezione chiara di ciò che l’auto sta facendo, qui sei “cieco”. I montanti sono robusti e la visibilità verso l’esterno è filtrata, quasi a voler invitare il passeggero a disinteressarsi della strada e a godersi la conversazione.
Su strada, però, Zoox si comporta in modo impeccabile. La trazione è completamente elettrica, garantendo un silenzio assoluto e un’accelerazione decisa quando serve. Ma la vera “killer feature” è la manovrabilità: grazie alle quattro ruote sterzanti, il veicolo si muove con un’agilità impensabile per un’auto tradizionale, riuscendo a districarsi in spazi angusti e a compiere manovre complesse con una fluidità disarmante.
Perché Zoox è diversa
Per capire perché questo veicolo è così speciale, bisogna fare un salto indietro nel tempo, precisamente al 2014. Mentre tutti i grandi player della Silicon Valley cercavano di adattare auto esistenti alla guida autonoma (il cosiddetto “retrofitting”), due visionari decisero di prendere la strada più difficile. Parlo di Tim Kentley-Klay, un designer australiano proveniente dal mondo dell’animazione, e Jesse Levinson, un esperto di robotica dell’Università di Stanford.
La loro idea, che all’epoca sembrava pura follia, era semplice: inutile riempire di sensori una Toyota o una Chrysler pensata per un guidatore umano. Bisognava ripartire da zero. Volevano creare un veicolo simmetrico, capace di muoversi in entrambe le direzioni senza dover fare inversione a U, e progettato esclusivamente per i passeggeri.
La strada, come spesso accade ai pionieri, non è stata priva di ostacoli. L’azienda ha dovuto affrontare scetticismo, sfide tecniche immense e tensioni interne fortissime, culminate nel 2018 con il traumatico licenziamento del co-fondatore Kentley-Klay. Ma la visione è sopravvissuta ed è stata salvata nel 2020 da Amazon. L’acquisizione, costata circa 1,2 miliardi di dollari, ha dato a Zoox l’ossigeno finanziario necessario per trasformare quel sogno ambizioso in una realtà industriale, senza dover scendere a compromessi sul design radicale.
Il cuore italiano sotto la scocca hi-tech
E qui c’è un dettaglio tecnico che mi sta particolarmente a cuore e che lega questo gioiello della Silicon Valley all’eccellenza manufatturiera del nostro Paese. Sebbene il “cervello” di Zoox sia statunitense e i soldi siano di Amazon, il suo “scheletro” ha un DNA italiano.
La cellula di sicurezza dei passeggeri è realizzata in materiali compositi e fibra di carbonio, una tecnologia derivata direttamente dal mondo delle supercar. Per realizzare questa struttura complessa e ultraleggera, Zoox si è affidata alla CPC Group di Modena, un’eccellenza della Motor Valley italiana nota per lavorare con marchi del calibro di Ferrari e Lamborghini. È affascinante pensare che la sicurezza di questo taxi robotico dipenda dalla stessa ingegneria che protegge i piloti delle auto più veloci del mondo.
Conclusioni
Scesa da Zoox, mentre il veicolo si allontanava silenziosamente nel traffico, ho riflettuto su quanto il concetto di possesso dell’auto stia per cambiare. Zoox non è un prodotto che acquisteremo, ma un servizio che utilizzeremo. Al momento a Las Vegas è in fase di test avanzato (gratuito per i primi utenti), ma il modello di business è chiaro. È comodo, è tecnologicamente avanzato e, superata la diffidenza iniziale, offre un livello di privacy e comfort superiore a qualsiasi servizio di ride-hailing attuale. Il futuro della mobilità urbana è già qui, e ha la forma di un cubo che si muove da solo.
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