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Orangerie della Reggia di Versailles

Coordinate: 48°48′08″N 2°07′06″E
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Image Voce principale: Reggia di Versailles.
Orangerie della Reggia di Versailles
Orangerie du château de Versailles
Image
Veduta dell’orangerie e del parterre
Localizzazione
StatoFrancia (bandiera) Francia
RegioneÎle-de-France
LocalitàVersailles
Coordinate48°48′08″N 2°07′06″E
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1684–1686
Stileclassicismo francese di età barocca
Usoorangerie
Realizzazione
ArchitettoJules Hardouin-Mansart
ProprietarioStato francese
CommittenteLuigi XIV di Francia

L’Orangerie della Reggia di Versailles (in francese L’orangerie du château de Versailles) è un edificio situato nel dominio della Reggia di Versailles, all’interno del sistema dei giardini reali, progettato dall’architetto Jules Hardouin-Mansart e realizzato tra il 1684 e il 1686 per volontà di Luigi XIV di Francia.

Concepita come parte integrante dell’organizzazione scenografica del parco, l’orangerie aveva la funzione di proteggere durante la stagione invernale gli agrumi e le altre piante sensibili al freddo, oltre a costituire un elemento architettonico di rilievo nella composizione dei giardini. Per dimensioni e concezione, rappresenta uno degli esempi più significativi di orangerie monumentale nell’Europa del XVII secolo.[1]

Origini e prime realizzazioni

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L’orangerie e il parterre in una veduta attribuita a Étienne Allegrain e Jean-Baptiste Martin, circa 1695.

Le prime coltivazioni di agrumi a Versailles risalgono agli anni Sessanta del XVII secolo, quando, in parallelo ai primi sviluppi del dominio reale, venne realizzata un’orangerie di dimensioni più ridotte su progetto di Louis Le Vau.[2] Tale struttura, concepita per rispondere alle esigenze della corte durante i soggiorni stagionali di Luigi XIV, era destinata a ospitare una collezione ancora limitata di piante esotiche in vaso, principalmente agrumi.

Già in questa fase iniziale, tuttavia, l’interesse del sovrano per le coltivazioni di aranci e limoni si inseriva in un più ampio programma di valorizzazione dei giardini come spazio di rappresentazione, in cui la presenza di specie rare e costose contribuiva a manifestare il prestigio della corte francese.[3]

Il progetto di Jules Hardouin-Mansart

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A partire dagli anni Ottanta del XVII secolo, nel quadro dell’ampliamento monumentale del dominio di Versailles, l’orangerie fu completamente ripensata e ricostruita su progetto di Jules Hardouin-Mansart. I lavori, avviati nel 1684 e conclusi nel 1686, portarono alla realizzazione di un edificio di dimensioni eccezionali, destinato a sostituire integralmente la precedente struttura di Le Vau.[1]

La nuova orangerie si inseriva nel sistema dei giardini come un elemento architettonico autonomo ma strettamente integrato nella composizione generale, in relazione diretta con il Parterre du Midi e con il cosiddetto Parterre Bas. La progettazione rispondeva non solo a esigenze funzionali — legate alla conservazione invernale delle piante — ma anche a una precisa volontà di monumentalizzazione dello spazio, coerente con il linguaggio del classicismo francese promosso dalla corte.[4]

In questa fase la collezione di agrumi conobbe un significativo incremento, anche grazie al trasferimento a Versailles di numerosi esemplari provenienti da altre proprietà reali e aristocratiche, tra cui quelle confiscate a Nicolas Fouquet dopo la sua caduta in disgrazia.[2]

Sviluppo e ruolo nel XVIII secolo

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Nel corso del XVIII secolo l’orangerie di Versailles si affermò come una delle più importanti collezioni di agrumi d’Europa, sia per numero di esemplari sia per qualità delle specie coltivate.[3] La gestione delle piante, affidata a giardinieri specializzati, prevedeva tecniche avanzate di coltivazione e potatura, volte a garantire la fioritura e la fruttificazione anche al di fuori dei cicli naturali.

L’orangerie divenne inoltre una tappa privilegiata nei percorsi di visita del dominio, attirando diplomatici, viaggiatori e membri delle corti europee, che ne ammiravano l’organizzazione e la ricchezza botanica. In questo contesto, la raccolta di agrumi assunse anche un valore simbolico, quale espressione del controllo della natura e della capacità della monarchia di disporre di risorse rare e pregiate.[2]

Usi successivi e XIX secolo

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Nel XIX secolo, pur mantenendo la sua funzione originaria, l’orangerie conobbe anche utilizzi temporanei legati agli eventi storici che interessarono il dominio di Versailles. In particolare, durante la Comune di Parigi del 1871, gli ambienti dell’edificio furono adibiti a luogo di detenzione per i prigionieri comunardi, prima del loro trasferimento verso strutture militari nei pressi di Satory.[5]

Tale episodio rappresenta una fase eccezionale nella storia dell’orangerie, che nel corso del tempo ha tuttavia continuato a svolgere il proprio ruolo all’interno del complesso dei giardini, conservando la funzione di ricovero invernale per le piante e di spazio espositivo stagionale.

Età contemporanea

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Nel corso del XX e XXI secolo l’orangerie è stata oggetto di interventi di manutenzione e valorizzazione, finalizzati alla conservazione sia dell’edificio sia della collezione botanica storica. Inserita nel perimetro del dominio di Versailles, continua a essere utilizzata secondo il modello tradizionale, con il trasferimento stagionale delle piante tra gli spazi interni e il parterre.

La permanenza di esemplari secolari, alcuni dei quali risalenti all’epoca di Luigi XIV, contribuisce a mantenere intatto il carattere storico della collezione, rendendo l’orangerie uno degli elementi più significativi del sistema dei giardini di Versailles.[1]

L’orangerie di Versailles costituisce uno dei più compiuti esempi di integrazione tra architettura, giardino e tecnica di controllo climatico nell’Europa del XVII secolo.[4] Progettata da Jules Hardouin-Mansart, essa si configura come un dispositivo unitario in cui la funzione di ricovero delle piante si coniuga con una precisa volontà di monumentalizzazione dello spazio all’interno del sistema dei giardini.

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La facciata dell’orangerie, scandita da grandi aperture ad arco e colonne monumentali.

Impianto generale

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L’edificio si sviluppa secondo un impianto a U articolato attorno al cosiddetto Parterre Bas, che viene racchiuso su tre lati dalla struttura dell’orangerie. Il corpo principale è costituito da una lunga galleria centrale, estesa per circa 150 metri, affiancata da due gallerie laterali disposte simmetricamente e collocate al di sotto degli Escaliers des Cent Marches, la monumentale scalinata che collega il livello superiore dei giardini allo spazio ribassato dell’orangerie, contribuendo alla definizione della sequenza prospettica e alla teatralità dell’insieme.[1]

L’intero complesso è impostato in posizione ribassata rispetto al livello superiore dei giardini, in modo da risultare parzialmente incassato nel terreno e direttamente connesso al Parterre du Midi. Tale configurazione consente di integrare l’edificio nella composizione generale del dominio, mantenendo al contempo una chiara autonomia formale e funzionale.

L’assetto planimetrico e la rigorosa simmetria dell’impianto riflettono i principi del classicismo francese, traducendo in termini architettonici l’ordine geometrico che caratterizza l’intero sistema dei giardini di Versailles.[4]

Sistema costruttivo e dispositivo climatico

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Uno degli elementi distintivi dell’orangerie è rappresentato dal sistema costruttivo, concepito per garantire la conservazione delle piante durante la stagione invernale senza ricorso sistematico a fonti di calore artificiale.

Le murature, con spessori che raggiungono i 4–5 metri, svolgono una funzione di accumulo termico, mentre l’orientamento della galleria principale verso sud consente di massimizzare l’apporto solare. Le ampie aperture vetrate favoriscono l’irraggiamento degli ambienti interni, contribuendo al mantenimento di condizioni climatiche relativamente stabili.

L’inserimento dell’edificio nel terreno e la protezione offerta dalle strutture circostanti riducono inoltre l’esposizione ai venti freddi; per limitare le dispersioni durante la stagione fredda l’accesso agli ambienti avveniva spesso attraverso aperture secondarie di dimensioni ridotte, evitando l’apertura delle grandi porte e contribuendo al mantenimento della temperatura interna. L’insieme di questi accorgimenti permette di evitare il gelo anche nei mesi più rigidi, configurando l’orangerie come un dispositivo climatico passivo di notevole efficacia per l’epoca.[1]

Relazione con il parterre e il sistema dei giardini

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L’orangerie si inserisce in stretta relazione con il disegno dei giardini, costituendo un elemento di connessione tra il livello superiore del Parterre du Midi e lo spazio inferiore del Parterre Bas. Quest’ultimo è organizzato secondo un impianto geometrico regolare, articolato attorno a un bacino centrale e delimitato da superfici erbose e percorsi simmetrici.

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Veduta del Parterre Bas e della pièce d’eau des Suisses, con le ali dell’orangerie ai lati.

Sul lato meridionale, una balaustra segna il limite del parterre, aprendo la vista verso la Saint-Cyr-l'École e separando l’area dalla pièce d’eau des Suisses. In questo modo, l’orangerie partecipa pienamente alla costruzione delle prospettive e delle sequenze visive che caratterizzano il paesaggio di Versailles.[4]

La disposizione delle gallerie e degli spazi aperti consente inoltre una continuità funzionale tra interno ed esterno, fondamentale per la gestione stagionale delle piante.[1]

Spazi interni

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La galleria centrale, caratterizzata da un’elevata altezza e da un ritmo regolare di aperture ad arco, costituisce lo spazio principale destinato al ricovero delle piante nei mesi invernali. Gli ambienti laterali, di dimensioni più contenute, completano il sistema distributivo e permettono una migliore organizzazione degli esemplari in vaso.[1]

Gli spazi interni sono concepiti come ambienti ampi e relativamente semplici dal punto di vista decorativo, in cui la funzione prevalente — legata alla conservazione delle piante — si combina con una dimensione monumentale che richiama quella degli spazi rappresentativi della residenza reale.[4]

Funzione e gestione

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Interno dell’orangerie con le piante ricoverate nelle gallerie durante la stagione fredda.

L’orangerie di Versailles è concepita come una struttura destinata alla conservazione e alla gestione stagionale di una vasta collezione di piante in vaso, secondo un sistema organizzativo che integra spazi architettonici e pratiche di coltivazione specializzate.[1]

Uso invernale

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Durante la stagione invernale, le piante vengono trasferite all’interno delle gallerie dell’orangerie, dove sono disposte in file regolari secondo criteri funzionali e di accessibilità. Gli esemplari, collocati in grandi contenitori lignei, trovano nella galleria centrale lo spazio principale di ricovero, mentre gli ambienti laterali consentono una distribuzione più articolata della collezione.

Le condizioni climatiche interne, garantite dal sistema costruttivo dell’edificio, permettono di mantenere temperature stabili e di evitare il gelo, assicurando la sopravvivenza di specie sensibili al freddo senza ricorrere in modo sistematico a fonti di riscaldamento artificiale.[1]

Esposizione estiva

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Disposizione estiva degli agrumi nel Parterre Bas, organizzati in file regolari secondo un impianto simmetrico.

Con l’arrivo della stagione favorevole, generalmente tra il 1º giugno e il 10 ottobre, le piante vengono progressivamente trasferite all’esterno e disposte nel Parterre Bas. In questa configurazione, gli alberi in vaso contribuiscono alla definizione dell’assetto scenografico dei giardini, secondo un’organizzazione regolare e simmetrica coerente con il disegno complessivo del dominio.

L’esposizione all’aperto consente inoltre alle piante di beneficiare delle condizioni naturali di luce e ventilazione, favorendo i cicli di crescita e di fioritura.[1]

Logistica e movimentazione delle piante

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La gestione della collezione comporta operazioni di movimentazione su larga scala, rese possibili dall’uso di contenitori mobili e da dispositivi specifici sviluppati già nel XVII secolo, tra cui sistemi meccanici progettati per facilitare lo spostamento degli alberi di grandi dimensioni. Gli alberi, spesso di grandi dimensioni, vengono trasportati mediante sistemi che ne facilitano lo spostamento tra gli spazi interni ed esterni, secondo un calendario stagionale consolidato.

Tali operazioni richiedono un’organizzazione precisa e l’impiego di personale specializzato, configurando la gestione dell’orangerie come un’attività complessa, in cui aspetti logistici, tecnici e botanici risultano strettamente interconnessi.[2]

Collezione botanica

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La collezione di piante dell’orangerie di Versailles costituisce uno degli insiemi storici più rilevanti di agrumi coltivati in Europa, formatosi progressivamente a partire dal XVII secolo in relazione allo sviluppo del dominio reale.[2]

Composta da oltre un migliaio di esemplari coltivati in contenitori mobili, la raccolta comprende prevalentemente alberi di agrumi, tra cui aranci (Citrus × sinensis), ma anche limoni e aranci amari, affiancati da altre specie mediterranee sensibili al freddo, come melograni (Punica granatum), oleandri (Nerium oleander), allori (Laurus nobilis), mirti (Myrtus communis) e palme.[1]

Fin dalle origini, la formazione della collezione rispondeva non solo a esigenze botaniche, ma anche a una precisa strategia di rappresentazione del potere monarchico. Gli alberi, spesso importati da regioni meridionali dell’Europa o provenienti da altre proprietà aristocratiche, costituivano beni di pregio e oggetti di scambio all’interno delle reti di corte. In particolare, l’incremento della raccolta fu favorito anche dal trasferimento di numerosi esemplari confiscati a Nicolas Fouquet dopo la sua caduta in disgrazia.[2]

La coltivazione degli agrumi richiedeva tecniche specifiche, tra cui il controllo dell’irrigazione, la gestione dei nutrienti e pratiche di potatura volte a favorire la fioritura e la fruttificazione. Gli alberi venivano mantenuti in contenitori di grandi dimensioni, che ne limitavano lo sviluppo radicale e contribuivano a determinare forme caratteristiche, osservate già dai viaggiatori dell’epoca. La coltivazione in contenitori influiva inoltre sulla forma degli alberi, che tendevano a svilupparsi secondo profili compatti e controllati, caratteristica già osservata da viaggiatori e contemporanei del XVII secolo.[2]

Ancora nel XXI secolo, la collezione conserva numerosi esemplari secolari, alcuni dei quali risalenti all’età di Luigi XIV, mantenendo continuità con l’impianto storico originario e contribuendo al valore culturale e paesaggistico dell’orangerie all’interno del complesso di Versailles.[1]

Apparato scultoreo e funzione museale

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La statua equestre di Luigi XIV realizzata da Bernini e trasformata da Girardon in Marcus Curtius, conservata nella galleria dell’orangerie.

L’orangerie di Versailles non costituisce soltanto un dispositivo architettonico e botanico, ma anche uno spazio rilevante nella storia della scultura dei giardini. Fin dalla sistemazione seicentesca del dominio, il parterre e gli ambienti dell’orangerie furono infatti interessati dalla collocazione, dal trasferimento e dalla conservazione di opere scultoree destinate a partecipare alla costruzione scenografica e simbolica del paesaggio di Versailles.[6]

Un caso significativo è rappresentato dal gruppo dell’Enlèvement de Proserpine di François Girardon. L’opera, concepita nell’ambito delle grandi commissioni scultoree promosse sotto Luigi XIV, era inizialmente prevista per il parterre dell’orangerie, prima di essere destinata al bosquet de la Colonnade, dove fu collocata nel 1699 su un piedistallo realizzato dallo stesso Girardon con la collaborazione di Robert Le Lorrain.[7] Il soggetto mitologico, legato al ciclo stagionale attraverso il mito di Proserpina, risultava particolarmente coerente con un’area del giardino dedicata alla coltivazione e alla protezione di piante sensibili al freddo.

Nel corso del Novecento l’orangerie ha assunto anche una funzione conservativa. Il gruppo originale dell’Enlèvement de Proserpine e il suo piedistallo furono messi al riparo all’interno dell’orangerie nel 1955; dopo il restauro condotto tra il 2007 e il 2009, l’insieme è stato nuovamente presentato negli spazi interni dell’edificio, mentre nel giardino è stato mantenuto il principio della sostituzione degli originali più fragili con copie o repliche.[8]

La stessa funzione di ricovero e riallestimento riguarda altre opere legate alla storia del dominio. Dal 2002 la grande galleria dell’orangerie accoglie la statua equestre di Luigi XIV realizzata da Bernini e trasformata da Girardon in Marcus Curtius; dal 2013 la statua antica di Isis, già attestata nel 1686 nella rotonda dell’orangerie, è stata ricollocata nella sua posizione storica.[6]

In questo senso, l’apparato scultoreo dell’orangerie non va inteso come semplice ornamento accessorio, ma come parte di una storia stratificata: nel XVII secolo contribuiva alla definizione iconografica e cerimoniale del parterre; in età contemporanea l’edificio è divenuto anche uno spazio di conservazione e presentazione museale di alcune tra le opere più significative provenienti dai giardini di Versailles.[9]

Contesto culturale

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L’orangerie di Versailles si inserisce nel contesto della diffusione delle orangeries nelle residenze aristocratiche europee tra il XVI e il XVIII secolo, fenomeno legato all’introduzione e alla coltivazione di specie esotiche e alla loro progressiva valorizzazione come simboli di prestigio sociale.[2]

In questo contesto, le orangeries si configuravano come strumenti di rappresentazione del potere, in cui il controllo artificiale delle condizioni naturali diventava espressione della capacità delle corti europee di dominare e ordinare l’ambiente.

La diffusione delle orangeries in Europa

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A partire dal tardo Rinascimento, la costruzione di orangeries si diffuse nelle corti europee come risposta alla crescente domanda di coltivazione di agrumi e altre piante sensibili al freddo.[2] Queste strutture, inizialmente di dimensioni contenute, assunsero progressivamente caratteri monumentali, soprattutto nei contesti di rappresentanza legati alle grandi residenze principesche.

Nel corso del XVII secolo, in particolare, le orangeries divennero elementi stabili dell’architettura dei giardini formali, integrandosi nei sistemi compositivi delle residenze e contribuendo alla definizione di spazi scenografici destinati alla fruizione della corte e degli ospiti.

In questo quadro, l’orangerie di Versailles si distingue per dimensioni, complessità e livello di integrazione con il disegno del parco, costituendo uno dei modelli più influenti nel panorama europeo.[4]

La moda degli agrumi

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La diffusione degli agrumi in Europa, a partire tra il XV e il XVI secolo, contribuì alla loro affermazione come beni di lusso, apprezzati non solo per il consumo alimentare ma anche per il valore ornamentale e simbolico.[10] In ambito aristocratico, il possesso di collezioni di aranci e limoni rappresentava un indicatore di ricchezza e di accesso a reti commerciali internazionali.

Nel contesto della corte di Luigi XIV, gli agrumi assunsero un ruolo particolarmente rilevante, entrando a far parte della cultura materiale e simbolica del potere. La presenza di alberi sempreverdi e fruttiferi anche nei mesi invernali contribuiva a rafforzare l’immagine di una natura disciplinata e controllata, in linea con l’ideologia monarchica del tempo.

Motivi legati agli agrumi si diffusero inoltre nelle arti decorative, nella letteratura e nelle pratiche sociali, come nel caso dell’uso dei fiori d’arancio nelle cerimonie nuziali, attestando la pervasività di questo tema nella cultura europea dell’età moderna.[11]

Ricezione e modelli europei

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L’orangerie di Versailles si inserisce in un più ampio processo di diffusione delle orangeries monumentali nelle residenze principesche europee tra XVII e XVIII secolo. In tale contesto, il modello francese della residenza di corte, fondato sull’integrazione tra architettura, giardino e rappresentazione del potere, ebbe ampia circolazione in Europa, pur venendo adattato alle tradizioni locali e alle esigenze delle singole corti.[12]

Un confronto diretto è offerto dall’orangerie della Reggia di Schönbrunn, realizzata a Vienna nel 1754 per iniziativa di Francesco Stefano di Lorena. L’edificio, lungo 189 metri e largo 10, è indicato dalle fonti istituzionali come una delle maggiori orangeries barocche dopo quella di Versailles; come quest’ultima, combina la funzione di ricovero invernale per agrumi e piante sensibili al freddo con un ruolo rappresentativo all’interno del sistema dei giardini di corte.[13]

Nell’area germanica, un altro esempio significativo è l’orangerie della Karlsaue a Kassel, costruita all’inizio del XVIII secolo per il langravio Carlo d’Assia-Kassel. L’edificio era destinato al ricovero invernale di aranci e allori, ma comprendeva anche spazi di rappresentanza e di svago, confermando la doppia natura di queste architetture come infrastrutture botaniche e luoghi cerimoniali.[14]

Nel XIX secolo il tipo dell’orangerie monumentale conobbe ulteriori sviluppi, come mostra l’Orangerieschloss nel parco di Sanssouci a Potsdam, costruito tra il 1851 e il 1864. In questo caso, le sale laterali destinate alle piante furono integrate in un complesso più ampio, comprendente ambienti di rappresentanza, arcate, terrazze e riferimenti all’architettura italiana, segno dell’evoluzione dell’orangerie da edificio funzionale a componente palaziale e scenografica del parco.[15]

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 (FR) L’Orangerie, su Château de Versailles. URL consultato il 25 aprile 2026.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Ian Thompson, The Sun King's Garden: Louis XIV, André Le Nôtre and the Creation of the Gardens of Versailles, New York, Bloomsbury, 2006.
  3. 1 2 Lucien Bély, Dictionnaire Louis XIV, Parigi, Robert Laffont, 2015.
  4. 1 2 3 4 5 6 Jean-Baptiste Leroux, The Gardens of Versailles, Londra, Thames & Hudson, 2002.
  5. Alain Baraton, Le jardinier de Versailles, Parigi, Grasset, 2006.
  6. 1 2 (FR) Jardins de Versailles, Orangerie et pièce d’eau des Suisses, su Catalogue des sculptures des jardins de Versailles. URL consultato il 25 aprile 2026.
  7. (FR) François Girardon 1628-1715, su Château de Versailles. URL consultato il 25 aprile 2026.
  8. (FR) François Girardon, L’Enlèvement de Proserpine par Pluton, su Catalogue des sculptures des jardins de Versailles. URL consultato il 25 aprile 2026.
  9. (FR) Maral, Alexandre, Conserver, restaurer et transmettre : le cas des sculptures en marbre des jardins de Versailles, in Bulletin du Centre de recherche du château de Versailles, 2019, DOI:10.4000/crcv.16481.
  10. Ramón-Laca, L., The Introduction of Cultivated Citrus to Europe via Northern Africa and the Iberian Peninsula, in Economic Botany, vol. 57, n. 4, 2003, p. 510, JSTOR 4256736.
  11. Scora, Rainer W., On the History and Origin of Citrus, in Bulletin of the Torrey Botanical Club, vol. 102, n. 6, 1975, pp. 370–371, JSTOR 2484763.
  12. (EN) Thomas Höpel, The Versailles Model, su Leibniz-Institut für Europäische Geschichte. URL consultato il 25 aprile 2026.
  13. (EN) Orangery and Citron House, su Schönbrunn Palace. URL consultato il 25 aprile 2026.
  14. (EN) Orangerie, su Hessen Kassel Heritage. URL consultato il 25 aprile 2026.
  15. (EN) Orangery Palace, su Stiftung Preußische Schlösser und Gärten Berlin-Brandenburg. URL consultato il 25 aprile 2026.
  • Lucien Bély, Dictionnaire Louis XIV, Parigi, Robert Laffont, 2015.
  • Ian Thompson, The Sun King's Garden: Louis XIV, André Le Nôtre and the Creation of the Gardens of Versailles, New York, Bloomsbury, 2006.
  • Jean-Baptiste Leroux, The Gardens of Versailles, Londra, Thames & Hudson, 2002.
  • Alain Baraton, Le jardinier de Versailles, Parigi, Grasset, 2006.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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