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Fraticelli

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Con il termine fraticelli (o Fratelli della vita povera) ci si riferisce a quei frati francescani che nel XIV secolo si ribellarono all'autorità dei loro superiori e della gerarchia ecclesiastica, a partire dalla promulgazione della lettera bollata Sancta Romana del 30 dicembre 1317 che stabiliva pesanti censure contro chi sosteneva la necessità dell'assoluta povertà nell'Ordine francescano[1].

La corrente dei Fraticelli, fondata dal francescano Angelo Clareno e influenzata dal pensiero di Gioacchino da Fiore, era in continuità con quella degli Spirituali.

Ι Fraticelli, tuttavia, si distinsero dagli Spirituali "della prima ora", quelli vissuti tra il 1280 circa e il 1317, perché questi erano comunque rimasti all'interno del loro ordine, mentre i Fraticelli se ne separarono, e in seguito alle scomuniche loro comminate vennero posti anche al di fuori della Chiesa stessa. La cesura cronologica tra i due movimenti viene posta nel 1318, quando a Marsiglia i primi Spirituali vennero condannati al rogo.

Il termine fu usato anche dal papa Giovanni XXII, che nella bolla Sancta Romana definiva i dissidenti francescani "fraticelli", "bizocchi" o "fratres de paupere vita".

Nei territori centrali della penisola italiana, i fraticelli ebbero come capisaldi le località di Cupramontana e di Maiolati Spontini nell'Anconetano, e di Fossombrone nel Pesarese. A Cupramontana i Fraticelli erano soprannominati "barlozzàri" perché abitavano in comunità all'interno di un'antica e ampia cisterna chiamata localmente "Barlozzo".

Gli osservanti Giacomo della Marca e Giovanni da Capestrano furono inviati da Papa Niccolò V a predicare contro il movimento. Seguì una repressione volta a estirparlo, culminata nella condanna sul rogo di un numero imprecisato di fraticelli; lo stesso Giacomo della Marca attesta, in un passo del suo Dialogus riportato nella sezione seguente, l’esecuzione di tre di essi a Fabriano nella prima metà del XV secolo.

Passo del Dialogus di Giacomo della Marca sulla repressione dei Fraticelli (1449)

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Dialogus Divi Iacobi de Marchia inter Catholicum & hereticum huiusmodi habet initium[2]. Vidi ascendere dal mare una bestia, che avea sette capi &c. In eo Dialogo pag. 19. & 20. hæc habentur de Fraticellis hæreticis: Quando lo SS. nostro Papa Niccolò V. nell’anno 1449, del mese di Novembre, mandò lo Venerabile Padre Frate Giovanni da Capistrano, e me Frate Iacomo della Marca, de l’Ordine de li Frati Minori, a riducere alla vera Fede li Castelli già Eretici (a), cioè lo Massaccio, Maiolata, lo Poio (Podium Cupre), e lo Mergo &c., li quali convertiti mediante la divina gratia furono ridotti a lo gremio de la S. Chiesa, & ad unità de la Santa Fede, abiurata omne Eresia, ne le nostre mane; e trovammo ne la campana del dicto Castello de Maiolata lettere scolpite, che dicevano così: Anno Domini millesimo quadringentesimo decimonono, tempore Fratris Gabrielis Episcopi Philadelphiæ Ecclesiæ Pastoris Fratrum Minorum Minister Generalis. Jesus. Maria. Franciscus. Ecco lo vostro Papa.

Idem vir Sanctus pag. 21. eius sectæ vanitatem ex eo probans quod nulla apud eos signa & miracula a Deo ostendantur ita inquit: Nella vostra Chiesa, la quale dicete essere voi medesimi, mai ce s’è trovato esser fatto miracolo alcuno, salvo incontra de voi, in vostra detestatione, & confusione; tacciamo de’ tutti. Ma pure quando alcuno de voi la nostra giustitia li fa bruciare, acciòché se concorde l’odore de la santità del corpo a quello dell’anima, le vostre carne, come carne molto putride, abominevolmente puzzano: siccome si vidde, e sentisse per certa esperienza a Fabriano, stando lì presente Messere lo Papa Niccolò V, & essendoci bruciati li certi Eretici, per tre dì loro intollerabile fetore occupò tutta la Cittade, intantoché stando io in lo Convento de S. Francesco, de longo da lo loco, ove erano stati arsi, per tre dì continui me abominò quella loro intollerabile puzza.

Ac paulo post inquit: voi in cento trenta anni, e più, (a) mai non avete convertito alcun dottore, né uomo di alcuna scientia, o pure alcuna persona notabile, se non solamente alcuni villani rustici da Maiolata, da lo Mergo, e da lo Poio, e parte di quelli de lo Massaccio, (b) e non altro se non alcuni semplici ignoranti, & alcune feminuccie, piene di menzogne, e fallacie.

Denique fit Dialogus, sum concionator, etc. concludit pag. 22. Ecco la carità de la vostra Chiesa: quelle sono le opere de la vostra pietà: questi sono li miracoli de la vostra santità. Cristo in Croce con li suoi Santi chiama, perdona; e voi con li Giudei chiamate, mora, mora, occide, occide: siccome faceste del Beato Angelo dell’Ordine de li Camaldoli, lo quale perseguitava la vostra maladetta setta. La cui morte, come degno sagrificio offerto a Dio per defensione de l’immacolata fede di Cristo, ho giustamente accettato, & dimostrato con evidenti segni de molti miracoli essere a Dio sommamente grato. Prego adunque lo piissimo Signore con tutto lo core, che in eterno & oltra si degni illuminarvi a conoscere la verità, la immacolata & vera fede de Jesu Christo benedetto in secula seculorum. Amen.

Note

(a) Cave putes usum Catholicæ religionis in his locis extinctum fuisse. Confuerant huc Fraticellianæ hæresis reliquiæ, nec dubium est quin ea contagione mortales aliqui affecti & corrupti fuerint, sed maior saniorque pars eam pestem non sensit, ut cum aliis rationibus tum vero maxime probari potest ex literis Apostolicis Nicolai V. Commissarii Massatiensibus inscriptis, quas supra laudavimus.

traduzione: Non credere che in questi luoghi l’esercizio della religione cattolica fosse venuto meno. Qui si erano trovati alcuni residui dell’eresia dei fraticelli, né vi è dubbio che alcuni uomini siano stati toccati e corrotti da quel contagio; tuttavia la parte maggiore e più sana della popolazione non fu colpita da tale pestilenza. Ciò può essere dimostrato, oltre che da altri argomenti, soprattutto dalle lettere apostoliche di Niccolò V indirizzate ai Massatiesi, che abbiamo sopra richiamato.

(b) Hinc etiam liquido apparet quinam ex Massatiensibus in Fraticellorum errores prolapsi sunt, rustici nimirum homines, rudes & ignobiles. Per eos autem dies ut cum maxime florebat Massatium & incolarum frequentia, & splendore atque opibus, multique ex ejus castris primoribus, qui magistratum tunc temporis in civitate Aesio gesserunt, nobiles appellabantur in libris, quos Reformationum appellant.

traduzione: Da qui risulta anche chiaramente quali, tra i Massaccesi, caddero negli errori dei Fraticelli: cioè uomini di campagna, rozzi e di bassa condizione. In quei medesimi tempi, infatti, mentre Massaccio fioriva al massimo grado per numero di abitanti, splendore e ricchezza, molti dei suoi esponenti principali, che allora avevano esercitato le magistrature nella città di Jesi, erano qualificati come nobili nei libri che si chiamano Riformanze.

Indicazioni sulla composizione sociale del movimento dei Fraticelli

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San Giacomo della Marca, dipinto di Pietro Perugino

Il passo di Giacomo della Marca — significativamente redatto in italiano volgare, e dunque destinato alla predicazione pubblica — insiste, in chiave polemica, sulla limitata diffusione del movimento fraticelliano tra i gruppi sociali qualificati del castello di Massaccio, affermando che in «cento trenta anni, e più» esso non avrebbe convertito «alcun dottore, né uomo di alcuna scientia, o pure alcuna persona notabile», ma soltanto «alcuni villani rustici […] e non altro se non alcuni semplici ignoranti, & alcune feminuccie».

Nella nota (b) del passo si osserva che tra i Massaccesi coloro che aderirono agli errori dei Fraticelli erano «uomini di campagna, rozzi e di bassa condizione». Nello stesso tempo si distinguono tali gruppi dagli esponenti eminenti della comunità locale, rilevando che questi rimasero estranei al movimento ereticale. In una fase in cui Massaccio appariva popoloso e fiorente, l'autore segnala che molti dei suoi primores, che avevano esercitato le magistrature nella città di Jesi, erano qualificati come nobili nei libri detti Reformationes (vale a dire i registri delle deliberazioni consiliari di Jesi, comunemente indicati come Riformanze).

Tenendo conto del carattere polemico della testimonianza — proveniente da un predicatore anti-ereticale —, la fonte sottolinea una netta differenziazione cetuale negli atteggiamenti verso il fenomeno fraticelliano, evidenziando un’adesione prevalente tra i ceti rurali delle campagne e una sostanziale estraneità da parte dei notabili del castello.

Nel passo si può inoltre cogliere un’implicita gerarchia sociale dei destinatari della “vera fede”: in chiave polemica, Giacomo della Marca insiste sull’assenza di adesioni tra i gruppi colti e notabili, contribuendo ad associare la legittimità religiosa ai ceti riconosciuti nelle strutture civiche.

I Fraticelli de opinione

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Il termine moderno "Fraticelli de opinione" indica, nell'ambito dei dissidenti francescani, coloro che appartenevano alla cerchia di Michele da Cesena, il quale aveva trovato rifugio a Monaco presso l'imperatore Ludovico il Bavaro dopo la sua fuga da Avignone nel 1328. Per questo motivo essi sono noti anche come Michelisti.

Essi vennero detti "Fraticelli de opinione" perché - come per altro aveva fatto tutto l'Ordine francescano prima di scontrarsi con papa Giovanni XXII - difendevano la tesi (opinio) della assoluta povertà di Gesù Cristo e degli apostoli, contro le bolle dottrinali di Giovanni XXII, da loro accusato di essere eretico.

Alcuni di questi seguaci di Michele da Cesena erano sparsi anche in Italia centrale.

Voci correlate

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  1. Livario Oliger, Fraticelli, su Treccani.it. URL consultato il 18 aprile 2026.
  2. (LA) Mauro Sarti, De antiqua Picentum civitate Cupra Montana, deque Massatio oppido agri Aesini epistola, su OPAC SBN, 1748., pp. 97-101.

Collegamenti esterni

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Controllo di autoritàThesaurus BNCF 30398 · LCCN (EN) sh85051616 · BNF (FR) cb120049168 (data)