Nicola Grauso

Nicola Grauso, detto Nichi (Cagliari, 23 aprile 1949 – Cagliari, 18 maggio 2025), è stato un imprenditore, editore e politico italiano.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Figlio di Mario, un commerciante di origine napoletana, si laureò in giurisprudenza presso l'Università di Cagliari nel 1975.
La nascita di Radiolina
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1975 Nicola Grauso diede vita a Radiolina, la prima radio privata in Sardegna e tra le prime in tutta Italia, certamente la più antica tra quelle sopravvissute.[1] L'avventura ebbe inizio in un appartamento di viale Marconi a Quartu Sant'Elena il 19 giugno 1975 grazie a un trasmettitore militare recuperato in un mercato di apparecchiature e residuati bellici a Livorno[2][3], due piatti e un piccolo mixer. Presto la stazione radio si trasferì in vico Duomo 1, nel quartiere Castello di Cagliari, per poter avere una postazione di emissione più elevata e raggiungere un maggior numero di utenti. Le trasmissioni di un certo spessore andarono in onda dalle 7 alle 24 e riscossero ampi consensi, perché nell'isola la novità di una radio libera organizzata fu forte. Nel palinsesto vi furono le tradizionali dediche, l'informazione e la musica trascinata da Super Arsenico, un medico che al termine del lavoro di corsia passava alla consolle della radio, trasmettendo i messaggi degli ascoltatori e tutto quello che era alternativo: dalla musica rock, al folk e al jazz. Inizialmente Grauso e i suoi collaboratori furono considerati come dei pirati e ai sensi della Legge 103 del 1975 arrivarono le prime denunce penali. Per quattro giorni, da martedì 9 a sabato 12 luglio 1975, furono costretti alla forzata interruzione delle trasmissioni.[4] Nonostante l'offensiva ministeriale, il blocco all'occupazione delle frequenze venne presto superato perché, alla fine del settembre 1975, il giudice competente prosciolse i responsabili della radio con una motivazione ben precisa: "alle emittenti locali via etere non si dovevano applicare le disposizioni sul monopolio delle radiodiffusioni". Una sentenza storica che fece scalpore a livello nazionale e da apripista per tutte le emittenti.[5] In seguito però la sentenza assolutoria venne impugnata dalla Procura della Repubblica e Radiolina fu nuovamente in attesa di giudizio.[6] Nonostante le vicissitudini burocratiche, l'emittente non si fermò e a pochi mesi dall'esordio si ampliò sia nella diffusione che nel palinsesto arrivando a coprire le 24 ore e buona parte del comprensorio. La vera libertà d'antenna arrivò però solo il 28 luglio 1976 con la celebre sentenza numero 202 della Corte Costituzionale che affermò il principio della non invocabilità della limitatezza delle frequenze riguardo alle trasmissioni in ambito locale.[7]
Videolina
[modifica | modifica wikitesto]Il 6 settembre 1975, a pochi mesi dall'inizio dell'avventura radiofonica, Grauso decise di andare alla conquista anche del mondo televisivo iniziando le trasmissioni di Videolina. Con l'esordio della prima televisione via etere della Sardegna[8] e di poche altre emittenti della penisola, si diede inizio alla storia dell'emittenza privata in Italia. «Nata quando era difficile nascere»: così recitava uno degli slogan di Videolina per sottolineare come l'emittente televisiva cagliaritana avesse contribuito ad aprire una breccia nel monopolio della comunicazione allora ad esclusivo appannaggio della Rai. Agli esordi trasmise dal canale UHF 38, seppure solo per poche ore al giorno. Il primo palinsesto di Videolina propose programmi in bianco e nero, i cartoni animati di Bruno Bozzetto e i film del neorealismo rosa. Non mancarono però notiziari, sport locale e il folklore isolano. Qualche mese più avanti, e soltanto in modo parziale, le trasmissioni passarono al sistema colore PAL114, precedendo nell'occasione la Rai, che iniziò a trasmettere regolarmente a colori solo dal 1º febbraio 1977 per 3 ore al giorno su ognuna delle due reti allora in onda.[9]
Nel 1979 Grauso rilevò altre due emittenti nel frattempo nate a Cagliari, La Voce Sarda e Bibisì, iniziando una fase di espansione completata dal posizionamento di trasmettitori e ripetitori sulle vette di tutta l'isola creando "ponti elettronici" in seguito utilizzati anche dalle reti di Silvio Berlusconi.[2] Lo spirito pionieristico di Videolina dei primi tempi, tuttavia, non esisteva più: al suo posto sorse un'azienda vera e propria, con un segnale capace di raggiungere l'80% della popolazione sarda.[8]
Nel 1982 Nicola Grauso fu tra i pochi editori a restare vicino a Maurizio Costanzo (cosa che Costanzo dichiarò di non aver mai dimenticato)[10], estromesso dal piccolo schermo a causa dello scandalo P2 in cui si ritrovò coinvolto.[11] Il re dei talk show condusse su Videolina, per 14 settimane, la trasmissione domenicale "Dopo cena", esperienza che precedette la nascita del Maurizio Costanzo Show su Rete 4.[12]
Un'altra scelta editoriale importante che fece di Videolina un punto di riferimento per i sardi fu quella di puntare sull'informazione, arrivando nel 1988 a mandare in onda, in maniera continuativa (sul modello della CNN), un telegiornale identico ogni mezz'ora, con possibilità di eventuali aggiornamenti e sviluppi delle notizie. I telespettatori abbandonarono così l'abitudine dell'ascolto del telegiornale in determinate ore prefissate.[13]
Il successo e l'acquisto de L'Unione Sarda
[modifica | modifica wikitesto]Il 17 maggio 1985, grazie al successo dell'ormai decennale esperienza editoriale di Videolina e Radiolina, Nicola Grauso acquistò il principale quotidiano dell'isola L'Unione Sarda.[14] All'epoca dell'acquisizione, il giornale risultò essere, insieme a L'Osservatore Romano, l'ultimo quotidiano a utilizzare ancora piombo e linotype.[2] Con un ulteriore investimento di 20 miliardi di lire, Grauso in poco tempo rivoluzionò il quotidiano che venne profondamente modernizzato.[15] Nel 1986 arrivarono i primi computer in redazione e si avviò il procedimento di elettrificazione e telematizzazione della stampa, sostituendo quella a piombo. Nella redazione dell'Unione Sarda si assistette a una vera e propria rivoluzione, un cambiamento "culturale" di valenza epocale. Tutti iniziarono a seguire i corsi di riqualificazione e si prepararono al nuovo modo di operare.[16]
A questa fase evolutiva contribuì anche l'inaugurazione, nel 1987, di un moderno centro stampa. Il nuovo impianto permise la stampa del quotidiano fino a quaranta pagine, anche a colori e con inserti speciali, linee di confezione-spedizione d'avanguardia e stampe di quotidiani nazionali come Corriere della Sera, Corriere dello Sport - Stadio, La Gazzetta dello Sport, Il Sole 24 Ore, tutti trasmessi per via telematica dal continente.
La nuova gestione contribuì a far crescere i bilanci con gli introiti pubblicitari e a fidelizzare lettori con iniziative collaterali (come giochi a premi, contest, vincita di gadget e allegati rilegabili).[5] L'apice della spinta innovatrice di Grauso alla guida del quotidiano isolano si ebbe nel luglio 1994: L'Unione Sarda divenne il primo quotidiano in Europa consultabile on-line[17] secondo nel mondo dopo The Boston Globe.[18]
L'esperienza editoriale di Grauso varcò i confini della Sardegna nel 1989 con l'acquisto di azioni della "Rinascita editrice Spa" (proprietaria della rivista Rinascita, allora diretta da Alberto Asor Rosa) e della Set, società editoriale titolare de Il manifesto.[19]
Esperienza in Polonia
[modifica | modifica wikitesto]Essendo convinto di non aver possibilità di movimento in Sardegna, a causa della battaglia politica contro di lui,[20] nella primavera del 1991[21] Grauso varcò anche i confini dell'Italia diventando coproprietario, attraverso la STEI (Società Televisiva Italiana), del Życie Warszawy principale quotidiano di Varsavia e il secondo di tutta la nazione. Nell'affare rientrarono anche le due edizioni regionali Zycie Czestochowy e Zycie Radomskie.[22][23] L'offerta di Grauso, economicamente inferiore rispetto a quella di giganti della comunicazione come i britannici della Maxwell Communication Corporation o dei francesi del gruppo Hachette, ebbe la meglio grazie al pieno appoggio del presidente Lech Wałęsa, del sindacato Solidarność e dei giornalisti che fin dall'inizio tifarono per il progetto sardo, soprattutto per il piano di ammodernamento previsto nell'offerta ricalcante l'esperienza dell'acquisto de L'Unione Sarda con pesanti investimenti nell'informatizzazione e nel centro stampa.[24][25]
Grauso mantenne le promesse mettendo tutti i fondi necessari per un totale rinnovamento. Per prima cosa affittò un teatro precedentemente di proprietà dei servizi segreti della Difesa in pieno centro, che fu trasformato in un'originale redazione "open space". Nella platea le postazioni di giornalisti e poligrafici, in galleria gli uffici. A seguire costruì, a tempo di record, un moderno centro stampa alla periferia della capitale e attrezzò la redazione con computer di ultima generazione grazie ai quali i giornalisti poterono già fare tutto il lavoro da soli. Anche la grafica venne modificata, coinvolgendo Piergiorgio Maoloni, amico personale di Grauso, e resa più accattivante dando ampio spazio alla fotografia di qualità, ai disegni e alle vignette. Iniziò inoltre la produzione di inserti e supplementi quotidiani dedicati alle donne, al lavoro, alla cultura, all'economia, ai giovani e allo sport.[26]
Le ambizioni di Grauso però non si fermarono qui; la sua idea fu quella di creare la prima vera TV privata nazionale polacca. Il primo passo, ad agosto del 1991, fu l'acquisto della rete televisiva Eko, e a seguire avviò l'installazione di antenne in punti nevralgici del paese: Varsavia, Cracovia, Danzica, Stettino, Lodz e Lublino.[27] A inizio ottobre i ripetitori arrivarono a 11[20] e alla fine del 1992 furono 6 le televisioni locali controllate da Grauso.[28] L'11 marzo 1993 l'annuncio ufficiale della nascita di Polonia 1, sotto forma di syndication tra 12 emittenti locali capaci di raggiungere 20 milioni di polacchi. La nuova società si propose di fornire alle testate locali un palinsesto comune di programmi nazionali e internazionali grazie ad accordi siglati da Grauso, per i programmi e la pubblicità, con la Sacis (Rai) e con la Fininvest.[29] Le trasmissioni di Polonia 1 iniziarono domenica 18 aprile con l'opera lirica Don Giovanni di Mozart e un palinsesto di sei ore con inediti consigli per gli acquisti di stampo occidentale.[30]
La nascita di Polonia 1 avvenne in assenza di una legge nazionale sull'emittenza[31] che arrivò poi solo a fine 1993 assegnando un'unica frequenza per una tv privata nazionale. La syndication di Grauso dovette così competere con altre 27 società tra cui CNN, Reuters, Canal+ e il gruppo tedesco Bertelsmann.[32] Nonostante gli importanti gruppi interessati, la frequenza fu assegnata a una società interamente polacca. Inutili furono tutti i tentativi di resistenza da parte di Grauso che nel marzo 1994, ormai a giochi fatti, promosse un grande evento televisivo in diretta su tutte le televisioni della syndication: affittò il Teatro Wielki, il maggiore della capitale, e fece arrivare l'Orchestra Filarmonica della Scala con il maestro Riccardo Muti. Il concerto fu un evento indimenticabile: tra gli ospiti eccellenti l'ex presidente Francesco Cossiga, tra gli assenti si notò particolarmente il nome di Lech Wałęsa. Una grande festa nei saloni dell'hotel Bristol fu l'apoteosi dell'evento, ma anche il simbolico epilogo dell'avventura polacca.[26]
Di fronte all'impotenza di poter contrastare i nuovi equilibri politici, e nonostante il passaggio delle trasmissioni di Polonia 1 sul satellite, Grauso si disfece dell'emittente nel febbraio 1996 vendendola a Finmedia S.A. Luxemburg dell'imprenditore italiano Mariano Volani.[33] Poco dopo fu la volta del Zycie Warszawy e dell'innovativo centro stampa che nel maggio del 1996 furono ceduti all'imprenditore Zbigniew Jakubas.[26]
La nascita di Video on Line
[modifica | modifica wikitesto]Il 3 dicembre del 1994 all'Hotel Principe di Savoia di Milano, Nicola Grauso annunciò la sua impresa più avveniristica: "Video On Line", il primo Internet service provider a fornire oltre l'accesso alla rete anche servizi paragonabili a quelli di un moderno portale.[34] Il tutto in un mondo ancora ignaro di internet, in un'Italia in cui l'uso dei computer era limitato a uffici e università. In un articolo dell'Unione Sarda del 4 dicembre 1994 dal titolo Come navigare nel mare delle reti online il servizio venne presentato così: "È nato Video On Line un nuovo servizio telematico, destinato alle famiglie e alle aziende, per informarsi e comunicare. È un sistema che permetterà di fare tutto via video, dalla lettura dei giornali alla rassegna stampa, dalla consultazione della Borsa valori a quella di banche dati, dalla spesa stando comodamente seduti in casa alla ricerca di un libro nei cataloghi di centinaia di biblioteche. È facilissimo da usare perché basterà un clic per ricevere informazioni o per acquistare i prodotti". In un'intervista del febbraio 1995 Grauso spiegò come nacque la decisione di investire in un settore all'epoca così complesso «Un giorno chiacchierando con il premio Nobel, Carlo Rubbia, ho appreso un dato che non conoscevo: ogni diciotto mesi il computer raddoppia la sua potenza e il suo prezzo dimezza. Vuol dire che via via avremo computer sempre più raffinati e potenti a prezzi sempre più accessibili. Oggi con poco più un milione si può comprare uno strumento interattivo, decisamente più sofisticato dei migliori computer di cinque anni fa. Anche le dimensioni sono ridottissime: alcuni portatili sono grandi quanto un libro. Questo, mi son detto è lo strumento di comunicazione di massa del futuro. Ritengo che i normali mezzi di comunicazione siano ormai vecchi, superati. Il futuro è proprio nella telematica. Cioè nella possibilità di fare, grazie al proprio computer, operazioni incredibili: lavorare, studiare, ascoltare musica, vedere un film, leggere un giornale, comprare un cd o un libro, acquistare un vestito, comunicare con un amico, muovere un rilievo a un filosofo o a un editorialista e ottenere la risposta in tempo reale». Parole che oggi potrebbero sembrare scontate ma che agli albori del 1995 apparvero certamente visionarie. Nicholas Negroponte, allora direttore del famoso centro di ricerche MediaLab al Massachusetts Institute of Technology, definì quello di Grauso "uno dei 3 progetti al mondo che mostrano di avere capito meglio le potenzialità di Internet".[34]
All'interno di Video On Line nacquero vari servizi tra i quali la VoilMail, il primo servizio di webmail commerciale al mondo, arrivato qualche mese prima del colosso mondiale Hotmail[35] e VolFTP, un servizio FTP via web con la possibilità di far scaricare migliaia di software gratuiti e che arrivò ad essere tra i più utilizzati al mondo. Tra i primati di VOL vi fu anche il primo concerto musicale trasmesso in streaming, il 16 febbraio 1995 Mariella Nava si esibì sul palco del Teatro Comunale di Cagliari portando in scena lo spettacolo "Navagando" e trasmesso attraverso la rete.[36] L'esperimento venne ripetuto il 7 aprile 1995 in occasione del primo anniversario della morte di Kurt Cobain. L'evento fu molto sentito dai fan della rockstar e una dozzina di grandi reti televisive si accordarono per trasmettere contemporaneamente uno spettacolo dei Nirvana con filmati mai visti e tributi live. Video On Line decise di fare una diretta web per consentire agli utenti della rete di seguire le varie trasmissioni e partecipare con domande e commenti. Semplice normalità per oggi ma assolutamente rivoluzionario per l'epoca.[37] Come rivoluzionaria fu anche la possibilità di votare on line durante il Festival di Sanremo sempre attraverso Video on Line.
Il progetto di Grauso non si limitò all'Italia ma puntò a conquistare il mondo, basandosi sul fatto che all'epoca esistevano AOL, Prodigy e altri fornitori di internet americani che usavano esclusivamente la lingua inglese senza preoccuparsi di dare un servizio nelle lingue locali europee, asiatiche o ad esempio in arabo. VOL fu quindi reso disponibile in 26 lingue diverse, incluso l'arabo, il greco e altri idiomi non indoeuropei. Un imponente tour mondiale di promozione toccò Cannes, Parigi, Atene, Alessandria d'Egitto, Sofia, Istanbul, Tunisi, Bucarest, Beirut, Budapest, Casablanca, San Pietroburgo, Berlino, Lisbona, Amman, Mosca, Madrid, Shangai, Bruxelles, Barcellona, Singapore, Stoccolma, Londra, Copenaghen, Giacarta, Ginevra, Tel Aviv, Tripoli, Johannesburg, New York e Teheran. Il tour passò anche per la fiera della telematica nella Sylicon Valley in California, ossia <<il cuore pulsante dello sviluppo informatico>>. Fatto di rilevante importanza fu che Video On Line fu l'unica azienda invitata oltre a quelle americane, nessun altro network mondiale fu ritenuto all'altezza.[38]
Questo tour, preceduto da un'imponente campagna pubblicitaria, avvenne in città nelle quali Video On Line poté sistemare un proprio server, un centro elettronico e una rete telematica. In ogni paese furono sviluppati (o lo sarebbero stati) rapporti di collaborazione e scambi tecnico-commerciali con aziende informatiche, editoriali e industriali per la gestione delle reti locali e per lo sviluppo di progetti economico-finanziari.[39]
Fino alla nascita di Video On Line, il traffico telematico tra Europa e USA viaggiava su due Canali: Francoforte-Stoccolma-Washington e Londra-Washington. Grazie all'iniziativa di Grauso si creò una terza via tra Cagliari e Washington con una portata di traffico otto volte superiore a quello complessivo dei precedenti due canali, intuendo quella che sarebbe stata l'evoluzione del traffico dei dati. Al 3 Febbraio 1995 da Cagliari partivano due linee dirette da 2 Mbit al secondo per Washington e New York, una terza importante linea collegava Cagliari con l'Europa passando per Milano, Francoforte, Parigi, Stoccolma per finire anch'essa a Washington. Altre linee dirette collegavano Cagliari con Mosca e con Shangai.[39]
Tuttavia, appena un anno più tardi, nel 1996, l'iniziativa assunse una dimensione tale da non poter essere retta da un editore dai mezzi importanti ma comunque non sufficienti per lo sviluppo necessario. A malincuore l'Internet service provider italiano fu venduto a Telecom Italia, che fece nascere l'unità business Tin.it. «Ora è ufficiale. Telecom Italia ha firmato un documento preliminare con il gruppo editoriale Grauso per l'acquisto dei servizi on line di Video On Line, uno dei principali server di Internet. Lo annunciano le due società in una nota congiunta>> riporta la notizia questa volta La Stampa, con un articolo apparso il 6 aprile 1996: <<Il gruppo Grauso, dal canto suo, ricorda che dopo aver raggiunto nei servizi on line un livello di presenza, qualità ed immagine di tutto rilievo, recentemente ha deciso di rifocalizzare la propria attività sulla componente editoriale più legata alla tradizione ed al core business del gruppo: quotidiani, televisione, radio e l’attività cartaria acquisita da poco».[5]
L'esperienza politica con il Nuovo Movimento
[modifica | modifica wikitesto]Il 24 luglio 1997, dopo un acceso scontro con l'allora presidente della Regione Sardegna Federico Palomba, Nicola Grauso lasciò gli incarichi editoriali e fondò un movimento politico con il nome Nuovo Movimento. Dal 20 agosto 1997 su L'Unione Sarda vennero pubblicate una serie di pagine pubblicitarie. "Presidente Palomba, lei ha ucciso ogni forma di democrazia minima in questo paese…" "Lei ha tolto ogni speranza ai sardi…". "È il momento di mettersi in movimento". Queste le parole usate nel titolo delle pagine in questione in cui si annunciò la pubblicazione dei documenti del movimento in fascicoli rilegabili e disponibili nelle edicole.[40] In quelle stesse pagine Grauso spiegò l'origine della sua scelta: «[...]Non è stato difficile nel momento in cui l'evento dell'attacco a Palomba ha scatenato decine di migliaia di consensi e ha determinato l'irrevocabile decisione di scendere in politica e recuperare i riferimenti di un pensiero convergente. Gorbaciov, Toffler, László, Negroponte e altri sul piano più generale. Lussu, Bellieni, Cocco Ortu, Gramsci su quello più specifico della nostra identità. Sono questi i pensatori a cui attingiamo per definire un'ipotesi di scenario».[41]
Nonostante Nicola Grauso abbandonò i suoi incarichi editoriali, il suo ingresso in campo nella scena politica generò un profondo disappunto che portò a un acceso scontro tra Federazione Nazionale Stampa Italiana, CGIL, CISL, UIL e l'assemblea dei giornalisti de L'Unione Sarda contro lo stesso Grauso, il nuovo editore Michele Columbu e l'allora direttore Antonangelo Liori.
Grauso con il suo movimento si presentò quindi alle elezioni comunali di Cagliari del maggio 1998. In corsa come sindaco della città, appoggiato da una coalizione di partiti minori, ottenne il 14,47% di preferenze che gli valsero il seggio in consiglio comunale.[42]
Alle elezioni regionali in Sardegna del 1999 Grauso e il Nuovo Movimento si presentarono nella coalizione del futuro presidente Mauro Pili ottenendo due seggi.
L'esperienza politica si concluse nel dicembre del 2001, con le dimissioni di Nicola Grauso dalla carica di consigliere regionale, motivando la sua decisione con la necessità di seguire direttamente i numerosi processi nei quali si trovò coinvolto.[senza fonte]
Il caso Silvia Melis
[modifica | modifica wikitesto]Ma la notizia più clamorosa che riguardò Grauso fu la sua rivelazione di aver pagato, nelle campagne di Esterzili, il riscatto per la liberazione di Silvia Melis, sequestrata a Tortolì, in Ogliastra, nel febbraio 1997 e liberata nei pressi di Orgosolo, in provincia di Nuoro, nel successivo novembre; la magistratura cagliaritana smentì in seguito con forza che fosse mai stato pagato un riscatto, asserendo che Silvia Melis si sarebbe liberata da sola, e tuttavia Grauso rimase fermo sulle sue posizioni, finendo indagato per favoreggiamento.[senza fonte]
Si candidò nel 1998 a sindaco di Cagliari con la sua lista "Nuovo Movimento", contro l'uscente Mariano Delogu del Polo per le Libertà[43] ottenendo circa il 10 per cento dei voti. Nicola Grauso entrò poi in prorompente polemica con la magistratura di Palermo e di Cagliari dopo l'agosto 1998, quando il magistrato Luigi Lombardini, imputato con lui per tentata estorsione ai danni del padre di Silvia Melis, si suicidò tragicamente nel proprio ufficio; ne seguirono accese polemiche e, in particolare, un'iniziativa della Procura della Repubblica di Cagliari intesa a propiziare il commissariamento de L'Unione Sarda per debiti.[senza fonte]
A seguito di questa iniziativa, Grauso dovette cedere tutte le sue attività editoriali all'imprenditore Sergio Zuncheddu; riuscì tuttavia ad entrare col suo partito nel Consiglio regionale della Sardegna e a concorrere a determinare le condizioni per mandare all'opposizione i suoi avversari politici. Grauso e i co-imputati furono in seguito assolti dalle accuse con la motivazione che il fatto non sussisteva.[senza fonte]
La missione a Tripoli
[modifica | modifica wikitesto]Il 24 Aprile 1998 Nicola Grauso si mosse in prima persona, insieme a Vittorio Sgarbi, per cercare di risolvere la situazione dell'operaio sardo Marcello Sarritzu[44], bloccato in Libia con la moglie dal governo di Tripoli senza soldi e senza lavoro. Le autorità gli sequestrarono il passaporto come garanzia per le pendenze fiscali della società edile milanese dove era occupato.[45][46] Al momento della missione, l'operaio era trattenuto contro la sua volontà da 7 mesi, quando a ottobre cercò di rientrare in Sardegna per la morte del suocero.[47] La clamorosa azione partì da Lampedusa con due piccoli Piper e lo stesso Grauso al comando del primo.[44] L'intento fu quello di arrivare a Tripoli violando l'embargo imposto dalle Nazioni Unite dal 1992.[48][49] Alle 11:43 del mattino l'atterraggio del primo aereo con a bordo Nicola Grauso venne accolto da giornalisti e autorità.[50] Per la prima volta dal 1992 l'embargo fu infranto e finalmente l'attenzione mediatica si accese sul caso Sarritzu. Il 26 Aprile Nicola Grauso propose alle autorità libiche lo scambio di passaporti, offrendosi di rimanere lui in Libia per gestire la situazione permettendo così il rientro di Marcello Sarritzu e della moglie in Sardegna. Tuttavia, nonostante la situazione fosse stata praticamente risolta e con l'aereo pronto a partire sulla pista, arrivò l'alt alle operazioni seguiti da momenti di comprensibile tensione. A quel punto Nicola Grauso raggiunse telefonicamente l'allora ministro degli esteri Lamberto Dini il quale lo invitò a non affrettare i tempi assicurando una soluzione in pochi giorni.[51] Le cose però non andarono così e Grauso rimase diversi giorni in Libia per assistere ed aiutare Marcello Sarritzu e la moglie Annamaria Pizzittu ad espletare le pratiche burocratiche per accelerare il suo rientro in Italia.[52] Il 16 maggio, con l'operaio sardo ancora trattenuto in Libia e le promesse disattese del Ministero degli Esteri, Nicola Grauso rilasciò un'intervista a Radio Radicale in cui espresse tutto il suo disappunto sulla gestione della situazione da parte del governo: "Dopo la violazione di questo embargo sembrava che Sarritzu ci sarebbe stato consegnato In brevissimo tempo e invece il governo italiano, in particolare il Ministero degli Esteri, che sino a quel momento era stato totalmente inerte in relazione alle vicende di Sarritzu e nulla aveva fatto per cercare di far rientrare in Italia quest'uomo, è stato colto da un sacro furore di operare, attivandosi perché Sarritzu non venisse liberato in un arco temporale troppo vicino alla nostra azione. Questo per evitare che potesse esserci una connessione e una ricaduta d'immagine positiva su Sgarbi e su di me alla liberazione di questo uomo. Quindi da una parte è una critica ulteriore alle nostre autorità diplomatiche, mi spiace dirlo, che addirittura strumentalmente continuano a far rimanere oggi quest'uomo in Libia, non più paradossalmente bloccato dai libici ma bloccato proprio dal nostro governo. Dall'altra però ho la sicurezza che nello spazio di 15-20 giorni, comunque una volta che sia passato ancora del tempo fra il momento della rottura dell'embargo e la sua probabile liberazione, immagino che Sarritzu possa rientrare in Italia".[53]
Le certezze di un veloce rientro in Italia vennero però nuovamente disattese e, nonostante l'eclatante azione di aprile e le rassicurazioni del governo italiano, Marcello Sarritzu riuscì a rientrare in Italia solo il 2 Luglio. Il suo aereo atterrò a Cagliari alle 2 di notte accolto da Nicola Grauso e da alcuni giornalisti. Le sue prime dichiarazioni una volta sbarcato furono "Questo è un gran giorno. È stato Gheddafi a dare l'ok per il mio ritorno a casa. Una cortesia nei confronti dell'Italia, di Nicola Grauso e di Vittorio Sgarbi che il 24 aprile scorso hanno rotto clamorosamente l'embargo arrivando all'aeroporto di Tripoli con due piccoli aеrei. Così il mio caso è uscito dall'anonimato".[54]
La missione a Baghdad
[modifica | modifica wikitesto]Il 3 Aprile 2000 Nicola Grauso nuovamente in compagnia di Vittorio Sgarbi e padre Jean-Marie Benjamin compirono quella che venne chiamata "Operazione SOS Iraq People". Con un piccolo aereo da turismo di proprietà della società Air mach s.r.l. di Novi Ligure e comandato dal pilota italiano Nicola Trifoni, decisero di violare clamorosamente la "No-Fly Zone" imposta dagli U.S.A. all'Iraq nel 1990[55], volando da Amman a Baghdad.
In una intervista rilasciata a Radio Radicale, Nicola Grauso motivò così il gesto "Nel mondo mediatico in cui oggi ci troviamo, immersi a vivere spesso le comunicazioni di fatti anche più forti anche più gravi che possono ottenere spazi sui media ma che poi il giorno dopo vengono dimenticati e allora bisogna accompagnare le denunce con comportamenti che siano di per sé stesso eclatanti, simbolici e significativi. Parlare di un milione e mezzo di morti in Iraq, parlare di 500.000 bambini morti, parlare dei 5000 bambini che continuano a morire ogni mese e che, soprattutto, muoiono senza un antidolorifico, senza un'assistenza minima anche alle sofferenze che accompagnano la loro morte, diventava quasi impossibile se non ci fosse stato un gesto che assumeva anche una rilevanza mediatica come quella della rottura dell'embargo e aver fatto questo con un volo di 1000 km sul deserto a bassa quota. Speriamo, anzi, prego i giornalisti e gli operatori dell'informazione di allentare un attimo la rappresentazione per quanto avventurosa del volo e di tutto ciò che ha accompagnato questi iniziativa, ponendo l'accento sui veri motivi che erano alla base di questa nostra iniziativa: 5000 bambini che muoiono ogni mese, muoiono nel dolore e muoiono perché subiscono gli effetti di bombardamenti che sono stati fatti con bombe a base di Uranio impoverito. Una materia che viene dall'uso delle centrali nucleari americane, una materia che ha la caratteristica di pesare circa 10 volte più del piombo e che viene usata, quindi, perché ha un effetto dinamico meccanico molto più devastante rispetto a qualsiasi altra bomba, semplicemente perchè pesa di più. Bombe che hanno come secondo effetto quello di lasciare sul territorio milioni di spezzoni di materiale radioattivo, continuando a perpetrare effetti di morte devastanti anche negli anni successivi al bombardamento. L'esposizione diretta delle persone a questi frammenti provoca leucemie e provoca indebolimento dei sistemi immunitari e quindi morti per le più svariate ragioni. Provoca gli inquinamenti delle falde acquatiche e quindi, diciamo, tara totalmente anche il ciclo alimentare di questo paese. È una guerra che non ha il fungo di Hiroshima o di Nagasaki ma è una guerra che può essere definita atomica. 700 tonnellate di questo materiale cospargono distese del territorio iracheno, vanno rimosse e va eliminato l'embargo che rende complicata qualsiasi azione di rientro dell'Iraq e della popolazione irachena nella comunità civile, ma che rende anche problematica l'alimentazione e l'arrivo di farmaci e di medicinali. In sostanza, per quanto la capacità di autoreferenziamento che gli stati occidentali hanno con il controllo dei mezzi di informazione, consenta loro di nobilitare qualsiasi guerra e qualsiasi battaglia, in realtà si tratta di un genocidio. Si tratta di un campo di concentramento dove al posto del filo spinato abbiamo le fasce di no-fly zone e al posto degli aguzzini dentro al campo di concentramento abbiamo degli spezzoni di Uranio che provocano morte in continuazione".[56]
Le stesse motivazioni vennero presentate all'allora Segretario della Nazioni Unite Kofi Annan in una lettera scritta da padre Jean Marie Benjamin.[57]
Sempre nell'intervista a Radio Radicale, Nicola Grauso spiegò la dinamica del volo scagionando il pilota del velivolo: "quando noi siamo decollati da Amman asserendo che ci saremo diretti verso Damasco, lui non era assolutamente conoscenza del fatto che poi avremmo dirottato e che, quando ci siamo trovati con l'aereo sul confine tra l'Iraq, la Siria e la Giordania, io, che ero seduto al suo fianco, ho preso in mano la cloche e orientato l'aeroplano verso Baghdad. A quel punto lui, per uno stato di necessità per motivi di sicurezza di sé stesso e di tutti gli altri passeggeri, ha giustamente tenuto un comportamento che giuridicamente gli si poneva, non opporre resistenza e non compromettere la sicurezza del volo".[56]
L'esperienza di E Polis
[modifica | modifica wikitesto]Dopo altre iniziative discusse, quali la compravendita in massa di domini internet, numerosi dei quali coi nomi di politici, giornalisti e magistrati, Grauso, dall'ottobre 2004, tornò prepotentemente in campo nel settore dell'editoria, creando una rete di quotidiani regionali e locali, sotto la sigla nazionale E Polis, promossi attraverso un'aggressiva politica di distribuzione gratuita; diversamente da precedenti posizioni assunte da Grauso, la linea di questi quotidiani fu orientata a sinistra, risaputa anche della vicinanza di Grauso all'ex presidente della Regione Sardegna, Renato Soru che, utilizzando la tecnologia e il know how messogli a disposizione da Grauso, creò l'internet provider Czech On Line nella Repubblica Ceca.[senza fonte] Nell'aprile 2007 fondò la concessionaria di pubblicità Epm.[senza fonte]
Nel luglio dello stesso anno una grave crisi finanziaria determinò la sospensione delle pubblicazioni di tutti i 15 giornali della catena editoriale e a partire dal 1º agosto il trattamento di Cassa integrazione per tutti i dipendenti del gruppo. Il 10 settembre 2007 i quotidiani E Polis ripresero le pubblicazioni per poi cessare definitivamente a gennaio 2011 con una istanza di fallimento avanzata proprio dalla famiglia Grauso, proprietaria dell'immobile di Cagliari nel quale era ubicata la redazione.[senza fonte]
Nel 2016 fu rinviato a giudizio. A fine 2024 arrivò la condanna del Tribunale di Cagliari.[58]
Il crac della cartiera di Arbatax
[modifica | modifica wikitesto]Il 23 settembre 2011, dopo esser stato assolto in primo grado, venne condannato in Appello a Cagliari assieme ad Antonangelo Liori, Michele Dore, Andreano Madeddu, Claudio Marcello Massa e Alfredo Boletti per le contestazioni spazianti a vario titolo da bancarotta fraudolenta ad altri reati legati al fallimento.[59] La condanna fu poi estinta dalla Cassazione per sopraggiunta prescrizione.[60]
Gli ultimi anni
[modifica | modifica wikitesto]A febbraio del 2024 ricevette la diagnosi di un carcinoma polmonare a piccole cellule, inoperabile.[61] Morì a Cagliari il 18 maggio 2025, all'età 76 anni.[62]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Niki Grauso, in Corriere della Sera - inserto Il Mondiale, 15 maggio 1990.
- 1 2 3 Silvano Guidi, Un italiano alla conquista dell'Est, in Famiglia Cristiana, 17 febbraio 1993.
- ↑ Umberto Brunetti, L'imprenditore amoroso, in Prima Comunicazione n° 281, gennaio 1999.
- ↑ Ora Radiolina è anche in tv, su carlofigari.it.
- 1 2 3 AA.VV., Dalla prima radio libera al web, a cura di Alessandro Zorco, Corecom Sardegna.
- ↑ Radiolina di nuovo in attesa di giudizio, in Tuttoquotidiano, 29 agosto 1975.
- ↑ SENTENZA 15 LUGLIO 1976, su cortecostituzionale.it.
- 1 2 Origini e sviluppi delle emittenti radiotelevisive private in Sardegna negli anni Settanta e Ottanta, su storiaefuturo.eu.
- ↑ La Rai a colori, su rai.it.
- ↑ Maurizio Costanzo, su gazzetta.it.
- ↑ Addio a Maurizio Costanzo, il Re dei Talk Show, su ilgiornale.it.
- ↑ 40 anni fa la prima puntata del Maurizio Costanzo Show, su tgcom24.mediaset.it.
- ↑ Videolina la TV dei sardi, su carlofigari.it.
- ↑ Paolo Carloni, La forza fa L'Unione, in Prima, 1º gennaio 1987.
- ↑ Niki Grauso acquista il quotidiano L'Unione Sarda, su cityandcity.it.
- ↑ L'Unione Sarda ieri, oggi e domani, su carlofigari.it.
- ↑ (EN) Martin Clark, Modern Italy, 1871 to the Present, Routledge, 2014, p. 483.
- ↑ Dal primo login a oggi. I primi 30 anni della Rete in Italia, su corriere.it.
- ↑ Simonetta Fiori, Nicky il Rosso sbarca sul continente, in La Repubblica, 25 Novembre 1989.
- 1 2 Giovanni Cerruti, Grauso: Così ho battuto Maxwell, in La Stampa, 6 ottobre 1991.
- ↑ Catching up with information, in Financial Times Survey, 3 Maggio 1991.
- ↑ Grauso sbarca nell'editoria polacca e lancia la sfida al feudo di Hersant, in Il Sole 24 Ore, 4 agosto 1991.
- ↑ Fabio Barbieri, Nicola Grauso. Lo sbarco a Varsavia, in Il Venerdì, 4 ottobre 1991.
- ↑ Giuditta Marvelli, Grauso "soffia" a Maxwell tre giornali polacchi, in Il Corriere della Sera, 4 Agosto 1991.
- ↑ È scalata italiana ai giornali polacchi, in La Stampa, 4 agosto 1991.
- 1 2 3 Il pioniere Niki Grauso - Dall'avventura in Polonia alla scoperta di internet, su carlofigari.it.
- ↑ A Est spuntano antenne, in L'Espresso, 18 agosto 1991.
- ↑ Massimo Mucchetti, Berlusconi di Polonia, in L'Espresso, 27 dicembre 1992.
- ↑ Polonia 1, tv di Grauso, in Il Manifesto, 12 marzo 1993.
- ↑ Gabriele Villa, Polonia 1, là ci darem la mano, in Il Giornale, 18 Aprile 1993.
- ↑ Marilena Bussoletti, Niki il polacco, in Panorama, 11 Luglio 1993.
- ↑ Polonia, Walesa si allea con i tedeschi, in L'Unione Sarda, 12 dicembre 1993.
- ↑ Italian media mogul sells TV network, su upi.com.
- 1 2 In un hotel di Milano debutta Video On Line, che ci porterà nel mare di Internet dalla Sardegna, su repubblica.it. URL consultato il 13 novembre 2025.
- ↑ Per risolvere un problema pratico, un ricercatore a Cagliari inventa la prima webmail, su repubblica.it.
- ↑ Musica, 30 anni fa primo concerto in streaming: l'intuizione di Nicola Grauso, su adnkronos.com. URL consultato il 13 novembre 2025.
- ↑ Per omaggiare Kurt Cobain, Video On Line organizza la prima diretta web della storia, su repubblica.it. URL consultato il 13 novembre 2025.
- ↑ Nicola Grauso vol tour.flv, su youtube.com. URL consultato il 13 novembre 2025.
- 1 2 L'avventura di Video On Line, su carlofigari.it. URL consultato il 13 novembre 2025.
- ↑ GRAUSO: DOMENICA IL PRIMO DOCUMENTO DEL NUOVO MOVIMENTO, su adnkronos.com. URL consultato il 17 febbraio 2025.
- ↑ Nuovo Movimento, Presidente Palomba, lei ha ucciso ogni forma di democrazia minima in questo paese, in L'Unione Sarda, 31 agosto 1997.
- ↑ Comunali 24/05/1998, su elezionistorico.interno.gov.it. URL consultato il 17 febbraio 2025.
- ↑ Pinna Alberto, Grauso si candida a sindaco di Cagliari, su archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 19 settembre 2015 (archiviato dall'url originale il 25 ottobre 2015).
- 1 2 La missione impossibile, in L'Unione Sarda, 25 aprile 1998.
- ↑ 312^ Seduta Pubblica Resoconto stenografico, su senato.it. URL consultato il 13 novembre 2025.
- ↑ Sarritzu sequestrato da Gheddafi, su lanuovasardegna.it. URL consultato il 13 novembre 2025.
- ↑ Giorgio Pisano, Sarritzu a giorni la liberazione, in L'Unione Sarda, 14 maggio 1998.
- ↑ Resolution 748 (1992), su docs.un.org. URL consultato il 13 novembre 2025.
- ↑ Resolution 883 (1993), su digitallibrary.un.org. URL consultato il 13 novembre 2025.
- ↑ Nicola Grauso violazione embargo a tripoli.flv, su youtube.com. URL consultato il 13 novembre 2025.
- ↑ Fermato all'ultimo secondo, in L'Unione Sarda, 27 aprile 1998.
- ↑ Sto vicino ai Sarritzu, in L'Unione Sarda, 29 aprile 1998.
- ↑ La vicenda dell'operaio sardo Marcello Sarritzu e di sua moglie Isa Pizzettu, bloccati in Libia da più di sette mesi, su radioradicale.it. URL consultato il 13 novembre 2025.
- ↑ Raffaele Serreli, Finita l'avventura di Marcello Sarritzu "ostaggio" in Libia, in Il Messaggero Sardo, Anno XXX n. 7 Luglio 1998.
- ↑ INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/06214 presentata da DELMASTRO DELLE VEDOVE SANDRO (ALLEANZA NAZIONALE) in data 20000919, su dati.camera.it. URL consultato il 14 novembre 2025.
- 1 2 L'imprenditore Nicola Grauso e deputato ed europarlamentare Vittorio Sgarbi hanno compiuto un volo dimostrativo da Amman a Baghdad violando la cosiddetta "no fly zone", su radioradicale.it. URL consultato il 14 novembre 2025.
- ↑ "Iraq, oltre il genocidio. 1.500.000 morti tra i quali 500.000 bambini", su lists.peacelink.it. URL consultato il 14 novembre 2025.
- ↑ Crac del gruppo Epolis, condanna a 9 anni per l'ex editore Rigotti e a 5 per il fondatore Grauso. Dovranno risarcire i giornalisti, in Il Fatto quotidiano, 6 dicembre 2024. URL consultato il 19 maggio 2025.
- ↑ L'accusa: «Condanna anche per Grauso», su lanuovasardegna.it.
- ↑ Il fallimento di Arbatax 2000: la prescrizione salva Grauso, in La Nuova Sardegna, 7 marzo 2014. URL consultato il 19 maggio 2025.
- ↑ Nichi Grauso: il cancro e il diritto di salvarsi la vita, su unionesarda.it, 8 dicembre 2024. URL consultato il 18 maggio 2025.
- ↑ È morto Nichi Grauso, il sardo precursore del mondo dell'informazione, su unionesarda.it, 18 maggio 2025. URL consultato il 18 maggio 2025.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Nicola Grauso
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Intervista sul suo ingresso in politica, su repubblica.it.
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