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Planetary romance

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Image Voce principale: Storia della fantascienza.
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Copertina della rivista Imagination, agosto 1953
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Copertina della rivista Planet Stories, maggio 1951

Il planetary romance è un filone della narrativa fantascientifica che ambienta le avventure su un pianeta diverso dalla Terra e come tema generale si concentra sull'esplorazione e la scoperta delle meraviglie di questo pianeta esotico e spesso primitivo,[1] che presenta caratteristiche fisiche, flora, fauna e culture distintive.[2] Alcune storie sono ambientate in un futuro in cui il viaggio interplanetario è un'esperienza comune; altre invece, in particolare i primi esempi del genere, invocano tappeti volanti, proiezioni astrali o altri mezzi immaginari come espediente narrativo per raggiungere l'altro pianeta.[2][3] In entrambi i casi, è l'avventura sulla superficie del pianeta a essere al centro della narrazione, non il mezzo di trasporto.[2]

Prototipi e caratteristiche

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Come suggerisce il nome stesso del genere, il planetary romance è un'estensione a un'ambientazione planetaria dei romanzi d'avventura e pulp del tardo Ottocento e degli inizi del Novecento.[2][4] La narrativa popolare (pulp romance) di scrittori come H. Rider Haggard e Talbot Mundy rappresentava personaggi audaci in un ambiente esotico e "mondi perduti" come regioni inesplorate dell'America meridionale, Africa, Medio o Estremo Oriente; una variante era ambientata in luoghi storici o immaginari dell'antichità e del medioevo, contribuendo in qualche modo allo sviluppo del moderno genere fantasy.[5]

Nel planetary romance le trasformazioni della space opera sono applicate al genere dell'avventura romanzata[6] popolare: il prode avventuriero diventa un viaggiatore dello spazio, spesso proveniente dalla Terra, la quale sta a rappresentare l'Europa moderna e l'America settentrionale (concepite come centri di tecnologia e colonialismo).[2][7] Gli altri pianeti (spesso, agli albori del genere, Marte e Venere) rimpiazzano Asia e Africa come luoghi esotici, mentre ostili tribù di alieni e le loro decadenti monarchie sostituiscono gli stereotipi occidentali di "razze selvagge" e "dispotismo orientale".[7][8] Per quanto il planetary romance sia stato usato dagli scrittori come mezzo per esprimere una grande varietà di posizioni politiche e filosofiche, un soggetto costante è l'incontro tra civiltà aliene, la loro difficoltà a comunicare e i frequenti disastri che ne conseguono.[9]

L'espressione "planetary romance" risale almeno al 1978, quando Russell Letson, nell'introduzione a una ristampa del romanzo La rotta verde (Green Odyssey, 1957) di Philip José Farmer, lo definì esplicitamente:[1][2]

(inglese)
«The major tradition is the subgenre which may be called the "planetary romance". This subgenre is distinguished from its close cousins, the space opera and the sword and sorcery fantasy, by its setting (an exotic, technologically primitive planet), although it shares with them the adventure-plot conventions of chases, escapes, and quests.»
(italiano)
«La tradizione principale è il sottogenere che può essere definito "planetary romance". Questo sottogenere si distingue dai suoi cugini più stretti, la space opera e il fantasy sword and sorcery, per l'ambientazione (un pianeta esotico e tecnologicamente primitivo), sebbene condivida con essi le convenzioni della trama avventurosa, fatta di inseguimenti, fughe e cerche.»

Primi esempi otto-novecenteschi

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Tra i prototipi ottocenteschi del filone - per lo più ambientati su Marte - si ricordano Across the Zodiac (1880) di Percy Greg, che impiega l'"apergy" (una forza antigravitazionale) per il viaggio verso il pianeta rosso.[10] Un altro antecedente diretto è Lieut. Gullivar Jones: His Vacation (1905) di Edwin L. Arnold, in cui un ufficiale raggiunge Marte su un tappeto volante e vive un'avventura con una principessa,[11] un tema sviluppato anni dopo, con maggiore successo, da Burroughs. Nella stessa linea si collocano i Romances of the Planets di Gustavus W. Pope (Journey to Mars, 1894; Journey to Venus, 1895).[12]

Ai primi del Novecento si colloca A Voyage to Arcturus (1920) di David Lindsay, prima che fantascientifico, viene considerato un romanzo filosofico, nel quale il pianeta straniero è un pretesto per l'esplorazione di temi filosofici,[13] come molte altre opere analoghe.

Edgar Rice Burroughs e le storie "sword and planet"

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Illustrazione di copertina per il romanzo A Princess of Mars di Edgar Rice Burroughs, McClurg, 1917

Il primo scrittore a conquistare un ampio mercato per questo genere di storie fu Edgar Rice Burroughs, di cui apparvero le prime opere del ciclo di Marte (Barsoom) nella rivista pulp The All-Story nel 1912.[14] Sebbene la scrittura di Burroughs non fosse del tutto originale, rese popolare il concetto di avventura su altri pianeti nel contesto della narrativa popolare dell'epoca.[2]

Il pianeta Barsoom (Marte) di Burroughs manifestava un colorato e caotico miscuglio di stili culturali e tecnologici che è tipico del planetary romance classico.[2] Tra i dispositivi avveniristici ricorrono il "motore al radio" (radium engine) e i velivoli sostenuti dall'"ottavo raggio" che conferisce galleggiabilità.[15] L'ambientazione include cavalleria marziana, un sistema sociale di tipo dinastico con imperatori e principesse.[14] Il contenuto delle storie del ciclo di Barsoom è improntato alla narrativa di cappa e spada:[14] nei romanzi compaiono frequentemente duelli all'arma bianca e sono descritti combattimenti in arene, fughe rocambolesche e scontri con creature mostruose,[2][15] motivo per cui per queste opere è stata coniata a posteriori l'etichetta "sword and planet" (per affinità con "sword and sandal" dei film mitologici d'avventura).

Questi romanzi appartengono tanto alla fantascienza quanto al fantay, anche se gli elementi del fantastico "puro" e del soprannaturale sono ridotti o ricondotti a spiegazioni interne all'universo diegetico: su Barsoom ricorrono facoltà come la telepatia, usata per azionare congegni tramite onde del pensiero nel romanzo A Princess of Mars; parallelamente, culti e presunte divinità vengono demistificati come credenze superstiziose o imposture nella narrazione.[14]

L'universo di Dune di Frank Herbert e Guerre stellari di George Lucas sono debitori di questa tradizione di saldatura dell'avveniristico al medioevale, con cavalieri/ordini, principati e codici d'onore in chiave tecnologica.[2][16][17]

Le storie di Burroughs, grazie al loro successo, ebbero numerosi imitatori, tra cui Otis Adelbert Kline, che nei cicli venusiano (trilogia di Grandon di Venere) e poi marziano (dilogia dello Spadaccino di Marte) riprese consapevolmente il modello del planetary romance avventuroso.[18] Anche lo stesso Burroughs tornò sulla sua stessa formula con il ciclo di Venere (Carson di Venere) negli anni trenta.[14] Nel 2007 la statunitense Paizo Publishing ha lanciato l'imprint Planet Stories, dedicato alla riproposta di classici della science fantasy e del planetary romance; tra i titoli figurano anche riedizioni dei romanzi marziani di Kline.[18][19]

I pulp e la codificazione del filone (1926–1939)

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Copertina della rivista Planet Stories (vol.1, n.1, inverno 1939), un pulp magazine specializzato in storie avventurose ambientate su altri mondi.

La pubblicazione dei pulp magazine di fantascienza a partire dal 1926, con il lancio di Amazing Stories ad aprile, aprì un nuovo mercato per i racconti d'avventura ambientati su altri mondi, che conobbe una forte espansione nel corso degli anni trenta.[20][21]

Tra i nuovi periodici specializzati si distinse Planet Stories (dal 1939), progettato per pubblicare esclusivamente narrativa interplanetaria di taglio avventuroso.[22] Nello stesso anno fu avviata anche Startling Stories (Standard/Better Publications), testata sorella di Thrilling Wonder Stories con l'impostazione del "romanzo completo" per fascicolo.[23][24] In parallelo, riviste del fantastico già esistenti come Weird Tales alternavano, sin dagli esordi, racconti di weird-science e di investigazione scientifica al più consueto fantasy e horror.[25]

Uno degli autori di spicco del filone fu C. L. Moore, con il ciclo dell'avventuriero Northwest Smith, inaugurato dal racconto Shambleau uscito su Weird Tales (novembre 1933), alle pp. 531–550 dell'annata numerata in continuo.[26] Nelle storie di Moore l'azione di "cappa e spada" è secondaria rispetto alle tensioni psicologiche e al tema del timore e del fascino dell'ignoto, spesso con una componente esplicitamente erotica.[27][28][29][30]

Robert E. Howard si confronta col genere in Almuric (1939), romanzo con un'impostazione marcatamente avventurosa, ambientato su un pianeta alieno dominato da società tribali e da un ambiente ostile, in cui il conflitto fisico e la sopravvivenza assumono un ruolo centrale; l'opera trasferisce sullo scenario planetario modelli narrativi affini a quelli della narrativa eroica e pulp, con un protagonista terrestre che impone la propria superiorità fisica in un mondo esotico e primitivo.[31][32]

Stanley G. Weinbaum contribuisce al filone con Un'odissea marziana (A Martian Odyssey, 1934), racconto spesso citato come uno dei primi esempi di avventura planetaria a introdurre una rappresentazione più articolata dell'alterità aliena: l'esplorazione di Marte non si limita allo scenario esotico, ma ruota intorno all'incontro con una civiltà radicalmente diversa, descritta con attenzione biologica e culturale, anticipando temi che diventeranno centrali nel planetary romance più maturo.[33][34][35]

Anni quaranta e cinquanta: maturazione del filone

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Copertina della rivista Planet Stories, autunno 1947.
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Copertina della rivista di fumetti Planet Comics, gennaio 1945

Negli anni quaranta e cinquanta uno dei contributi più significativi al filone venne da Leigh Brackett, autrice regolare di Planet Stories e Thrilling Wonder Stories, dove affinò una narrativa avventurosa ma sorvegliata di planetary romances spesso ambientate su un Marte affine a quello burroughsiano.[36][37][38][39] All'interno di questo periodo si collocano i tre romanzi brevi del ciclo di Eric John Stark apparsi su Planet Stories: Il segreto di Sinharat (The Secret of Sinharat; originariamente Queen of the Martian Catacombs, estate 1949), Il popolo del Talismano (People of the Talisman; originariamente Black Amazon of Mars, marzo 1951) ed Enchantress of Venus (autunno 1949).[36]

In parallelo, la rivista Startling Stories ospitò testi chiave: nell'agosto 1952 Gli amanti di Siddo (The Lovers) di Philip José Farmer e nel settembre 1952 L'odissea di Glystra (Big Planet) di Jack Vance.[24] Gli amanti di Siddo, poi ampliato in volume nel 1961, rese celebre Farmer per il trattamento congiunto di tematiche sessuali e xenobiologiche e gli valse l'Hugo 1953 come "autore emergente più promettente".[40] L'odissea di Glystra (Big Planet) fornì un modello fantascientifico di lungo corso per il planetary romance, imperniato su un mondo vasto ma povero di metalli che favorisce società a basso tenore tecnologico. Buona parte delle successive opere fantascientifiche di Vance rientra nel filone: il seguito de L'odissea di Glystra, Il mondo degli showboat (Showboat World, 1975), le trilogie dell'Ammasso di Alastor, di Durdane e delle Cronache di Cadwal, la quadrilogia del ciclo di Tschai (1968-1970), la maggior parte delle storie di Magnus Ridolph, la pentalogia dei Principi Demoni e vari romanzi unici come Maske: Thaery (1976) e racconti come Il Faleno lunare (The Moon Moth, 1961). Nel caso di Farmer, oltre a Gli amanti di Siddo, si possono citare Pianeta in via di sviluppo (The Green Odissey, 1957) e il monumentale ciclo del Mondo del Fiume (Riverworld, 1971-1984).[41]

Tra gli autori attivi negli anni trenta-cinquanta si colloca anche Murray Leinster, il cui Il pianeta dimenticato (The Forgotten Planet) fu raccolto in volume come fix-up nel 1954 a partire da storie uscite tra il 1920 e il 1953.[42] Nel medesimo arco temporale si colloca la "trilogia dello spazio" di C. S. Lewis, composta da Lontano dal pianeta silenzioso (Out of the Silent Planet, 1938), Perelandra (Perelandra, 1943) e Quell'orribile forza (That Hideous Strength, 1945).[43]

Gli esiliati di Ragnarok (The Survivors, 1958) di Tom Godwin è un'epopea di quattromila coloni terrestri abbandonati a morire su un pianeta freddo e ostile. Il pianeta dimenticato (The Forgotten Planet, 1954) di Murray Leinster, i cui primi due capitoli furono pubblicati come racconti nel 1920 e 1921, narra le vicende di uno sparuto gruppo di umani regrediti in un pianeta solo parzialmente terraformato.[44][45]

Dagli anni sessanta

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Copertina da un'edizione francese della rivista Galaxy del 1975 de Le avventure di Magnus Ridolph di Jack Vance, uno dei più popolari autori di planetary romance. Illustrazione di Philippe Legendre-Kvater.

Dalla metà degli anni sessanta il tradizionale planetary romance ambientato nel sistema solare perse d'interesse via via che le missioni spaziali rivelavano l'ostilità e la desolazione dei pianeti vicini, a cominciare dalle immagini di Mariner 4 del 1965 che cambiarono drasticamente la percezione di Marte nella cultura di massa e di genere.[46] In parallelo, si impose una crescente tendenza a collocare le storie su pianeti extrasolari, presupponendo con disinvoltura convenzioni come l'ipotesi dell'iperspazio o altri espedienti di viaggio superluminale.[7][47]

Una eccezione è costituita dalla lunga serie delle Cronache di Gor di John Norman, avviata con Gor (Tarnsman of Gor, 1966): il ciclo è ambientato su una contro-Terra che condivide l'orbita della Terra, collocata sul lato opposto del Sole in prossimità del punto L3 del sistema Terra–Sole.[48][49] L'assunto astronomicamente problematico è presentato nei testi senza vera giustificazione fisica, secondo una convenzione di lunga durata all'interno del filone.[48]

Nello stesso periodo si affermò un revival consapevolmente rétro del sottofilone sword and planet: Lin Carter inaugurò il ciclo di Callisto con Jandar of Callisto (1972), un omaggio esplicito a Edgar Rice Burroughs e ai suoi scenari marziani.[50] Michael Moorcock, sotto lo pseudonimo Edward P. Bradbury, propose la propria trilogia di Marte con protagonista Michael Kane, il guerriero di Marte (Kane of Old Mars, 1965).[51] In quegli stessi anni Kenneth Bulmer, soprattutto con lo pseudonimo di Alan Burt Akers, avviò l'ampio ciclo di Dray Prescot ambientato su Kregen, esplicitamente impostato come pastiche imitativo di Burroughs,[52] pubblicato per decenni da DAW Books e proseguito anche con inediti apparsi prima in traduzione tedesca.[53]

All'interno della tradizione razionalizzata si colloca invece la serie di Krishna di L. Sprague de Camp, inserita nella cornice dei Viagens Interplanetarias (dal 1949 ai primi anni novanta): i romanzi sono ambientati su pianeti extrasolari abitati da civiltà tecnologicamente arretrate, descritte con attenzione sistematica alle strutture sociali, ai costumi e alle istituzioni, e concepite come oggetto di osservazione quasi antropologica da parte dei protagonisti terrestri; l'avventura su mondi esotici viene così ricondotta a un impianto coerente e dichiaratamente razionale, in polemica con le versioni più fantasiose e non scientifiche dell'avventura planetaria precedente.[54] [55]

Numerosi sono i famosi cicli di fantascienza dedicati al planetary romance. Tra le serie di ampio respiro spesso richiamate come casi rappresentativi si contano il ciclo di Darkover (dal 1958) di Marion Zimmer Bradley,[2][56] e quello dei Dragonieri di Pern (Dragonriders of Pern, dal 1967) di Anne McCaffrey.[2][57] Darkover è un pianeta colonizzato in epoca remota, progressivamente isolato dal resto della galassia, dove società feudali, poteri psichici ereditari e conflitti culturali tra tradizione locale e influssi tecnologici terrestri costituiscono il fulcro della narrazione.[56] Nei romanzi del ciclo di Pern l'ambientazione galattica è confinata quasi esclusivamente a brevi prologhi o a rivelazioni retrospettive, mentre la narrazione vera e propria si svolge interamente sul pianeta Pern; la cornice scientifica dell'origine coloniale del mondo è nota al lettore, ma all'interno della storia la società pernese ha in larga parte dimenticato le proprie radici tecnologiche, rielaborandole in forme mitiche e pseudo-feudali.[58][59][60] In Science Fiction: The 100 Best Novels (1985), il curatore editoriale e critico David Pringle ha definito Bradley e McCaffrey due "principali esperte al giorno d'oggi" per il tipo fantascientifico del planetary romance.[60]

Il ciclo di Dune di Frank Herbert (dal 1963), in particolare i primi romanzi ambientati prevalentemente su Arrakis, integra nella costruzione del mondo elementi tipici del planetary romance all'interno di una più ampia architettura tematica e politica fantascientifica;[2][61] inizialmente Herbert aveva valutato di ambientare la sua epopea su Marte, per poi preferire un pianeta immaginario.[62] Dune è considerato da alcuni critici il miglior libro di fantascienza mai scritto[63] ed è probabilmente il più venduto a livello mondiale.[64] E' stato inserito nella lista dei 100 romanzi più influenti da un panel di esperti costituito nel 2019 dalla BBC[65] e ha contribuito a transitare il genere verso mondi complessi dal punto di vista politico, religioso ed ecologico.[66]

Le prime opere di Ursula K. Le Guin dell'universo hainita sono ambientate su pianeti alieni: Il mondo di Rocannon (Rocannon's World) e Il pianeta dell'esilio (Planet of Exile), entrambi del 1966.[67][68][69][70]

Rientrano nel quadro anche Il pianeta delle scimmie (La planète des singes, 1963) di Pierre Boulle, romanzo satirico e filosofico (spesso accostato, per impianto, a una favola "alla Voltaire") che utilizza l'inversione del rapporto tra umani e primati per una critica di costume e per una riflessione sulla civilta' e sui suoi miti fondativi.[71] La premessa dell'atterraggio su un mondo apparentemente "altro", con norme sociali e gerarchie rovesciate, consente di far dipendere l'avventura dall'attraversamento di un ambiente e di una cultura specifici, fino al ribaltamento finale che accentua la dimensione satirica del dispositivo narrativo.[71][72] Nella stessa costellazione si collocano opere come Il pianeta dei dannati (Planet of the Damned, 1962) e Pianeta senza ritorno (Planet of No Return, 1981) di Harry Harrison, che declinano l'avventura su un singolo mondo attraverso scenari di colonizzazione e conflitto sociale, con elementi di critica "sociologica" del contesto coloniale e dei suoi meccanismi di potere.[73][74]

Tra gli sviluppi degli anni settanta-ottanta si citano I burattinai (Ringworld, 1970) di Larry Niven, nel quale l'ambientazione è costituita da una megastruttura artificiale di dimensioni planetarie, vera protagonista del romanzo, che riorienta l'esplorazione "di superficie" su scala enormemente ampliata pur mantenendo la logica dell'avventura legata a un singolo "mondo" e alle sue regioni, culture e pericoli.[75][76] Le Cronache di Majipoor (Majipoor Chronicles, 1982) di Robert Silverberg raccolgono racconti collegati ambientati su un mondo costruito con ricchezza descrittiva e ampiezza di scenari, in continuità con la sequenza inaugurata da Il castello di Lord Valentine (Lord Valentine's Castle, 1980), presentata dalla critica come una ripresa tarda e "lussureggiante" dell'avventura su un pianeta unico.[77] La trilogia di Helliconia (1982-1985) di Brian Aldiss porta al centro un pianeta sottoposto a cicli stagionali eccezionalmente lunghi (il "Grande Anno"), modellando società e storia sulla dinamica astronomica e climatica, e facendo della costruzione del mondo e delle sue trasformazioni nel tempo l'asse dell'intreccio.[78][79]

Nei primi anni novanta viene pubblicata Mytale (1991) dello scrittore francese Ayerdhal, trilogia di grande respiro che insiste sulla costruzione di un mondo narrativo esotico e su un impianto di tipo pseudo-etnologico, con un lessico e un apparato descrittivo volutamente fitti.[80][81] Nello stesso decennio, la trilogia di Marte (1992-1996) di Kim Stanley Robinson rimette al centro l'avventura di lungo periodo su un singolo pianeta, seguendo colonizzazione e terraformazione di Marte e intrecciando alla progressione "di superficie" (insediamento, esplorazione, modifica dell'ambiente) un confronto di idee su ecologia, politica e modelli di società.[82][83][84] La saga dell'Impero Skoliano di Catherine Asaro (dal 1995) riprende in chiave dinastica e romanzesca l'avventura su mondi esotici: ad esempio il romanzo Catch the Lightning (1996) colloca una parte sostanziale dell'azione su una Terra alternativa prima di aprirsi al quadro interstellare, mentre The Last Hawk (1997) è incentrato sul naufragio del protagonista su un pianeta matriarcale e sulle sue conseguenze sociali e politiche.[85]

Il planetary romance è divenuto una componente significativa della fantascienza contemporanea,[2] per quanto pochi autori usino questo termine per descrivere le proprie opere. Tenuto conto della reciproca ibridazione tra planetary romance e space opera, è difficile classificare numerose storie nell'uno o nell'altro genere.[2][86]

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Copertina della rivista di fumetti Planet Comics, luglio 1948 (illustrazione di Joe Doolin)

Nel fumetto, l'avventura interplanetaria di taglio popolare trova un punto di riferimento decisivo in Flash Gordon di Alex Raymond, strip d'esordio nel 1934: la critica lo colloca tra i capisaldi del fumetto di fantascienza e lo mette in relazione con le "romances" di Edgar Rice Burroughs, contribuendo a stabilire un immaginario durevole di avventura su mondi esotici.[87][88]

Negli Stati Uniti Planet Comics (1940-1953), "compagna" a fumetti della rivista di fantascienza Planet Stories, si specializzo' in avventure interplanetarie ed è descritta come composta in prevalenza da "Planetary Romances" ambientate entro il sistema solare.[88][89]

In Italia un caso precoce è S.K.1 di Guido Moroni Celsi, striscia per Topolino avviata nel 1935, considerata una "space-opera" largamente ispirata, e in larga misura copiata, da Flash Gordon, collocata da molti studiosi, pur nel contesto fantascientifico, nella categoria "fantasy".[90]

Nel secondo dopoguerra e durante la Silver Age, la formula avventurosa su altri mondi viene aggiornata da Adam Strange (1958) della DC Comics: definita dalla critica "un'ovvia imitazione" di John Carter di Marte, con un archeologo terrestre teletrasportato sul pianeta Rann nel sistema di Alfa Centauri.[91][92]

Un'epopea planetaria declinata stavolta in chiave familiare è Space Family Robinson, pubblicata da Gold Key Comics dal 1963, che presenta molte somiglianze successiva serie televisiva Lost in Space (1965-1968),[93][94] essendo entrambe liberamente ispirate al romanzo La famiglia Robinson (The Swiss Family Robinson, 1812) di Johann David Wyss, una celebre robinsonata.

Negli anni settanta la tradizione si ibrida con il fantasy in serie indipendenti di lunga durata come Elfquest (dal 1978) di Wendy e Richard Pini, ambientata sul "Mondo delle due lune", un pianeta con popolazione umana autoctona, ma anche sede di elfi e troll discendenti da antenati alieni; questa premessa fantascientifica fornisce la base a un racconto di impianto high fantasy.[95]

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Locandina del serial cinematografico Flash Gordon del 1936

Un elenco sintetico di film e serie tv che hanno per tema avventure e sopravvivenza su un mondo alieno.

  • Aėlita (Аэлита) di Jakov Protazanov (1924). Tra i primi lungometraggi ambientati su Marte con avventura e congiura sul pianeta, ha influenzato anche l'estetica di Flash Gordon nella resa di costumi e scenografie "planetarie".[96]
  • Flash Gordon di Frederick Stephani (1936), serial cinematografico tratto dalla striscia a fumetti Flash Gordon ideata da Alex Raymond. Porta sullo schermo l'archetipo dell'avventura planetaria con i viaggi su Mongo, i regni rivali e i duelli che diventeranno un modello durevole per il filone audiovisivo sul tema.[97]
  • I sette navigatori dello spazio (Планета Бурь - Planeta bur) di Pavel Klušancev (1962). Adattato dal romanzo scritto da Aleksandr Kazancev, è un film sovietico su una spedizione di cosmonauti su Venere. Esemplifica il tema con esplorazione di superficie, ostacoli ambientali e fauna ostile su un pianeta alieno; il film è spesso citato per i suoi paesaggi e l'azione avventurosa in situ.[98]
  • Barbarella di Roger Vadim (1968). Adattamento del fumetto di Jean-Claude Forest che porta sullo schermo l'avventura interplanetaria in chiave pop, tra città e poteri alieni, consolidando un immaginario "planetario" largamente imitato.[99]
  • Il pianeta selvaggio (La Planète sauvage) di René Laloux (1973). Esempio di planetary romance animato interamente ambientato su un mondo alieno (Ygam), centrato sul rapporto tra specie e sulla costruzione di un ecosistema e di culture autoctone.[100]
  • Flash Gordon di Mike Hodges (1980). Riprende in chiave pop e camp la tradizione dell'avventura interplanetaria con mondi esotici, monarchie aliene e prove cavalleresche sul pianeta Mongo.[97]
  • Dune di David Lynch (1984). Trasporta sullo schermo l'epopea ambientata su Arrakis, dove la centralità del pianeta desertico, delle sue risorse e delle culture che lo abitano incarna un cardine del planetary romance cinematografico.[101]
  • Gor di Fritz Kiersch (1987). Liberamente ispirato al romanzo Gor (Tarnsman of Gor) di John Norman, ambientato su un pianeta-antiterra organizzato in città-stato, caste e codici guerrieri; il film riprende in forma diretta i moduli del planetary romance e del sottofilone sword and planet.[48] Ha avuto un seguito, Ritorno a Gor (Outlaw of Gor) di John Cardos (1988).[48]
  • Progetto Eden (Earth 2) di Kathryn Bigelow e Bix Skahill (1994–1995), serie televisiva che narra l'epopea di un piccolo gruppo di coloni sul pianeta G-889. La serie imposta in chiave avventurosa i temi classici del filone: colonizzazione, sopravvivenza e interazione con un ambiente alieno.[102]
  • Pitch Black di David Twohy (2000). Film di sopravvivenza ambientato su un pianeta alieno, dove un gruppo di naufraghi spaziali è assediato da terrificanti creature fotofobe; pur essendo comunemente inquadrato come fantascienza con forti elementi horror, utilizza un impianto (azione e pericoli legati alla superficie e all'ambiente del mondo alieno) che lo rende un caso affine al planetary romance.[103][104]
  • Dune - Il destino dell'universo (Frank Herbert's Dune) di John Harrison (2000). Miniserie televisiva che adatta integralmente il primo romanzo di Frank Herbert, ponendo al centro l'ambientazione di Arrakis e la dinamica tra ecologia planetaria, potere politico e conflitto armato; è spesso citata come uno degli esempi più coerenti di trasposizione televisiva del planetary romance herbertiano.[105]
  • I figli di Dune (Frank Herbert's Children of Dune) di Greg Yaitanes (2003), miniserie tv. Seguito diretto che adatta i romanzi del ciclo Messia di Dune (Dune Messiah) e I figli di Dune (Children of Dune), ampliando l'arco epico e la dimensione storica del pianeta Arrakis.[105]
  • Flash Gordon (2007–2008), serie televisiva ispirata all'omonimo fumetto. Riproposizione contemporanea dell'avventura planetaria con passaggi tra la Terra e Mongo e conflitti tra casate e poteri locali.[97]
  • Avatar di James Cameron (2009). È stato descritto come una rara incursione cinematografica nel planetary romance, con costruzione di mondo esotico e conflitto coloniale radicato nelle specificità ecologiche e culturali del pianeta Pandora.[106][107]
  • John Carter di Andrew Stanton (2012). Trasposizione diretta del capostipite del filone burroughsiano, con ambientazione su Barsoom e motivi avventurosi (città-stato, duelli, culture aliene) propri del filone.[108]
  • Valerian e la città dei mille pianeti (Valerian and the City of a Thousand Planets) di Luc Besson (2017). Adattamento della serie a fumetti francese Valerian et Laureline, esibisce un immaginario barocco e avventuroso in un universo abitato da molte specie e culture, pertinente per continuita con l'avventura esotica "planetaria" declinata in chiave di macrostruttura itinerante.[109]
  • Annientamento (Annihilation) di Alex Garland (2018). Adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Jeff VanderMeer, centrato su una spedizione dentro "The Shimmer", un campo elettromagnetico che racchiude "una serie di ecosistemi apparentemente alieni"; un caso limite utile per il filone per l'enfasi sulla "geografia" e sulle leggi biologiche anomale che determinano l'avanzamento dell'azione.[110]
  • Dune (Dune: Part One) di Denis Villeneuve (2021). Adatta la prima metà del romanzo di Herbert, restituendo con forte centralità l'ambientazione di Arrakis e un'alta fedeltà all'intreccio e al worldbuilding; la costruzione del pianeta e dell'ecologia della Spezia orientano l'azione e l'avventura.[111][112]
  • After Blue (Paradis sale) di Bertrand Mandico (2021). Film che imposta un viaggio avventuroso attraverso una colonia interamente "altra" (pianeta abitato da sole donne), costruito come percorso episodico e d'incontri.[113]
  • Avatar - La via dell'acqua (Avatar: The Way of Water) di James Cameron (2022). Seguito di Avatar che prosegue l'avventura su Pandora e mantiene la centralita di un mondo alieno come teatro dell'azione.[106][114]
  • Scavengers Reign creata da Joseph Bennett e Charles Huettner (2023). Serie animata con temi adulti ambientata quasi interamente sul pianeta Vesta, con la sua ecologia e i suoi cicli vitali come motore narrativo.[115]
  • Dune - Parte due (Dune: Part Two) di Denis Villeneuve (2024). Completa l'adattamento del romanzo originale, accentuando la dimensione bellica e avventurosa e approfondendo i conflitti politici e culturali su Arrakis.[16][116]
  1. 1 2 (EN) Historical Dictionary of Science Fiction: planetary romance, su sfdictionary.com. URL consultato il 3 gennaio 2026.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 (EN) Planetary Romance, su The Encyclopedia of Science Fiction. URL consultato il 2 gennaio 2026.
  3. (EN) Theosophy, su The Encyclopedia of Science Fiction. URL consultato il 2 gennaio 2026.
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Voci correlate

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Collegamenti esterni

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