San Pelino (Avezzano)
| San Pelino frazione | |
|---|---|
a San Pelino | |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | |
| Territorio | |
| Coordinate | 42°03′06″N 13°27′44″E |
| Altitudine | 707 m s.l.m. |
| Abitanti | 2 003[1] (31-12-2015) |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 67051 |
| Prefisso | 0863 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Targa | AQ |
| Nome abitanti | sampelinesi |
| Patrono | san Michele Arcangelo san Vincenzo Ferreri |
| Giorno festivo | 12, 13 agosto |
| Cartografia | |
San Pelino (San Pólino in dialetto marsicano[2]) è una frazione di circa 2 000 abitanti[1] del comune di Avezzano (AQ), in Abruzzo.
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]San Pelino è situato sul versante nord-occidentale della piana del Fucino alle pendici del monte Cervaro, incluso nel gruppo montuoso dei Tre Monti (1398 m s.l.m.) Il suo territorio è diviso in due zone, San Pelino Vecchio, il paese originario quasi completamente distrutto e parzialmente ricostruito, situato nella parte alta oltre il tracciato dell'autostrada A25, e il nuovo nucleo urbano che, collocato più a valle, è attraversato dalla strada statale 5 Via Tiburtina Valeria e dalla parallela linea ferroviaria Roma-Pescara[3][4].
Prima del terremoto della Marsica del 1915 l'unico nucleo abitato si trovava più in alto a circa 850 m s.l.m., nel post-sisma i tecnici del genio civile, unitamente ai geologi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, decisero di far costruire il moderno centro urbano più in basso a quota 707 metri di altitudine. Confina a ovest con Avezzano e la località di Caruscino, a est con Paterno, a nord nord-ovest con i territori montuosi di Castelnuovo, Valle Solegara e Antrosano, mentre a sud del suo territorio si apre la piana del Fucino[4]; dista circa 2,8 chilometri dalla sede comunale[5].
Origini del nome
[modifica | modifica wikitesto]Il nome del paese della Marsica sarebbe un agiotoponimo[6], al pari di quello dell'omonima località del comune abruzzese di Cagnano Amiterno[7]; secondo il vescovo e storico celanese Pietro Antonio Corsignani, deriverebbe dall'omonimo vescovo di Brindisi, san Pelino vissuto nel VII secolo, il quale provenendo da Roma fece sosta in questo luogo; successivamente fu catturato dai bizantini e martirizzato a Corfinio, nella vicina valle Peligna[8].
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Origini e Medioevo
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In tutto il territorio circostante il lago Fucino sono attestate sin dal Paleolitico superiore le frequentazioni dei cacciatori nomadi bertoniani che divennero stanziali grazie soprattutto alle condizioni climatiche e ambientali lungamente favorevoli alla pratica vitale della caccia[9]. Durante il Neolitico, con l'introduzione dell'allevamento, dell'agricoltura e della ceramica, le popolazioni si spostarono gradualmente dalle grotte, poste in altura, per insediarsi nei villaggi perilacustri che andarono sviluppandosi durante l'Età del rame e quella del bronzo, grazie alla crescita dell'economia agricola integrata alla pesca e all'allevamento[10].
Nel V secolo a.C. la creazione delle repubbliche federali italiche determinò l'insediamento dei Marsi, nella zona fucense, e degli Equi, in parte di quella palentina e nel territorio carseolano. L'area di San Pelino segnò uno dei confini settentrionali marsi nell'ambito dell'asse montano del Salviano e Peschio Cervaro-monte Uomo, oltre il quale fu attestata la presenza equicola[11].
Le tracce dei primi centri fortificati italici collocati sui rilievi montuosi, gli ocres risalenti perlopiù all'Età del ferro, in particolare al IV secolo a.C., sono state riscontrate sul versante settentrionale fucense sui Tre Monti, tra San Pelino, Paterno e Castelnuovo, e nei limitrofi territori di Celano, Forme e Santa Jona[12]. Nello stesso periodo fu fondata, a nord del lago Fucino in territorio equo, la vicina colonia romana di Alba Fucens[13].
I vici, collocati più in basso e prossimi alla sponda del lago Fucino, si svilupparono in seguito all'abbandono dei centri fortificati di altura favorito tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. dalla fine della guerra sociale e dal primo prosciugamento del lago fucense. Stessa sorte toccò alle ville romane di montagna, come quelle vicine di Panciano e Secunzano e la villa poco più distante di San Potito[14][15][16].
L'antica città dei "Marsi anxantini", così citati da Muzio Febonio in Historiae Marsorum, venne collocata da alcuni storici nel territorio di San Pelino o, secondo altre fonti, in quello di Antrosano, tuttavia inclusi nell'ager publicus albense; evidenze di carattere storico-scientifico hanno consentito di individuare in Lucus Angitiae il nucleo dell'antica città marsa di Anxa, nome latino derivato da quello della lingua marsa di A(n)ctia[17][18].
All'epoca repubblicana risale la villa collocata presumibilmente in località Panciano, attribuita a Lucio Vitellio il Vecchio, console e censore nel I secolo e padre dell'imperatore Aulo Vitellio Germanico Augusto[19]. Da tracciamenti filogenetici, si è arrivati a determinare che proprio in questa zona sarebbero approdate, sulla penisola italiana, la coltivazione del pistacchio e, come riportò per primo Plinio il Vecchio in Naturalis historia, il fico[20][21]. La presenza del lago rendeva il clima mite, consentendo l'abbondante presenza di frutteti e vigne. I resti della villa potrebbero essere identificati in località Panciano, a nord del nuovo abitato di San Pelino[22].
Il nucleo abitato primordiale, il centro fortificato collocato su un rilievo montuoso tra la parte alta di San Pelino Vecchio ("Rocca di San Pelino") e la località di Colle Lanciano, sarebbe stato denominato in epoca imperiale Cucullum (Cuculum oppidum, in greco Koukolon) dal geografo e storico greco Strabone nella sua opera tradotta e intitolata Geografia; stando ad altre ipotesi questo nome sarebbe da ricondurre al contemporaneo e non distante comune di Cocullo[23]. Di sicuro nei pressi della località di San Lorenzo in Cuna è attestato il toponimo Santo Cucullo, relativo ad una contrada e a una grotta[24]. Più in basso, a ridosso della fontana di San Pelino Vecchio (zona di Fonte Vecchia), era collocato il vico[24] edificato successivamente al nucleo fortificato di montagna, nei pressi della villa romana con area termale databile al periodo sillano citata da Muzio Febonio e Antonio De Nino[25][26]. Il sistema dei cunicoli e dell'emissario ipogeo, fatti realizzare nel I secolo dall'imperatore Claudio, portarono al primo prosciugamento del sottostante lago Fucino. Successivamente, nel periodo di Traiano, fu potenziato l'antico tracciato della via Valeria con il raccordo a una strada di collegamento tra la contrada di Albanello (Magliano-Cappelle) e l'area di San Pelino e Paterno, che consentisse di oltrepassare più agevolmente la collina albense[25].
Tra le concessioni altomedievali dell'abbazia di Montecassino, riferite all'anno 899 e successivamente citate da Leone Marsicano nell'opera Chronica monasterii Casinensis, figura la chiesa di San Gregorio in Serviliano (Sancti Gregorii in Serviliano), collocata nella parte bassa del paese in località San Martino[27], sovrapposta al fundus di un Servilius[28].
La chiesa scomparsa di San Lorenzo in Cuna (Sancti Laurentii in Cuna) citata, oltre che dal Febonio nella secentesca Historiae Marsorum[29], nelle antiche bolle pontificie di Papa Pasquale II del 1115 e di Papa Clemente III del 1188[30][31], fece anch'essa parte dei possedimenti benedettini[32]. Più tardi gli edifici religiosi di San Pelino e di alcuni centri limitrofi risultarono dipendenti dalla collegiata di Santa Maria in Albe[33].
In seguito alla vittoria della battaglia di Tagliacozzo, Carlo I d'Angiò succeduto agli Svevi sul trono imperiale e su quello di Sicilia, divise in due il Giustizierato d'Abruzzo attraverso il diploma di Alife; San Pelino fu incluso nell'Abruzzo Ultra[34].
Il paese primordiale, denominato nel Medioevo e fino al XIV secolo "Villa di Cuna"[35] e da sempre incluso nel gastaldato longobardo e nella contea dei Marsi, seguì le vicende storiche della contea di Albe a cui appartenne in seguito all'avvento dei Normanni nel Regno di Sicilia[34].
Età moderna e contemporanea
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Con la supremazia politico-militare dei Colonna sugli Orsini e la graduale decadenza di Albe, tra il XV e il XVI secolo sorse l'universitas di San Pelino, così chiaramente chiamata nei catasti onciari settecenteschi[35]. In gestione unitaria con Albe e Castelnuovo, ma dotata di un'autonomia interna, fu sottoposta unitamente al contado albense al controllo del ducato di Tagliacozzo, fino alle leggi eversive della feudalità degli inizi dell'Ottocento. Poco tempo dopo, nel 1811, fu inclusa nel distretto di Avezzano, divenendo una frazione del comune di Massa d'Albe. L'ultimo stemma sampelinese, riportato in un sigillo del 18 agosto 1807, raffigura san Michele Arcangelo in maestà poggiato su una base rocciosa con la spada sguainata, recante nella mano sinistra la bilancia della giustizia; il culto del santo si sarebbe diffuso anticamente anche grazie all'intitolazione di una grotta[36]. Lo stemma, riprodotto su sfondo di colore azzurro, contiene le sottostanti iniziali U.S.P. (Universitas Sancti Pelini). Un sigillo precedente, datato 1775, raffigura il santo con lo scudo su cui è riportata la locuzione in lingua latina Quis ut Deus[37].
Il paese originario, edificato a ridosso dell'abbazia di San Lorenzo in Cuna e sviluppatosi successivamente intorno alla primordiale chiesa di San Michele Arcangelo, fu in Età contemporanea pesantemente segnato dal terremoto della Marsica del 1915 che causò la distruzione quasi irrimediabile del nucleo abitato e circa 600 vittime sampelinesi[3]. Il nuovo centro urbano venne ricostruito più a valle nei pressi della moderna strada statale 5 Via Tiburtina Valeria.
Successivamente al prosciugamento della seconda metà dell'Ottocento del lago Fucino, fortemente voluto da Alessandro Torlonia, alle successive lotte contadine per i diritti dei lavoratori e alla riforma agraria del 1950 che portò a un miglioramento delle condizioni economiche e sociali, si registrò un importante incremento demografico, così come avvenne in quasi tutti i centri dell'area fucense-marsicana. In questo periodo, in contiguità con il territorio di San Pelino e quello avezzanese, sorse Caruscino su iniziativa dell'ente per la colonizzazione della Maremma tosco-laziale e del territorio del Fucino con il nome di "Villaggio del bracciante San Giuseppe di Caruscino"[38].
Nel 1939, con Regio decreto n. 2055 del 7 dicembre 1939[39], San Pelino si staccò amministrativamente dal comune di Massa d'Albe per essere incluso in quello di Avezzano[35].
Monumenti e luoghi d'interesse
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Architetture religiose
[modifica | modifica wikitesto]- Chiesa di San Michele Arcangelo
- La chiesa parrocchiale della diocesi marsicana, dedicata al compatrono san Michele Arcangelo, è ubicata nel nuovo centro urbano. L'originario luogo di culto, probabilmente risalente all'epoca longobarda, è citato anche in alcuni documenti storici del XVIII e XIX secolo, relativi ai nobili Colonna, e fonti ecclesiastiche, unitamente alle antichissime "badia curata" di San Lorenzo, cappella di san Pelino martire, chiesa scomparsa di Santa Maria di Casanuova del limitrofo territorio paternese e chiesa madre Santa Maria in Albe. Presentava internamente le cappelle con gli altari, edificate tra il 1616 e il 1651, dedicati alla santissima Annunziata e a san Girolamo, e la cappella del santissimo Rosario; quest'ultima nel 1898 fu traslata nella chiesa appena edificata della Madonna del Rosario[40]. L'edificio nuovo fu completato nella prima metà degli anni sessanta, molti anni dopo il terremoto marsicano del 1915 che causò il crollo della prima chiesa. Internamente si caratterizza per le tre navate che sono delimitate da pilastri e dall'abside semicircolare. Esternamente la facciata presenta un portale centrale con lunetta sovrastato da una trifora. L'edificio di culto è stato restaurato più volte nel corso del XX e XXI secolo, in particolare negli anni ottanta si è proceduto al rifacimento del pavimento e delle decorazioni[41]. Di fronte all'oratorio si trova il parco giochi riqualificato nel 2023 e intitolato alla memoria dei bambini Pierpaolo Bianchi e Alessia Prendi[42]. Non distante, nella centrale piazza Alfredo Di Loreto, è collocata la scuola primaria.
- Chiesa della Madonna del Rosario
- La chiesa originaria di San Pelino Vecchio fu edificata nel 1899. Internamente presentava la cappella della Madonna del Rosario traslata un anno prima dell'apertura al culto. Completamente crollata a causa del sisma del 1915, fu ricostruita su progetto dell'ingegnere Ugo De Tiberiis nello stesso luogo. Accanto alla chiesa riedificata nel 1989 sono posizionati i resti del campanile originario e una targa commemorativa[40].
- Chiesa scomparsa di San Lorenzo in Cuna
- L'edificio era situato sul pendio della località detta Cuna, lungo il tratto scomparso della via Romana che collegava, in questo punto, l'area settentrionale del lago Fucino al colle di Albe. L'antica chiesa risulta citata, tra i tenimenti della diocesi dei Marsi, nelle bolle pontificie di Papa Pasquale II e Papa Clemente III, rispettivamente del 1115 e del 1188[30][31]. È attestata successivamente tra i possedimenti della prepositura cassinese della chiesa benedettina di Santa Maria di Luco. Restaurata agli inizi del XIII secolo, fu compresa nella chiesa parrocchiale cinquecentesca di San Sebastiano di Paterno. Più tardi fu abbandonata, come il primo nucleo abitato di Villa di Cuna, tanto da apparire come una chiesa diroccata nelle cronache di Muzio Febonio e Pietro Antonio Corsignani[43].
Monumenti
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Sulla strada principale, corso Italia, è collocato il monumento dedicato ai cittadini sampelinesi caduti nelle due guerre mondiali e a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. Inaugurato nel 1954 si caratterizza per l'alto blocco verticale in travertino, sovrastato da una croce, che contiene le lapidi marmoree con i nomi dei caduti. Alla base del monumento si trova l'incisione "S. Pelino dei Marsi ai suoi valorosi caduti per la Patria / settembre 1954"[44][45].
Tra il paese nuovo e San Pelino Vecchio è posizionato il monumento dedicato alle vittime del terremoto del 13 gennaio 1915, caratterizzato dagli elementi delle macine in pietra per la farina, inaugurato in occasione delle celebrazioni del centenario nel 2015[3]; nella vicina Area Verde si trova il monumento agli Alpini.
In via Lionelli è collocata dal 2022 la riproduzione in gesso alabastrino e argilla della statua ottocentesca della Madonna dell'Immacolata in ferro fuso bronzato, che era posta su un piedistallo. Fatta realizzare nel 1862 dai Torlonia, servì a indicare il limite nord-occidentale delle terre emerse durante la complessa opera di prosciugamento del lago Fucino[46][47].
Nei pressi della strada statale 5 Via Tiburtina Valeria si trova il vecchio lavatoio pubblico. Nel territorio sampelinese sono presenti diverse fonti, tra queste figurano la sorgente della Cuna e la Fonte Vecchia che caratterizza il luogo dove sorgeva il paese antico, quasi totalmente distrutto dal sisma del 1915.
Siti archeologici
[modifica | modifica wikitesto]Tracce degli ocres marsi (oppidum) sono collocate tra la "Rocca di San Pelino", "la Bocaletta", "le Collanelle" e il Colle Lanciano, nei pressi della sorgente della Cuna, e sul gruppo montuoso dei Tre Monti in direzione di Paterno tra i 964 e 1 391 m s.l.m.[16] I vici, posti più a valle in posizioni meno impervie, furono edificati lungo il pendio della Cuna e in località Panciano, dove sono emersi anche i resti della villa attribuita a Lucio Vitellio il Vecchio (782 m s.l.m.)[25][48]. Insediamenti perilacustri risalenti all'Età dei metalli, segnatamente attestati alla cultura subappenninica e a quella protovillanoviana, erano posti tra le località di Le Mole di Caruscino, San Martino di San Pelino, La Chiusa di Paterno e tra le strade 6 e 10 del Fucino. A questi era associato il villaggio risalente al Neolitico della località sampelinese di Masciarelli[49].
A ridosso della fontana di San Pelino Vecchio (località di Fonte Vecchia), in direzione di valle Folcara e Massa d'Albe, le tracce dell'area termale di una villa del periodo sillano (784 m s.l.m.)[25][26]. La necropoli di San Pelino era situata a quota 731 m s.l.m.[50]
Aree naturali
[modifica | modifica wikitesto]- Gruppo montuoso dei Tre Monti (monti Cervaro, Uomo e Sinarica)[51]. La cresta montuosa è puntellata da alcune croci, mentre sulla cima più alta è collocata la statua della Madonna.
- Sentiero Sette Conche e Croce in località Cuna.
- Falesia di San Pelino, a quota 1 000 m s.l.m. oltre le località di Colle Salere e Madonna Rava Roscia[52].
- Area Verde di San Pelino, collocata in via Ugo De Tiberiis.
- Piana del Fucino.
Società
[modifica | modifica wikitesto]Lingue e dialetti
[modifica | modifica wikitesto]Il continuum dei dialetti italiani mediani nel territorio della Marsica attraversa l'area palentino-carseolana, l'area di Tagliacozzo e del suo circondario (Castellafiume, Scurcola Marsicana, Massa d'Albe), giungendo fino alla periferia di Avezzano includendo San Pelino e le frazioni di Antrosano e Cese[53].
Tradizioni e folclore
[modifica | modifica wikitesto]Le feste patronali si svolgono ogni anno il 12 agosto e il 13 agosto, giorni in cui vengono celebrati rispettivamente san Vincenzo Ferreri e san Michele Arcangelo[54].
Cultura
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Biblioteche
[modifica | modifica wikitesto]La biblioteca Casa delle Favole è stata inaugurata a San Pelino il 12 luglio 2025[55].
Arte
[modifica | modifica wikitesto]L'opera intitolata "Storia di San Pelino", stampata su un grande pannello e dedicata alla memoria di Pasquale Fracassi, è stata inaugurata nel 2025; lungo la strada che conduce alla sorgente della Cuna è stata svelata una targa in ricordo dell'antica abbazia di San Lorenzo in Cuna[56]. Murales sono stati dedicati, nel 2025, alla storia del club "La Bocaletta" e alla figura dell'ingegnere Ugo De Tiberiis e, nel 2021, al gioco di società Twister realizzato a San Pelino Nuovo.
Teatro
[modifica | modifica wikitesto]L'attività socio-culturale viene svolta dall'Associazione Teatrale Culturale San Pelino con sede nella sala teatro che, dal 1999, mette in scena le commedie teatrali in dialetto sampelinese[57].
Cinema
[modifica | modifica wikitesto]Alcuni scorci di San Pelino sono stati scelti tra le location del film Storie sospese, diretto nel 2015 dal regista abruzzese Stefano Chiantini[58].
Musica
[modifica | modifica wikitesto]A San Pelino ha sede il Coro polifonico folkloristico Le Collanelle[59].
Cucina
[modifica | modifica wikitesto]La tradizione culinaria locale si caratterizza per i piatti tipici della cucina povera rinascimentale, propria delle realtà contadine, come la pasta e fagioli[60]. Questi esaltano le produzioni tipiche della piana del Fucino come la patata del Fucino e la carota dell'altopiano del Fucino, entrambe certificate IGP[61][62].
Infrastrutture e trasporti
[modifica | modifica wikitesto]Strade
[modifica | modifica wikitesto]Il paese nuovo è attraversato dalla strada statale 5 Via Tiburtina Valeria.
Ferrovie
[modifica | modifica wikitesto]La stazione di Paterno-San Pelino è una fermata ferroviaria posta sulla linea Roma-Pescara a servizio delle due omonime frazioni del comune di Avezzano[63].
Sport
[modifica | modifica wikitesto]Calcio
[modifica | modifica wikitesto]Le società calcistiche che hanno rappresentato il paese nei tornei dilettantistici abruzzesi sono state la S.S.D. S. Pelino e la A.S.D. Sanpelinese[64][65].
Altri sport
[modifica | modifica wikitesto]La Cuna Country Club è un centro polisportivo dotato di piscina e palestra, il campo da golf fu inaugurato nel 2012[66]. Il territorio montuoso consente di praticare, in particolare, l'escursionismo leggero e l'arrampicata[52].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Censimento 2015, su comune.avezzano.aq.it, Comune di Avezzano. URL consultato il 15 maggio 2018 (archiviato dall'url originale il 3 giugno 2016).
- ↑ Fracassi, 2002, [pagine mancanti].
- 1 2 3 Eleonora Berardinetti, San Pelino onora i morti del 1915, su ilcentro.it, Il Centro, 23 giugno 2015. URL consultato il 23 marzo 2026.
- 1 2 Mappa, su openstreetmap.org, OpenStreetMap. URL consultato il 23 marzo 2026.
- ↑ San Pelino di Avezzano, su italia.indettaglio.it, Italia in Dettaglio. URL consultato il 23 marzo 2026.
- ↑ Antonio Sciarretta, Poleonimi d'Abruzzo: nomi di città e paesi, attuali e scomparsi, su asciatopo.altervista.org. URL consultato il 31 marzo 2026.
- ↑ Antonio Sciarretta, Geo-storia amministrativa d'Abruzzo Monte Calvo (San Giovanni e San Pelino), su asciatopo.altervista.org. URL consultato il 2 aprile 2026.
- ↑ Aldo Indini, Approfondimenti, su brundisium.net, Brundisium. URL consultato l'8 giugno 2018.
- ↑ Radmilli, Letta et al., 1977, pp. 55-96.
- ↑ Campanelli, Letta et al., 2001, p. 139.
- ↑ Grossi, 2002, pp. 16-17.
- ↑ Radmilli, Letta et al., 1977, pp. 118-119.
- ↑ Grossi, 2002, pp. 18-19.
- ↑ Grossi, 2002, pp. 21-24.
- ↑ Radmilli, Letta et al., 1977, pp. 121-128.
- 1 2 Pasquale Fracassi, Antichi insediamenti dei Marsi, su avezzano.terremarsicane.it, Terre Marsicane. URL consultato l'8 giugno 2018 (archiviato dall'url originale il 12 giugno 2018).
- ↑ Grossi, 2020, pp. 13-14.
- ↑ Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi, Storia di Antrosano. Le origini, su terremarsicane.it, Terre Marsicane. URL consultato il 25 marzo 2026.
- ↑ Pasquale Fracassi, Il vico sampelinese, su terremarsicane.it, Terre Marsicane. URL consultato il 2 aprile 2026.
- ↑ Plinio il Vecchio, Naturalis historia, lib. XV, p. 83.
- ↑ Alexandre Dumas, La Marsica e il Fucino (PDF), su cultura.regione.abruzzo.it, Regione Abruzzo. URL consultato il 9 giugno 2018.
- ↑ Pasquale Fracassi, Storia di San Pelino, su avezzano.terremarsicane.it, Terre Marsicane. URL consultato il 27 marzo 2026 (archiviato dall'url originale il 16 maggio 2018).
- ↑ Cocullo, su terradeipeligni.it. URL consultato il 27 marzo 2026.
- 1 2 Pasquale Fracassi, Cucullum oppidum, su avezzano.terremarsicane.it, Terre Marsicane. URL consultato il 27 marzo 2026 (archiviato dall'url originale il 12 giugno 2018).
- 1 2 3 4 Giuseppe Grossi, L'ager albensis e il fundus Avidianus, su comune.avezzano.aq.it, Comune di Avezzano. URL consultato il 31 marzo 2026.
- 1 2 Grossi, 2002, p. 152.
- ↑ Grossi, 2020, p. 64.
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- ↑ Historiae Marsorum online (archive), su archive.org. URL consultato il 27 marzo 2026.
- 1 2 Massimo Basilici, Bolla di Papa Pasquale II, su pereto.info. URL consultato l'8 marzo 2026 (archiviato dall'url originale il 15 maggio 2016).
- 1 2 Massimo Basilici, Bolla di Papa Clemente III, su pereto.info. URL consultato l'8 marzo 2026 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
- ↑ Pasquale Fracassi, La Chiesa di San Lorenzo, su avezzano.terremarsicane.it, Terre Marsicane. URL consultato l'8 giugno 2018 (archiviato dall'url originale il 12 giugno 2018).
- ↑ Storia, su comune.massadalbe.aq.it, Comune di Massa d'Albe. URL consultato l'8 giugno 2018 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
- 1 2 Grossi, 2002, pp. 27-28.
- 1 2 3 Antonio Sciarretta, Geo-storia amministrativa d'Abruzzo. Avezzano, su asciatopo.altervista.org. URL consultato il 28 marzo 2026.
- ↑ Angelo Melchiorre, Tradizioni popolari della Marsica, Edizioni Kirke, Avezzano 2022, (riedizione di: Edizioni dell'Urbe, Roma, 1984.)
- ↑ Francesco Belmaggio, Storia e araldica della Città di Avezzano (rist.), A.I.L., Torrazza Piemontese, 2021, p. 164.
- ↑ Sulle terre della riforma, su arsial.archivioluce.com, Archivio Storico Istituto Luce. URL consultato il 4 aprile 2026.
- ↑ Regio decreto n. 2055, 7 dicembre 1939, su normattiva.it, Presidenza del Consiglio dei ministri. URL consultato il 28 marzo 2026.
- 1 2 Pasquale Fracassi, Chiese e monumenti di San Pelino, su avezzano.terremarsicane.it, Terre Marsicane. URL consultato il 29 marzo 2026 (archiviato dall'url originale il 16 maggio 2018).
- ↑ Chiesa di San Michele Arcangelo, su beweb.chiesacattolica.it, BeWeB-CEI. URL consultato il 28 marzo 2026.
- ↑ A San Pelino il parco giochi dedicato alla memoria di Alessia Prendi e di Pierpaolo Bianchi, su comune.avezzano.aq.it, Comune di Avezzano, 30 agosto 2023. URL consultato il 1º aprile 2026.
- ↑ Pasquale Fracassi, La Chiesa di San Lorenzo, su avezzano.terremarsicane.it, Terre Marsicane. URL consultato il 1º aprile 2026 (archiviato dall'url originale il 10 aprile 2015).
- ↑ Monumento ai caduti - ambito abruzzese (metà XX), su catalogo.beniculturali.it, ICCD - Ministero della cultura. URL consultato il 30 marzo 2026.
- ↑ Monumenti ai caduti di Avezzano, su unuciavezzano.it, UNUCI sezione di Avezzano. URL consultato il 30 marzo 2026.
- ↑ La statua della Madonna Torlonia torna a San Pelino grazie agli studenti del liceo Artistico, su terremarsicane.it, Terre Marsicane, 17 giugno 2022. URL consultato il 1º aprile 2026.
- ↑ Statua Madonna di Torlonia, su teatralesanpelino.it, Associazione Teatrale San Pelino. URL consultato il 1º aprile 2026.
- ↑ Grossi, 2002, pp. 146-152.
- ↑ Grossi, 2020, p. 20.
- ↑ Grossi, 2002, p. 147.
- ↑ Inquadramento geomorfologico de I Tre Monti, su webmarsica.it, Web Marsica. URL consultato il 19 dicembre 2023.
- 1 2 Federico Di Felice, Falesia di San Pelino, su climbook.com, Climbook (via Abruzzo Rock), aprile 2024. URL consultato il 29 marzo 2026.
- ↑ Cianciusi, 1988, p. 59.
- ↑ Giorgia D'Ascanio, Chiudono col botto i festeggiamenti a San Pelino, su marsicalive.it, Marsica Live, 13 agosto 2018. URL consultato il 25 settembre 2018.
- ↑ Presentata con successo a San Pelino la Casa delle Favole della favolista Manuela Rotili, su abruzzosera.it, Abruzzo Sera. URL consultato il 1º aprile 2026.
- ↑ Fabrizio Beltrame, Ritorno al passato e nuove energie: a San Pelino un preferragosto ricco di storia e tradizione, su marsicalive.it, Marsica Live, 29 luglio 2025. URL consultato il 1º aprile 2026.
- ↑ Home page, su teatralesanpelino.it, Associazione Culturale Teatrale San Pelino. URL consultato il 39 marzo 2026.
- ↑ Chiantini gira "Storie sospese" tra Villa Santa Maria e Avezzano, su ilcentro.gelocal.it, Il Centro, 13 giugno 2014. URL consultato l'8 giugno 2018 (archiviato dall'url originale l'11 giugno 2015).
- ↑ Gianluca Tarquinio, I cori folkloristici marsicani e la loro produzione discografica, in Quando S. Pelino canta, un coro una storia, a cura del Coro polifonico folkloritstico Le Collanelle di San Pelino di Avezzano, Grafiche Di Censo, Avezzano 2009, pp. 25-32.
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Bibliografia
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Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito istituzionale, su comune.avezzano.aq.it, Comune di Avezzano. URL consultato il 23 marzo 2026.
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